La Chiesa di S.Maria ad Cryptas a Fossa ,L’Aquila, rappresenta un caposaldo dell’ arte medievale abruzzese abbracciando ben tre secoli di storia. Un vero e proprio museo di immagini figurative.
Fossa un gruppo di case addossato ad un alta rupe sulla quale svetta il castello d’Ocre. La zona fu abitata sin dall’epoca degli italici, almeno dal X secolo prima di Cristo, come testimoniano gli scavi che hanno portato alla luce una vasta necropoli. Ma la vera sorpresa per gli amanti dell’arte si incontra poco prima di entrare in paese: l’apparentemente austera chiesa di Santa Maria ad Cryptas.
La facciata
a forma di capanna con il portale ad arco acuto,, è uno dei primi esempi locali
ispirato alle forme gotiche.
L'interno segue il modello cistercense con una sola navata divisa in tre
campate conclusa da un presbiterio di forma quadrata. Di fronte al presbiterio
la scaletta che conduce alla piccola cripta, che secondo gli storici era
originariamente un ipogeo dedicato al culto della dea Vesta.
I CICLI DELLE NARRAZIONI PITTORICHE
Il primo ciclo rappresenta le storie della Genesi, situato nella parete dell'arco trionfale, per proseguire sulla parete destra. La prima raffigurazione è quella di Dio rappresentato come un uomo giovane e imberbe che separa il sole dalla luna, nello stesso riquadro il Creatore è in posizione centrale tra le onde da un lato e le spighe di grano dall'altro. La seconda fase della narrazione si svolge nella prima campata della parete destra: le scene sono la divisione del Bene dal male e la Creazione degli animali, poi nel secondo registro la Creazione di Adamo ed Eva, a sinistra poi il monito dell'Eterno contro l'albero della Vita. La presenza di Dio soltanto nella prima scena dimostra lo spirito creativo e originale dell'autore, così come il riquadro del Monito di Dio contro Adamo ed Eva; nel terzo registro della Genesi si trovano il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso Terrestre con la porta dell'Eden custodita da un cherubino (tipico elemento di aggiunta originale abruzzese).
Il secondo ciclo rappresenta dei personaggi collocati in nicchie, recanti nella destra un cartiglio con messaggi. In base alla posta e ai nomi, alcuni di essi sono i Profeti, altri i santi. La terza campata, articolata in tre registri, presenta in alto due santi cavalieri, a sinistra San Giorgio che uccide il drago, e a destra San Martino che si toglie il mantello. Il committente infatti era esponente dell'ordine cavalleresco, gli affreschi del secondo registro mostrano l'Allegoria dei Sei mesi finali dell'anno, rappresentati attraverso le attività lavorative. Nel terzo registro si trovano i Tre Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe che portano in braccio piccole figure che rappresentano gli eletti del Paradiso. Il ciclo della Passione di Cristo si svolge nel presbiterio, sulle pareti absidali. Sulla parete sinistra nel lunettone ci sono cinque figure con un libro, in basso incomincia la narrazione della Passione con le scene dell' Ultima cena, il Bacio di Giuda. A differenza di Bominaco c'è maggior particolarismo nella resa dei volti, e Giuda è ritratto separato dagli Apostoli. Presso il lunettone, separate dalle scene della Passione, si trovano il Cristo adulto Pantocratore, a sinistra San Giovanni Battista e San Paolo, a destra San Pietro e San Giovanni Evangelista; il secondo registro della Passione mostrano i riquadri della Flagellazione con scena particolare della decisione di Ponzio Pilato, e poi la figura del Cristo martoriato, poi la scena della Crocifissione con la Madonna e San Giovanni apostolo, poi la Deposizione. Sotto di questa c'è l'affresco ritraente il committente con lo scudo crociato, e accanto a lui personaggi vestiti secondo l'uso del tempo, ossia la famiglia del cavaliere, chiamato Guglielmo Amore, come riporta l'iscrizione.
