martedì 31 marzo 2020

SILLABARI : Neolingua




Il nostro presente  vive di una scarnificazione analitica e di un impoverimento  del linguaggio pubblico. Il mondo  è sempre più  interpretato da uno spot. Ad ogni latitudine la descrizione  dei problemi politici ed economici si è ridotta ad un twiter. La politica   poi ha in uso un gergo  tutto suo tanto da ridurre ogni problema ad uno slogan. La ricerca del consenso e l’intercettazione di nuovi adepti  ha creato un linguaggio poverissimo,fatto di parole d’ordine, di luoghi comuni.

Così siamo diventati incapaci di affrontare i problemi  reali che ogni giorno ci si pongono davanti  e ci sollecitano soluzioni  se non proprio per risolverli almeno per contenerli e avviarli  a soluzione e non aggravarli. Lo sforzo continuo di convinzione che “tutto andrà bene”, a volte sembra significare che tutto si risolva da solo  contribuendo appunto a volte a  radicare la propensione  a credere all’inverosimile, ad accordare fiducia ad un determinismo astorico. Senza fare nulla. Tutto accettando. Fino all’indifferenza che è veramente il peccato più grave. Per non parlare del ridicolo se si riuscisse a capirlo.
E’ nata così una neolingua che non riesce a definire nemmeno alla lontana la realtà , che travisa i problemi ad essa legati, che illude. Così questa neolingua veicola  “mantra” che diventano ritornelli  per negare ,per esempio,  la necessità  dei sussidi di disoccupazione , le  tutele di molti lavoratori, i diritti delle donne, la salvaguardia della natura,la tutela delle acque e via dicendo.  Una neolingua che tenta di  mantenere in equilibrio un sistema iniquo. Un sistema che vede  aumentare la povertà, la morte per fame di  milioni di persone, la necessità di emigrare per sfuggire appunto  a fame, guerre e pestilenze,  l’aumento dei morti sul lavoro  , la dislocazione sempre più frequente delle industrie  in cerca di bassi salari. E l’elenco sarebbe lungo.
Una neolingua che non risparmia nemmeno l’ Europa unita  quando  fa finta di incaricarla della risoluzione dei problemi i  che l’Europa non riesce a risolvere perché rifiuta una  riforma capace  di parlare veramente al mondo in termini di mercato e di autorevolezza. Una neolingua che disconosce la rottura  del patto generazionale  e l’accelerazione verso la banalità.

Emil Cioran scrisse che l’ottimismo è  una mania dell’agonizzante. La neolingua non è ottimista è solo deludente,  perché fa agonizzare un paese che spera nell’ottimismo. Luca Ricolfi  in “ La società signorile di massa “ ( La nave di Teseo  ,Milano 2020) di fronte ai problemi dell’Italia di oggi  ci dice che sembra si siano avverate  le profezie di John Maynard Keyne ( Cambridge 5 giugno 1883- Tilton  21 aprile  1946 ) e Bertrand Russel ( Trellech 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth  2 febbraio 1970 ) che prefiguravano una società opulenta , appunto una società signorile di massa avendo risolto il problema fondamentale della sopravvivenza.

Ossia “ una società opulenta in cui l’economia non cresce più e i cittadini che accedono al surplus  sono più numerosi dei cittadini che lavorano “  che vuole dire,quello che la neolingua disconosce , un eden  fondato sulle rendite  e sulle clientele, sul malaffare, sulla corruzione,sulla preminenza delle baby pensioni .Un eden  dove solo la metà degli abitanti possiede beni voluttuari e di lusso. L’altra metà ? L’altra metà  fa la fame. E la neolingua non riesce a rendere questa divisione, questa differenza. Una neolingua che non riesce a riconoscere un paese  sempre più immiserito , dietro la facciata dell’opulenza, con i giovani  esclusi dal mercato del lavoro  e molti pensionati che stentano ad arrivare alla fine del mese solo per mangiare.
Una neolingua che parla  come la statistica trilussiana del pollo, che non  riesce ad evidenziare la povertà per esempio  affermando che le famiglie italiana che non vivono nella povertà assoluta  sono tra il 95 e il 97% .Senza definire povertà e povertà assoluta.

