STORIE E VOCI DAL SILENZIO : Senza
dimora
Che cos' è la povertà. Analizzare questo fenomeno significa abbandonare l’idea di un concetto univoco. Esistono varie
classi di poveri che si formano dall’intreccio di diverse variabili: da quelle
socio-economiche a quelle storico-culturali. La povertà è un fenomeno dinamico
che accompagna l’uomo dalla sua nascita, e lo segue in tutte le sue fasi
evolutive. È un male sociale che investe una parte dell’umanità adottando forme
sempre diverse, adeguandosi al mutare dei tempi. Fino a pochi decenni fa
costituiva la linea di demarcazione tra i il nord e il sud del mondo,
attualmente si sta diffondendo anche nelle società più industrializzate. Le
cause di tale espansione del fenomeno vanno ricercate nella globalizzazione neoliberista,
nell’internazionalizzazione dei processi produttivi, nella precarietà e
nell’aumento dei costi di vita. Dalle inchieste di Buret e di Engels, alla Social survey di Booth, e ancora agli studi di Simmel e della scuola di Chicago, il povero del terzo millennio si identifica negli uomini separati, nelle ragazze madri, nelle anziane sempre più sole, e nei working poors. L’evoluzione del concetto di senza dimora è legata all’evoluzione del concetto di dimora non intesa più esclusivamente come bene materiale, ma come insieme di relazioni sociali all’interno del quale l’individuo forma la propria identità. L’esclusione da questa rete di socializzazione conduce all’esclusione sociale che può degenerare, se sussistono fattori contingenti, a condurre una “vita per strada”.
Sono “invisibili” soprattutto perché dimenticati dalle
istituzioni socio-politiche, da ciò ne deriva l’inderminatezza sia del numero
che dell’identikit. Se l’Istat non è in grado di fornire dati precisi su questo
fenomeno, nel 2000 un’indagine della Fondazione Zancan di Padova, incaricata
dal Ministero del Welfare, rilevò in una sola notte la presenza di circa 17000
persone nelle strade, nelle piazze e nei centri d’accoglienza delle città
italiane. Da qui la necessità di promuovere il maggior numero di studi nella
materia per conoscere i nuovi poveri.
Per l’indagine
Istat sulle persone senza dimora, svolta in collaborazione con
fio.PSD e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Caritas italiana,
sono 50.724 le persone senza dimora stimate in Italia nel 2015.
Queste persone vivono in povertà estrema ovvero in una condizione
di disagio profondo legato prima di tutto alla mancanza di una casa come luogo
intimo e di rifugio e, legato all’ intreccio di povertà di beni materiali per
la sussistenza e fragilità personali multi-dimensionali e complesse.
Secondo Paolo Pezzana – Presidente fio.PSD
Federazione italiana Organismi per le
persone senza dimora “…Le persone senza dimora non sono poche: in
Italia è senza dimora lo 0,2% dell’intera popolazione residente, ed è un dato
che è in linea con quello che accade nei principali Paesi sviluppati. Non si
tratta di un fenomeno di nicchia, né di una conseguenza di particolari assetti
sociali. Se considerassimo, in base a dati tra l’altro già disponibili in altre
indagini ISTAT, anche le altre categorie, il numero crescerebbe di molto, senza
che si esca dalla categoria che in Europa ed USA è considerata homelessness.
Questo 0,2% è dunque la punta di un iceberg, sotto la quale sta una platea di
soggetti emarginati e a rischio sempre crescente di emarginazione che si sta
estendendo talmente da toccare direttamente ciascuno di noi, in persona o
comunque nelle proprie reti di prossimità. Essere senza dimora non è dunque una scelta
di alcuni o una opzione bohémienne di pochi romantici, ma un
rischio connaturato all’attuale assetto sociale ed economico, che sembra
potersi riprodurre solo producendo emarginazione. Come sa chi naviga i mari nel
nord, gli iceberg, quando le basi crescono troppo e le punte si allargano,
rischiano di rovesciarsi, e quando un iceberg si rovescia produce un piccolo
tsunami, spesso fatale per chiunque si trovi nei paraggi…A voi portare a
conclusione questa metafora….
Un secondo elemento da sottolineare è che la
geografia dell’homelessness è varia: non è più un fenomeno solo metropolitano né
una caratteristica tipica delle aree più affluenti e servite del Paese. Certo,
realtà come Milano e Roma continuano a giocare una grossa parte nelle
rappresentazioni territoriali del fenomeno, ed è normale che dove si offrono
servizi si concentrino le persone; tutto questo però non accade più solo in
alcune aree del Paese, ma sta dilagando, lentamente ma inesorabilmente anche in
Provincia. La nascita di molti nuovi servizi di cosiddetta “bassa soglia” in
piccole città e comuni lontani dai grandi centri urbani che l’indagine ha messo
in rilievo non si spiega certo con un qualche recondito e perverso desiderio di
“attrarre” homeless sul proprio territorio da parte di amministratori
stravaganti, ma non può che essere una risposta di emergenza a un’emergenza che
si presenta. Chi dovesse continuare a pensare al “clochard” come ad
un’espressione tipicamente urbana e metropolitana, rischierebbe di chiudere gli
occhi su una emarginazione assolutamente simile ed altrettanto grave che, pur
apparendo meno di come lo stereotipo vorrebbe, è tuttavia presente in mezzo a
noi e sotto le nostre case, ovunque ci troviamo nel Paese..”
