"La corsa degli zingari “ a Pacentro . Un evento unico in Italia e tra i più rappresentativi in Abruzzo. Un palio tra rovi e sentieri che racconta una storia secolare .
Domenica 6 settembre 2020 a Pacentro (AQ), in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna di Loreto, si rinnova la secolare tradizione “Corsa degli Zingari”, poichè scalzi.
Una suggestiva manifestazione giunta alla 570esima edizione, anima ogni anno le strade del piccolo borgo. Gli zingari, termine dialettale pacentrano indicante delle persone rigorosamente a piedi nudi, si gettano a capofitto dalla “Pietra Spaccata” sui ripidi sentieri del Colle Ardinghi e, dopo aver attraversato il fiume Vella, affrontano la faticosa salita per giungere in pieno centro storico nella Chiesa della Madonna di Loreto, traguardo della Corsa, riportando non poche ferite ai piedi.
La corsa si conclude con le medicazioni nei pressi dell’altare, e la proclamazione del vincitore, che riceve oltre una somma di denaro, il simbolico Palio, una stoffa che veniva utilizzata tempo fa per cucire il “vestito buono”.
La Corsa degli Zingari prevede un numero massimo
di 30 partecipanti uomini. Al momento delle iscrizioni, avranno la precedenza i
residenti, i familiari di compaesani e, se non si dovesse raggiungere il numero
prestabilito di partecipanti, saranno ammessi massimo 3 concorrenti provenienti
da fuori. In ogni caso, i festeggiamenti per il vincitore devono rispettare la
tradizionale usanza.
Quest’anno “ i concorrenti sono tutti di Pacentro o originari del nostro paese – precisa Giuseppe De Chellis – abbiamo fatto una scelta legata alla massima sicurezza, per evitare che vi siano accompagnatori di concorrenti provenienti da fuori, le cui condizioni di salute sarebbero ignote e perchè questa antichissima tradizione, alla quale sono legati tutti i pacentrani, resti patrimonio della nostra comunità”.
Il nome dei concorrenti per il momento resta riservato perché ognuno di loro sarà sottoposto al test coronavirus, come prescritto dalle misure precauzionali anticovid. I tamponi saranno effettuati tra il 1° e 2 settembre prossimi.
A vincere la 569^ edizione della corsa degli zingari tenutasi lo scorso anno è stato l’italo irlandeseLeon Freyne, alla sua prima vittoria in gara, secondo classificato è stato Leonardo Ultimo alla sua quarta partecipazione, terzo classificato Massimo Saccoccia che ha vinto tre volte, tre volte è giunto secondo, tre volte terzo.
Riprendiamo
in questo post quanto Arpino Gerosolimo sabato 15 dicembre 2015 ha
pubblicato su Alias supplemento de Il Manifesto e che a suo tempo abbiamo inserito del blog “osservatorio di confine .”
In quel post scrivevamo “Come ha molte volte affermato Franco Arminio , la dorsale dell’Appennino che da nord a sud percorre l’intera penisola, contiene in termini antropologici quello che è l’essenza vera del nostro paese. Ovvero come egli stesso scrive .”L'Appennino è l'Italia che avevamo e che rischiamo di perdere per sempre. La gente ci ha vissuto per millenni consumando quel poco che bastava a sostentarsi. Penso all'Appennino come alla vera cassaforte dei paesi, una cassaforte piena di monete fuoricorso. Ci sono zone in cui il paesaggio è ancora incontaminato ed è come deve essere: solitario e sprecato.”
A dimostrazione di queste affermazioni si può portare la sopravvivenza di centinaia e centinaia di rituali, feste patronali, usanze, modi di fare e di essere che compongono un tessuto vario e articolato di quello che è stato un mondo,quello contadino che per secoli li ha alimentati .
Uno di questi è il rituale della Corsa degli
zingari che si svolge ogni anno nel mese di settembre in onore della Madonna di
Loreto a Pacentro di cui parla Arpino Gerosolimo in un lungo articolo
pubblicato su Alias supplemento
culturale de Il Manifesto di sabato 5 dicembre 2015.Arpino Gerosolimo da lungo
tempo sia da solo che in compagnia di Franco Cercone ha studiato
dal vivo questo rituale e lo
dimostrano i loro interventi scritti su
Abruzzo d’Oggi (n.12 del 1977) Regione Abruzzo, Rivista della montagna e le
loro conversazioni e relazioni in incontri e dibattiti. Sempre con l’intento di
recuperare la memoria di azioni, gesti ancora vivi che compongono l’alfabeto
della vita materiale e spirituale delle comunità dell’Appennino. Sopravvivenze
abbiamo detto ma non in senso arcaico bensì in termini di riappropriazione di
fronte ad un mondo che le ha espunte ,relegate fuori i confini ,messe in
soffitta. Perchè espressione di valori
che hanno difficoltà a farsi riconfermare perché impegnativi rispetto alla ricerca di
identità in una società sempre più anonima.