Il romanzo “ 1984” di George Orwell, scritto settanta anni fa  che ha anticipato molte cose della nostra attualità , annette alla neolingua un occulto potere di manipolazione. La neolingua di Orwell (nell'originale Newspeak, ossia "nuovo parlare") è una lingua artificiale che il potere impone a tutta la società. La neolingua di Orwell è un fenomeno ancora attuale, in quanto serve per uniformare il pensiero. Orwell nel parlare di neolingua fa anche riferimento allo Swift de I viaggi di Gulliver.  Qui  gli scienziati dell’Accademia di Lagado discutono su una possibile abolizione del linguaggio con lo scopo di risparmiare i polmoni sostituendo le parole con oggetti da mostrare . La caustica satira di Swift attacca la libertà di pensiero . 

Neolingua infine  forse vuol dire anche questo, nei forum del web, generalmente intesi: dare l’impressione che, pur nell’inevitabile presunzione di conoscere la verità, non si sia disposti a rivedere le proprie posizioni o a confrontarsi alla pari. Che è in sostanza la stessa cosa di quella lingua che ogni giorno ci “ viene parlata” per dirci  “ ecco abbiate fiducia delle cose che vi diciamo perché le diciamo per il vostro bene”. Il bene della neolingua che non è lingua .

Eremo Rocca S. Stefano martedì 31 marzo 2020

I CARE : Indifferenza







“I CARE “ Mi interessa disse una volta Don Lorenzo  Milani e lo riaffermò  Barack Obama  molte volte durante la sua presidenza.  Mi interessa parlare di indifferenza che sembra essere  il sentimento più gettonato negli ultimi tempi perché non si può rimanere indifferenti davanti a quello che sta accadendo in questi primi mesi  del 2020. Ma mi interessa ancora di più alcune evidenze  che risaltano  in riferimento ai problemi di cui questo paese era ed è afflitto.
A lungo abbiamo parlato da tempo  a volte anche con infuocate discussioni  di problemi  come  il traffico nei centri urbani , dell’inquinamento, dello spreco di cibo, della ludopatia e dell’invasione dei migranti, della evasione fiscale e della tracciabilità dei pagamenti, della  digitalizzazione e l’alfabetizzazione informatica, dell’e-commerce, dello smart working e l’è-learning. Cambiare le abitudini  sembra aver  indicato soluzioni  ad alcuni di questi problemi..

D’un tratto sembra che tutti questi problemi siano risolti grazie alla  cosiddetta quarantena , che poi una specie di rallentamento  con il volto di una sosta . Grazie alla necessità di rimanere chiusi in casa. Abbiamo finalmente dato al calcio l’importanza che merita, aumentato la lettura dei libri e dei giornali, la visione dei film, riscoperto il piacere della sana cucina casalinga e del giardinaggio, ci siamo rivelati amanti dell’attività fisica e dell’aria aperta.
Ci rimane,  appena  i problemi di pandemia saranno passati, di sperimentare in concreto quello che stando chiusi in casa diciamo che ci manca  : ossia di sperimentare quei valori che stando alle analisi pre isolamento corona virus,  stentavano a trovare cittadinanza; valori come  la solidarietà, la tolleranza, il rispetto delle opinioni degli altri, la declinazione della libertà in termini comunitari, la moderazione nella ricerca  del profitto, lo stop alla monetizzazione di ogni cosa,l’argine al  populismo e il qualunquismo , la necessità di prendersi le responsabilità, di farsi carico delle cose in definitiva di “avere cura “. Ovvero la pratica di cittadinanza attiva  con il rispetto  delle norme e a non voltarsi dall’altra parte se  si vede qualcuno che fa il furbo,
Passiamo molto più tempo con i nostri figli e i nostri partner, forse entro un anno avremo pure risolto il problema demografico. Abbiamo riabilitato gli scienziati e le competenze, spazzato via no-vax e complottisti vari, abbiamo disintossicato le trasmissioni di informazione dalle inutili liti da salotto dei politici. Furti, rapine e altri delitti ridotti all’osso, traffico e spaccio di droga che hanno subito un tracollo.
Sorge allora una domanda : come si realizza una educazione a tutto questo, come si fa ad evitare che le soluzioni di questi problemi  che sono state intraviste proprio in questo momenti di fragilità e di debolezza in cui la vita umana  viene messa a repentaglio e vale quasi zero. Come si fa a  mettere in evidenza la differenza tra capire e subire .Probabilmente l’eliminando un solo grande male  l’indifferenza .
Mahatma Gandhi disse  che  “un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso” e che “Se potessimo cancellare l’«Io» e il «Mio» dalla religione, dalla politica, dall’economia ecc., saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra.” .

