sabato 14 novembre 2020

Esistere&Resistere Lockdown due



Non fanno più rumore

le foglie cadute, bagnate

dalla pioggia d’ottobre ;

sono soffici come i tuoi capelli

stretti da elastici colorati

mentre dormi per sempre

tra sogni di calce,arenarie

d’acqua dolce , scisti colorati,

le mani sul cuore.

Nemmeno tu fai più rumore

come loro

mentre tra le mani corre,

anche lui silenzioso

per paura di disturbare il tuo sonno 

l’ultimo vento

e con lui corrono i  miei pensieri

stasera fatti di foglie riarse

quelle che scricchiolano sotto i passi

e volano via

al vento di questo ormai tardo autunno .

 

***

 

Tramonta il sole ,

resta dietro i vetri della finestra

la luce riaccesa 

dei colori fuori

su una strada silenziosa

e deserta;

fiori in cornice

nella stanza

guardano un barattolo ,

un barattolo sul tavolo

ed hanno in mente un salto. Chissà.

Restano con il sole

tramontato tra  io numero

degli oggetti  inventariati

della stanza

come la spunta

dei tuoi messaggi

sul mio  Whats  App.

 

***

 

Ci  manca l’ouverture

a questo tempo :

dentro il presente

è entrata solo qualche nota

che abita il sangue

mentre ascolto parlare gli alberi

-  con una bella finzione  

da ogni plaga della memoria

di molte storie e vicende ,

insomma di tanti giorni ,

ora per ora chiara o cupa.

Guardo ornelli e ginepri

su per la costa celeste

-strano colore

per una costa  di montagna-

come il colore del mare

che specchia il cielo

che il sole d’ottobre

non scalda più.

E’ una terra mare

- anche questa finta 

ma tanto

non se ne accorge nessuno .

Gli anni della casa

nella valle  sprofondata

e l’odore rossiccio

d’un selciato bagnato

se ne sono andati però :

- ecco questo sì che è vero -,

l’ouverture è rimasta là

per sempre;

mentre campo del ricordo

d’un ostinato amore

m’aggiro  estraneo e perso

dentro il suo mondo

- quello di un amore voglio dire –

unico aiuto

a comprendere

veramente  questo presente

senza ouverture .

 

***

 

E me ne accorgo

ogni giorno di più.

Le esistenze attorno a me

trascorrono e finiscono ,

chissà come, chissà perché

così che mi domando

a volte

che cosa è più forte :

la libertà o il destino.

Dorme nel cuore  una domanda

ed è sempre la stessa,

ogni giorno ripete

nella buona e nella cattiva

stagione, con il sole o con la pioggia

il suo interrogativo :

qual è la strada giusta.

Si spegne a sera la luce

nella stanza

e solo da fuori la finestra

entra il riverbero  della lampadina

elettrica  del lampione sulla strada

ad alimentare le ombre

nella stanza buia.

Come ombre siete passati

qui dove dorme il gatto al sole

e fioriscono ogni primavera  il pruno

nano  e l’albicocco arrampicato

sul muro del giardino

e come ombre

nella stanza tornate

ogni sera  alla luce del lampione

a rivedere gli oggetti, i mobili

e l’ultimo pettine usato.

Me ne accorgo e se ne accorge

come me il fuoco del camino , 

sembra stare in attesa

del soffio

della vostra bocca

che odora  di radici di  calendula

e maggiorana

e fiato di tempo .

 

***

 

Per tutto il giorno

volano gli uccelli

senza confini

sfiorano il verde del prato

e l’azzurro del cielo ,

per tutto il monte

portano appena appena

il riflesso dei primi

colori d’autunno.

Avanza l’autunno

con un accennato odore

di foglie marcite ,

odori boisè e fumè

orme antiche

dentro una mano d’aria

ridipinta  sui muri

delle case che cercano il sole  

e dentro  una timidezza

nascosta nella prima pioggia

fredda

tenta di nascondersi

un incipiente inverno .

 

***

 

 L’autunno batte a colpi di foglie

gialle

sulle finestre murate dalla solitudine;

il rumore del vento

è un segreto come i sogni polverosi

dei morti

in queste stanze,

ma a volte restare qui è come

avere ancora un poco di vita

per essere soltanto  ancora in vita.

 

***

 

Noi non avevamo

che un amore fragile,

da ripensare ogni giorno,

in un tempo difficile,

smarrito e spaventato.

Era il tempo dell’amore

nei nostri pensieri

ma anche nei nostri baci ;

il nostro dovere

era quello di cercare

la libertà

dei nostri baci, dei nostri abbracci

dentro la stessa stanza

o a chilometri di stanza.

Avevamo un sogno

che ci invitava a smarrire

la chiave del tempo e dello spazio .

Ma non sapevamo usarla.

Poi dentro il naufragio

di sogni svegliati 

abbiamo ancora ingannato

la nostra illusione

e quell’amore ci è rimasto

accanto,fragile, silenzioso e bello

ed era così  come per partecipare

che c’è sempre tempo .

C’è sempre un altro tempo.

Quello che viene.  

