venerdì 14 agosto 2020

STORIA E STORIE DI VIOLENZA : La battaglia navale di Salamina

 




Salamina - Guerre greco-persiane, 480 a.C.

 

La battaglia di Salamina fu uno scontro navale che si svolse probabilmente il 23 settembre del 480 a.C., in piena seconda guerra persiana, che vide contrapposti la lega panellenica, comandata da Temistocle ed Euribiade, e l'impero achemenide, comandato invece da Serse I di Persia. Lo stretto tra la polis di Atene e l'isola di Salamina, sita nell'attuale golfo Saronico, fu il teatro dello scontro.

Eschilo in I Persiani  testimonia così la crudezza della battaglia  : “E un alto grido suonar s'udiva insieme: «O figli d'Èllade, movete, orsù, liberate la patria, le spose, i figli liberate, e Vare dei Numi patri, e l'arche dei nostri avoli!». Surse di contro, dalle file nostre, un rumorio di persiani accenti: né d'indugi era tempo: già la nave alla nave battea col bronzeo rostro. Fu d'un navile ellèno il primo cozzo, e sfracellò d'un legno di Fenicia tutti gli aplustri; e nave contro nave chi qua chi là dirigono le prore.La gran fiumana dell'armata persa resse da pria. Ma poi che la caterva dei legni nello stretto era stipata, né luogo avea reciproco soccorso, anzi l'un l'altro con i bronzei rostri si percoteano, gli ordini dei remi franti furono tutti; e i legni ellèni accortamente l'investiano in giro.
Rovesce andaron le carene: sotto i frantumi dei legni, e sotto i corpi insanguinati, scompariva il mare, spiaggia e scogli eran colmi di cadaveri; e quante navi avean le schiere barbare, facean forza di remi, a sconcia fuga.
Ma, come tonni, o come pesci in rete già stretti, gli altri con troncon' di remi, con le schegge e i frantumi, li colpivano, li sbranavano: e gemiti di morte e trionfal clamore empieano il pelago, sin che li ascose de la notte il volto.
Ma dir non ti potrei tutta la piena delle sciagure, pur se il mio racconto durasse dieci anni continui. Sappi bene questo, però: che si gran numero d'uomini in un sol di mai non fu spento.”

La battaglia di Salamina  si combattè durante la seconda guerra persiana Con il termine guerre persiane si definisce la serie di conflitti combattuti tra le poleis greche e l'Impero persiano, iniziati intorno al 499 a.C. e continuati a più riprese fino al 479 a.C.  Alla fine del VI secolo a.C., Dario I, denominato il "re dei re" dei Persiani, regnava su un impero immenso che si estendeva dall'India alle sponde orientali dell'Europa (nello specifico le zone orientali della Tracia). Nel 546 a.C. infatti, il suo predecessore Ciro il Grande, fondatore dell'impero, aveva sconfitto il re della Lidia, Creso, e i suoi territori, comprendenti le colonie greche della Ionia, furono incorporati all'Impero achemenide. Le città-stato ancora governate da sistemi tirannici condussero ognuna per proprio conto l'annessione all'Impero persiano, la sola Mileto riuscì a imporre le proprie pretese. Questa situazione di frammentazione aveva comportato la perdita definitiva da parte delle colonie di ogni indipendenza (prima godevano comunque di ampie autonomie) e una drastica riduzione della loro importanza commerciale, a causa del controllo totale che i Persiani esercitavano sugli stretti di accesso al Mar Nero.

Dopo la sconfitta in questa battaglia navale di Salamina, perduta la flotta, fulcro nevralgico  e vitale  della sua armata , Serse ritornò in Asia con la gran parte dei soldati rimanenti e concesse a Mardonio di scegliere alcune unità per portare a termine la conquista della Grecia: quanti passarono sotto il suo comando vennero tuttavia sconfitti l'anno successivo durante la battaglia di Platea, quasi contemporanea alla battaglia di Micale che si svolse in Asia. Dopo questa guerra i Persiani rinunciarono a qualsiasi altro tentativo di conquistare l'entroterra greco: si può dire che gli scontri di Salamina e Platea segnarono il punto di svolta nel contesto degli scontri tra Greci e Persiani, dato che da allora i Greci cominciarono una politica aggressiva nei confronti degli avversari che ebbe l'apice della propria pericolosità con la battaglia dell'Eurimedonte.

