venerdì 20 novembre 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO .LA MONTAGNA ABRUZZESE NELLE PAGINE DEI VIAGGIATORI STRANIERI DELL’OTTOCENTO : Contadini e pastori

 

Anne Macdonnell  nell’opera “In the Abruzzi “ Londra  1908  osserva l’Abruzzo montano  al colmo della grande migrazione verso l’America  mentre  aveva inizio una larvata forma di turismo specialmente tra le classi  abbienti della capitale italiana verso la regione Abruzzo.

L’Abruzzo è visto  come luogo concreto del paesaggio  romantico ideale  scandito dalle forze e dall’imponenza  delle forze della natura  secondo uno stereotipo che poi il dannunzianesimo estenderà a tutta la regione.

 “ Se tornassimo indietro nel periodo romantico , potremo trovare  la metà dell’origine  delle nostre novelle , dei drammi e dei racconti epici  qui, in questa regione, dove la natura nelle sue convulsioni  fa tremare le cose, dove l’uomo è molto solo con la sua anima  e con le sue passioni, come un tremante pigmeo  ai piedi di sovrastanti rocce , e molto orgoglioso perché si muove  sempre in compagnia di grandi montagne.  Quando poi la natura cospira con lui , i suoi piccoli sforzi per costruirsi  un rifugio di pietra sono coronati dalla bellezza  : la natura più che l’uomo  è stata l’architetto  dei paesi di montagna, primitivi e sublimi.”

  Successivamente liberata dal filtro romantico La Macdonnell  scrive  con più aderenza al dato antropologico  citando anche la letteratura locale di cui dimostra di avere conoscenza.

 “I cani dei pastori abruzzesi sono formidabili ; sono grossi , bianchi ,pelosi animali che hanno un aspetto  somigliante all’orso  e al lupo, e invincibili per forza e ferocia.  Quando spuntano lentamente in un sentiero , i loro occhi hanno riflessi rossi e, se li senti  ringhiare sinistramente , ti salta il cuore in gola; sei poi fortunato se il padrone  è lì vicino a richiamarkli , sebbene, quando non si trovano al loro posto di guardia , siano generalmente inoffensivi  ma non accattivanti.

Sulla strada diretta verso Pettorano , siamo state improvvisamente circondate  da sei di quei grossi animali ; uno o due digrignavano, e sei coppie di occhi rossi ardevano  come carboni ma  lentamente il cerchio che essi avevano  formato attorno a noi  si è allargato  e se ne sono andati per la loro via; i loro greggi non erano dappresso  e forse noi, come persone straniere , potevamo destare sospetti e potevamo ricevere  un’attenzione più forte di un semplice avvertimento . Essi sono stati semplicemente addestrati alla ferocia  e con metodi crudeli.  De Nino scrive. ‘ A lui si tagliano gli orecchi, e dopo che sono stati bene abbrustoliti si danno  ben presto in pasto al sanguinante  animale, che deve così diventare feroce’.Tali cani non hanno vita facile : attorno al collo portano un largo collare  con chiodi acuti e lunghi  come un dito. D’inverno nelle pianure ,d’estate negli alti pascoli , i lupi sono i loro costanti nemici  ; ma se riesce a salvare la gola  un grosso cane bianco  può combattere  fin contro due o tre avversari..”

Oltre al  severo ambiente montano che ha appunto come metafora per la sopravvivenza la lotta tra cani pastori e lupi la Macdonnell  accosta la descrizione di contadini e colture  dell’Abruzzo marittimo e collinare  che sembra essere in contrapposizione con l’ambiente  e che in realtà è soltanto l’altra faccia di una stessa regione.

