venerdì 20 novembre 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO .LA MONTAGNA ABRUZZESE NELLE PAGINE DEI VIAGGIATORI STRANIERI DELL’OTTOCENTO : Una descrizione di Alba Fucens


Anne Macdonnell  ci lascia  un affresco di Alba Fucens nell’opera “In the Abruzzi “ Londra  1908

L’arrivo nel borgo. “Noi la percorremmo a piedi una mattina di buon’ora, durante il periodo di mietitura: ma negli altopiani il grano di colore giallo non era ancor stato falciato e l’universo rifulgeva accompagnato dal canto degli uccelli. Lungo il cammino abbiamo incontrato solo un piccolo gruppo di montanari bizzarri che, a cavallo di muli, scendevano in pianura a mietere il grano. Avevano giacche colorate buttate sulle spalle come resti di un vecchio mantello: ai piedi portavano le cioce di pelle ruvida con le punte rivolte all’insù e legate con lacci di cuoio. Al nostro passare si interrogavano coi loro occhi scuri e misteriosi sotto larghi cappelli logori simili a sombreri”.

Alba si trova a quattro miglia a nord di Avezzano. All’estremità orientale dei giardini pubblici c’è una strada che conduce alla ferrovia…dopo di che la via diventa quasi una carrareccia e…continua come un sentiero di montagna. …Lungo il cammino abbiamo incontrato solo un gruppo di montanari bizzarri che, a cavallo di muli, scendevano in pianura a mietere il loro grano. Avevano giacche colorate buttate sulle spalle come resti di un vecchio mantello; ai piedi portavano ciocie di pelle ruvida con le punte rivolte all’insù e legate con lacci di cuoio. …
L’antica Alba (Alba Fucensis) era situata su tre colline. Il Monte d’Oro, la prima di esse, è simile ad un rilievo artificiale oblungo, probabilmente un terrapieno, su cui sono piantati alberi e grano. Esso offre una magnifica vista ed è il luogo ideale per meditare sulla caducità delle cose. Di fronte, sulla collina vicina, si trova la piccola Alba di oggi, situata sotto le due cime gemelle del monte Velino che, ai nostri occhi, cambiano colore dal blu, al tortora ed all’opale. ..Alla sinistra della collina dorata ve n’è una terza sulla cui sommità si trova San Pietro….
La colonia romana contava seimila anime, ma secondo un calcolo i suoi abitanti erano in tutto sessantamila. Essa aveva un anfiteatro, terme, acquedotti, templi, statue ed ogni cosa che la rendeva degne di essere una città molto evoluta. Le sue mura, costruite dai Pelasgi o dai Romani, suscitano ancora meraviglia. …sono ancora terribilmente chiare le tracce del loro ampio giro perimetrale che cingeva tre volte la città. …Questa fortezza era adibita dai Romani a prigione di stato ed i re caduti in rovina e fatti prigionieri venivano rinchiusi qui…
Molti avidi signori, come Guelfi, ghibellini, Aragonesi ed Angioini, se la contesero prima che venisse incorporata nel feudo di Tagliacozzo.
Oggi nella Marsica difficilmente esiste un villaggio più povero di Alba. Tutto quel che è rimasto, a parte le mura ciclopiche e San Pietro, si trova sparso sulle sommità del colle più vicino al Velino. La chiesa di San Nicola si erge su solide mura…Ha sulla facciata un bel rosone ed un affresco, , ma all’interno si presenta come il più povero degli ambienti umili…L’unica strada è interrotta, irregolare ed inadeguata; eppure…Una volta superato il vecchio castello dirupo, si arriva ad alcune torri circolari e qui termina il villaggio. In quel punto la roccia scende a picco. …Le fondamenta della chiesa di San Pietro sono ciclopiche e simili alle mura del centro fortificato sottostante, sia per la solidità che per il materiale usato e, probabilmente, risalgono alla stessa epoca. Nello loro vicinanze sorse un tempio romano che presenta ancora oggi uno stato di manutenzione straordinario. Le navate sono sostenute da otto colonne corinzie scanalate, maestose e magnifiche, che originariamente erano sedici. Il portale , riccamente intagliato, è un’opera stupenda del dodicesimo secolo, mentre l’abside risale a quello successivo. Sulle pareti si trovano affreschi semi cancellati, appartenenti ad ogni epoca cristiana. …Non vi sono capolavori ma molti frammenti incantevoli. Il pulpito costituisce uno splendido esempio di opera gotica intarsiata in marmo, oro, porfido e serpentino….Nel diciottesimo secolo sono stati aggiunti gli altari dedicati a San Francesco ed a San Bernardino da Siena; infatti il convento contiguo alla grande chiesa, che in origine era benedettino, cambiò spesso ordine ed è appartenuto anche ai Francescani. Qui si trovano tutti gli stili dal più antico al rococò; ma quelle che predominano sono le grandi colonne. Il mosaico e i resti del delizioso affresco completano il quadro in modo delicato. …Nel chiostro vi sono iscrizioni antiche poste sulle mura e vetuste pietre scolpite…