Un gran numero di storici ritiene che una eventuale vittoria persiana avrebbe ostacolato lo sviluppo della civiltà greca e in senso più esteso di quella occidentale, affermando quindi che questa battaglia sia stata una delle più importanti di tutti i tempi

Nella battaglia di Salamina si fronteggiarono due avversari  Temistocle e Serse  I .

Temistocle (530 a.C. ca - 461 a.C.)

Temistocle 

Temistocle nacque ad Atene tra il 530 e il 520 a.C., da una famiglia nobile. Nell'anno 493-492 fu eletto arconte per opera della parte democratica, espressione dei gruppi imprenditoriali marittimi, preoccupati dalla repressione persiana della rivolta ionica, e subito trasformò il Pireo nel porto militare di Atene, nonostante l'opposizione dei proprietari fondiari, avversi all'allargamento dei commerci.
Temistocle riuscì a liberarsi - mandandoli in esilio - dei suoi principali oppositori: Milziade e soprattutto Aristide, uomo di fiducia degli Alcmeonidi, famoso per la sua probità (per la quale venne denominato il Giusto) e per il ruolo - forse ingrandito dalla leggenda - avuto nella battaglia di Maratona (490). Nel 486 Temistocle ottenne che le rendite delle miniere del Laurio venissero impiegate nella costruzione di navi (483-482): così la flotta ateniese crebbe di 100 triremi. Mentre si preparava la spedizione di Serse contro la Grecia, Temistocle costituì una lega difensiva di tutte le città, eccetto Argo, superando gravi difficoltà, fra cui l'ostilità del santuario di Delfi. Nel 481 fu messo alla testa delle forze ateniesi. Dopo la disfatta delle Termopili, la flotta venne ritirata nel golfo Saronico, mentre Atene era evacuata e la popolazione traghettata a Salamina.

Temistocle si oppose al progetto di trasferire la flotta sulle coste del Peloponneso e, secondo la tradizione, avvisò segretamente Serse di quel progetto, per convincerlo a dare battaglia di fronte a Salamina. La battaglia avvenuta nel settembre del 480 fu una vittoria decisiva.
Nel 479 Temistocle si occupò della ricostruzione di Atene, in particolare delle mura e della fortificazione del Pireo. In seguito tentò di suscitare una rivoluzione democratica nel Peloponneso; ma nel 471, messo in minoranza, venne esiliato.
Dall'esilio continuò la sua azione politica, e forse considerò possibile un accostamento alla Persia, venendo così accomunato allo spartano Pausania nell'accusa di «medismo»; condannato a morte dall'assemblea panellenica riunita a Lacedemone, venne accolto da Artaserse, successore di Serse, e mandato a vivere a Magnesia, dove morì nel 461.

Serse I (519 a.C. ca - 465 a.C.)

Serse  I

Successore di Dario I fu il figlio Serse I, che per prima cosa represse con durezza le rivolte scoppiate in Egitto e a Babilonia (484).
Alla ripresa delle ostilità con la Grecia Serse si mosse con attenzione e con un imponente spiegamento di forze. Per evitare che si ripetesse il disastro del 490, il nuovo sovrano fece scavare un canale a nord del monte Athos e fece costruire un ponte sullo Strimone; aspettò quindi che tutto il suo esercito si raccogliesse, poi, nel 481, scese a Sardi, dove passò l'inverno. Si dice che il carattere di Serse fosse semplicemente odioso. A questo proposito si raccontano i seguenti episodi. Poiché il suo ospite di Sardi lo pregava che gli fosse concesso di tenersi a casa il primogenito dei suoi cinque figli, Serse fece tagliare in due il giovanotto e ci fece passare in mezzo il suo esercito. Successivamente fece costruire due ponti che unissero l'Europa all'Asia: ma quando questi furono distrutti da una tempesta, egli fece impiccare i suoi ingegneri. Fece costruire quindi un ponte di barche sull'Ellesponto e sempre a suon di frusta mandò avanti i suoi reggimenti atterriti dall'attraversamento.

