venerdì 14 agosto 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO Dal grano Cappelli al pane di Maria

 Quel giorno Maria si alzò di buon mattino e, senza calzare i sandali per non svegliare Gesù e Giuseppe che ancora dormivano, a piedi nudi e di buona lena, si diede a sfaccendare per casa.

Riattizzò dalla cenere il fuoco, spalancò la finestra, andò ad attingere acqua al pozzo, poi pensò al pane per il giorno che cominciava.

Guardò nella madia e non trovò che un mucchietto di farina non più grande di un pugno. Per tre era poco ma doveva bastare.

Quella di fare il pane era per Maria una lieta fatica. Lo impastava con amore fino a renderlo una morbida pasta, ne faceva delle pagnottelle odorose e paffute, le portava al forno per farle dorare. La fragranza del pane quotidiano era per Lei una dolce preghiera di ringraziamento che saliva al cielo, anche quando, come in quel giorno, il pensiero di quell'unica pagnottella che doveva bastare per tutti Le pesava il cuore.

Posata la forma su un' assicella coperta di lino, prese una fascina sotto il braccio e andò al forno. Là incontrò altre donne con il pane da cuocere. L'infornata sarebbe stata una sola. Vedendo il poco che portava, una di loro Le chiese con aria sprezzante "Non siete più tre in famiglia Maria?"

"Fornaio" disse un'altra, "attento a quando caverete il pane dal forno! Fate in modo che qualcuno non allunghi le mani più del dovuto per fare crescere il poco che ha portato".Maria guardava fuori della bottega verso la sua casa lontana, sperando di vedere arrivare Gesù. Vedendola così distratta, la donna che aveva la forma più grande prese un coltello e con due colpi fece una croce sul pane di Maria.

"Così" disse alle altre "quando sarà cotto si potrà riconoscere quello che è nostro da quello d'altri". Il fornaio intanto mise a cuocere le forme.

"Il mio mettetelo nel cantuccio più caldo perché si rosoli bene" raccomandò una.

Le donne, aspettando, chiacchieravano, e il fornaio dava a tratti un'occhiata al forno per voltare il pane che cuoceva. "Ce n'è una che non smette di crescere" disse manovrando la pala di legno. E la donna che aveva fatto la croce sul pane pensava che quella forma non poteva essere che la sua. Il fornaio tornò a voltare il pane, sempre più stupito, sbottò: "C'è un pane che fiorisce come una rosa. Pare che si alzi in punta di piedi!".

E la donna superba pensò fra sè: "Eppure ho sempre adoperato lo stesso mucchio di farina degli altri giorni".

Quando il fornaio tolse le pagnotte, ecco cosa vide: quello segnato dalla croce sembrava moltiplicato in grandezza.

Da misera pasta era diventato il più grosso, il più dorato, il più odoroso.

Il segno tracciato dall'avarizia lo aveva fatto fiorire e crescere come per incanto...

C'erano lì delle donne e la notizia del prodigio si diffuse. Da quel giorno tutti cominciarono a portare il loro pane segnato da una croce e, ancora oggi, non si cuoce pane senza che non porti quel segno di croce come una piccola benedizione di Dio.

 

La Senatore Cappelli  è una cultivar di grano duro autunnale ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli - agli inizi del XX secolo presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia - per selezione genealogica della popolazione nord-africana “Jenah Rhetifah

Rilasciata nel 1915 la nuova varietà di frumento fu dedicata al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia, che, negli ultimi anni dell'Ottocento, assieme al fratello Antonio, aveva avviato le trasformazioni agrarie in Puglia e sostenuto lo Strampelli nella sua attività, mettendogli a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse.

Il frumento Cappelli, nonostante fosse alto (circa 150-160 cm), tardivo e suscettibile alle ruggini ed all'allettamento, ebbe grande successo grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola. L'introduzione di questa cultivar determinò l'aumento delle rese medie da 0,9 t/ha del 1920, ottenute con le vecchie varietà locali, ossia ecotipi caratterizzati da elevata taglia accentuata tardività, alto indice di accestimento totale, con i difetti che ne conseguono (suscettibilità all'allettamento ed alla stretta), ad 1,2 t/ha alla fine degli anni '30. Nel trentennio dagli anni ’20 agli anni ’50, fino al 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli,,che si diffuse in seguito anche in altri paesi del Mediterraneo.

