martedì 31 marzo 2020

SILLABARI : Neolingua




Il nostro presente  vive di una scarnificazione analitica e di un impoverimento  del linguaggio pubblico. Il mondo  è sempre più  interpretato da uno spot. Ad ogni latitudine la descrizione  dei problemi politici ed economici si è ridotta ad un twiter. La politica   poi ha in uso un gergo  tutto suo tanto da ridurre ogni problema ad uno slogan. La ricerca del consenso e l’intercettazione di nuovi adepti  ha creato un linguaggio poverissimo,fatto di parole d’ordine, di luoghi comuni.

Così siamo diventati incapaci di affrontare i problemi  reali che ogni giorno ci si pongono davanti  e ci sollecitano soluzioni  se non proprio per risolverli almeno per contenerli e avviarli  a soluzione e non aggravarli. Lo sforzo continuo di convinzione che “tutto andrà bene”, a volte sembra significare che tutto si risolva da solo  contribuendo appunto a volte a  radicare la propensione  a credere all’inverosimile, ad accordare fiducia ad un determinismo astorico. Senza fare nulla. Tutto accettando. Fino all’indifferenza che è veramente il peccato più grave. Per non parlare del ridicolo se si riuscisse a capirlo.
E’ nata così una neolingua che non riesce a definire nemmeno alla lontana la realtà , che travisa i problemi ad essa legati, che illude. Così questa neolingua veicola  “mantra” che diventano ritornelli  per negare ,per esempio,  la necessità  dei sussidi di disoccupazione , le  tutele di molti lavoratori, i diritti delle donne, la salvaguardia della natura,la tutela delle acque e via dicendo.  Una neolingua che tenta di  mantenere in equilibrio un sistema iniquo. Un sistema che vede  aumentare la povertà, la morte per fame di  milioni di persone, la necessità di emigrare per sfuggire appunto  a fame, guerre e pestilenze,  l’aumento dei morti sul lavoro  , la dislocazione sempre più frequente delle industrie  in cerca di bassi salari. E l’elenco sarebbe lungo.
Una neolingua che non risparmia nemmeno l’ Europa unita  quando  fa finta di incaricarla della risoluzione dei problemi i  che l’Europa non riesce a risolvere perché rifiuta una  riforma capace  di parlare veramente al mondo in termini di mercato e di autorevolezza. Una neolingua che disconosce la rottura  del patto generazionale  e l’accelerazione verso la banalità.

Emil Cioran scrisse che l’ottimismo è  una mania dell’agonizzante. La neolingua non è ottimista è solo deludente,  perché fa agonizzare un paese che spera nell’ottimismo. Luca Ricolfi  in “ La società signorile di massa “ ( La nave di Teseo  ,Milano 2020) di fronte ai problemi dell’Italia di oggi  ci dice che sembra si siano avverate  le profezie di John Maynard Keyne ( Cambridge 5 giugno 1883- Tilton  21 aprile  1946 ) e Bertrand Russel ( Trellech 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth  2 febbraio 1970 ) che prefiguravano una società opulenta , appunto una società signorile di massa avendo risolto il problema fondamentale della sopravvivenza.

Ossia “ una società opulenta in cui l’economia non cresce più e i cittadini che accedono al surplus  sono più numerosi dei cittadini che lavorano “  che vuole dire,quello che la neolingua disconosce , un eden  fondato sulle rendite  e sulle clientele, sul malaffare, sulla corruzione,sulla preminenza delle baby pensioni .Un eden  dove solo la metà degli abitanti possiede beni voluttuari e di lusso. L’altra metà ? L’altra metà  fa la fame. E la neolingua non riesce a rendere questa divisione, questa differenza. Una neolingua che non riesce a riconoscere un paese  sempre più immiserito , dietro la facciata dell’opulenza, con i giovani  esclusi dal mercato del lavoro  e molti pensionati che stentano ad arrivare alla fine del mese solo per mangiare.
Una neolingua che parla  come la statistica trilussiana del pollo, che non  riesce ad evidenziare la povertà per esempio  affermando che le famiglie italiana che non vivono nella povertà assoluta  sono tra il 95 e il 97% .Senza definire povertà e povertà assoluta.

Il romanzo “ 1984” di George Orwell, scritto settanta anni fa  che ha anticipato molte cose della nostra attualità , annette alla neolingua un occulto potere di manipolazione. La neolingua di Orwell (nell'originale Newspeak, ossia "nuovo parlare") è una lingua artificiale che il potere impone a tutta la società. La neolingua di Orwell è un fenomeno ancora attuale, in quanto serve per uniformare il pensiero. Orwell nel parlare di neolingua fa anche riferimento allo Swift de I viaggi di Gulliver.  Qui  gli scienziati dell’Accademia di Lagado discutono su una possibile abolizione del linguaggio con lo scopo di risparmiare i polmoni sostituendo le parole con oggetti da mostrare . La caustica satira di Swift attacca la libertà di pensiero . 

Neolingua infine  forse vuol dire anche questo, nei forum del web, generalmente intesi: dare l’impressione che, pur nell’inevitabile presunzione di conoscere la verità, non si sia disposti a rivedere le proprie posizioni o a confrontarsi alla pari. Che è in sostanza la stessa cosa di quella lingua che ogni giorno ci “ viene parlata” per dirci  “ ecco abbiate fiducia delle cose che vi diciamo perché le diciamo per il vostro bene”. Il bene della neolingua che non è lingua .

Eremo Rocca S. Stefano martedì 31 marzo 2020

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