Elena Bernabè  su EticaMente scrive :  Questo tempo è giunto per insegnarci molte cose. Una di queste è senza dubbio il significato più profondo della vicinanza. L’essere vicini fisicamente non può essere scambiato con la vera essenza della vicinanza. Può essere una sua parte, una sua manifestazione finale, un suo completamento. Ma la vicinanza è ben altro. E’ un legame profondo che va oltre lo spazio e il tempo, un sentire che travolge, è il nostro istinto che si attiva e che sente. E questo processo non ha bisogno di abbracci, di baci, di occhi che si osservano.
Anzi. Spesso il corpo è un disturbo per la vera vicinanza. Ci si può toccare con l’anima, con gli occhi della mente, con il silenzio meditativo, con il pensiero connesso. E solo dopo essere divenuti esperti far entrare anche il corpo per completare questo potente atto d’amore. Esisto in due posti: qui e dove sei tu.(Anonimo.) . Il contatto fisico è diventato ormai privo di valore: l’abbraccio, il bacio, la carezza dovrebbero essere manifestazioni d’affetto così potenti da richiedere tempo, lentezza, cura. Dovrebbero essere atti finali di una profonda conoscenza dell’anima. .È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama .(Fëdor Dostoevskij) . E ritornare prima di tutto a ricontattare noi stessi, la nostra essenza. Per poi aprirci al mondo. Ora dobbiamo stare lontani. Un metro e anche più. Ed osservare questa distanza fisica, percepirla senza porvi resistenza. Dobbiamo allenarci a vivere senza il contatto fisico dei nostri amici e dei nostri famigliari per poter esercitare il contatto di anima.E’ un vuoto che ci può insegnare tanto. Il mio cuore è vicino a te, anche se il mio corpo è lontano. Se non puoi vederlo non devi far altro che scendere nel tuo cuore e lì troverai il mio (San Bernardo di Chiaravalle) . Ed è contro ogni indifferenza .

 

Eremo Rocca S. Stefano  martedì 31 marzo 2020

lunedì 30 marzo 2020

I CARE : Accogliere i tempi del silenzio





Il tempo che viviamo  è il tempo di un Occidente malato di narcisismo. Molti possiedono tutto ,compresa la luna, e non è una battuta tenuto conto della corsa degli ultimi anni della corsa ad accaparrarsi da parte di alcuni Stati le risorse del satellite della Terra.
Avendo a disposizione tutto  l’uomo si sente onnipotente. Ma anche sospettoso verso gli altri che percepisce come una minaccia. Non si riesce più a tenere  conto dei legami solidali .L’uomo, noi uomini,  siamo potenti e isolati. Naturalmente. E viene da ridere quando a causa di un inconveniente (sic! per molti ) come un “banale” covid 19, un interessante ( se non fosse tragico)   virus  pandemico  che sta segnando a livello mondiale gli avvenimenti finanziari, economici, politici e sociali , ci lamentiamo appunto dell’isolamento , ossia di quella specie di quarantena imposta per limitare i contagi.

