Quando la lettura è per noi l'iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa. [...]
Uno spirito originale sa subordinare la lettura alla propria attività personale. Per lei non è altro che la più nobile delle distrazioni, soprattutto la più feconda perché solo la lettura e il sapere forniscono lo spirito di "belle maniere".
MARCEL PROUST, Sur la lecture, 1905.
La lettura è la soglia della vita spirituale, può introdurci in essa ma non costituirla.
Tuttavia ci sono casi, casi patologici per così dire di depressione spirituale,
in cui la lettura può diventare una specie di disciplina terapeutica ed essere
demandata e ripetutamente sollecitata a reintrodurre perpetuamente una
coscienza pigra nella sua vita spirituale. In questi casi i libri assumono un
ruolo analogo a quello degli psicoterapeuti con certi nevrotici. […]
Quando la lettura è per noi l'iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto fra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo far altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.
MARCEL PROUST, Sur la lecture, 1905.
Quando arrivai in calle Santa Ana, la Libreria Sempere e Figli stava per
chiudere. Mi fermai davanti alla vetrina e vidi che Sempere figlio aveva appena
finito di servire un cliente che stava per andarsene. Quando mi vide sorrise e
mi salutò con quella timidezza che sembrava più che altro pudore. [...]
Mi si fece incontro e mi cedette il passo. Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare. Sempere figlio mi fece cenno di seguirlo nel retrobottega. dove si mise a preparare una caffettiera.
Senza dubbio l'amicizia, l'amicizia per gli individui, è cosa frivola, e la lettura è un'amicizia. Ma almeno è un'amicizia sincera, e il fatto che si rivolga a un morto, a un assente, le conferisce qualcosa di disinteressato, quasi di toccante. È, per giunta, un'amicizia esente da tutto ciò che fa la bruttezza delle altre. Dato che altro non siamo, noi vivi, che morti non ancora entrati in servizio, tutte quelle cortesie, quei convenevoli da anticamera che chiamiamo deferenza, gratitudine, devozione, cui per giunta mescoliamo tante menzogne, sono cose sterili e faticos
Per giunta, fin dagli inizi di un rapporto di simpatia, di ammirazione, di
riconoscenza, le prime parole che pronunciamo, le prime lettere che scriviamo
tessono attorno a noi i primi fili di una tela di abitudini, di un vero e
proprio modo di essere di cui non potremo più sbarazzarci nelle amicizie
successive; senza contare che nel frattempo le parole eccessive che abbiamo
pronunciato restano come cambiali che dovremo pagare, o che pagheremo ancora
più salate durante l'intera esistenza, per il rimorso di averle lasciate andare
in protesto. Nella lettura, invece, l'amicizia è a un tratto ricondotta alla
purezza originaria. Con i libri, niente convenevoli.
Passiamo la serata con questi amici, perché lo desideriamo davvero.Loro, almeno, spesso li lasciamo a malincuore. E quando li abbiamo lasciati non viene nessuno di quei pensieri che guastano l'amicizia: «Che cosa avranno pensato di noi? Non avremo mancato di tatto? Saremo piaciuti?». Non ci viene neppure la paura di essere dimenticati per qualcun altro. Tutti questi tormenti dell'amicizia scompaiono alla soglia di quell'amicizia pura e tranquilla che è la lettura. E per giunta nemmeno più deferenza... Ridiamo, a quanto dice Molière, nella misura esatta in cui lo troviamo divertente; quando ci annoia, non abbiamo paura di avere l'aria annoiata, e quando ne abbiamo proprio abbastanza della sua compagnia lo rimettiamo al suo posto altrettanto bruscamente come non avesse né genio, né celebrità. L'atmosfera di questa pura amicizia è il silenzio, più puro della parola.
MARCEL PROUST, Sur la lecture (in Renaissance latine del 15 Giugno 1905 e ora in Il piacere della lettura, Milano, Il Saggiatore 2002).
Forse non vi sono giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto così
pienamente, come quelli che abbiamo creduto di aver trascorso senza viverli, i
giorni passati in compagnia di un libro prediletto. Il gioco per il quale un
amico veniva a cercarci durante il brano più interessante, l'ape o il raggio di
sole fastidiosi, che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a
cambiare di posto, le provviste che ci avevano dato per la merenda e che
lasciavamo accanto a noi su una panca, senza toccarle, mentre sul nostro capo
la forza del sole andava diminuendo nel cielo azzurro.
Il pranzo che ci aveva costretti a tornare a casa e durante il quale
pensavamo solo a quando, subito dopo, saremmo saliti a terminare il capitolo
interrotto, vale a dire tutto ciò che, a quanto sembrava, riempiva quei giorni
per gli altri, e che noi respingevamo quale ostacolo volgare a un piacere
divino, e di cui la lettura avrebbe dovuto farci percepire soltanto
l'inopportunità.
Tutto ciò ce ne imprimeva invece un ricordo così dolce (tanto più prezioso, a nostro giudizio attuale, di quello che allora leggevamo con amore) che, se ci capita ancor oggi di sfogliare i libri di una volta, altro non vediamo in essi se non gli unici calendari che abbiamo conservato dei giorni fuggiti, e con la speranza di veder riflesse sulle loro pagine le dimore e gli stagni che non esistono più.
MARCEL PROUST, Sur la lecture, (in Renaissance latine, 15 Giugno 1905, ora in Il piacere della lettura, Milano, Il Saggiatore 2002, con la traduzione di Cesare Salmaggi).
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 12 novembre 2020

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