Il terzo ciclo del Giudizio universale è uno dei più antichi d'Abruzzo, occupante la controfacciata, e suddiviso in cinque registri. Nel primo in alto c'è il Cristo in maestà affiancato da angeli con tromba, nel secondo dieci personaggi, e altri più recenti, aggiunti nel XVI secolo. Nel terzo ci sono le anime elette e quelle dannate. A separare i due gruppi ci sono angeli che portano dei cartigli recanti la sentenza divina.
Il giudizio universale, della fine del Duecento, occupa tutta la facciata interna ed è articolato su cinque fasce orizzontali sovrapposte.
La prima fascia in alto, di forma triangolare, è dedicata al Giudice. Il Cristo è seduto sul trono del giudizio all’interno di una mandorla coloratissima (l’arcobaleno della nuova alleanza) ed esibisce i fori dei chiodi della crocifissione sulle mani e sui piedi e la ferita della lancia sul costato. Contrariamente al solito la mandorla non appare in cielo, ma è ben piantata sulla terra, tra le piante di un giardino. Attorno al Giudice sono gli angeli trombettieri che, rivolti ai quattro angoli del mondo, suonano il risveglio dalla morte con le loro lunghe trombe e gli olifanti.
La seconda fascia è dedicata al tribunale celeste: i dodici apostoli sono in piedi, in due gruppi di sei separati da una finestra e capeggiati da Pietro e Paolo; alcuni portano in braccio gli scritti di cui sono autori mentre altri indicano col dito il giudice in alto.
La terza fascia è dedicata alla separazione dei risorti e ai cortei degli eletti e dei reprobi. A sinistra è un angelo che mostra una pergamena (filatterio) con le parole di Gesù riportate nel Vangelo di Matteo e rivolte ai buoni: «venite benedicti patris mei, possidete regnum» (venite benedetti del padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo); alla sinistra è l’angelo che mostra le parole evangeliche rivolte ai malvagi: «ite maledicti in ignem æternum» (via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno). I buoni, in corteo, vestono abiti dalle tinte tenui e mostrano tutto il loro giubilo attraverso i gesti della preghiera di ringraziamento. Sul fronte opposto il corteo dei malvagi a capo chino veste abiti dai colori più scuri e mostra i gesti della delusione e della rassegnazione.
La quarta fascia è una strip di fotogrammi di grande effetto che contiene le immagini di sepolcri simili nella struttura ma decorati nei colori più festosi: le tembe si scoperchiano e i corpi dei sepolti avvolti nei sudari si rianimano e sollevano le braccia verso il giudice.
La fascia affrescata in basso, separata dal portone della chiesa, è dedicata alle scene del paradiso e dell’inferno. L’arcangelo Michele pesa le anime dei risorti sulla bilancia a doppio piatto e tiene contemporaneamente a bada con una lunga lancia il demonio che tenta di falsare la pesatura. Più a sinistra la Madonna accompagna i beati verso la porta del Paradiso. Per ragioni di spazio il Paradiso è raffigurato sulla parete vicina nelle sembianze del seno dei patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe, seduti in un giardino di alberi paradisiaci, sollevano i lembi del loro mantello e accolgono in grembo una piccola folla di salvati.
A destra è l’inferno con un piccolo gruppo di dannati simbolici tra i quali spiccano Giuda, Caifa, l’avaro e la meretrice; i dannati si azzuffano, bruciano tra le fiamme dell’Ade, sono morsicati da serpi intraprendenti e lubriche e sono alla fine acciuffati da un grande Lucifero dai piedi d’aquila. L’estremo personaggio sepolto nel più profondo dell’inferno e raffigurato con un bicchiere in mano è il ricco Epulone, satollo e obeso, costretto a chiedere al povero Lazzaro nel seno di Abramo la pietà di un goccio d’acqua per bagnarsi la lingua riarsa.
NECROPOLI
Scoperta nel
1992 nel cuore dell'antico territorio dei Vestini, lungo le sponde del fiume Aterno, la Necropoli di Fossa è un monumentale sito
archeologico di notevole rilevanza storica poiché fu utilizzata come
luogo di sepoltura per quasi un millennio.
