martedì 11 agosto 2020

INCIPIT : Il capitano MacWhirr del piroscafo Nan-Shan….

 IL CAPITANO MacWhirr del piroscafo Nan-Shan aveva, quanto all'aspetto esteriore, una fisionomia che era lo specchio fedele del suo animo: non presentava marcate caratteristiche di fermezza o di ottusità; anzi non ne presentava di alcun genere; era semplicemente comune, insignificante, impassibile.

Si poteva forse dire che una cosa sola esprimeva talvolta il suo aspetto: la timidezza; infatti egli si presentava, negli uffici di navigazione, abbronzato dal sole, un sorriso appena accennato, gli occhi bassi. Ma quando li alzava, ci si accorgeva che quegli occhi erano azzurri e avevano uno sguardo diritto. I capelli, biondi e molto fini, gli circondavano come una fascia di morbida seta il capo calvo da una tempia all'altra. I baffi, invece, di un fiammante color carota, facevano pensare a un ciuffo di fili di rame tagliato appena sopra il labbro; e, per quanto egli fosse accurato nel radersi, allorché muoveva la testa pareva che cupi bagliori metallici gli sprizzassero dalle guance. Di statura leggermente inferiore alla media, era largo di spalle e così vigoroso di membra che i vestiti sembravano sempre un po' troppo stretti per quelle braccia e quelle gambe. Come se fosse incapace di comprendere quale diversità comporta una differenza di latitudine, usava portare un cappello di feltro scuro, un completo marrone e ordinarie scarpe nere: abbigliamento che conferiva alla sua figura massiccia un'aria di severa, bizzarra eleganza. Una sottile catena d'argento gli attraversava il panciotto. e non c'era caso che scendesse dalla nave senza stringere nella forte mano pelosa un parapioggia della migliore qualità, di solito non arrotolato. Il giovane Jukes, il primo ufficiale, salutandolo sulla passerella. si arrischiava talvolta a dire, con la massima gentilezza: «Permettete. signore? ". e prendendo il parapioggia con premurosa deferenza lo voltava con il puntale in alto. ne scuoteva le pieghe. lo arrotolava perfettamente in un baleno e glielo restituiva. La cerimonia era compiuta con tanta gravità che Solomon Rout, il capomacchinista, che fumava sul cassero il suo sigaro mattutino. doveva volgere altrove la testa per nascondere un sorriso. «Oh. Sicuro. Questo benedetto paracqua .... grazie. Jukes, grazie ". borbottava bonariamente il capitano MacWhirr senza alzare gli occhi.

Possedeva quel tanto di fantasia che gli bastava per vivere alla giornata. non di più. ed era tranquillamente sicuro di se stesso: per il medesimo motivo non era per nulla presuntuoso. Soltanto uno spirito superiore può essere irritabile. arrogante. di difficile contentatura; ma le navi comandate dal capitano MacWhirr erano dimore galleggianti di armonia e di pace. In realtà. un volo di fantasia sarebbe stato per lui impossibile quanto per un orologiaio montare un cronometro avendo come utensili un martello da un chilo e una sega doppia. Eppure anche la vita piatta di uomini così interamente immersi nella realtà di un'esistenza priva d'interesse ha i suoi lati misteriosi. Nel caso del capitano MacWhìrr. ad esempio. non si riusciva a capire che cosa diavolo mai avesse potuto indurre quel tranquillo figlio di un piccolo droghiere di Belfast a fuggire di casa per diventare marinaio. Eppure questo egli aveva fatto a soli quindici anni. Ciò bastava. pensandocì, a dare l'idea di una mano enorme. possente e invisibile. che affonda nel formicaio del mondo, afferrando, facendo sbattere teste le une contro l'altre, spingendo gli ignari visi della' moltitudine verso fantastiche mète nelle direzioni più impensate.

 Suo padre non lo perdonò mai veramente per quell'assurdo colpo di testa. « Non che mi fosse indispensabile », soleva dire poi, «ma qui c'è la bottega. Ed era figlio unico, per giunta. ». La madre pianse molto dopo la scomparsa di lui. Poiché non si era curato di scrivere una riga, fu creduto morto, fino a quando, otto mesi più tardi, non arrivò da Talcahuano la sua prima lettera. Era una lettera molto breve che diceva tra l'altro: «Durante la traversata abbiamo avuto uno splendido tempo». Ma, evidentemente, l'unica notizia importante per lo scrivente era che, proprio in quel giorno, il capitano l'aveva iscritto nei registri della nave come marinaio di ruolo. « Perché ho dimostrato di saperci fare», spiegava. La madre versò altre copiose lacrime, mentre la frase: ({ Tom è un cretino », espresse la commozione del padre. Quell'uomo corpulento si compiaceva di fare della mordace ironia, e passò il resto della sua vita a descrivere il figlio come una specie di deficiente, addolcendo i suoi taglienti giudizi con un pizzico appena di compassione.

Le visite di MacWhirr a casa erano ovviamente assai rare; in seguito egli scrisse altre lettere ai genitori, informandoli delle successive promozioni e dei continui spostamenti nel vasto mondo. In queste lettere era dato di leggere frasi del seguente tenore: « Qui fa molto caldo", o: «Il giorno di Natale, alle quattro del pomeriggio, abbiamo incontrato alcuni icebergs ». l due vecchi finirono per imparare un'infinità di nomi di navi e di loro comandanti. nomi di armatori inglesi e scozzesi, nomi di golfi, di oceani. di stretti e di promontori, nomi stranieri di porti d'imbarco del legno. del riso, del cotone, nomi di isole. il nome della fidanzata del figlio. Si chiamava Lucy, ed egli non si sognò neppure di aggiungere se il nome gli piaceva. Poi i due vecchi morirono.

