mercoledì 18 marzo 2020

DIARIO DEL CERCHIO : Ricominciare



Ricominciare da Gramsci e Berlinguer


Raccontava mio padre Loreto  che da adolescente era stato messo a bottega per imparare il mestiere di  falegname.  La bottega stava a Via della Cona appena dietro la chiesa di S. Maria della Tomba ,una traversa di Via Capitolina. Il mastro  si chiamava o lo chiamavano Puntillo. Mio padre aveva come compagno  di  bottega  Giuseppe Carugno al quale rimase sempre affezionato  e che  aveva,  a metà degli anni  Sessanta, un laboratorio da liutaio a Roma  a Via Leone quarto  alle mure del Vaticano. Andavo con lui a trovarlo  e  così scoprii l’organizzazione libraria Maraldi  che apriva le vetrine  proprio a fianco del laboratorio e vendeva  anche libri usati.  Nel mio ricordo  erano locali immensi  , altissimi  con alle pareti scaffali pieni di libri.  Anzi mi sembra di ricordare che avessero anche dei soppalchi. La prima volta mentre stavo incantato davanti a quelle enormi vetrine Giuseppe mi vide, chiamò il proprietario che mi accompagnò in “un giro  del mondo” . Ma ne parlerò qualche altra volta  in questo blog. Mi ricordo che mettevo da parte mille lire alla volta e quando andavamo di nuovo  a trovare Giuseppe  compravo  uno scatolone di libri , forse diecimila lire alla volta. Il figlio di Giuseppe portava quello scatolone  alla stazione Termini con un’apetta  perché sull’autobus sarebbe stato un poco problematico caricarsi quello scatolone. Prendevamo poi  il treno alle due di pomeriggio e arrivavamo  a Sulmona alle cinque circa. Eravamo partiti con il treno delle tre e mezza della notte per arrivare a Roma alle sette.


Mio padre dunque raccontava  che lavorando da falegname spesso andava ad aggiustare le porte delle celle , che erano allora in legno, al Carcere Giudiziario di S. Pasquale ,  con l’ingresso proprio a fianco della facciata della chiesa di S.Antonio  fuori Porta Napoli . In quel carcere conobbe e parlò con Antonio Gramsci  che era transitante  quando da Trani veniva tradotto a Roma per essere processato. Fu incaricato dai compagni della sezione del partito comunista  di Sulmona di portare delle arance  al fondatore del Partito. Ricordava di aver incontrato  un uomo piccolo di statura che non finiva mai di ringraziarlo per il dono delle arance . Quello che lo aveva colpito di più, come ricordava,  era “ quel suo cappellaccio nero  “. Quando me lo raccontò cercai i libri di Antonio Gramsci . Trovai qualcosa.  Poi molti anni ,era il 1975  venne l’edizione dei Quaderni, pubblicata da Einaudi  nella collana «Nuova Universale Einaudi», che è  la sistemazione filologicamente corretta presentata dall’Istituto Gramsci dopo un  «lavoro minuzioso e condotto col massimo scrupolo d’esattezza».

Ero un  ragazzo e seguivo mio padre  quando frequentava la sezione di Sulmona del Partito Comunista Italiano. Erano gli anni Cinquanta del Novecento. Le sezioni dei partiti, gli oratori parrocchiali , le piazze erano allora  posti frequentati.
In quelle stanze che ospitavano la sezione del Partito  grande era il fermento di discussioni,riflessioni, studio e lavoro  di proselitismo, propaganda e politico. In definitiva quei comunisti  che avevano attraversato la lotta partigiana ,che cantavano  “Bandiera rossa” , applaudivano Palmiro Togliatti  (è un modo  un  poco romantico di ricordare quel tempo ma perdonate  ero  ancora  un bambino ),quei comunisti non mangiavano i bambini e nemmeno i preti.
Erano padri e madri  che ricostruivano un paese e lo volevano nuovo e diverso ,un’Italia che di lì a poco avrebbe  visto il boom economico  e sarebbe ripartita con un motore a tutto gas. Un motore che piano piano si è andato  imballando, che ha girato a vuoto e che oggi non ce la fa più non solo per la crisi economica ma per le ruberie, la politica alleata al malaffare,l’evasione fiscale  e la criminalità organizzata.
Padri e madri che a  quel tempo  a volte non trovavano lavoro in questo paese  e che furono costretti ad andare a costruire un’altra Italia  nel mondo e soprattutto  nelle Americhe .
Lì costruirono le Little Italy  e vi giunsero spesso scalzi e affamati  e molti di loro, con grande sofferenza restarono scalzi e affamati anche là.
Alcuni di loro tornarono  e si portarono affibbiato addosso per sempre  il nome di “ americano” e parlavano in modo strano , “job” per dire lavoro, “frigider” per dire frigorifero  e amavano vedere  alla tivù italiana che cominciava allora  a diffondere programmi di massa, Frak Sinistra e Perry Como Show.