I tumuli
riportati alla luce coprono un'area di circa 2.000 mq e presentano
caratteristiche diverse a seconda dell'epoca a cui appartengono. Le tombe più
antiche risalgono alla prima Età del
Ferro (XI-VIII secolo a.C.), mentre le più recenti alla fine dell'età
romano-ellenistica.
La particolarità più conosciuta del
sito, detto "piccola Stonehenge" dell'Abruzzo, sono i tumuli maschili
circondati da menhir di altezza decrescente, il cui significato è tuttora
oggetto di studio. Molti gli oggetti di uso quotidiano ritrovati nel
corredo funebre, come rasoi in bronzo di forma rettangolare ed armi in ferro,
che testimoniano la credenza in un aldilà in cui il defunto ne avrebbe avuto di
nuovo bisogno. Nelle tombe femminili invece, prive di menhir, sono stati
rinvenuti preziosi ornamenti in ambra, ferro e pasta vitrea.
PRIMA FASE:
L’ETA’ DEL FERRO (IX-VIII secolo a. C.)
I primi due secoli (IX e VIII secolo a. C.) sono caratterizzati dall’
architettura sepolcrale dei tumuli, oltre che da semplici sepolture a “fossa
terragna”, cioè fosse lunghe e strette scavate nel terreno.
SECONDA
FASE: L’ ETÀ ORIENTALIZZANTE E ARCAICA (VIII-VI SEC. a. C.)
Durante questo periodo persiste l’uso di realizzare tombe a tumulo, anche se le
dimensioni si riducono ad un diametro costante di m 4 e non si usano più le
file di menhir allineati su un fianco della crepidine. Assieme ai tumuli si
trovano anche le semplici tombe a fossa; in alcuni casi è attestato l’uso di un
tronco d’albero usato come sarcofago.
TERZA FASE:
L’ETà ELLENISTICA (iv – ii SEC. a. c.)
La frequentazione della necropoli, in questo periodo, permette di comprendere
alcuni importanti aspetti sociali della comunità vestina che viveva a Fossa;
infatti la diversità delle tipologie sepolcrali è sempre più percepibile, tanto
da far pensare a profonde stratificazioni sociali.
Berta Giacomantonio, Santa Maria ad Cryptas, Fossa (AQ), Pro Loco, 2000, p. 30.
Enrico Santangelo, La Chiesa di Santa Maria ad Cryptas, in Castelli e tesori d'arte della Media Valle dell'Aterno, Pescara, Carsa Edizioni, 2002, pp. 31-47, ISBN 88-501-0051-5.
Franco De Vitis e Ferdinando Bologna, La chiesa di Santa Maria ad Cryptas, in Sant’Angelo D’Ocre, Castelli (TE), Verdone editore, 2009, pp. 146-153.
Serena Cosentino e Gianfranco Mieli, La Necropoli Protostorica di Fossa, in Enrico Santangelo (a cura di), Castelli e tesori d'arte della Media Valle dell'Aterno, Pescara, Carsa Edizioni, 2002, pp. 117-123.
Serena Cosentino, Vincenzo d'Ercole e Gianfranco Mieli, La Necropoli di Fossa vol. I - Le testimonianze più antiche, Pescara, Carsa Edizioni, 2001, p. 240, Vincenzo d'Ercole e Enrico Benelli (a cura di), La Necropoli di Fossa vol. II - I corredi orientalizzanti e arcaici, Pescara, Carsa Edizioni, 2004, p. 256, Vincenzo d'Ercole e Maria Rita Copersino (a cura di), La Necropoli di Fossa vol. IV - L'età ellenistico-romana, Pescara, Carsa Edizioni, 2003, p. 392,
Eremo Rocca
S. Stefano lunedì 31 agosto 2020




