La battaglia navale di Salamina la conosciamo per il racconto di Erodoto (1)) nella sua opera Le  Storie e per il resoconto che ne fece il poeta Eschilo nella tragedia I Persiani.

Secondo Erodoto, Serse mise insieme un esercito formato da milioni di uomini; storici contemporanei quali Hanson stimano a due o tre centinaia di migliaia di soldati la forza messa assieme da Serse, mentre le stime di Delbruck, per solito accurate, fanno ammontare il numero totale dei combattenti a disposizione del gran re ad un massimo di 75.000 uomini. Crediamo che una stima accettabile delle forze persiane possa arrivare attorno ai 200.000 combattenti, molti dei quali comunque servivano sulla flotta d'accompagnamento formata da almeno 800 triremi oltre alle navi ausiliarie e da trasporto.

Si trattava comunque di una forza molto considerevole, in particolare per le capacità degli eserciti dell'epoca e, in ogni caso, decisamente superiore a quella che gli Elleni erano, nella migliore delle ipotesi, in grado di mettere in campo: circa 10.000 opliti per Sparta, tra i 7.000 e gli 8.000 per Atene, molti meno dalle città più piccole; la sola nota di ottimismo per i Greci veniva dalla grande flotta messa assieme dal lavoro di Temistocle che, come abbiamo detto, aveva dotato Atene di una consistente marina militare.

posizione delle flotte alla vigilia dello scontro

I Persiani - secondo le valutazioni più accreditate era il 23 di settembre - si schierarono con la flotta divisa in tre squadre: a destra, presso la riva attica, le navi fenice di Sidone, Tiro e Arad, sotto il comando del persiano Megabazo; a sinistra, dalla parte di Salamina, le triremi di Caria, Ionia e Ponto al comando di Ariabigne; mentre le navi di Licia, Cilicia e il resto della squadra egizia occupavano il centro sotto il comando del fratellastro del re Achmene.

 movimento delle flotte

I Greci facevano fronte con Euribiade sulla destra al comando delle navi lacedemoni e corinzie; Temistocle comandava il resto della flotta, con al centro i vascelli di Megara e Calcis e sulla sinistra, verso la riva dell'Attica, il contingente omogeneo delle triremi ateniesi.
Mentre i Persiani, che cercando di forzare lo stretto si erano trovati in un vero e proprio imbottigliamento, cercavano di recuperare un minimo di allineamento, le due ali greche si gettarono sul nemico colpendo duramente le triremi del gran re.
Nello stretto spazio a disposizione, affollato da centinaia di navi, gli esperti equipaggi al servizio dei Persiani non furono in grado di mettere a frutto il loro superiore addestramento e le loro maggiori qualità nautiche.

Attacco della flotta greca

Nella grande confusione un gran numero di navi persiane finirono per essere speronate e, una volta a distanza ravvicinata, i contingenti di opliti imbarcati sulle triremi  (2)  elleniche si rivelarono un'arma assolutamente vincente. I soldati persiani, stimolati anche dalla presenza del loro re, combattevano bene, ma la situazione tattica era assolutamente favorevole ai Greci; sempre più imbottigliate, incapaci di manovrare, le triremi persiane una ad una cadevano sotto i colpi degli speroni greci o, se abbordate, subivano l'attacco della fanteria pesante imbarcata.

