Il
nostro presente vive di una
scarnificazione analitica e di un impoverimento
del linguaggio pubblico. Il mondo è sempre più interpretato da uno spot. Ad ogni latitudine
la descrizione dei problemi politici ed
economici si è ridotta ad un twiter. La politica poi ha
in uso un gergo tutto suo tanto da
ridurre ogni problema ad uno slogan. La ricerca del consenso e l’intercettazione
di nuovi adepti ha creato un linguaggio
poverissimo,fatto di parole d’ordine, di luoghi comuni.
Così
siamo diventati incapaci di affrontare i problemi reali che ogni giorno ci si pongono davanti e ci sollecitano soluzioni se non proprio per risolverli almeno per
contenerli e avviarli a soluzione e non
aggravarli. Lo sforzo continuo di convinzione che “tutto andrà bene”, a volte
sembra significare che tutto si risolva da solo
contribuendo appunto a volte a
radicare la propensione a credere
all’inverosimile, ad accordare fiducia ad un determinismo astorico. Senza fare nulla.
Tutto accettando. Fino all’indifferenza che è veramente il peccato più grave. Per
non parlare del ridicolo se si riuscisse a capirlo.
E’
nata così una neolingua che non riesce a definire nemmeno alla lontana la
realtà , che travisa i problemi ad essa legati, che illude. Così questa neolingua
veicola “mantra” che diventano
ritornelli per negare ,per esempio, la necessità dei sussidi di disoccupazione , le tutele di molti lavoratori, i diritti delle
donne, la salvaguardia della natura,la tutela delle acque e via dicendo. Una neolingua che tenta di mantenere in equilibrio un sistema iniquo. Un
sistema che vede aumentare la povertà,
la morte per fame di milioni di persone,
la necessità di emigrare per sfuggire appunto
a fame, guerre e pestilenze, l’aumento
dei morti sul lavoro , la dislocazione
sempre più frequente delle industrie in
cerca di bassi salari. E l’elenco sarebbe lungo.
Una
neolingua che non risparmia nemmeno l’ Europa unita quando
fa finta di incaricarla della risoluzione dei problemi i che l’Europa non riesce a risolvere perché rifiuta
una riforma capace di parlare veramente al mondo in termini di
mercato e di autorevolezza. Una neolingua che disconosce la rottura del patto generazionale e l’accelerazione verso la banalità.
Emil
Cioran scrisse che l’ottimismo è una
mania dell’agonizzante. La neolingua non è ottimista è solo deludente, perché fa agonizzare un paese che spera nell’ottimismo.
Luca Ricolfi in “ La società signorile di
massa “ ( La nave di Teseo ,Milano 2020)
di fronte ai problemi dell’Italia di oggi
ci dice che sembra si siano avverate
le profezie di John Maynard Keyne ( Cambridge 5 giugno 1883- Tilton 21 aprile
1946 ) e Bertrand Russel ( Trellech 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth 2 febbraio 1970 ) che prefiguravano una società
opulenta , appunto una società signorile di massa avendo risolto il problema
fondamentale della sopravvivenza.
Ossia
“ una società opulenta in cui l’economia non cresce più e i cittadini che
accedono al surplus sono più numerosi
dei cittadini che lavorano “ che vuole
dire,quello che la neolingua disconosce , un eden fondato sulle rendite e sulle clientele, sul malaffare, sulla
corruzione,sulla preminenza delle baby pensioni .Un eden dove solo la metà degli abitanti possiede beni
voluttuari e di lusso. L’altra metà ? L’altra metà fa la fame. E la neolingua non riesce a
rendere questa divisione, questa differenza. Una neolingua che non riesce a
riconoscere un paese sempre più
immiserito , dietro la facciata dell’opulenza, con i giovani esclusi dal mercato del lavoro e molti pensionati che stentano ad arrivare
alla fine del mese solo per mangiare.
Una
neolingua che parla come la statistica
trilussiana del pollo, che non riesce ad
evidenziare la povertà per esempio
affermando che le famiglie italiana che non vivono nella povertà
assoluta sono tra il 95 e il 97% .Senza
definire povertà e povertà assoluta.
Il
romanzo “ 1984” di George Orwell, scritto settanta anni fa che ha anticipato molte cose della nostra
attualità , annette alla neolingua un occulto potere di manipolazione. La
neolingua di Orwell (nell'originale Newspeak, ossia "nuovo
parlare") è una lingua artificiale che il potere impone a tutta la società.
La neolingua di Orwell è un fenomeno ancora attuale, in quanto serve per
uniformare il pensiero. Orwell nel parlare di neolingua fa anche riferimento
allo Swift de I viaggi di Gulliver. Qui gli scienziati dell’Accademia di Lagado discutono
su una possibile abolizione del linguaggio con lo scopo di risparmiare i
polmoni sostituendo le parole con oggetti da mostrare . La caustica satira di
Swift attacca la libertà di pensiero .
Neolingua
infine forse vuol dire anche questo, nei
forum del web, generalmente intesi: dare l’impressione che, pur nell’inevitabile
presunzione di conoscere la verità, non si sia disposti a rivedere le proprie
posizioni o a confrontarsi alla pari. Che è in sostanza la stessa cosa di
quella lingua che ogni giorno ci “ viene parlata” per dirci “ ecco abbiate fiducia delle cose che vi
diciamo perché le diciamo per il vostro bene”. Il bene della neolingua che non
è lingua .
Eremo Rocca S. Stefano martedì 31
marzo 2020

















