sabato 28 marzo 2020

STORIE E VOCI DAL SILENZIO : Sul far della sera



  Prima o poi doveva accadere. Si sapeva che ci avrebbero lasciati. Solo che sta accadendo troppo in fretta.
«La morte conforme a natura, - ha scritto Feuerbach - la morte che è il risultato del compiuto sviluppo della vita non è un male. L’immortalità è un bisogno dell’immaginazione umana, non della natura umana». Non è conforme a natura questa morte perché doveva essere lenta, doveva lasciare il tempo di salutare, di apprendere ancora , di colmare i vuoti che si sarebbero avuti.  E non è nemmeno  conforme alla vecchiaia .

Sono i greci e i romani che ci insegnano più cose sulla vecchiaia. Confrontando  le loro concezioni scopriamo  che  i Greci vedevano nella vecchiaia  l’età del decadimento a differenza della adolescenza e giovinezza che era il periodo dello sviluppo fisico e mentale . I Romani invece, soprattutto nei primi tempi della Repubblica, davano molta importanza all’età matura per la sua dignità, saggezza, laboriosità, esperienza. Nelle mani dei vecchi infatti  era concentrata ricchezza e autorità a partire dal ruolo nella famiglia.
Se ne va un’intera generazione  , in silenzio, senza nemmeno un abbraccio, un saluto; una generazione  che ha dato il meglio di sè a questo paese. Quelli che hanno fatto la storia del Novecento . Quelli che hanno  ricostruito per ben due volte questo paese dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale. Quelli che hanno dato vita alla resistenza contro i nazi fascisti  , che hanno realizzato la ricostruzione e il suo boom economico. Quelli della lambretta  e della lettera 32 .
 Ci lasciano quelli dell'Italia industriale, quelli  dei treni dal sud al nord con la valigia di cartone , verso il lavoro,  “Rocco e i suoi fratelli” quelli della campagna verso la città, quelli che hanno cambiato questo paese in meglio.
Non è  sempre facile essere vecchi. Ci vuole coraggio. Ce lo dicono nel tempo uomini e donne  che ci hanno preceduto e che hanno vissuto quella condizione. Che si sono fatti  vecchi  e ce lo hanno voluto raccontare . Ci hanno voluto raccontare il coraggio della vecchiaia in una società in cui non si sono sentiti più ascoltati , la voce di quelli  di una stagione della vita, difficile da accettare ma che al tempo stesso  ha una sua identità forte e ineguagliabile  perché il qua ed ora  possa trasformarsi in qualcosa che  abbia radici  positive e non sia soltanto  un presente che ci spaventa. “Il processo di invecchiamento ,in quanto processo,è estremamente  complesso ,intessuto  con altri aspetti della vita , pertanto non può essere ridotto ad una mera fase della vita alla quale dispensare buoni consigli e non può essere banalizzata con il tentativo di ridurne la propria complessità” (Volpicella, 2014, p. 14). Aprirsi alla complessità della vecchiaia significa, allora, porsi in posizione d’ascolto, saper cogliere le storie che riaffiorano dal passato in veste di protagonisti, cogliere le diverse identità del nostro “io tessitore” che “collega e intreccia; che, ricostruendo, costruisce e cerca quell’unica cosa che vale la pena di cercare – per il gusto di cercare – costituita dal senso della nostra vita e delle della vita” (Demetrio, 1996, p. 15); si tratta di un presente che, attraverso la narrazione del sé, modella e ricrea il passato intrecciandolo ad un progetto esistenziale unitario in grado di restituire alla persona la trama della propria vita.
Se ne vanno vecchi che hanno meno paura perché sono già all’erta  per ictus,infarti,bastoni, demenza ,rottura di femori ,depressioni, bypass. Uomini e donne forti perché capaci di combattere e contrastare tutto questo . In morti si arrangiavano a far finta di niente per non dare scocciature ,fastidi , per non essere di peso.