Quell’emigrazione fu il salto della luna , un’apocalisse, lo spopolamento della campagna e della montagna abruzzese . L’Abruzzo di Natali e di Gaspari, isolato tra le montagne ,l’Abruzzo ancora di pecorai e di marinai.
Ma torniamo a Sulmona e alla sezione del P.C.I. Il  partito di  Palmiro Togliatti ma anche di uomini  come Giorgio Amendola, Paolo Bufalini , Pietro Ingrao,  Umberto Terracini , Emanuele Maccaluso, Alessandro Natta , Alfredo Reichlin, Armando Cossutta, Giorgio Napoletano  e poi di Enrico Berlinguer. Uomini che venivano dalla lotta antifascista, dal confino, dall’esperienza di rifugiati in Unione Sovietica e che seppero affrancarsi dalla sudditanza alla “madre patria”. E  il sulmontino Carlo Autiero  che nelle sue conferenze di studio e nelle grandi occasioni  ricordava  sempre queste radici di lotta e di popolo . Un popolo rappresentato , e ne voglio ricordare uno per tutti da Oreste “Bagonghe” .
Sullo stesso Corso Ovidio  poi c’erano  le sezione del Partito Socialista Italiano  e quella della Democrazia Cristiana. Il Partito Socialista di Nenni e Saragat , la Democrazia Cristiana di Alcide de Gasperi.
E poi gli oratori in ogni parrocchia. In particolare gli oratori di Don Orione  a Santa Chiara   e dei francescani di Sant’Antonio ,quest’ultimo  con una scuola di arte e mestieri , l’ex formazione professionale. Negli oratori le gare di  calcio balilla e di ping pong ,la proiezione di film 16 millimetri  su “pizze” dal catalogo della S. Paolo-Film tra cui quelli più sponsorizzati la storia di Santa Maria Goretti  e Domenico Savio. In forma cinematografica mi ricordo di aver visto molte opere del melodramma italiano dall’Otello a Madama Buttherfly e opere teatrali . I pellegrinaggi a Roma  dal Santo Padre dell’Azione Cattolica  e le sere del giovedì e del sabato a vedere ad un piccolo  tubo catodico in bianco e nero “Lascia o raddoppia” e  “ Il Musichiere”.
Questa è ormai una cronaca marziana.

Sono i ricordi di un ragazzo  e poi di un adolescente  che oggi quasi vecchio  è consapevole che quel mondo non esiste più.
Ma proprio perché  rappresenta una radice  ancora forte e salda in quanti hanno vissuto quegli anni , di fronte alle vicende della politica di oggi , dell’imprese del malaffare e della criminalità organizzata di oggi  ci induce a dire :” Perché non ricominciare da lì”
In termini di mutamento, di sostanziale cambiamento , di “ricostruzione” ( sembra strano usare questa parola  a settanta anni da quella che fu la ricostruzione post bellica ), perché non ricominciare allora da Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer da una parte con la loro “questione morale” e dall’altra  perché non ricominciare da  De Gasperi, Rossetti, Moro,  La Pira  e Scoppola con quella loro  “democrazia pluralista”. Ricominciare dalla democrazia pluralista  che i padri costituenti  vollero mettere al primo posto traducendola  in una realtà che significa  ascolto delle reciproche ragioni  per trovare un punto di intesa , un momento di collaborazione  e di identificazione di obiettivi comuni.
E sull’altro versante perché non ricominciare da Adriano Olivetti  e dalla sua concezione dell’industria  legata allo sviluppo della comunità,legata al tempo e al luogo . E scusate se è poco in tempo di  ruberie, globalizzazione selvaggia,  e tanto altro che ci vorrebbe una enciclopedia solo per elencarlo.
Ricominciare da loro  che non sono comunisti, socialisti, democristiani  ma uomini politici  e uomini  imprenditori  ma uomini per un Italia che ne ha oggi bisogno più di allora.

Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì 18 marzo 2020.
















1 commento:

  1. Magnifici ricordi della nostra storia cittadina! Condivido le descrizioni sulla ricostruzione economica e sociale dopo la metà degli anni 50. L'analisi sulle cause della crisi attuale appare realistica, per cui è necessario vigilare sul rispetto delle regole democratiche dell'intero Paese. A mio avviso bisogna ripartire dai principi fondamentali della Costituzione, cercando di educare le nuove generazioni all'importanza dei valori e al loro mantenimento nei modelli di vita quotidiana, attraverso le istituzioni fondamentali. In momenti difficili come quello attuale la storia deve essere d'aiuto; una sua conoscenza adeguata insegna a non ripetere gli errori commessi dalle generazioni precedenti, in particolare quella dei nostri nonni. Sul piano operativo è opportuno, oltre che corretto, fare riferimento agli esempi di personalità politiche storicamente importanti con formazione diversa, ma con grande spirito pluralista da un lato, e di imprenditori sensibili alla costruzione di modelli sociali sostenibili e all'organizzazione della vita quotidiana. Grazie

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