
L’allontanamento forzato,l’esilio o il confino ha prodotto
nel tempo e continua a produrre storie
di ogni genere. I libri della Genesi e dell’Esodo narrano le storie di esuli .A cominciare da
Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre
fino a Mosè esiliatosi volontariamente
a Madian passando per Agar e
Ismaele allontanati nel deserto di Paran. Fu relegato nella foresta di Dandaka dal padre, il protagonista di Le gesta di Rama del I sec. a.C. per aver ordito una
cospirazione a corte. Si parla dell’esilio di Sinuhe ne Le avventure di
Sinuhe ,romanzo egizio del XX sec. a.C. Quando gli Elamiti
distrussero la città di Ur,l’antica
città sumerica , mandando in esilio i suoi abitanti ,forte si elevò il
lamento di quel popolo dalle sue mura distrutte. Poi ci furono gli
anacoreti che abbandonavano il
mondo per conquistare la purezza dello
spirito che il mondo non permetteva con
la sua corruzione. Non solo anacoreti cristiani
ma anche della società islamica, del Califfato e della società
cinese della dinastia Tang. E l’esilio
di garndi protagonisti della storia e della letteratura : da Plutarco a
Dante ,da Ovidio a Napoleone e poi l’esilio di Garibaldi a Caprera, di
Cosimo dei Medici e di Umberto di Savoia .
Ma la parola esilio
ha assunto significati diversi
secondo del tempo e del luogo in
cui è stata scritta. Quelle che abbiamo
ricordate sopra sono alcune delle grandi storie raccontate e tramandate dalla letteratura in tema di
esilio. Ci sono poi anche le piccole
storie. Quelle di ogni giorno , quelle che ci appartengono perché sono fatte della nostra contemporaneità.
Storie dei cinque continenti ,in centinaia di lingue ,in sostanza vite sospese e disperse . Due
esempi attuali e quindi a noi contemporanei. Moshen Emadi ( 1986),esule, che
condanna in versi il regime illiberale
di Teheran : “ La mia lingua è il
silenzio /chi tradurrà il mio silenzio ?/ Come posso superare questo confine ?/”.
E ancora Ribka Sibhatu nata in
Eritrea ma residente in Italia da oltre venti anni che nella poesia “A Lampedusa” racconta il naufragio del 3 ottobre 2013 in italiano
fatta eccezione per cinque versi in tigrino.
In tempo di pandemie, pestilenze, morbilità, cataclismi naturali, l’esilio si identifica nel Decamerone di Boccaccio che è appunto il
classico esempio di una sospensione
della vita . In tempi moderni vanno ricordate le opere “Cecità “ di Saramago e “la peste” di Camus.
Il Decamerone dunque . E’ stato a lungo studiato come pure il suo autore Boccaccio. Per
esempio da uno dei massimi storici e
critici letterari dell’Italia post
risorgimentale Francesco De Santis in
accordo con la grande narrazione
hegeliana che liquidava il medioevo
contenuto in quelle novelle. Ma anche da
Vittore Branca che ricalava il Boccaccio nel suo tempo non meno medievale di quello di Dante. Fino a Mario Lavagetto che di recente sottolinea
in un suo commento la capacità di Boccaccio di costruire, per la prima
volta grazie alla peste, una deroga
ai divieti morali del Trecento. Le novelle dunque ci
parlerebbero di una
educazione diversa da quella finora
supposta capace di indulgere al
riso e piena di disibinizioni. Una specie di “semel in anno licet insavire “ perché
quella narrazione che affascina narratori è ascoltatori racconta di cose
sospese nel tempo ,limitate nel tempo. Quindi giorni di isolamento e di auto
esilio . E poi ?
Eremo Rocca S. Stefano martedì 24 marzo 2020



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