“Non è più dunque agli uomini che
mi rivolgo, ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i
tempi: se è lecito che delle deboli creature, perse nell'immensità e
impercettibili al resto dell'universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto
hai donato, a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare
con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa’ sì che questi errori non
generino la nostra sventura.
Tu non ci hai donato un cuore per
odiarci l'un l'altro, nè delle mani per sgozzarci a vicenda; fa’ che noi ci
aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e
passeggera.
Fa’ sì che le piccole differenze
tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue inadeguate,
tra tutte le nostre usanze ridicole, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra
tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre convinzioni così
diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te, insomma che tutte queste
piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non
siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa’ in modo che coloro che
accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si
accontentano della luce del tuo sole; che coloro che coprono i loro abiti di
una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la
stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo
nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa’ che coloro il cui abito è
tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo
mucchio di fango di questo mondo, e che posseggono qualche frammento
arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi
chiamano "grandezza" e "ricchezza", e che gli altri li
guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c'è nulla da
invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Abbiano in orrore la tirannia
esercitata sulle anime, come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il
frutto del lavoro e dell'attività pacifica!
Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci,
non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace, ed impieghiamo il
breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue
diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.”
VOLTAIRE: "PREGHIERA A DIO" Dal "Trattato
sulla tolleranza" del 1763
Il Trattato sulla tolleranza trae ispirazione ed è
successivo al processo, condanna a morte ed esecuzione di Jean Calas, un padre
ugonotto, il 10 marzo 1762.
Jean Calas apparteneva a una famiglia protestante. Dopo la morte per presunto suicidio del figlio maggiore, la famiglia Calas viene falsamente accusata di omicidio colposo. La famiglia è messa in catene e il padre, a grande richiesta popolare e per ordine di 13 giudici, è condannato a morte nonostante la mancanza di prove.
In seguito all’esecuzione di Jean Calas, che invoca la sua innocenza fino al giorno della sua morte, il caso viene giudicato di nuovo a Parigi il 9 marzo 1765 e la famiglia Calas viene assolta.
Jean Calas apparteneva a una famiglia protestante. Dopo la morte per presunto suicidio del figlio maggiore, la famiglia Calas viene falsamente accusata di omicidio colposo. La famiglia è messa in catene e il padre, a grande richiesta popolare e per ordine di 13 giudici, è condannato a morte nonostante la mancanza di prove.
In seguito all’esecuzione di Jean Calas, che invoca la sua innocenza fino al giorno della sua morte, il caso viene giudicato di nuovo a Parigi il 9 marzo 1765 e la famiglia Calas viene assolta.
Voltaire scrisse il Trattato sulla tolleranza guardando ai
disastri arrecati dalle guerre di religione .Veri e propri
massacri in tutta Europa.Iin particolare in Francia a causa della divisione tra
cattolici e ugonotti (anche se entrambe le fazioni aderivano al
cristianesimo!).
Voltaire (Parigi, 1694 Parigi,
1778), in realtà si chiamava François Marie Arouet . Filosofo illuminista , scrittore e drammaturgo,grande polemista .
Costretto a lasciare la Francia (1726), per i contrasti con alcune potenti
famiglie, passò tre anni in Inghilterra. Qui incontrò Swift, Pope e Berkeley, e
guardando a quel paese e alle sue libertà maturò le proprie idee illuministe. Preso
il soprannome di Voltaire, diventerà il grande
polemista, il nemico giurato del fanatismo e della superstizione, l’acceso anticlericale, il consigliere di
Federico II di Prussia, l’enciclopedista.
Voltaire, Trattato sulla tolleranza
, Feltrinelli, Milano, 2014, prefazione di Salvatore Veca, traduzione e cura di
Lorenzo Bianchi.
Altre edizioni: Giunti, Firenze,
2007, a cura di Glauca Michelini; Utet, Torino, 2006, a cura di Riccardo
Fubini; Editori Riuniti, Roma, 2005, a cura di Palmiro Togliatti.
Titolo originale: Traité sur la
Tolérance


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