La quarta panoramica
sull’esclusione abitativa realizzata da Feantsa (la federazione europea degli
organismi che lavorano con gli homeless) e dalla Fondation Abbé Pierre presentata
il 22 marzo 2019 parla di 700mila senza
tetto che dormono in strada o in alloggi di fortuna.
L’esclusione abitativa colpisce tutta Europa e causa un
aumento spettacolare dei prezzi, la grave carenza di alloggi a costi
accessibili. I
senza tetto stanno raggiungendo numeri record.
Le due organizzazioni, del resto, mettono anche in evidenza la diminuzione dell’efficacia della lotta
dell’Ue contro la povertà.
Feantsa e la Fondazione Abbé Pierre si chiedono, infatti, come si possa parlare di “coesione europea” quando un’altra Europa - quella dei senzatetto e delle persone non adeguatamente alloggiate, i cui numeri sono cresciuti a livelli senza precedenti negli ultimi anni - viene esclusa? E i dati segnalati nella relazione parlano di un aumento del 150% dei senzatetto in Germania, nel Regno Unito sia a un +71% e in Irlanda si arriva a un +160%. In una nota stampa si osserva anche che: “in Francia almeno una persona senza dimora muore ogni giorno, a un’età che è di 30 anni inferiore a quella del resto della popolazione, e quando nel Regno Unito la quantità di tali casi è aumentata del 24% tra il 2013 e il 2017?”
Feantsa e la Fondazione Abbé Pierre si chiedono, infatti, come si possa parlare di “coesione europea” quando un’altra Europa - quella dei senzatetto e delle persone non adeguatamente alloggiate, i cui numeri sono cresciuti a livelli senza precedenti negli ultimi anni - viene esclusa? E i dati segnalati nella relazione parlano di un aumento del 150% dei senzatetto in Germania, nel Regno Unito sia a un +71% e in Irlanda si arriva a un +160%. In una nota stampa si osserva anche che: “in Francia almeno una persona senza dimora muore ogni giorno, a un’età che è di 30 anni inferiore a quella del resto della popolazione, e quando nel Regno Unito la quantità di tali casi è aumentata del 24% tra il 2013 e il 2017?”
L'esclusione
abitativa deve diventare una priorità dell'agenda politica europea per i
prossimi anni. Nel 2017, le
famiglie dell'Unione Europea hanno speso oltre 2.000 miliardi di euro in
"alloggi, acqua, elettricità, gas e altri combustibili", ossia il
13,1% del Pil dell'Ue.
La spesa per
l’alloggio continua ad assorbire quantità crescenti di bilancio delle famiglie,
in particolare nelle famiglie povere: nella maggior parte dei Paesi europei, la
disuguaglianza è aumentata per quanto riguarda la spesa per l'alloggio. Negli
ultimi dieci anni, l’esistenza di alloggi inadeguati continua a incidere sulla
qualità della vita di molti europei, con alcuni gruppi più vulnerabili
particolarmente colpiti dall'esclusione abitativa: bambini e giovani tra i 18 e
i 24 anni, extracomunitari, o genitori soli con figli a carico.
Tra il 2007 e il 2017, il 25% delle famiglie povere ha subito un
sovraccarico del costo abitativo in Italia. Inoltre, nel nostro
Paese, come nel resto dell'Unione, le famiglie monoparentali sono le più
vulnerabili agli eccessivi costi abitativi e al sovraffollamento. Inoltre, il
sovraffollamento abitativo colpisce il 50% degli stranieri (rispetto al 22% dei
cittadini italiani) con un aumento del 25% rispetto al 2007.
Ma quando si parla di "senza dimora" ci si
riferisce alla forma più estrema di povertà presente nella società
industrializzata. Si tratta di persone con una molteplicità di problemi
personali, di ordine psicologico, socio-sanitario e relazionale, che non solo
faticano a risolvere i problemi quotidiani di sussistenza, ma che neppure sono
nelle condizioni di disporre di un alloggio stabile e adeguato.
I senza fissa dimora sono le persone che più rappresentano,
in uno stadio estremo, il fenomeno dell’esclusione sociale, individui che
assieme alla precarietà materiale hanno sperimentato la disgregazione degli
affetti e la rottura di rapporti di aiuto e protezione.
Dire senza dimora (all'inglese Homeless) non significa dire
semplicemente senza casa (per il quale si potrebbe usare la parola Houseless).
La persona che vive questa situazione è carente di uno spazio fisico dove
"posare il capo" ma anche una rete di relazioni (dimore affettive);
appunto senza dimora significa anche senza dimora relazionale.

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