Il Cappelli è ancora coltivato dopo quasi un secolo, in particolare nel meridione d'Italia (Basilicata, Puglia, Sardegna), per la produzione di pasta di qualità superiore pane e pizza biologici, nicchia questa per la quale si va sviluppando un mercato interessante. Dagli inizi del secolo scorso fino agli anni '60 il Senatore Cappelli ha rappresentato la base del miglioramento genetico del frumento duro ed è infatti presente nel patrimonio genetico di quasi tutte le cultivar di grano duro oggi coltivate in Italia e di numerose altre a livello internazionale

Le modeste densità di semina, la limitata fertilità del terreno ed il basso consumo di fertilizzanti contribuirono per lungo tempo ad alleviare il problema dell’allettamento associato all’elevata statura di questa cultivar. Dopo la II Guerra Mondiale, la possibilità di produrre concimi azotati a basso costo ha stimolato la costituzione di varietà in grado di valorizzare la somministrazione di quantità crescenti di azoto. Inoltre, l'accresciuta disponibilità degli erbicidi ha permesso di ovviare alla minore competitività delle piante basse nei confronti delle infestanti. Negli anni successivi (dal 1950 al 1960), il miglioramento genetico fu dunque orientato soprattutto alla riduzione della taglia ed all'aumento della precocità, con attenzione alle caratteristiche qualitative della granella.

Furono Capeiti 8 e Patrizio 6 a segnare l’inizio del declino del Cappelli, dopo decenni di dominio incontrastato. Queste due cultivar erano infatti più produttive, precoci (di 10-15 giorni rispetto al Cappelli) e resistenti all’allettamento, anche se con peggiori qualità molitoria e pastificatoria. In seguito, cultivar di taglia sempre più ridotta ottenute attraverso incroci interspecifici, uso della mutagenesi ed introgressione dei geni Rht[ sostituiranno definitivamente il Senatore Cappelli[. Così, via via, si affermano l'Appulo, cultivar dei gruppi “Val” (Valgerardo, Valnova, Valselva, Valriccardo) e “Castel” (Castelporziano, Castelfusano, Casteldelmonte e Castelnuovo) e il mitico Creso[, il Simeto, l'Iride, il Claudio ed altri.

 

L’Italia è autosufficiente in grano duro al 70%, dunque è probabile che almeno metà della pasta che consumiamo rechi tracce del DNA di quel frumento nord-africano che attraversò lo Stretto di Sicilia agli inizi del secolo scorso.

l frumento Senatore Cappelli (Triticum durum) è una varietà antica di grano duro moderno. Il nome è in onore del senatore abruzzese Raffaele Cappelli, sulle cui terre il genetista agrario Nazareno Strampelli, nei primi anni del ‘900, effettuò delle semine sperimentali, incrociando per selezione genealogica diversi grani duri, al fine di ottenere varietà più produttive e resistenti alle malattie.

 

Definito “razza eletta” negli anni ’30 - ’40, il grano duro Senatore Cappelli è stato per decenni la coltivazione più diffusa del meridione, soprattutto in Basilicata e Puglia; successivamente, però, data la sua scarsa resa quantitativa, il grano Cappelli è stato a sua volta sostituito da piantagioni più produttive. A partire dagli anni ‘80, infatti, un gruppo di ricercatori iniziò ad irradiare il Grano Cappelli con raggi gamma, provocando inevitabili mutazioni genetiche: in particolare il grano è stato “nanizzato” in modo che le spighe non crescessero tanto in altezza, ottenendo così la varietà “Creso”, che ancora oggi , assieme alle sue discendenze, costituisce la maggior parte della produzione di grano mondiale.

 Il grano Senatore Cappelli è ormai coltivato da poche aziende agricole esclusivamente secondo il metodo biologico, in zone collinari e incontaminate di Marche, Puglia e Basilicata. È un frumento duro, dotato di ariste (i filamenti che si notano nelle graminacee) scure e ben evidenti. La pianta ha un’altezza di oltre 1.80 m, superiore a quella del grano comune, ed è per questo a rischio di allettamento (il fusto con pioggia e vento tende a piegarsi rendendo più difficili le operazioni di raccolta).

Rappresenta una raffinata e squisita alternativa per la preparazione di tutti i prodotti a base di grano tradizionale: pane, pasta e pizza.

TabFarinaSenCappelli E’ considerata una varietà antica pregiata, in quanto non ha subito le alterazioni delle moderne tecniche di manipolazione genetica, preservandosi inalterata nel tempo, a tutto vantaggio del sapore e del contenuto nutrizionale: anche per questo gli esperti attribuiscono al Senatore Cappelli una elevata tollerabilità. Attualmente Baule Volante può proporre numerosi prodotti creati con questo grano duro italiano: dalla farina in confezione da 500g, ottima per i dolci, torte salate e per la pizza, all’eccellente pasta trafilata al bronzo ed essiccata a bassa temperatura nei formati maccheroni, mezze penne e spaghetti.

 

Poi sono state recentemente lanciate le gustose Schiacciatine senza lievito Senatore Cappelli e anche le tipiche Friselle pugliesi, che vanno ad arricchire l’apprezzata linea dei prodotti della tradizione regionale italiana.

Baule Volante sta inoltre formulando nuovi prodotti da forno, a breve disponibili, con l’impiego di questa pregiato grano.

(Fonte : Baule Volante  Impresa per  prodotti biologici agro alimentari ed altro  http://baulevolante.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1&Itemid=4)

 

Eremo Rocca S. Stefano  venerdì 14 agosto 2020

 

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