Ed è sempre Franco Arminio che
nei confronti di queste sopravvivenze puntualizza il senso del loro essere per esserci :”Ma non è l’arcaico che
ci interessa, non è il suo fulgore, piuttosto un arcaico ferito, in forma di
relitto, di reliquia. L’arcaico fuori forma. Il mondo contadino nella sua
efficienza era un mondo di cui non bisogna avere nessuna nostalgia, nessuna. È
stata una buona cosa congedarlo, è durato fin troppo e per millenni ha arrecato
tanto dolore a chi è vissuto intrappolato dentro. Non si può volere un ritorno
di quel mondo. Bisogna guardare avanti, ma pensare al futuro non significa
pensare alla modernità. (perché )Oggi
anche la modernità appartiene all’arcaico….”
Con questa impostazione e all’interno di questo “progetto di studio e di lavoro “ che Arpino Gerosolimo nella paginata di Alias riferisce sulla “Corsa degli zingari “ di Pacentro dove, come egli scrive “ zingaro non sta come nomade ma in dialetto arcaico pacentrano stava ad indicare colui che cammina a piedi nudi. Questo rituale richiama masse di curiosi da tutta la regione Abruzzo e d’Italia.In passato il camminare a piedi scalzi designava un ceto sociale subalterno ed emarginato ,soprattutto contadini senza terra che si stagione in stagione ,andavano a giornata nei campi dei possidenti per qualche piatto di minestra.La parola zingaro era sinonimo di morto di fame …”
Ma come si
svolge questo rituale ?Scrive Gerosolimo :”Nel
tardo pomeriggio del giorno della festa , ( i partecipanti )si radunano presso
un roccione denominato Pietra Spaccata che sorge di fronte al paese.Nel corso
degli anni abbiamo visto gente vivere momenti
di ansia e di grande partecipazione. Ai primi rintocchi della campana i
giovani iniziano una frenetica corsa
ordalica precipitandosi per la discesa, costituita da un sentiero montano irto di pietre e rovi,quindi oltrepassano il fiume
Vella e risalgono in direzione del
paese attraverso un duro percorso che porta direttamente alla chiesa della Madonna di Loreto ,la quale
sorge nella parte bassa del bel centro
storico di Pacentro. La porta della chiesa è aperta ,l’altare praticamente
costituisce il traguardo. I concorrente sfiniti e doloranti ,con i piedi
letteralmente a pezzi e sanguinanti ricevono
le prime cure di un’èquipe di medici
ed infermieri. Il vincitore
riceve come premio un palio , che consiste in un taglio di stoffa ,una
coppa ed una modesta somma di denaro. Viene portato in trionfo a spalla tra due ali di folla tra le vie del
paese accompagnato dalla banda musicale
.Il tutto termina davanti alla casa del
vincitore dove i genitori offrono del
vino segno di augurio e di prosperità.”
Ma che senso ha dunque
questo rituale in onore della Madonna di
Loreto ,Madonna giunta appunto a Loreto in volo con tutta la sua santa
casa? Arpino Gerosolimo ne illustra il senso attraverso
considerazioni di ordine antropologico che recuperano la complessità di un rito
.Egli scrive :”Sotto il profilo storico
ci troviamo di fronte ,probabilmente, al sincretismo di due temi religiosi diversi. Infatti è stato da tempo accertato che
nell’area Peligna , il rito della corsa
già in epoca italica,si presentava come rito di iniziazione ,legato
principalmente alla caccia ,mentre in funzione ludica la corsa forse è legata alla selezione militare che si sviluppò in epoca romana ,i
cosidetti giochi juvenilia ,che si celebravano in onore delle diivinità locali
istituiti dai primi imperatori romani. Attorno a questi due temi storici si inserisce più tardi la presenza longobarda che soprattutto a
Pacentro è attestata da numerosi toponimi come il colle Ardinghi ,il culto di S.