Oggi è un paese “a brandelli” e del suo passato splendore resta solo un ricordo sbiadito nelle chiese e nelle torri dirute. Particolarmente interessante è Santa Maria delle Grazie, con il suo incantevole portale e la mescolanza di elementi di rustico paganesimo con la grazia rinascimentale.San Marcello è la chiesa forse meglio conservata che abbiamo incontrato nel nostro viaggio ed ha un fascino indescrivibile; possiede ancora il suo antico soffitto ligneo, le pareti sono a calce e l’intera struttura risulta di una semplice austerità. …un angolo è illuminato dalla calda fiamma di colori rosso e oro di un trittico del XV secolo rappresentante San Francesco e San Michele; sull’altare maggiore vi è un magnifico tabernacolo proveniente dalla cappella del castello ormai in rovina.Anversa è un luogo molto antico e per secoli fu strategicamente importante per la sua posizione da cui si controllava il varco che si apre sulla valle Peligna. Per molto tempo fu sotto il dominio di una delle più altere famiglie nobili abruzzesi, i Conti del Sangro. Il suo castello fu ingrandito e maggiormente fortificato nel 1506 da Antonio, conte di Sangro. Nel XVI secolo Anversa passò nelle mani della famiglia Belprato e fu in questo periodo che ricevette una breve visita del Tasso. Più di una volta il Tasso, quando fuggiva angustiato da Ferrara a Sorrento e viceversa, è passato per il selvaggio Abruzzo. Dopo i Belprato, magnifici mecenati, il castello passò al casato dei De Capua…”

 Infine ci descrive quando va a visitare  S.Pietro  : “Per visitare San Pietro abbiamo preso una guida, il custode delle chiavi di tale chiesa, che sembra uno degli antichi Marsi tornati in vita. All’incirca di sessant’anni, i capelli grigi, snello, gentile, ben piantato e muscoloso, agile come una creatura selvaggia: egli camminava rapidamente con le sue cioce di cuoio consumate, che indossava con calze di lino. La sua testa è ben modellata: i lineamenti sono delicati ed i suoi grandi occhi scuri appaino infossati nel viso molto rugoso. Si tratta di un uomo austero, molto silenzioso e misterioso. Si muove sulle pietre correndo con agilità su e giù da un sentiero roccioso ad un altro. Giunto sulla cima della terza collina, vicino a San Pietro, freme per l’improvvisa commozione e ritrova la parola: egli sa parlarci di qeusta chiesa, infatti ha dei libri e passa le sere vicino al focolare, leggendo molto.”

 

Sulla vita di Anne Macdonell, scrittrice inglese, si hanno poche notizie: a lei si deve la stesura e la traduzione di alcune opere dall’Italiano all’inglese, relative alla storia, i santi, i personaggi italiani come Benvenuto Cellini. Alla Macdonell si deve anche la traduzione di una raccolta di fiabe italiana, pubblicata nel 1911 a Londra con il titolo The Italian fairy book. L’autrice conosceva bene l’Abruzzo e la storia della nostra regione tanto da inserire nel suo libro “Negli Abruzzi” un profilo storico dall’ampio respiro ed aperto ai problemi sociali. Durante il suo soggiorno in Abruzzo la Macdonnel si incontra con la pittrice americana Amy Atkinson, assai attiva a Londra alla fine del 800, alla quale si devono i 12 bellissimi acquerelli che riproducono paesaggi abruzzesi e corredano il testo della Macdonnel.

 Eremo Rocca S. Stefano venerdì 20  novembre 2020

 

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