venerdì 21 agosto 2020

AUTODAFE’ : Un giorno farò lo scrittore o avrei voluto fare lo scrittore

 La domanda non è come mai un giorno un pubblico ministero abbia deciso di fare lo scrittore . La domanda è piuttosto , come mai un ragazzino che da grande voleva fare lo scrittore  si sia trovato invece a fare il magistrato , e per molti anni , fino ad un’età  ampiamente adulta, non abbia scritto un solo rigo. La risposta – o almeno una delle risposte – è: paura  Paura di provarci davvero e scoprire di non essere capace . Per via di quella paura – ho cercato e naturalmente rovato – ogni sorta di espedienti e diversivi  per rinviare il momento della verità E in un certo senso anche fare il magistrato- un lavoro che mi è piaciuto  e che ho amato tantissimo – è stato una specie di gigantesco diversivo. Poi dai diversivi sono passato  a manovre di avvicinamento.[…]

C’è un momento che probabilmente segnò una svolta decisiva : dopo due libri editi con Giuffrè, lo stesso editore mi aveva chiesto di scrivere  un manuale pratico che illustrasse  l’applicazione di moduli psicologici  e retorici  all’indagine e  al processo penale. Dopo aver prodotto faticosamente una sessantina di pagine  mi resi conto che non avevo  davvero voglia di scrivere quel libro.  Mi chiesi :” E’ davvero questo che vuoi fare ?” Mi risposi che in realtà avevo voglia di fare altro  e forse si stava avvicinando il momento in cui  non avrei potuto ulteriormente rinviare.  Ricordo con precisione di aver percepito che stavo per passare  dalla fase della vita in cui si dice :” un giorno farò lo scrittore  , alla fase in cui si dice :” Avrei voluto fare lo scrittore” . Come tutte le percezioni che hanno  a che fare con il trascorrere  irrimediabile del tempo ,non fu una sensazione  piacevole. Sei mesi dopo  cominciai a scrivere quello che sarebbe diventato  il mio primo romanzo. Intendiamoci . Ci avevo provato tante volte prima . Ogni due tre anni mi veniva un’idea per una storia , costruivo uno schema , prendevo appunti, leggevo manuali  di scrittura creativa per darmi coraggio.  Poi buttavo giù tre o quattro pagine , mi accorgevo che non erano buone  - non sono mai buone le prime pagine ma allora non conoscevo il meccanismo – pensavo che il momento non era arrivato e smettevo.  

Poi accadde una cosa che per me è tuttora inspiegabile.  Il 5 o il 6 settembre del 2000 cominciai a scrivere , continuai a farlo per nove mesi , tutti i giorni,  e il 5 o il 6 di maggio  dell’anno dopo il romanzo era finito.

Quel romanzo -  che si sarebbe intitolato “Testimone inconsapevole” – è stato scritto con una determinazione e, direi,  una sorta di misteriosa sicurezza  che non ho mai più ritrovato  scrivendo gli altri libri.  Mi chiudevo in mansarda tutte le sere , di ritorno dall’ufficio e dicevo : “ Vado a lavorare”. Che per un non scrittore quale io ero  è un’affermazione quanto meno bizzarra.

Quel libro è stato scritto con una tecnica cinematografica , e anche questo è un dato interessante, credo.  Allude ad una consapevolezza tecnica  del tutto assurda per uno che non aveva mai scritto  non dico un romanzo ma nemmeno un racconto.  Quando parlo di tecnica cinematografica intendo dire  che scrivevo parti del romanzo come se girassi  scene di un film, senza  quasi nessuna relazione  con la sequenza finale della storia. Alla fine come si fa per i film , ho effettuato il montaggio e il romanzo  ha preso la sua forma finale , come per una sorta di magia . E’ un metodo che continuo ad utilizzare , ma non mi è mai più accaduto di  praticarlo con la stessa  lucida consapevolezza della prima volta.

 

(Testo raccolto da Stefano Salis  e pubblicato in forma di articolo sul Sole 24 Ore del 21 marzo 2010. Si tratta  della lezione magistrale tenuta  dallo scrittore barese  Gianrico Carofiglio  nel corso del Festival Libri Come tenutosi a Roma nell’Auditorium dal 25 al 28 marzo 2010  ideato da Marino Sinibaldi  e organizzato dalla  Fondazione  Musica per Roma   e articolato nelle sezioni  Scrivere come, Pubblicare come. Leggere come .

Il romanzo di cui parla Carofiglio è alla 53^ edizione  e insieme al secondo e terzo romanzo ha venduto  oltre 1,6 milioni di copie.

Sellerio  a gennaio del 2010 ha pubblicato  Le perfezioni provvisorie .)

Eremo Rocca S. Stefano venerd' 21 agosto 2020 

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