Le correnti filosofiche idealistiche ( Croce e Gentile)
hanno determinato un primo processo di
isolamento degli scienziati ( scienze
naturali e esatte) dal mondo della cultura. La filosofia e la scienza si sono
staccate e gli scienziati hanno perduto
molto del loro prestigio. Un altro
processo di isolamento si è avuto per il
nuovo prestigio dato al cattolicesimo e per il formarsi del centro
neoscolastico. Così gli scienziati
“laici” hanno contro la religione e la filosofia più diffuso: non può non
avvenire il loro imbozzolamento e una
“denutrizione” dell’attività scientifica che non può svilupparsi isolata dal mondo della cultura generale. D’altronde : poiché l’attività scientifica è
in Italia strettamente legata al
bilancio dello Stato , che non è lauto,
all’atrofizzarsi di uno sviluppo del “pensiero “ scientifico , della
teoria, non può per compenso aversi uno sviluppo della “tecnica” strumentale e
sperimentale , che domanda larghezza di
mezzi e di dotazioni. Questo disgregarsi dell’unità scientifica, del pensiero
generale, è sentita: si è cercato di rimediare elaborando anche in questo campo , un “ nazionalismo”
scientifico, cioè sostenendo la tesi
della “nazionalità” della scienza. Ma è evidente che si tratta di
costruzioni esteriori estrinseche, buone
per i congressi e le celebrazioni
oratorie , ma senza efficacia pratica. E tuttavia gli scienziati italiani sono
valorosi e fanno, con pochi mezzi sacrifici
inauditi e ottengono risultati
mirabili. Il pericolo più grande sembra
essere rappresentato dal gruppo
neoscolastico , che minaccia di assorbire molta attività scientifica
sterilizzandola,per reazione all’idealismo
gentiliano. (E’ da vedere
l’attività organizzatrice del
Consiglio Nazionale delle Ricerche e
l’efficacia che ha vuto per sviluppare
l’attività scientifica e tecnologica, e quella delle sezioni
scientifiche dell’Accademia d’Italia. )
(Da Note sparse. Funzione cosmopolita degli intellettuali italiani . In Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura. Eimaudi 1966 pag. 46)

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