 

Com'era logico, il grande giorno del matrimonio di MacWhirr seguì a breve distanza quello non meno grande della sua promozione a primo comandante.

Tutti questi fatti erano avvenuti tanti anni prima del mattino in cui, nella sala nautica del Nan¬Shan, egli notò con sorpresa la discesa di un barometro di cui non aveva ragione di diffidare. Questa discesa - tenuto conto dell'infallibilità dello strumento, della stagione e della posizione della nave sul globo - era un tristissimo presagio; ma il viso colorito del capitano non tradì la minima commozione. I pronostici non avevano per lui alcun significato, ed egli era incapace di riconoscere una profezia fino a quando il suo avverarsi non lo metteva di fronte agli effetti. «Scende,scende, è chiaro», pensò. «Ci deve essere nei dintorni un tempo maledettamente brutto ».

Il Nan-Shan viaggiava da sud verso il porto franco di Fu-chau, con un po' di carico nella stiva e duecento coolies cinesi che tornavano ai loro villaggi della provincia di Fo-kien, dopo alcuni anni di 1a voro in varie colonie tropicali. La mattinata era bella, il mare oleoso s'increspava appena e nel cielo vagava una strana nebbiolina bianca simile a un alone di sole. La prua, sulla quale si ammassavano i cinesi, formicolava di vesti scure, di visi gialli e di codini che pendevano su molte spalle nude perché non c'era vento e il caldo era opprimente. I coo¬lies oziavano, chiacchierando, fumando o guardando oltre la murata; alcuni attingevano acqua fuori bordo e s'innaffiavano l'un l'altro; altri dormivano sdraiati sui boccaporti. Altri anc:ora, a gruppetti di sei, stavano accoccolati attorno a vassoi di ferro con ciotole di riso e piccole tazze di tè; e ognuno di quei figli del Celeste Impero recava con sé tutto…..

 

Joseph Conrad nacque nel 1857 (o nel 1856? I documenti sono contraddittori) a Berdiczew, in Polonia. Rimasto orfano di madre in tenera età, dovette essere affidato alla tutela di uno zio materno quando il padre, poeta e rivoluzionario polacco, fu arrestato e mandato in esilio. Studiò per qualche tempo all'università di Cracovia. Devoto cattolico, fu ossessionato dal senso dell'inevitabile; lesse Dickens e l'Inghilterra divenne per lui una "terra di sogno". Mortogli il padre nel 1869, fu affidato a un tutore il quale si oppose decisamente al suo desiderio di darsi alla vita di mare. Ma nel 1874, recatosi a Marsiglia, Conrad riuscì a imbarcarsi su una nave francese diretta in Martinica; per quattro anni servì nella marina mercantile francese. Nel 1878, forse in seguito ad una sfortunata esperienza amorosa, abbandonò la Francia per l'Inghilterra. Imbarcatosi sul battello inglese "Mavis", iniziò una regolare carriera nella marina mercantile britannica, divenendo capitano di lungo corso nel 1883; nel frattempo imparava l'inglese leggendo giornali e Shakespeare. Nel 1884 prese la cittadinanza inglese e nel 1894 cessò di prestare servizio nella marina per dedicarsi alla letteratura. La produzione di Conrad viene suddivisa in tre periodi. Il primo, la "fase malese", è composto da romanzi che si ambientano nella zona malese, appunto. A questa fase appartengono romanzi come Almayer's folly ("La follia di Almayer"), il suo primo romanzo, del 1895, e l'insieme dei Tales of Untest ("Racconti inquieti"), scritti tra il 1896 e il 1897. I romanzi del secondo periodo sono psicologicamente più complessi: l'attenzione dello scrittore è rivolta all'analisi introspettiva. A questo periodo si rifanno romanzi e racconti come The nigger of the Narcissus ("Il negro del Narciso") del 1897, Lord Jim del 1900, Typhoon ("Tifone") del 1903, Nostromo del 1904. Con The secret agent ("L'agente segreto") del 1907, comincia il terzo periodo conradiano, imperniato su soggetti a sfondo più o meno politico. Conrad deve la sua fama di scrittore grazie a Chance ("Caso") del 1914, libro di scarso valore ma di grande successo. Morì nel 1924 per un attacco di cuore.

Il titolo di questo romanzo coniugato con il nome dello scrittore dà subito conto delle ambientazioni che ci si attende, ma per trovarsi immersi nella tempesta bisognerà prima scorrere una quarantina di pagine. Tutto quello che viene prima dello scoppio della burrasca tratteggia il profilo umano e psicologico del personaggio cardine la cui flemma, conservata anche nei momenti più drammatici, viene superficialmente scambiata per ottusità. Durante l’imperversare dell’uragano gli scarni dialoghi arrivano smozzicati, coperti dal mugghiare dei marosi, dagli schianti e dall’incessante ululare del vento; e le scene che si svolgono sulla nave si intravedono in una luce spettrale, velate da una densa cortina fatta di scrosci di pioggia torrenziale e della schiuma delle ondate che implacabili flagellano il ponte. Conrad è straordinario nel descrivere le forze impetuose del mare, il lettore si sente intorpidito dal freddo, immerso fino al midollo nell’acqua salmastra, sballottato dalle ondate che sconquassano il vapore.

 

Joseph Conrad   Tifone  1903

 

Ereno Rocca S.. Stefano martedì 11 agosto 2020









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