E allora di questa generazione che sta scomparendo di punto in bianco a causa di una morbilità  che sembra accanirsi solo contro di loro dobbiamo ascoltare le storie. Non sono numeri . Conoscere la loro  storia personale significa riconoscersi ed identificarsi  in loro; “si manifesta in ciò l’effetto di una tipica funzione del riconoscimento, che è una particolare forma di ‘performatività’: il riconoscimento attribuisce realtà a chi ne è oggetto, lo connota nella sua identità, lo ‘fa essere’ secondo modalità che tendono a stabilizzarsi in un contesto comunitario e convenzionale” (Manfredi, 2009, p. 59). Si sono narrati con le cose che hanno fatto  nel contesto sociale,sono quelli della scuola democratica, della famiglia democratica, del comunismo e del consumismo democratico, dell’antifascismo . Se ne vanno quelli dei Dik Dik, dei fotoromanzi e di “Amarcord”.  
Nell’immediato dopoguerra, la canzone italiana sembrò travolta dall’invasione della musica e dei balli americani, portati dalle truppe d’occupazione. Allo  swing, jazz e il nuovissimo boogie woogie seppero resistere  con Simmo ‘e Napule paisà, Dove sta Zazà e Munasterio ‘e Santa Chiara; amarono  Claudio Villa e la sua  Vecchia Roma  e poi i balli di  Casadei e quell’Eulalia Torricelli  ma anche  Cantando con le lacrime agli occhi (di Mascheroni); e Amore baciami, Addormentarmi così (Mascheroni-Biri), I pompieri di Viggiù  e  Nella vecchia fattoria. Nelle loro canzoni comparvero valori tradizionali come la patria, le tradizioni, la mamma. Amarono come dicevamo  Nilla Pizzi, Claudio Villa e Luciano Tajoli, ma anche Carla Boni, il duo Fasano, Gino Latilla, Giorgio Consolini, Teddy Reno, Achille Togliani. Luogo di consacrazione di quei protagonisti e di quelle canzoni fu il Festival di Sanremo, nato nel 1951.Il loro cinema fu  Roma città aperta, le dispute tra Peppone Don Camillo,Rossellini e la sua trilogia  da Europa ’51  a Viaggio in Italia  e poi  De  Sica, Lizzani , Germi  ,Lattuada , Soldati ,Camerini  Blasetti e Comencini fino a  Fellini .Lessero  Silone, Moravia, Calvino ,Soldati,Pasolini. Morante ,Capote , grandi scoperte come Il Gattopardo e ritorni all’indietro .
Ma soprattutto  se ne vanno quelli delle utopie, degli anni di piombo, dell'emancipazione e del riformismo. Se ne vanno le mani di chi sapeva fare.
La loro morte ci insegna  che le memorie delle famiglie, del paese d’origine, delle esperienze lavorative, dei cambiamenti desiderati o subiti, offrono l’occasione per riflettere sul corso degli eventi e per valorizzare una trasmissione culturale e generazionale altrimenti interrotta. Bisogna tenere  oggi più che mai saldo questo valore  morale del vecchio in quanto custode del rituale e dei principi di una cultura che è anche nostra. 

Raccontare  da oggi in poi le loro storie che vuol dire  raccontare  la storia di questo paese,  significa   contribuire a rimettere al centro le storie delle vecchiaia e a mostrare quel legame inscindibile tra vecchiaia e carattere che diviene il punto di forza della diversità dell’anziano intesa come unicità e  quindi ricchezza irrinunciabile .
E vanno via così, senza salutare tutto quello che hanno lasciato, prima di salire d'urgenza su un ambulanza, senza dire nulla, senza un finale che abbia un senso. E allora siamo ,che  dobbiamo dare un senso a queste morti. E’ un compito  che ci dobbiamo assumere per ora  nella condivisione  dolore e per il futuro nella consapevolezza che anche loro hanno contribuito a costruire non solo   questo presente ma anche ilo futuro.
Note
Volpicella, A. M. (2009). Aver cura della sofferenza. In M. Manfredi (A cura di), Variazioni sulla cura. Fondamenti, valori, pratiche (pp. 173-198). Milano: Guerini e Associati.
Volpicella, A. M. (2013). Noi pubblica…mente. Lecce: Pensa multimedia.
Volpicella, A. M. (2014). Ri-pensare le vecchiaie. Lecce: Pensa multimedia.

Demetrio, D. (1996). Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Torino: Raffaello Cortina Editore.
Demetrio, D. (2010). Scrivere di sé oltre la perdita. L’autobiografia della perdita e le sue implicazioni nella elaborazione del lutto. PsicoArt, 1, 1-15. Disponibile in:
https://psicoart.unibo.it/article/view/1822/1191 [16 aprile 2016].

Eremo Rocca S. Stefano  sabato 28 marzo 2020

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