DUE IDENTICHE SOLITUDINI
( SECONDA PARTE )
Abbiamo parlato nella prima parte di come l’attuale solitudine dovuta alla
necessità di un isolamento in casa per
combattere il contagio o meglio
rallentare il contagio del coronavirus ,assomigli alla solitudine del dopo
sisma , quello che ha colpito l’Aquila
il 6 aprile 2009. Per qualche verso questa solitudine riapre una ferita e
riporta indietro il tempo . Parliamo qui
dunque di solitudine. Nella terza parte parleremo della solitudine nella
letteratura, nella storia , nella cultura.
Ci sono varie solitudini .Più solitudini. Nella vita, nella storia, nella natura, nella
società. L’ultima solitudine che ci sembrava la più beata ,che nessuno ci imponeva ma che cercavamo
sempre più spesso è stata la solitudine del telefonino. Da quella solitudine che appunto ci catapultava in un mondo
virtuale asfittico, tutto espresso in un
display alla solitudine comandata dello
stare forzosamente in casa. Probabilmente ,quando questa emergenza sarà
passata - molte cose cambieranno e dico
io con molte cose si dovranno fare i conti -
la voglia di stare insieme fisicamente tornerà prepotentemente.
Allora ecco le nostre
solitudini di sempre. Quelle forzate
imposte dalla vita : reclusione , disabilità, malattie,isolamento percettivo o
abbandono di una persona cara.
Vi sono poi solitudini volute e ricercate. Il creativo, l,’asceta e chiunque di noi ricerchi uno spazio e un tempo tutto suo. L’individualismo che si raggiunge solo con la massificazione: tutto uguale per tutti .I messaggi dei mass media che alimentano la fuga e la ricerca di un rifugio che, visto come un luogo d’opposizione all’esterno, limita la crescita e lo sviluppo dell’autonomia individuale.
Vi sono poi solitudini volute e ricercate. Il creativo, l,’asceta e chiunque di noi ricerchi uno spazio e un tempo tutto suo. L’individualismo che si raggiunge solo con la massificazione: tutto uguale per tutti .I messaggi dei mass media che alimentano la fuga e la ricerca di un rifugio che, visto come un luogo d’opposizione all’esterno, limita la crescita e lo sviluppo dell’autonomia individuale.
Etimologicamente
solitudine è “separare” composta da “se” e “parare”. La prima indica
“divisone”, la seconda “parto”. Ecco la
solitudine dell’ovulo, la solitudine del feto nello sterminato liquido
amniotico, ecco la solitudine della separazione dalla madre ,ecco la solitudine
delle perdite del vissuto . Solitudine positiva e solitudine negativa. È una
condizione spiacevole, a volte spaventevole. La solitudine per la perdita del
paradiso terrestre, di una condizione peccaminosa, la solitudine della morte ,
“L’uomo contrappone alla solitudine un mondo costellato da
relazioni, disseminato di immagini ed affastellato da azioni. Nel tentativo,
perenne, di placare l’immagine della solitudine che si porta addosso come una
seconda pelle, si procura le sofferenze e le gioie della vita. Sarà poi la sua
natura profonda, o il terreno psicobiologico, a far pendere la bilancia da una
parte piuttosto che dall’altra.Per non ripetere l’esperienza della solitudine, l’uomo è disposto a tutto, anche alla guerra. È disposto addirittura ad abbandonare, per non sentirsi solo, ad uccidere, per non sentirsi morire dentro. Il continuo bisogno di potere, espresso da persone influenti o da intere nazioni, può essere letto come una reazione alla solitudine.
La solitudine contiene, quindi, sia la depressione sia la reazione, sia la fuga sia la ricerca e quando l’uomo riesce a contrapporre la disperazione della vita alla speranza le opere che realizza sono geniali.
La solitudine non essendo solo disperazione è speranza e forza, conquistata nel riconoscimento di una propria individualità. Esiste dunque una felicità nella solitudine.” (Zaia Ambrogio | Gen 29, 2004 | Psicoanalisi Applicatahttps://www.psicoanalisi.it/osservatorio/3527/)
Ecco allora anche la solitudine feconda , strumento che
permette un incontro con il proprio sé. Ridare
valore al silenzio, come atto preparatorio al comunicare con gli altri.
“Si parla molto del desiderio e
della paura della solitudine, poco della capacità d’essere soli. Durante il
nostro sviluppo psicofisico, se non abbiamo subito dei traumi gravi,
dall’infanzia ad oggi, abbiamo sperimentato, magari gradualmente, un essere
soli anche in presenza dell’altro. La fiducia, costruita dentro di noi negli
anni della crescita, ci ha permesso di controllare la solitudine di riconoscere
i sentimenti che animano la parte profonda della nostra mente e di esprimerli.La solitudine diviene, così, condizione privilegiata e da ricercarsi per aiutare l’individuo ad integrare i pensieri interni con i sentimenti. La meditazione, la preghiera e, a livello inconscio, il sonno operano questa trasformazione. Costruire un momento di solitudine e di silenzio aiuta la persona a ritrovare se stesso nell’oceano della vita. L’anelito di questo momento permette l’abbandono a qualcosa o qualcuno sopra di lui, in grado di dare significato alla vita, alle emozioni quotidiane ed al silenzio ricercato.(cit. Zaia Ambrogio )
L’uomo è un animale
sociale che ha bisogno qualche volta
anche di solitudine . Alla nascita
dipende dal cargiver, generalmente la madre che accudisce il nascituro, e resta
dipendente dai bisogni primari, quindi cibo, riproduzione, ecc. Sembra un
essere libero ma non lo è fino in fondo.
. Nel panorama odierno in cui si costringe alla solitudine,
attraverso un vuoto affettivo e relazionale,per esempio , in cui l’oggetto
diviene il surrogato del proprio sé la solitudine a volte induce fenomeni patologici quali depressioni, dipendenze patologiche,
new addiction, disturbi
dell’umore (Rimandiamo agli specifici studi sulla depressione e la solitudine
in correlazione all’abuso di
internet: Bessiere, 2010; Young & Rogers, 1998; Kotikalapudiet
et al., 2012; Costigan et al., 2013; Rauch et al., 2013). https://www.stateofmind.it/2019/08/solitudine-sofferenza/
La solitudine del dopo terremoto ,la solitudine imposta dal
coronavirus . Forse sono simili. Certo che differenza c’è, per andare ancora
oltre, tra la solitudine della
quarantena fiduciara sull’hastag # Io sto a casa e per
esempio la popolazione di Aleppo , la seconda città della Siria. Quella
popolazione ha sperimentato prima di noi
che cosa significa non poter mandare i bambini a scuola , non poter
uscire da casa. Solo che a noi poco
importava nell’indifferenza totale del
nostro modo di vivere. Certo noi non siamo sotto le bombe o i missili. O sì, siamo sotto bombe e
missili invisibili ?
Da questa solitudine, cambierà tutto. Questa solitudine , come quella dopo il
terremoto cambierà tutto . Un solo esempio . chi ha conosciuto veramente la
paura, come quella che stiamo vivendo, potrà accettare la
paura spettacolo di quei politici che vorranno ancora perseguire strade già battute
nel passato quando si inculcava una paura per pericoli inventati e quindi
inesistenti ? Io penso di no.


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