Forse siamo così reattivi e poco ubbidienti  perché questa evenienza ci mette davanti ad uno specchio, ossia ci mette di fronte al “ senso del limite”inteso come eccesso . Che è diverso dal “ limite” che la filosofia nei secoli ha studiato e indagato. E se  nei tempi  dell’antichità andare oltre  i confini  stabiliti  veniva punito dalla divinità nel mondo moderno favorisce il plus ultra. Tanto che  come dice Remo Bodei  “…  Nelle sue avventure spirituali e nello slancio verso la scoperta di terre incognite, il pensiero moderno ha infranto i divieti di indagare sui misteri della natura, del potere e di Dio, rivalutando così la curiosità prima condannata come “concupiscenza degli occhi”...”. Un percorso che Bodei poi sintetizza così :”… la modernità ha cercato da Kant a Locke e oltre di porre dei limiti al relativismo, di stabilire delle frontiere tra il conoscibile e l’inconoscibile, di mettere in mora la metafisica. Il cosiddetto pensiero post-moderno ha generalmente tratto le conclusioni e sostenuto l’assenza di ogni verità assoluta, ripetendo la nozione del primo Nietzsche che non esistono fatti ma solo interpretazioni. Si è però avvitato su se stesso ed è diventato pura retorica, dimenticando, inoltre, che Nietzsche stesso ha poi considerato “vile” chi non cerca la verità. Il postmoderno (termine che mette insieme troppe cose eterogenee fra di loro) ha comunque portato alle estreme conseguenze aspetti già presenti nella modernità (si pensi soltanto a Hume, a Schopenhauer o a Nietzsche stesso). ..”(1)
Riconsiderando quindi il limite nella sua accezione negativa ossia  come un eccesso salta all’occhio immediatamente la sua negazione, il rifiuto di questa realtà e l’incapacità di prenderne  consapevolezza   tanto che qualche volta facciamo i matti con noi stessi . E  poi non vogliamo essere messi sullo stesso piano  di quelli che soffrono  di disturbi psicotici ( ma nei fatti siamo un poco tutti psicotici), capaci di elaborare  le fantasie più terribili ( e noi quando  ci diamo dentro siamo altrettanto terribili in ogni senso ) e proiettarle all’esterno del loro mondo. Per loro stranamente  quelle fantasie sono una risorsa perché si sentono  più normali, uguali agli altri. Per noi  quelle fantasie sono il decadimento dell’anima che a farla breve è poi  un decadimento della “natura umana” con tutte le sue implicazioni migliori  e soprattutto positive. 
Trovare il senso del limite ci porterebbe a reagire  a tutto questo e ci avvierebbe a comprendere come  “ accogliere i tempi del silenzio “ che sono i tempi di risorse importanti, specialmente di questi tempi, come  prossimità,solidarietà e coesione. Valori che si sono affacciati  nella vita di molti di noi  e che speriamo non vengano di nuovo sopraffatti dal chiasso che forse  inevitabilmente riprenderà il sopravvento se non saremo capaci di conservare, osservare ,rafforzare e coltivare il senso del limite di cui abbiamo parlato. Certo i tempi del silenzio sono quelli  della elaborazione di un “trauma” che ha spezzato  violentemente la nostra rappresentazione ordinaria del mondo. Con tutta l’angoscia dell’impotenza  di fronte all’inatteso per l’assenza di difesa contro l’imprevedibile. Nessuna forma di difesa razionale.
Alessandro Baricco sulle pagine di Repubblica di qualche giorno fa  ha richiamato l’attenzione sulla necessità di cominciare a pensare  a quello che succederà tra qualche mese . E ha fatto ricorso al  termine  “audacia “ per dire  che il dopo trauma  può essere in sé qualcosa di diverso e può aprire a prospettive nuove . Che poi sono antiche . Perché per riprendere la considerazione sul limite questa volta in termini positivi , audacia diventa  quasi un hegeliano “viaggio di scoperta “.ma ci facciamo aiutare ancora da Remo Bodei che afferma : “ … In contrasto con la kantiana “isola dai confini immutabili”, Hegel è contro ogni limite, se non altro per il fatto che l’idea di limite implica che la limitazione medesima sia già stata implicitamente trascesa. Egli ha perciò voluto abbandonare il terreno solido dell’esperienza ristretta, la verità come assenza di movimento, per arrischiare il “viaggio di scoperta” della sua Fenomenologia dello spirito. In essa la verità non consiste più nel poggiare sul fondamento immediato di qualcosa (l’intelletto kantiano o l’Essere della metafisica tradizionale), ma nel continuo oltrepassare se stessa, nel ‘fare il punto’ ad ogni tappa per poi proseguire. La dialettica moderna nasce sotto il segno di questa metafora dell’Oceano nordico. Tra apparenza e verità, tra fenomeno e noumeno non vi è più opposizione assoluta: nei fenomeni si mostra anzi il progressivo apparire della verità.” ( 2 )
Massimo Recalcati sempre su Repubblica di domenica  22 marzo 2020 fa eco a Baricco  esercitandosi sul tema dell’audacia che sembra essere  interpretata dai medici  e infermieri in prima linea,che non è solo la capacità  di limitarci alla prudenza  per difendere la vita.

