“La tecnologia può essere molto efficace. Ora
disponiamo della tecnologia per monitorare la popolazione e scoprire, ad
esempio, lo scoppio di una nuova malattia sul nascere, contenerla, seguire
tutte le persone infette e sapere esattamente dove sono e cosa fanno. Ma questo
tipo di sistema di sorveglianza può quindi essere utilizzato per monitorare
molte altre cose, cosa pensano le persone, cosa provano... E se non stiamo
attenti, questa epidemia può giustificare lo sviluppo accelerato dei regimi
totalitari. [...] Se le persone non credono alle informazioni che ricevono e
non seguono le regole per fiducia, possono essere costrette a farlo da un
regime onnipresente di sorveglianza.” Yuval Noah Harari, storico.
Intervista alla BBC del 16/03/20..
Scrive Luca
Rossini su Gariwo Network La foresta dei giusti: “ Anni di complottismi e fake
news hanno minato il rapporto tra cittadini e istituzioni, eretto muri tra le categorie sociali, diffuso la sfiducia tra
i singoli che si sono separati in nicchie autoreferenziali. Le comunicazioni
telematiche erano intrise d’odio, di sospetto e di paranoia. Questo processo ha
accentuato la separazione degli individui e li ha resi ancora più fragili,
perché li ha resi soli. Soli con i loro pregiudizi e le loro identità
digitali monadiche.”
Come si
può allora non pensare , e il sospetto
nasce legittimamente , che in una
situazione così debilitata socialmente non si possa intervenire da parte di poteri forti per instaurare se non regimi totalitari veri e propri ,quantomeno condizioni di
sospensione di alcune libertà.
Gustavo
Zagrebelsky in una intervista del 22 marzo 2020
a Liana Milella su Libertàgiustizia ci aiuta a sgomberare il campo da alcune preoccupazioni . «In questo momento mi pare che si
debba fare attenzione alle parole, perché le parole a loro volta possono
diffondere pesti psicologiche. Peste evoca scenari storici, come la peste
bubbonica, la peste nera, la peste polmonare del passato, che venivano
rappresentate pittoricamente nelle tante danze macabre, in cui i viventi
danzavano abbracciati agli scheletri. Mi pare che oggi non siamo in queste condizioni.
Innanzitutto perché siamo di fronte a una pandemia viralpolmonare che a me non
fa pensare alla peste, e poi perché di fronte a quella che lei chiama peste il
mondo scientifico e ospedaliero è mobilitato e ha strumenti nelle sue mani».
E
rispetto alle paventate sospensioni delle libertà garantite dall’articolo 13
della Costituzione richiama l’attenzione proprio sui principi che quell’articolo afferma : «Cerchiamo, come
giuristi, di non fare gli azzeccagarbugli. Intanto la Costituzione prevede che
la libertà di circolazione e la libertà di riunione possano essere ristrette
per motivi di salute, sicurezza, incolumità pubblica. In ogni caso, la
Costituzione consente l’ adozione di decreti di urgenza in casi “straordinari
di necessità”. Non siamo forse in uno di questi? Il governo nazionale si deve
assumere le sue responsabilità, sia pure di concerto con le autorità
regionali».
Conclude Gustavo Zagrebelsky «Nelle situazioni di emergenza lo
scopo giustifica i mezzi. Ma certamente non tutti. Solo quelli che abbiano
ragionevolmente quella finalità. In particolare non sarebbero ammissibili i
mezzi contrari alla dignità degli esseri umani e quelli discriminatori»( …) .«Per
esempio quelli che violassero il principio di uguaglianza, che non consente di
distinguere gli anziani dai giovani. Parlo non per conflitto di interessi…ma
per ragioni costituzionali. Non risulta che il principio di uguaglianza
consenta una simile barbara e spietata discriminazione».(…) Comunque «È nell’etica medica che si debba, finché
possibile, salvare entrambi. In quella tragica situazione il medico deve
chiedersi, rispetto ai due pazienti, per quale la terapia è presumibilmente più
efficace. Non esistono due situazioni perfettamente uguali. E l’età è
semplicemente una componente. Poi i nostri discorsi astratti, alla fine,
valgono poco e spetta agli operatori sanitari e alla loro coscienza
professionale la scelta, quando è inevitabile».


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