Dopo la pubblicazione dell’Antologia della festa della
poesia “Primavera vien danzado “dell’Edizi9oni
Daimon di L’Aquila, evento che non si è
potuto tenere dal vivo a causa dei problemi
scaturiti dalla pandemia di coronavirus
e dopo aver tenuto appunto “ compagnia”
a quanti seguono le iniziative della
Compagnia durante la quarantena
con video e testi, sabato 12 luglio è stato il momento giusto e atteso per rivedersi e potersi
riabbracciare (con le giuste modalità) . E’ stata data vita alla terza edizione
di “Poeti per la natura “ che ogni anno si celebra nel’aia dell’Hotel Grazia di
Otello di Carlo a Rocca S. Stefano di
Tornimparte. L’atteso momento ha regalato ancora la Poesia al pubblico della Compagnia .
Un doppio evento addirittura : il recital
dei poeti della Compagnia e la presentazione della silloge di Daniele Funaro “l’ennesimo angolo edita da Daimon Edizioni L’Aquila, nel
contesto appunto dell’aia dell’Hotel
Grazia di
Rocca Santo Stefano (Tornimparte)
Sono stati letti componimenti a tema naturale e bucolico, scritti dai membri della compagine poetica : Valter Marcone e Alessandra Prospero (coordinatori della Compagnia), Giuliana Cicchetti Navarra, Tonino Frattale, Tiziana Iemmolo, Federico Del Monaco, Emanuela Gentilini, Paride Duronio, Franca Mucciante, Selene Luise, Michela Di Gregorio Zitella, Cojocaru Violeta, Vera Barbonetti, Claudio Spinosa, Laura Tommarello, Lucia Orneto, Luigi Tiberi, Guido Tracanna.
Subito dopo il reading è seguita la prima presentazione del libro del poeta Daniele Funaro, L’ennesimo angolo, edito dalla Daimon Edizioni dell’Aquila.Le letture durante questa presentazione sono state a cura di Federico Del Monaco.
Io ho letto queste due mie poesie :
***
E poi svegliarmi un giorno,
un giorno di luglio come questo,
un giorno di luglio delicato di sole al tramonto…
è stare qui con voi
come in una pavana, come in un lento
valzer ,come in un canto d’arance al mattino.
Ecco che cosa è stare ora qui .
Primavera era a un passo, ci colmava
d’azzurro e di riverberi,
ma fummo costretti a non vederci .
Per dire che ancora
tremo di quell’assenza
ora parlo di qualsiasi cosa e,
senz’altro,
faccio come se non sentissi
questo disastro
che mi arma dentro.
Non posso scrivere una poesia così .
È come far buchi nella lingua per trovare
le parole, mostrargli che la mia
non è che stanchezza;
io ci provo ogni giorno
in una casa grande e assolata ,
lontano da una città desolata
dove sonni scombinati, stanchezze senza sospiri,
gatti increduli e baci insapori
sono fatti apposta
perchè tutto coincida con se stesso.
Così cerco me stesso qui
ed è trovare e ritrovare acqua e vento,
sole e pioggia, campi ed erba
tutto dentro un verso
quello che devo ancora
scrivere .
***
Mi soccorse la parola, la
sola ombra
che ha sangue e carne,
mi ha dato la pietà che occorre
per ricordare quello che accadde allora
e per scrivere ora .
Mi domandavo quale è la distanza
tra me e la pietra,
tra me e il noce di fronte alla finestra
su cui canta il cielo
cieco di arse pupille?
Si poteva essere oltre la morte,
oltre il dilaniarsi degli eventi:
io ero appena una parola,
un indizio di vita, una cicala sbandata
ch’è stata scambiata per formica.
Così è passato un corto
o lungo lock down
dove sono stato capace
di partire e ritornare
come un mare caparbio
sulla mia sabbia,
dentro una brezza di terra,
oltre l’orizzonte,
oltre il pianto
oltre la solitudine ,
lo stallo di foglia cadente,
e per questo ho una parola sola:
io la canto,
io la ballo,
io la dono .
Eremo Rocca S.
Stefano mercoledì 5 agosto 2020

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