A partire dall'XI secolo, grazie anche all'avvento delle Crociate che
consentirono l'arrivo di nuove merci dall'Oriente, il Medioevo conobbe un
notevole sviluppo del commercio in Europa, strettamente correlato anche alla
ripresa demografica dell'epoca. Prima conseguenza di questo cambiamento fu la
fiera, che nacque dal mercato locale dove l'economia demaniale smaltiva i suoi
surplus e dove si potevano trovare probabilmente alcuni prodotti artigianali.
Alcuni di questi mercati diventarono luoghi di incontri temporanei, con cadenza
prefissata, per le carovane di mercanti. Un ciclo di fiere nella stessa regione
aveva come naturale conseguenza quella di garantire affari quasi continui: ad
esempio in Fiandra, per la lana ed i panni, o le famose fiere delle Champagne
(Troyes, Provins, Lagny e Bar-sur-Aube), dove si ritrovavano i mercanti
principali da tutto il continente.
Ogni fiera poteva protrarsi per diverse settimane: i mercanti
necessitavano di circa otto giorni per disimballare la mercanzia e noleggiare
le bancarelle. Le vendite duravano diversi giorni e infine, nell'ultima
settimana e mezzo, si pensava ai pagamenti. Non è difficile immaginare una
tipica fiera del mercato medievale: tende, botteghe volanti, bancarelle
stabili, aperte per la circostanza, si trovavano un po' dappertutto, finendo
per disegnare dei veri e propri percorsi. La distribuzione si faceva in base ai
prodotti venduti: venditori di arnesi, falci, falcetti, accette e scuri da una
parte; mercanti di generi alimentari dall'altra; poi, venditori di stoffe di lana,
di stoffe di tela, di drappi d'oro e di seta da un'altra parte ancora; infine,
i più importanti, gli specializzati in pellami, cuoio o pellicce, i grandi
pellettieri che vestivano ricchi e nobili, i pergamenisti che vendevano agli
studenti e ai chierici, i conciatori, i sellai, i calzolai e così via. Gli
affari erano d'oro soprattutto per le taverne ambulanti, delle tende sotto cui
si spacciavano bibite e anche i banchi dei ricchi prestatori.
Organizzare una fiera non era tuttavia semplice: prima di tutto,
si doveva essere in grado di offrire protezione a coloro che partecipavano con
le loro mercanzie e ricchezze, concedendogli un salvacondotto. In secondo
luogo, bisognava offrire degli alloggi: in alcune città sorsero veri e propri
quartieri destinati a ospitare periodicamente i mercanti in arrivo.Era inoltre
fondamentale garantire la sicurezza dei mercanti all'interno delle fiere
stesse: questo compito veniva affidato a delle guardie, che ebbero, in alcuni
periodi, una funzione di giurisdizione contenziosa, mentre in altri no. Ultimo
problema non meno importante degli altri, era quello relativo ai pagamenti, che
non venivano regolati immediatamente. Dopo le vendite, avevano infatti luogo
delle compensazioni, una sorta di verifica dei conti: chi aveva venduto di più
rispetto a ciò che era stato acquistato, riscuoteva la differenza. Al
contrario, la sborsava. Ma la fama delle fiere delle Champagne era tale che
molte delle obbligazioni emesse in tutto l'occidente erano stipulate come
pagabili in quelle fiere.
Infine, all'interno di una fiera si utilizzavano ovviamente tutte le monete possibili, il che richiedeva una massiccia attività di cambiavalute, oltre alla costante determinazione dei corsi e dei tassi. Grandi maestri in tal senso furono senesi, fiorentini, veneziani e genovesi, le cui tecniche avanzate venivano apprese e assimilate per essere poi diffuse in altri luoghi dell'occidente.
Fonte : http://historiemedievali.blogspot.com/2017/11/le-fiere-nel-medioevo.html
Eremo Rocca S.Stefano
martedì 4 agosto 2020
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