venerdì 28 agosto 2020

MIRABILIA URBIS Chiesa e Convento di Santa Chiara

 


Sulle pareti della domus orationis (cappella interna riservata alle monache di clausura, che potevano così assistere alle celebrazioni liturgiche),del Convento di Santa Chiara ( ora sala museale ), sono ancora visibili tracce di affreschi, datati tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento. Il ciclo pittorico, venuto alla luce nel recente intervento di restauro dell’edificio, illustra scene della vita di Gesù, alternandole ad episodi della vita di San Francesco. L’ambiente, risparmiato dal terremoto degli inizi del Settecento, è stato più volte modificato nel corso del tempo e l’assetto spaziale stravolto, per cui oggi porzioni delle pitture sono interrotte da pareti e da uno scalone, aggiunti in un secondo momento. Il ciclo è articolato su due registri sovrapposti, conservati solo parzialmente: in quello superiore sono ancora leggibili gli episodi della Predica davanti ad Onorio III, il Battesimo di Cristo, San Francesco che riceve le stimmate e Gesù nella casa del Fariseo; in quello inferiore sono rappresentate la Flagellazione e la Crocifissione. Nell’oratorio si sono conservati altri due dipinti, risalenti al XVI secolo: la pala con la Crocifissione sull’altare maggiore in stucco e la Vergine col Bambino tra San Francesco e Santa Chiara nella lunetta del portale d’accesso. (1)

La fondazione del monastero di Santa Chiara, che sorge sulla  parte occidentale di Piazza Garibaldi  e che è in parte nascosto , guardando dalla piazza stessa da una costruzione che si frappone  alla vista, risale probabilmente tra il 1260 e il 1269 . Anni in cui la beata Floresenda o Floresella, figlia del conte di Palena, Tommaso di Caprifico soggiornò a Sulmona  e volle arricchirla di   uno dei più  belli  insediamenti monastici delle clarisse nel Regno di Napoli .Portando già una ricchissima dote che nel tempo si arricchì ulteriormente  grazie soprattutto alle numerose ed ingenti donazioni. . Un luogo ricco di storia e di avvenimenti storici ; sede della real Camera di Santa Chiara  e studio di teologia dove per esempio  fu  formulata   la riforma dell’ordine religioso a cui il convento apparteneva.

Come la maggior parte degli edifici conventuali francescani sorgeva al di fuori del nucleo urbano più antico,  in quanto si apriva non solo  all’attuale piazza ma anche a tutta la parte occidentale della città che confinava con la Porta Napoli e che vide dopo molti anni, appunto  in occasione della riforma dell’ordine francescano ,  altri insediamenti come  quello di S. Francesco dei “ zoccolanti”  a differenza di quelli della “scarpa”  che rimasero all’interno delle mura cittadine.

Dunque l’’intero complesso monastico occupa una vasta area che dall’antica piazza Maggiore, a cui fa da sfondo, arriva con i suoi campi a lambire il tratto orientale delle mura di cinta del XIV secolo, sorte per racchiudere i nuovi borghi in formazione. Esso si sviluppa su un quadrilatero e comprende la chiesa aperta ai fedeli, con la retrostante cappella ad uso interno, il campanile, l’edificio conventuale vero e proprio, organizzato su due piani attorno ad un chiostro rettangolare, il parlatorio ed alcune case di pertinenza che si affacciano su una piazzetta-sagrato.

 

La  clausura  fu per le suore scuola e laboratorio di attività lavorative. Numerose  erano le attività artigianali e delle arti femminili come il ricamo. D al Quattrocento nacque l’arte del confetto e la sua  lavorazione artistica  che nei secoli ha reso celebre Sulmona nel mondo.

