Non fanno più rumore
le foglie cadute, bagnate
dalla pioggia d’ottobre ;
sono soffici come i tuoi capelli
stretti da elastici colorati
mentre dormi per sempre
tra sogni di calce,arenarie
d’acqua dolce , scisti colorati,
le mani sul cuore.
Nemmeno tu fai più rumore
come loro
mentre tra le mani corre,
anche lui silenzioso
per paura di disturbare il tuo sonno
l’ultimo vento
e con lui corrono i miei pensieri
stasera fatti di foglie riarse
quelle che scricchiolano sotto i passi
e volano via
al vento di questo ormai tardo autunno .
***
Tramonta il sole ,
resta dietro i vetri della finestra
la luce riaccesa
dei colori fuori
su una strada silenziosa
e deserta;
fiori in cornice
nella stanza
guardano un barattolo ,
un barattolo sul tavolo
ed hanno in mente un salto. Chissà.
Restano con il sole
tramontato tra io numero
degli oggetti inventariati
della stanza
come la spunta
dei tuoi messaggi
sul mio Whats App.
***
Ci manca l’ouverture
a questo tempo :
dentro il presente
è entrata solo qualche nota
che abita il sangue
mentre ascolto parlare gli alberi
- con una bella finzione –
da ogni plaga della memoria
di molte storie e vicende ,
insomma di tanti giorni ,
ora per ora chiara o cupa.
Guardo ornelli e ginepri
su per la costa celeste
-strano colore
per una costa di montagna-
come il colore del mare
che specchia il cielo
che il sole d’ottobre
non scalda più.
E’ una terra mare
- anche questa finta –
ma tanto
non se ne accorge nessuno .
Gli anni della casa
nella valle sprofondata
e l’odore rossiccio
d’un selciato bagnato
se ne sono andati però :
- ecco questo sì che è vero -,
l’ouverture è rimasta là
per sempre;
mentre campo del ricordo
d’un ostinato amore
m’aggiro estraneo e perso
dentro il suo mondo
- quello di un amore voglio dire –
unico aiuto
a comprendere
veramente questo presente
senza ouverture .
***
E me ne accorgo
ogni giorno di più.
Le esistenze attorno a me
trascorrono e finiscono ,
chissà come, chissà perché
così che mi domando
a volte
che cosa è più forte :
la libertà o il destino.
Dorme nel cuore una domanda
ed è sempre la stessa,
ogni giorno ripete
nella buona e nella cattiva
stagione, con il sole o con la pioggia
il suo interrogativo :
qual è la strada giusta.
Si spegne a sera la luce
nella stanza
e solo da fuori la finestra
entra il riverbero della lampadina
elettrica del lampione sulla strada
ad alimentare le ombre
nella stanza buia.
Come ombre siete passati
qui dove dorme il gatto al sole
e fioriscono ogni primavera il pruno
nano e l’albicocco arrampicato
sul muro del giardino
e come ombre
nella stanza tornate
ogni sera alla luce del lampione
a rivedere gli oggetti, i mobili
e l’ultimo pettine usato.
Me ne accorgo e se ne accorge
come me il fuoco del camino ,
sembra stare in attesa
del soffio
della vostra bocca
che odora di radici di calendula
e maggiorana
e fiato di tempo .
***
Per tutto il giorno
volano gli uccelli
senza confini
sfiorano il verde del prato
e l’azzurro del cielo ,
per tutto il monte
portano appena appena
il riflesso dei primi
colori d’autunno.
Avanza l’autunno
con un accennato odore
di foglie marcite ,
odori boisè e fumè
orme antiche
dentro una mano d’aria
ridipinta sui muri
delle case che cercano il sole
e dentro una timidezza
nascosta nella prima pioggia
fredda
tenta di nascondersi
un incipiente inverno .
***
L’autunno batte a colpi di foglie
gialle
sulle finestre murate dalla solitudine;
il rumore del vento
è un segreto come i sogni polverosi
dei morti
in queste stanze,
ma a volte restare qui è come
avere ancora un poco di vita
per essere soltanto ancora in vita.
***
Noi non avevamo
che un amore fragile,
da ripensare ogni giorno,
in un tempo difficile,
smarrito e spaventato.
Era il tempo dell’amore
nei nostri pensieri
ma anche nei nostri baci ;
il nostro dovere
era quello di cercare
la libertà
dei nostri baci, dei nostri abbracci
dentro la stessa stanza
o a chilometri di stanza.
Avevamo un sogno
che ci invitava a smarrire
la chiave del tempo e dello spazio .
Ma non sapevamo usarla.
Poi dentro il naufragio
di sogni svegliati
abbiamo ancora ingannato
la nostra illusione
e quell’amore ci è rimasto
accanto,fragile, silenzioso e bello
ed era così come per partecipare
che c’è sempre tempo .
C’è sempre un altro tempo.
Quello che viene.
***
Ora sei morto.
