martedì 24 marzo 2020

SILLABARI : Esilio ,vite sospese e disperse





L’allontanamento forzato,l’esilio o il confino ha prodotto nel tempo  e continua a produrre storie di ogni genere. I libri della Genesi e dell’Esodo  narrano le storie di esuli .A cominciare da Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre  fino a Mosè esiliatosi volontariamente  a Madian  passando per Agar e Ismaele allontanati nel deserto di Paran. Fu relegato  nella foresta di Dandaka  dal padre, il protagonista  di Le gesta di Rama  del I sec. a.C. per aver ordito una cospirazione a corte. Si parla dell’esilio di Sinuhe ne Le avventure di Sinuhe  ,romanzo egizio  del XX sec. a.C. Quando gli Elamiti distrussero la città  di Ur,l’antica città sumerica ,  mandando  in esilio i suoi abitanti ,forte si elevò il lamento di quel popolo dalle sue mura distrutte. Poi ci furono gli anacoreti  che abbandonavano il mondo  per conquistare la purezza dello spirito  che il mondo non permetteva con la sua corruzione. Non solo anacoreti cristiani  ma anche della società islamica, del Califfato e della società cinese  della dinastia Tang. E l’esilio di garndi protagonisti della storia e della letteratura : da Plutarco a Dante  ,da Ovidio a Napoleone  e poi l’esilio di Garibaldi a Caprera, di Cosimo dei Medici e di Umberto di Savoia  .
Ma la parola esilio  ha assunto significati diversi  secondo del tempo  e del luogo in cui è stata scritta.  Quelle che abbiamo ricordate sopra sono alcune delle grandi storie raccontate  e tramandate dalla letteratura in tema di esilio. Ci sono poi  anche le piccole storie. Quelle di ogni giorno , quelle che ci appartengono perché  sono fatte della nostra contemporaneità. Storie dei cinque continenti ,in centinaia di lingue  ,in sostanza vite sospese e disperse . Due esempi attuali e quindi a noi contemporanei. Moshen Emadi ( 1986),esule, che condanna in versi il regime illiberale  di Teheran : “  La mia lingua è il silenzio /chi tradurrà il mio silenzio ?/ Come posso superare questo confine ?/”. E ancora Ribka Sibhatu  nata in Eritrea  ma residente in Italia  da oltre venti anni  che nella poesia “A Lampedusa” racconta  il naufragio del 3 ottobre 2013 in italiano fatta eccezione per cinque versi in tigrino.


 


In tempo di pandemie, pestilenze, morbilità,  cataclismi naturali,  l’esilio si identifica  nel Decamerone di Boccaccio che è appunto il classico esempio di una sospensione  della vita . In tempi moderni vanno ricordate le opere  “Cecità “ di Saramago e “la peste” di Camus. Il Decamerone dunque . E’ stato a lungo studiato  come pure il suo autore Boccaccio. Per esempio da uno dei massimi  storici e critici letterari  dell’Italia post risorgimentale  Francesco De Santis in accordo  con la grande narrazione hegeliana che liquidava  il medioevo contenuto in quelle novelle.  Ma anche da Vittore Branca che  ricalava  il Boccaccio nel suo tempo  non meno medievale di quello di Dante.  Fino a Mario Lavagetto che di recente  sottolinea  in un suo commento la capacità di Boccaccio di costruire, per la prima volta grazie alla peste,  una deroga ai  divieti morali del Trecento.  Le novelle dunque ci parlerebbero di una educazione diversa  da quella finora supposta  capace di indulgere al riso  e piena di disibinizioni. Una  specie di “semel in anno licet insavire “ perché quella narrazione  che affascina  narratori è ascoltatori racconta di cose sospese nel tempo ,limitate nel tempo. Quindi giorni di isolamento e di auto esilio . E poi ?

 







Eremo Rocca S. Stefano  martedì 24 marzo 2020

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