Per Recalcati bisogna intendere l’audacia in tutt’altro modo. Audacia deve comportare una scelta  di fronte alla lezione del trauma. Scegliere tra fingere di tornare a vivere come prima ( come purtroppo è accaduto nel dopo terremoto a L’Aquila e agli aquilani )  come se nulla fosse accaduto ,dunque misconoscendo  la portata catastrofica dell’evento traumatico oppure trovare a trarre  da questa impensata  potenza catastrofica una forza nuova.
E specificatamente afferma Recalcati : “…Essere audaci significa per me questo: non misconoscere il trauma ma prenderlo come occasione potente di trasformazione “ ,fino ad una prima conclusione (…) “ … questa per me  - afferma ancora Recalcati -  è per me una formula dell’audacia :  liberarsi dei pesi  che ostacolano il dispiegamento  della forza vitale e scommettere sulla potenza affermativa di questo dispiegamento. Stiamo sperimentando che è diventato possibile  quello che ritenevamo impossibile .” Nel bene e nel male . Nel male  l’epidemia  che dilaga e le morti che  causa. Nel bene lo spiegamento di formidabili energie  e risorse umane, economiche, finanziarie  con soluzioni  perché no anche creative.
Accogliere i tempi del silenzio e trarre da loro l’audacia  per la ripartenza,che è poi quello che in definitiva chiede ogni trauma  che da negativo può divenire positivo .

(2)   Cit.

Eremo  Rocca S. Stefano lunedì 30 marzo 2020

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI : Le radiazioni del corpo nero




Configurare un nuovo mondo ? I raggelanti riferimenti  all’attualità non ci possono far scordare il rapporto di continuità  che passa tra le cose e le parole che le indicano, tra il linguaggio e l’ideologia.  “Ce la faremo “  ripetiamo ogni giorno . E’ l’ultimo verso di  un poemetto di Nanni Balestrini  (Milano, 2 luglio 1935 – Roma, 20 maggio 2019) “ Le radiazioni del corpo nero “ datato 17 agosto  - 11 novembre 2018 che ha fatto seguito a “ Esplosione “che  pare voler dire le conseguenze, di quell’esplosione e di quel bruciare ma anche tornare su un’immagine cosmologica  che Balestrini aveva indagato dopo il ’68 in un componimento  intitolato  Big Bang   ricompreso poi  nella XXIV  del Secondo libro  delle Ballate della signorina Richmond .( Leggi  il bell'articolo di Doppiozero  https://www.doppiozero.com/materiali/nanni-balestrini-o-del-passare-bruciando)   Qui – nel momento in assoluto più tenebroso dell’esistenza sua personale e collettiva – Balestrini afferma che  il tempo più oscuro e confuso, appunto, quello che prelude alla luce più abbagliante è  la potenza e insieme l’atto: il Medioevo è già il Rinascimento, i tramonti sono già la nuova vita, la disperazione della storia è già il più luminoso dei futuri possibili. Come nel ritmo corporeo della circolazione del sangue il momento di massima espansione, la diastole, segue ed è causato da quello di massima compressione, la sistole. Poesia quella di “ Le radiazioni del corpo nero “ che richiama  ancora una volta il Big bang metafora  di una rinascita  come nella teoria cosmologica del Big Bang, la cui vitale esplosione centrifuga segue alla massima contrazione immaginabile della materia e della luce: è la violenza della contrazione nello spazio «iperdenso» di una «storia» dalla «temperatura […] terribile», a produrre il «tempo zero da spezzarsi», sino a «emettere un è possibile»: producendo «l’energia // l’espansione l’esplosione / l’estensione». Sino a «un attimo prima», «tutto era tutto lo spazio» prigioniero di se stesso «uniformemente», e poi in un istante «immenso» tutto cambia tutto si muove tutto esplode «verso il rosso vertiginosamente». 

Le radiazioni del corpo nero
1
non aspettiamoci altro
tumulto e implosione
avevamo fatto di tutto ma
la moltitudine ci arrese
io contemplo il suo avido
disfacimento le sue imprevedibili
instabili contorsioni
l’ombra del nulla sfarfalla
smascherata su screpolati
orizzonti per inutili imprese
lì dove mancano illimitate
sorgenti sognati sonori
solstizi pulsanti esplorazioni
o sorprendenti illusioni
2
recalcitranti ostaggi
ci immergiamo sapendo tutto
in paesaggi intermittenti
si aggiunge il peso
di atrofizzate rievocazioni
falangi intorpidite
si divincolano mordono senza
afferrare senza causa e senza
colpa abbiamo visto
tutto quello che non c’è
più incapace di ristabilire
un ordine precedente
turbato dissolto
in discontinua cancellazione