Ti guardano le erbe alte
i muri senza malta di pietre
sfrangiate,gli occhi della stridula
ghiandaia.
Quando vengo non so salutarti
che sventolando le braccia
con le mani come rami d’alberi
fioriti.
***
Tu non volevi essere
una fotografia, stare
dentro l’anima di uno spazio
dal cuore di tempo
immutato
senza il garbuglio del presente
e poi del passato e del futuro.
In altre parole – ma è inutile
che te lo dico,
tanto tu già lo sai –
tu volevi sfuggire alle solitudini
di tutte quelle storie intrappolate
dentro il sapore dolciastro
d’un giallo senape,
quello di tutte le foto
che ributtano la ragione
e affermano l’offesa di un corpo
vile lasciato al suo abbandono
lontano dentro un’assenza
mal cresciuta ,ridotta a pianto
e sussulti di una concezione
che nega l’ultima grazia .
Quella di un corpo capace
di convivere con la grande malattia
accolta nel corpo
spento dalla sofferenza e dal dolore.
Tu non volevi e io con te
ma niente abbiamo potuto ,
nessuna via di fuga ,solo
l’accoglienza per me ora
d’una tignola che batte ,batte
dentro al buio in cerca
d’un filo di sostanza ,
quello che mi lega alla foto
che sei tu .
***
Quel dolore nel cuore
che sempre geme
è come un deserto
dentro. Ma noi ci dicevamo
che non era possibile
fino in fondo
e sapevamo che Dio è amore
e chi resta in Dio
resta nell’amore
e non potevamo evitare
che quel dolore
fosse parte del nostro amore
unico e indispensabile
e anche Dio lo sapeva .
Avevamo lasciato quel dolore
sulle piazze al grido
degli slogan e al vento delle bandiere;
lo avevamo portato con noi
dentro i treni affollati di pendolari
dentro le stanze
delle nostre case e per le vie
della città,dentro i nostri desideri
di pace quando le bombe cadevano
e cantavamo :” Stop! Coi Rolling Stones
Stop! coi Beatles stop”
mentre i cannoni continuavano
a spogliare le colline
e abbattevano case ,fabbriche,
incendiavano giardini .
Sentivamo quel dolore
combattere per i sogni
e le avventure belle,
per i sentieri miracolosi
del nostro cammino di uomini.
Lo avevamo corrotto
spendendolo a poco a poco
e ora non ci restava
che trascinarcelo dietro a pezzi
come un ultimo cencio di esilio
dentro un mondo
pieno di torri di guardia
e muri di difesa.
Lo portavamo dentro un esilio
senza pretese,
l’esilio del nostro amore
dal cuore
e sapevamo da sempre
che era parte di quell’ amore
e che solo lui, insieme a noi ,
poteva amare quell’amore .
***
Che bisogno avevamo noi
di pensare e dire noi stessi
“io penso”.Era il bisogno
di essere persona
quando cambiando ogni giorno
ci siamo ritrovati
con i nostri cuori
affollati da ogni sorta
di promessa - allusione e delusione
per un mondo
che abbiamo tentato
di fare nostro
e che poi abbiamo capito
che non ci apparteneva più –
e quindi abbiamo deciso
di scegliere solo quello che ci bastava,
da che parte stare,
spesso dalla parte del torto;
così abbiamo pensato :
con la testa
ma senza cuore non si va
da nessuna parte.
E per questo ci siamo detti
ogni giorno “ ecco, ecco pensiamo
con il cuore “ alla bellezza,
alla giustizia, alla sapienza
ed è questo che ci renderà
capaci sempre di pensare .
***
Va per la strada
come sai fare tu,
mettiti la veste rossa
quella che profuma di ciclamino
di bosco e di acqua di fonte
va a chiamare
tutti quelli che capiscono
le tue parole quelle che danzano
nel cuore di ogni giorno per inventarsi
un altro tempo,un’altra storia
un altro mondo
quello che non ci vuole più dare
il suo corpo ,il corpo del mondo
ridotto ad ossa dalle malattie,
povertà,fame, guerre,odi di razza.
Va per le strade
con la tua lingua nuova
e con le parole abbraccia la gente
dà loro carezze e baci ,
raccogli la tenerezza del loro pianto,
la freschezza del loro canto
di speranza.
Tu sei la POESIA ,tu sai farlo
come sai fare tu.
Vai dove non c’è più niente da fare
e scuoti ogni cosa
fatti terremoto e vai oltre,
dona quello che ti resta
ancora
dona la voce a chi è costretto
a stare in silenzio
a chi non riesce a domandare
a chi prima di rispondere medita.
Io mi affido a te
perché io non ne sono capace
- non ne sono capaci i miei versi –
tu che sei stata
la mia malattia in gioventù
e ora la mia terapia ,
da vecchio .
Lockdown due
(dal 2 novembre 2010 al 14 novembre 2020)
Rocca S. Stefano sabato 14
novembre 2020



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