Il  Convento  venne più volte ricostruito, restaurato ed ingrandito, sia per far fronte alle crescenti esigenze di spazio, sia a causa dei danni provocati dai  frequenti  terremoti che distrussero molte volte la città,  e in particolare quello del 1456 e del 1706, tanto che attualmente si conserva ben poco della struttura originaria.
Nell’Ottocento a fronte di un ampliamento  che nel 1837  attestavano le  floride condizioni dell’istituto  monacale  si registra  la soppressione  , con un periodo di declino. La proprietà  passò prima al Ministero di Grazia e Giustizia e infine, nel 1907, al Comune di Sulmona. Per l’adeguamento alle diverse e mutate destinazioni d’uso (scuola, asilo, ricovero per anziani, ma anche campo da gioco e sala cinematografica) vennero apportate ulteriori modifiche alle strutture, soprattutto nella distribuzione degli spazi.

Sulla facciata del convento , al fianco della porta di ingresso si vede ancora la “ ruota degli esposti “  ,un meccanismo come una moderna porta girevole dove venivano deposti i neonati abbandonati  e quindi affidati al monastero.

Il ricordo più forte e commovente  che conservo di quella struttura negli anni cinquanta e sessanta dello scorso secolo è quello dell’oratorio.  Grazie all’intraprendenza di un sacerdote  della famiglia di Don Orione  quell’oratorio fu  il luogo di incontro  e di riferimento di alcune generazioni    di adolescenti che poterono  fare non solo  dello sport ,in particolare  il calcio  nel grande campo sportivo  lungo la circonvallazione orientale. Ma anche  assistere a spettacoli cinematografici tra cui gli indimenticabili film western oggi  di “cult”, quelli che ripropone  rai movie il lunedì sera . Film  con attori italiani dal nome camuffato, prodotti  a Cinecittà , che raccontavano sempre le stesse storie  ovvero la lotta tra  allevatori ed agricoltori, l’impegno di sceriffi  votati alla legge e al suo rispetto,la conquista  del west con le carovane in viaggio per mesi  nei territori degli indiani per conquistare un pezzo di terra arida e in pieno deserto. E poi l’epopea dei cercatori di oro  e le cariche  dell’esercito nordista.  A differenza della Sala Antoniana  gestita dai  francescani  della chiesa di S. Antonio al fianco del carcere giudiziario di S. Pasquale.  Quei frati gestivano anche un istituto  di formazione professionale . Nella loro sala cinematografica proiettavano  film  altrettanto indimenticabili come le commedie e tragedie shakespeariane  trasposte su pellicola  e opere del melodramma italiano. Noi a dolescenti  potevamo permetterci di ve dere dei film in quelle sale  perché il costo del biglietto era di poche lire a differenza delle altre due sale cinematografiche il Pacifico e il Balilla  il cui biglietto costava di  più e la cui programmazione  vedeva  in proiezione le opere del neorealismo  e della commedia italiana .  Molti anni dopo , quando  le due sale parrocchiali  erano ormai chiuse, prendemmo l’abitudine di andare al cinema Pacifico il venerdì sera perché in quel giorno cambiava la programmazione  e il film  veniva tenuto per il weekend  .  Così  quei venerdì rimasero  impressi nel nostro cuore e nella nostra memoria per il gruppo di amici che  si raccoglieva in quella sala e per i film che  vedemmo da Indagine du un cittadino al di sopra di ogni sospetto  alle opere di Sordi, Antonioni, Monicelli, Ferrara  e molti altri.

Ma riprendiamo  il nostr discorso sul Convento e la chiesa di S. Chiara. L’edificio conventuale ospita attualmente al primo livello il Polo Culturale Civico Diocesano di Santa Chiara, mentre il piano superiore è adibito a casa di riposo per anziani. Degli ambienti a pianterreno la cappella interna, insieme ad un altro vano ed al vasto refettorio, è utilizzata come spazio espositivo del Museo Diocesano di Arte Sacra; altri tre locali sono riservati alla Biblioteca Diocesana, nella cui sala di lettura - allestita nell'ex-parlatorio - è ancora possibile ammirare le mostre in pietra delle grate, dietro le quali le clarisse potevano incontrare i visitatori. Nei restanti ambienti è esposta la collezione d’arte moderna e contemporanea della Pinacoteca Comunale, collegata alla Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea che annualmente si svolge nella città.