Michele Arcangelo ,protettore dei longobardi, ecc. Comunque non si tratta di
culti isolati perché nelle popolazioni
di stirpe germanica il tema della corsa aveva una sua specifica
importanza,lo ricorda anche il Frazer.Tracce di questi costumi esistono nella
formazione del dramma liturgico
medievale ,nell’azione che si svolge all’interno delle chiese ,cui si
sovrappone, sino a sostituirla ,lo
scenario del sagrato e delle piazze
dopo. La corsa infatti riappare nelle sacre rappresentazioni pervenute fino ai nostri giorni trasfigurate in madonne che scappano
in piazza, non solo a Sulmona ma
in centri meno noti , come Corropoli ( TE) ed Intrdacaua (AQ). Nel
meridione il tema storico religioso della corsa è attestato in diversi luoghi a San Sebastiano al
Vesuvio ci sono interpretazioni e
parallelismi simili a quella che si
svolge a Pacentro. Il percorso è meno proibitivo , ma si svolge
sempre a piedi nudi e sempre in onore
del Santo Patrono. Le ricerche fatte finora inducono a dire che il culto della
Madonna di Loreto probabilmente precede
di molto la stessa costruzione della chiesa, situata a Pacentro e risalente al 700 in base ad un leggenda tipica di fondazione. Infatti
da tantissimo tempo i pacentrani si recavano a
piedi a Loreto ,nelle Marche. Il
pellegrinaggio durava quasi una settimana ,dopo un cammino faticoso e pieno di
insidie ,La corsa potrebbe essere coeva della chiesa ,sec.XVIII, e costituire
una forma particolare di voto capace di
sostituire ed equiparare i disagi e lo
sforzo fisico causato una volta dal
lungo percorso per raggiungere il
santuario. Possiamo supporre che la
corsa degli zingar era all’inizio solo
rito di penitenza (culti delle colpe) in seguito la gara ha acquistato un senso
di spettacolarità con carattere
ludico ,assicurandosi sempre più numerosi
partecipanti.” E ancora per chiudere questo
resoconto che però va letto per
intero appunto su Alias supplemento del Manifesto di sabato 5 dicembre 2015 ,
ci piace citare Franco Cercone che con
Arpino Gerosolimo condivide questo
grande amore per lo studio di uomini
e cose della nostra “ apocalisse quotidiana “
che sulla corsa afferma “ La ‘corsa’ di Pacentro è una ‘gara’ e dunque
rientra nella tipologia dei giuochi e delle competizioni. Nel 1897 apparve
com’è noto il sesto volume degli “Usi e Costumi” dedicato proprio ai giuochi fanciulleschi, ma nemmeno in quest’opera il De Nino fa
menzione della corsa
degli zingari. Sicché si può
ragionevolmente supporre che la manifestazione di Pacentro, nata forse come
mera scommessa fra giovani del luogo, risalga agli ultimi anni dell’800 ed
abbia assunto notorietà solo dopo la morte del grande folklorista peligno
(1906). In passato, partecipare alla corsa per la conquista del palio, cioè di
un panno per confezionare un vestito, doveva costituire certamente una
motivazione non indifferente per gli zingari di Pacentro, appartenenti a ceti sociali subalterni. Oggi le cose sono
certamente cambiate; questi giovani camminano solo raramente scalzi nei loro
poderi coltivati con potenti mezzi meccanici che essi stessi, con estrema
perizia, guidano nei momenti della seminagione o dell’aratura.”
Una corsa dunque
che è rievocazione a metà
tra rito pagano e tradizione cristiana: una celebrazione in onore
della Madonna di Loreto ma anche una competizione che in passato, secondo la
versione più accreditata tra le diverse leggende e ricostruzioni storiche,
serviva a selezionare tra le classi meno abbienti del posto elementi validi per
l’esercito del condottiero Giacomo Caldora.
Il nome dei Caldora è legato a doppio filo con la
storia di Pacentro. Il paese sorge attorno al castello omonimo
e anche uno dei ristoranti più apprezzati dell’intera Valle Peligna si chiama Taverna
de li Caldora. Il proprietario, o “oste” come piace ancora definirsi,
è il protagonista e cicerone del paragrafo dedicato a Pacentro nel libro Dove comincia
l’Abruzzo di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, ed è proprio
lui a raccontare la Corsa degli zingari ai due viandanti/scrittori con queste
parole:
“La cosa più bella e la più antica del nostro paese è la Corsa degli zingari, si svolge ogni anno la prima domenica di settembre. Un’incredibile prova di forza e di abilità. I ragazzi corrono scalzi partendo dalla montagna, attraversano il torrente e risalgono fino alla Chiesa della Madonna di Loreto. Dura cinque o sei minuti e si massacrano i piedi. Partecipano i ragazzi originari del paese e uno solo vince, chi arriva secondo non conta niente. Per regolamento si possono anche picchiare, come al Palio di Siena. Nel Medioevo correvano completamente nudi e chi vinceva diventava paggio alla corte del principe. Quando eravamo ragazzi si vinceva un pezzo di stoffa per farsi un vestito. Adesso ci sono premi anche in denaro”. (1)
(1) http://www.qualcheriga.it/corsa-degli-zingari-pacentro-tradizioni-abruzzo/

Eremo Rocca S. Stefano martedì 25
agosto 2020

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