la flotta persiana viene imbottigliata

Le perdite furono molto alte: circa 200 triremi persiane affondate, mentre i Greci lamentarono la perdita di soli 42 vascelli. Il braccio di mare era ormai ricoperto di rottami galleggianti tra cui cercavano scampo i superstiti degli equipaggi persiani. Gli Ateniesi, resi furiosi dalla distruzione della loro città, si distinsero nella lotta non concedendo quartiere nemmeno ai marinai persiani che cercavano scampo tra i relitti. In breve tempo la battaglia si trasformò in una carneficina, e solo poche delle navi persiane impegnate riuscirono a trovare scampo nella fuga. Serse non rimase a vedere fino in fondo la propria sconfitta, una volta divenuto chiaro che l'esito dello scontro sarebbe stato disastroso per la propria flotta lasciò il suo trono in collina e rientrò, forse già meditando il suo ritorno in patria, al campo persiano. Nella prima grande battaglia navale della storia il genio tattico e l'acume politico di Temistocle avevano assicurato alla coalizione ellenica una vittoria davvero decisiva; privata dell'appoggio della flotta e in continua crisi di rifornimenti la sorte dell'invasione persiana era ormai segnata.

 

(1) Erodoto nato nell'anno 484 a.C. ad Alicarnasso e quindi coevo di Serse e della sua spedizione. Scrisse la sua opera Storie (στορίαι, Historiai) in un arco di tempo compreso approssimativamente tra il 440 e il 430 a.C., cercando di identificare le origini delle Guerre Persiane, allora considerate un evento relativamente recente, essendosi queste concluse in modo definitivo solo nel 450 a.C.. L'approccio che Erodoto ha nel narrare tali avvenimenti non è paragonabile con quello dei moderni storici, dato che utilizza uno stile romanzesco: tuttavia, è possibile identificarlo come il fondatore del metodo storico moderno, perlomeno per quanto concerne la società occidentale. Infatti, come disse Tom Holland, "per la prima volta, un cronista si mise a rintracciare le origini di un conflitto non appartenente a un tempo così passato da poter essere detto fantasioso, non per volontà o per desiderio di qualche divinità, non per la pretesa di un popolo di prevedere il destino, ma mediante spiegazioni che avrebbe potuto verificare personalmente." Alcuni storici antichi successivi a Erodoto, pur avendo seguito le orme lasciate dal celebre storico, cominciarono a criticare il suo operato: il primo di questi fu Tucidide, che definì i suoi testi come quelle di un poeta che "nell'esaltazione del canto amplia ogni particolare facendolo prezioso" e di un cronista dedito "più al diletto dell'ascolto, che a severa indagine della verità".Tuttavia, Tucidide scelse di cominciare le proprie ricerche storiografiche laddove Erodoto aveva terminato, ossia a partire dall'assedio della polis di Sesto, ritenendo evidentemente che il suo predecessore avesse svolto un lavoro non bisognoso di revisione o di riscrittura. Pure Plutarco criticò l'operato di Erodoto nella sua opera Sulla malignità di Erodoto, descrivendo lo storico greco come vicino ai barbari: questa osservazione permette però di comprendere e apprezzare il tentativo di imparzialità storica promosso da Erodoto, che non si schierò eccessivamente dalla parte degli opliti ellenici.