La chiesa di S. Chiara . Salite le scale  e attraversatol un androne  che  si apre  al centro di un basso corpo di fabbrica   che sovrasta le scale stesse , ti appare  d’un tratto la facciata della chiesa. Te la trovi a picco davanti agli occhi  . Una specie di sagrato così piccolo e intimo che  ti sembra di entrare in un mondo diverso da quello che hai appena lasciato nella vastità della piazza Maggiore ,da piazza Garibaldi. Ti appare nella sua interezza  la facciata del tempio e - a sinistra - gli splendidi portali di ingresso al monastero delle clarisse. Il prospetto della chiesa, inquadrato da un ordine di lesene binate su alto basamento in pietra, è finito ad intonaco e si conclude, in alto, con un timpano curvilineo spezzato che accoglie nel mezzo un fastigio barocco in stucco con oculo ellittico centrale. Il portale, realizzato con conci di pietra sagomati secondo stilemi barocchi, è impreziosito da un timpano dal profilo curvilineo, interrotto nel mezzo per accogliere un medaglione in pietra di forma ellittica; in alto, in asse con il portale, si apre un’ampia finestra rettangolare con timpano mistilineo e motivo a conchiglia. Le ante lignee del portone d’accesso, risalenti al 1671, dopo il recente restauro sono state esposte all'interno della chiesa.

E’ il percorso,  quello attraverso  la scalinata ,l’ingresso nell’androne che da sul sagrato, attraverso il sagrato stesso e la porta della chiesa  che compie la statua della Madonna che scappa in piazza. Dopo la sua corsa dalla porta della chiesa di S. Filippo  all’arcata dell’acquedotto medioevale  dove l’attende la statua del Cristo risorto  per tutta la piazza la statua entra nella Chiesa di S, Chiara  dove  anticamente veniva sostituita  la base  leggera per la corsa con una base più pesante.  

La Chiesa subì danni dal terremoto  del  1706 e fu ricostruita  dall’ architetto bergamasco Pietro Fantoni (lo stesso artefice del rifacimento della chiesa della SS. Annunziata), che rispettò le volumetrie e l’articolazione spaziale del precedente fabbricato. Sul suo fianco destro si erge il campanile a pianta quadrata, che si sviluppa su quattro ordini; la parte superiore crollata nel 1587 è stata poi ricostruita.

La chiesa costituisce uno dei più significativi esempi di barocco in Abruzzo.Gli stucchi caratteristici di questo stile  ne adornano le pareti e le volte. La ristrutturazione settecentesca ,come abbiamo detto, a cura dell’architetto Fantoni, senza alterarne la volumetria, ma riproponendo il semplice impianto planimetrico a sala della chiesa originaria, con una misurata alternanza di pieni e di vuoti conferisce una nuova veste all’edificio .

Infatti   furono apportate modifiche  .Fu  sopraelevata l’area presbiteriale con l’inserimento di una cupola ellittica a profilo ribassato e  sui i muri perimetrali,  furono aperte due nicchie   per due altari  minori in raffinato commesso marmoreo di scuola pescolana. Le pareti sono scandite da paraste corinzie che sostengono un’alta trabeazione modanata, su cui imposta la copertura a botte lunettata. Sulle pareti laterali sono collocati sei coretti, in legno intagliato e dorato, destinati alle monache e per questo dotati di fitte grate che consentivano loro di partecipare alla liturgia nel rispetto del voto di clausura, essendo la chiesa aperta anche ai fedeli.