 

***

 

Ora sei morto.

Ti guardano le erbe alte

i muri senza malta di pietre

sfrangiate,gli occhi della stridula

ghiandaia.

Quando vengo non so salutarti

che sventolando le braccia

con le mani come rami d’alberi

fioriti.

 

***

 

Tu non volevi essere

una fotografia, stare

dentro l’anima di uno spazio

dal cuore di tempo

immutato

senza il garbuglio  del presente

e poi del passato e del futuro.

In altre parole – ma è inutile

che te lo dico,

tanto tu già lo sai –

tu volevi sfuggire alle solitudini

di tutte quelle storie intrappolate

dentro il sapore dolciastro

d’un giallo senape,

quello di tutte le foto

che ributtano la ragione

e affermano l’offesa di un corpo

vile lasciato al suo abbandono

lontano  dentro un’assenza

mal cresciuta ,ridotta a pianto

e sussulti di una concezione

che nega l’ultima grazia .

Quella  di un corpo capace

di convivere con la  grande malattia

accolta nel  corpo

spento dalla sofferenza e dal dolore.

Tu non volevi e io con te

ma  niente abbiamo potuto ,

nessuna via di fuga ,solo

l’accoglienza per me ora

d’una tignola che batte ,batte

dentro al buio  in cerca

d’un filo di sostanza ,

quello che mi lega alla foto

che sei tu .

 

***

 

Quel dolore nel cuore

che sempre geme

è come un deserto

dentro. Ma noi ci dicevamo

che non era possibile

fino in fondo

e sapevamo che Dio è amore

e chi resta in Dio

resta nell’amore

e non potevamo evitare

che quel dolore

fosse parte del nostro amore

unico e indispensabile

e anche Dio lo sapeva .

Avevamo lasciato quel dolore

sulle piazze al grido

degli slogan e al vento delle bandiere;

lo avevamo portato con noi

dentro i treni affollati di pendolari

dentro le stanze

delle nostre case  e per le vie

della città,dentro i nostri desideri

di pace  quando le bombe cadevano

e cantavamo :” Stop! Coi Rolling Stones
Stop! coi Beatles stop”

mentre i cannoni continuavano

 a spogliare le colline 

e abbattevano case ,fabbriche,

incendiavano giardini .

Sentivamo quel dolore

combattere per i sogni

e le avventure belle,

per i sentieri miracolosi

del nostro  cammino di uomini.

Lo avevamo corrotto

spendendolo a poco a poco

e ora non ci restava

che trascinarcelo dietro a pezzi

come un ultimo cencio di esilio

dentro un mondo

pieno di torri di guardia

e muri di difesa.

Lo portavamo dentro un esilio

senza pretese,

l’esilio del nostro amore

dal cuore

e sapevamo da sempre

che era parte di quell’ amore

e che solo lui, insieme a noi ,

poteva amare quell’amore . 

 

***

 

Che bisogno avevamo noi

di pensare e dire noi stessi

“io penso”.Era il bisogno

di essere persona

quando cambiando  ogni giorno

ci siamo ritrovati

con i nostri cuori

affollati da ogni sorta

di promessa  - allusione e delusione

per un mondo

che abbiamo tentato

di fare nostro

e che poi abbiamo capito

che non ci apparteneva più –

e quindi abbiamo deciso

di scegliere solo quello che ci bastava,

da che parte stare,

spesso dalla parte del torto;

così abbiamo pensato :

con la testa

ma senza cuore non si va

da nessuna parte.

E per questo ci siamo detti

ogni giorno  “ ecco, ecco pensiamo

con il cuore “ alla bellezza,

alla giustizia, alla sapienza

ed è questo che ci renderà

capaci sempre di pensare .

 

***

 

Va per la strada

come sai fare tu,

mettiti la veste rossa

quella che profuma di ciclamino

di bosco e di acqua di fonte

va a chiamare

tutti quelli che capiscono

le tue parole quelle che danzano

nel cuore di ogni giorno per inventarsi

un altro tempo,un’altra storia

un altro mondo

quello che non ci vuole più dare

il suo corpo ,il corpo del mondo

ridotto ad ossa dalle malattie,

povertà,fame, guerre,odi di razza.

Va per le strade

con la tua lingua nuova

e con le parole abbraccia la gente

dà loro carezze e baci ,

raccogli la tenerezza del loro pianto,

la freschezza del loro  canto

di speranza.

Tu sei la POESIA ,tu sai farlo

come sai fare tu.

Vai dove non c’è più niente da fare

e scuoti ogni cosa

fatti terremoto  e vai oltre,

dona quello che ti resta

ancora

dona la voce a chi è costretto

a stare in silenzio

a chi non riesce a domandare

a chi prima di rispondere medita.

Io mi affido a te

perché io  non ne sono capace

- non ne sono capaci i miei versi –

tu che sei stata

la mia malattia  in gioventù

e ora la mia terapia ,

da vecchio .

 

Lockdown due 

(dal 2 novembre 2010 al 14 novembre 2020)

 

 

Rocca S. Stefano sabato 14 novembre  2020

 

 

 

 

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