Ulteriori critiche a Erodoto vennero mosse nel panorama culturale dell'Europa rinascimentale, a dispetto delle quali i suoi scritti rimasero però molto letti. Tuttavia, Erodoto venne riabilitato e riprese a essere ritenuto affidabile durante il XIX secolo, quando ritrovamenti archeologici confermarono la sua versione degli eventi. L'opinione oggi prevalente in relazione all'operato di Erodoto è quella che lo legge come un lavoro sì notevole sotto il profilo storico, ma meno affidabile per quanto concerne l'esattezza delle date e la quantificazione dei contingenti stanziati per i vari scontri.[52] Tuttavia, vi sono ancora alcuni storici che ritengono il lavoro compiuto dallo storico greco come non affidabile, frutto di elaborazioni personali  Cercando di fornire un giudizio globale, è difficile negare che la sua ingenuità, a tratti vicina all'acriticità, l'inesperienza tattica, politica e strategica, e le digressioni su argomenti secondari siano difetti che ben giustificano il disprezzo in cui si imbatté nelle epoche successive. Tuttavia, bisogna tenere conto di questi elementi (che, combinati con la raccolta sostanziosa di fonti, lo collocano tra l'orale tradizione omerica e quella analitica di Tucidide) inquadrandoli nel contesto intellettuale e letterario a lui contemporaneo. Inevitabile fu la fusione tra il mitico e lo scientifico in un'epoca in cui i due generi non erano ancora sufficientemente distinti e in cui, per di più, l'astrazione nello scritto era al suo stadio primitivo. Per far fronte a questa necessità di concretizzazione (per le strategie politiche e militari) ricorse quindi ai dialoghi, che potrebbero essere tanto inventati, quanto frammenti tramandati per via orale.Un altro storico che scrisse in relazione a questi combattimenti è stato Diodoro Siculo, storico siciliano in attività durante il I secolo a.C. e noto in particolar modo per la sua opera di storia universale nota come Bibliotheca historica, nella quale trattò tale tematica appoggiandosi agli studi già compiuti dallo storico greco Eforo di Cuma. Gli scritti provenienti da tale fonte non si discostano dai dati forniti da Erodoto.[55] Anche altri autori toccarono questa tematica nei loro scritti, pur non approfondendola e senza fornire resoconti numerici: Plutarco, Ctesia di Cnido e il drammaturgo Eschilo che fu presente in questa battaglia. Anche reperti archeologici, inclusa la Colonna serpentina, confermano le affermazioni di Erodoto.

(2) La trireme .Nave di linea classica dell'epoca remiera, la trireme o triere ebbe origini molto antiche; si ritiene che sia lo sviluppo, pare invenzione dei Corinzi, della nave a due ordini cui era stato aggiunta una piattaforma fuori bordo per appoggiare il terzo ordine di remi, e si affermò particolarmente nelle marine greca e romana. Fu caratterizzata dai tre ordini di remi sovrapposti. Aveva, in genere, un albero con vela quadra, ma talvolta anche due e, più raramente, un bompresso (in Grecia). Ai lati della poppa stavano due remi-timone e, a poppa estrema, un padiglione per gli ufficiali. Tutte le navi da guerra impegnate nella battaglia di Salamina erano navi di questo tipo. La principale arma della trireme era uno sperone in quercia posto a prua, sul prolungamento della chiglia, talvolta laminato di bronzo.

Sino al sec. V le flotte da guerra erano formate da navi a 50 remi, 25 per lato, pentecontori, possedute in piccolo numero di unità, poco veloci e poco manovrabili. Prima di Temistocle, anche dopo l'introduzione della trireme, 40 unità furono il massimo degli effettivi delle flotte messe assieme dai maggiori centri navali, come Samo. La trireme, sino all'introduzione della quinquereme nelle marine ellenistiche, rimase la nave da guerra greca tipica, unica e costante. Lo scafo era leggero, senza ponte, più sottile delle navi mercantili, e di media era lungo 35-40 metri e largo soltanto da 6 a 7 metri. La prora era molto alta, curvata a forma di falce, con una testa di ariete o altro simile oggetto in bronzo. Ai due lati della prora venivano dipinti due enormi occhi allo scopo di tenere lontana la malasorte.
Durante la guerra del Peloponneso la prora venne rinforzata con una trave perpendicolare all'asse longitudinale dello scafo, che andava da lato a lato e fuoriusciva, in modo da proteggere le scalmiere sporgenti della parte prodiera in relazione alla tattica navale del tempo. I banchi dei rematori non erano posti su tre piani differenti in modo da rendere libera la manovra del remo a ogni rematore erano tutti sullo stesso piano, ma disposti a «spina di pesce», vertice in avanti, cosicché, su ogni banco, sedevano tre rematori per parte, ognuno manovrando un remo.

Eremo Rocca S. Stefano  venerdì 14 agosto 2020

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