Dietro la facciata  è la  cantoria , costruita  nel corso del XVIII secolo. L’altare maggiore, risalente al 1735, circa trent’anni dopo si arricchì della pala con la Gloria di Santa Chiara, firmata da Sebastiano Conca (1679 – 1764), noto pittore di scuola napoletana attivo anche a Roma e a Torino. Il primo altare lungo il fianco destro è ornato da un olio su tela raffigurante una Natività, opera di incerta attribuzione, ma senza dubbio di grande pregio dato che fu stimata ben più della tela del Conca. Sotto l’altare successivo, dedicato a San Francesco d’Assisi, è collocato il corpo di Floresella, come ricorda una lapide in pietra: “qui giace il corpo / della Beata Floresella / fondatrice e dotatrice / di questo monastero di S. Chiara / Anno del Signore 1260”. Sul secondo altare a sinistra è posto lo Sposalizio della Vergine, olio su tela del sec. XVI del sulmonese Alessandro Salini. Sul primo altare di sinistra è una statua lignea raffigurante Sant’Antonio Abate, molto rimaneggiata e probabilmente da datare ad un periodo successivo. All’ingresso della chiesa, sul lato di destra, sotto la cantoria, è stato sistemato il portone in legno di rovere e pioppo, opera di un intagliatore locale, decorato ad intaglio con riquadri con raffigurazioni di santi e sante francescani entro cornici dal contorno variato, con in alto due stemmi a forte rilievo.

Dalla gradinata che prospetta sulla piazza (costruita nel 1714), attraverso un ampio portale settecentesco a tutto sesto, realizzato con conci di pietra sagomati, si accede ad un cortiletto selciato su cui affacciano la chiesa e i due portali di ingresso al convento e al parlatorio, che con le loro mostre rappresentano uno dei più raffinati e riusciti esempi di decorazione barocca.

Il Covento ,dal primitivo impianto planimetrico ad “L”, nel XVI secolo si passò con successive addizioni alla pianta quadrangolare attuale; un porticato - 1518 - circonda i lati settentrionale e occidentale del chiostro, mentre delle arcate sul lato orientale fanno ipotizzare la volontà di realizzare un porticato continuo sui quattro lati. Nel 1623 fu realizzato il parlatorio, collocato nella piazzetta antistante all’ingresso e consistente in un vasto ambiente comunicante, tramite una serie di aperture con grate, con l’interno della clausura. Prima di allora i parlatori si trovavano all’interno della chiesa. Il monastero di Santa Chiara raggiunse il suo massimo splendore nel corso del Settecento, quando furono completate le costruzioni sui tre lati del recinto della clausura e arricchiti gli interni con decorazioni barocche. Nel corso del XVIII secolo si provvide non solo a restaurare, ristrutturare e ricostruire ciò che era andato distrutto nel terremoto del 1706, ma anche a completare il complesso edilizio con l’aggiunta di altri locali. Intorno al 1837 si portarono a compimento gli ultimi ampliamenti, con l’aggiunta di nuovi fabbricati sul lato nord verso la piazza.

ll complesso rappresenta ancora, per l’organizzazione degli ambienti e le rigorose modalità di comunicazione con l’esterno, valida testimonianza della vita di clausura che vi si conduceva, nonostante le pesanti alterazioni attuate dopo la sua soppressione. Gli ambienti monastici del piano terra erano di servizio, legati all’organizzazione della vita claustrale: parlatorio, cappella interna, refettorio, cucina, dispensa, cantine e altro; il piano superiore ospitava, invece, l’educandato, il coro, il dormitorio. L’impianto originario di quest’ultimo, costituito da una serie di lunghi corridoi su cui si aprivano le stanzette delle religiose, è stato quasi completamente stravolto dai numerosi rifacimenti, tanto che solo di una piccola parte delle celle rimane traccia, nell’ala occidentale adiacente alla chiesa. Il monastero, chiuso nel 1918, alla morte dell’ultima clarissa che ancora vi dimorava, conserva, nei locali che furono del refettorio e in altri ambienti, affreschi del XV – XVI secolo; nell’ex-cappella molto interessante è il ciclo pittorico pertinente alla chiesa primitiva.

 

(1)    http://www.visit-sulmona.it/poi/294/chiesa-e-convento-di-santa-chiara/3#sthash.o8bj5D8l.dpbs

Eremo Rocca S. Stefano venerdì  28 agosto 2020

Nessun commento:

Posta un commento