3
friabili futuri fremiti
deliranti destinazioni
eccoci ancora tumefatti
nelle parole sbilenche
la filastrocca imperterrita
nel girotondo finale
in riva a un mare asciutto
dove tuffare memorie
sbiadite rapaci vocaboli
per l’ultima volta graffiati
nel cielo vuoto maciullati
slanci per non soccombere in
ciniche cospirazioni o
terrificanti armistizi
4
restano sempre
rapide incursioni
ripide ascensioni
appaiono il mattino
spudorate metafore
presto disegnano vocali
metafisiche figurazioni
vanno e vengono
spezzati arcobaleni
alfabetico stormire
tutt’intorno moltiplicano
laceranti sublimazioni
il lampo che distrugge
5
trionfante esilio
dolcemente sprofondano
crepacci del linguaggio
inabissano germogli
masticati sputati
cerbottane sfiatate
neuroni a specchio riflettono
per ricordarci chi siamo
vocaboli spenti
si sfaldano muti
nell’inchiostro slavato
discontinue masturbazioni
dal finestrino sporgendosi
spenzola la mano morta
6
escrementi verbali
estasi verticale
è stato bello
verifiche incerte
scuotendo invisibili
bellezze iridescenti
a cielo aperto
anticipa bruciando
il futuro passato
furiosi sbrindellati
vocalizzi profetici
programmati da sintomi
voluttuose simmetriche
incostanti evacuazioni

7
fisicamente sconnesso
assorbe tutto senza riflettere
mondi esterni dissolvono
visioni eterne si sfasciano
nuove leggi dilatano
spettri incandescenti
linguaggio rarefatto
ritmiche agitazioni
emette energia onde
particelle quanti
sintagmi flusso
densità frequenza
semantica dissipazione
tendente all’infinito
8
emozione mentale
l’uccello che si posa
osare inventare
uccidere irradiare
frantumate immagini
immaginari divelti
ruotano sfinite
variabili nel tempo
certezze che traballano
parole liquefatte
ceneri sparse
cercando minimi
spiragli nella
9
chiusi dentro
basta schiacciare
dilata si mescola
a piedi nudi
morire in piedi
nuvole spente
mordi le tenebre
spesso si piegano
lunghi occhi raccolgono
ansimante fibrillazione
scintille friabili
rapidi fremiti
macchie di sangue
chimeriche dissipazioni
10
le mani addosso
bruciando vivi
albe galleggiano
voci fumanti
appeso al ramo
basta scappare
sui vetri rotti
arrotolati attimi
labili inghiottono
febbrili sublimazioni
la stella implode
dopo il collasso
poesia pura
ce la faremo
 
A questa poesia risponde   Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930Genova, 18 maggio 2010  )con una  rivisitazione dell'antico genere letterario dell'epistola in versi .  “Epistolina per N.B. “   è una delle ultime cose che il grande Edoardo Sanguineti ci ha lasciato ed è inserita nel suo ultimo volume di poesia, Varie ed eventuali, lasciato pronto per la stampa, ma pubblicato postumo. Il destinatario della poetica missiva è Nanni Balestrini, sodale nel Gruppo 63 e in altre battaglie, tema ne è la crisi dell'oggi che sembra senza alternative.

 
(7 maggio 2010)

caro Nanni, ritorno da Bologna.
ti scrivo qui, dall’autostrada, in fretta,
non ho notizie fresche, ma che rogna
che è questa cosiddetta crisi: aspetta
un po’: guarda la Grecia, il Portogallo,
la Spagna: è una questione, qui, di giorni,
forse di ore, attenzione: guarda il gallo
con i sobborghi che esplodono, forni
ardenti, con Obama abbronzatissimo,
da nobelizzatissimo: si crede
imperatore del mondo: incertissimo
su tutto, poveretto, lui, l’erede
degli Stati sfasciati, indebitati,
nel pantano delle assicurazioni –
tra iraniani, e iracheni, e iperarmati
di Taiwan, nordcoreani, e legioni
di indiani – e pechinesi che si acquistano
(e si vendono) tutto, tra filmati
di bollynigeriani, e si conquistano
i mercati: e un mondo è morto – e soldati
per le strade del mondo: e non si arriva
per me, al 2012: e vicina,
più vicina, è la fine: e la deriva
è completa: ma ciao – viva la Cina:

Eremo Rocca S. Stefano  lunedì 30 marzo 2020