 “Completamente separati  dai pastori sono i contadini  che coltivano un ingrato suolo  ma naturalmente non mancano  terreni migliori  .  Certe zone della costa adriatica hanno una vegetazione  quasi tropicale e dovunque fioriscono  rigogliosamente l’olivo e la vita;  all’interno vi sono anche zone ricche e fruttuose.  Le nevi invernali mantengono calde le radici delle piante  nella conca di Sulmona e la primavera  poi irrompe  alla grande e fa fiorire miriadi   di alberi da frutto  e fa germogliare i vigneti.  Negli ultimi trenta anni la terra dove era il Lago del Fucino  è stata  assoggettata a coltura scientifica  e intensiva con l’aiuto di capitali romani. Ad eccezione di questi luoghi piacevoli  , la vita dei contadini è una lotta disperata  per guadagnarsi da vivere su sterile  roccia, stretta da neve o gelo  per oltre metà dell’anno. (..) ‘La terra non viene più coltivata’  ci ha detto con tristezza un uomo a Scanno.  Noi gli abbiamo indicato gli appezzamenti di terreno  coltivate nelle altitudini e sui clivi,  più adatti per i piedi delle capre che per gli uomini  con i loro strumenti di lavoro. ‘Ah! Una volta.’ Ci ha detto ‘ si andava anche molto  più in alto   ‘ e i suoi occhi si sono volti su , su, fin dove sembrava che le aquile avessero lasciato  cadere i semi del grano  che ivi avevano mietuto. I contadini poveri sono stati sempre spinti  ad andare fuori dal paese . Il figlio del pastore nomade non sta sempre nello stesso luogo . Gli abruzzesi sono stati i più pazienti e i più resistenti tra quelli ingaggiati per lavorare  nella Campania e nelle Paludi Pontine.  Scesi giù dalla pura aria delle montagne , sono andati per un misero salario da mandare alla moglie e ai figli  sui loro monti,  a respirare l’aria malsana della Maremma: molti ne morivano, molti si sono riportati indietro malattie  che nemmeno l’aria pura avrebbe potuto guarire.”

Sulla vita di Anne Macdonell, scrittrice inglese, si hanno poche notizie: a lei si deve la stesura e la traduzione di alcune opere dall’Italiano all’inglese, relative alla storia, i santi, i personaggi italiani come Benvenuto Cellini. Alla Macdonell si deve anche la traduzione di una raccolta di fiabe italiana, pubblicata nel 1911 a Londra con il titolo The Italian fairy book. L’autrice conosceva bene l’Abruzzo e la storia della nostra regione tanto da inserire nel suo libro “Negli Abruzzi” un profilo storico dall’ampio respiro ed aperto ai problemi sociali. Durante il suo soggiorno in Abruzzo la Macdonnel si incontra con la pittrice americana Amy Atkinson, assai attiva a Londra alla fine del 800, alla quale si devono i 12 bellissimi acquerelli che riproducono paesaggi abruzzesi e corredano il testo della Macdonnel.

 Scrive Ilio Di Iorio :” La Macdonell intraprese il suo viaggio negli Abruzzi soprattutto per l’interesse in lei suscitato da Richard Keppel Craven, ma pare che non conobbe Edward Lear.
Lei indugiò sulle leggende popolari abruzzesi, specie su quelle che riguardano la Vergine ed i Santi ed i vari santuari; sono da segnalare la descrizione sul culto di S. Domenico di Cocullo, la Festa dei Turchi a Tollo, la Festa dei Talami ad Orsogna.
La Macdonell dedica molta attenzione ai pastori abruzzesi, e li sospetta anche di complicità con i briganti; descrive con dovizia di particolari la transumanza e indugia particolarmente sulla partenza dei pastori a Novembre verso il Tavoliere delle Puglie e sul loro ritorno in Abruzzo alla fine di Maggio.
La scrittrice inglese dà grande risalto al folclore e alle leggende, ai cantori ed agli improvvisatori, alle superstizioni, all’arte e poi ci guida nel suo viaggio lungo la via Valeria da Tivoli a Tagliacozzo, al Fucino, a Celano, a Sulmona verso il mare Adriatico, passando per S. Clemente di Casauria, Chieti, Castellammare e Pescara.
Per la prima volta il reale stato socio-economico e ambientale, connesso al mondo della civiltà agro-pastorale, viene osservato e trattato con estrema puntualità; nessuna problematica sfugge all’attenta analisi; ogni fenomeno viene segnalato e studiato. Anne posa il suo sguardo sagace su di una civiltà antica, severamente incentrata sul De Agricultura di Catone; ne fissa riscontri e testimonianze in modo assai diverso dall’irrequieto viaggiare di Byron, che la precedette in Italia di circa un secolo, sempre in cerca di nuove sensazioni, di ispirata emotività, di romantico coinvolgimento.
Questo amore degli inglesi per l’Italia serve a dimostrare che l’Italia e la Britannia sono sempre rimaste vicine nei secoli, nel bene e nel male, nell’odio e nell’amore.

https://www.abruzzo-vivo.it/viaggiatori-stranieri-in-terra-dabruzzo-anne-mcdonel/

 

Eremo Rocca S. Stefano  venerdì 20 novembre 2020

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