Ho scritto nei giorni scorsi in questo blog alcune
osservazioni sull’umanesimo. Di seguito
riflettendo sugli accadimenti che si
stanno verificando in questi giorni di marzo 2020 mi sono domandato : “Che non
stia per cominciare la storia dell’uomo
veramente uomo?” Ho pensato che come ogni nuova Storia nasce però da una guerra spesso combattuta anche senza armi convenzionali.
Porta con sé sofferenze, lutti, tribolazioni. Ma porta con sé anche la capacità
di comprendere il senso della centralità
dei problemi .Che significa allora “un uomo veramente uomo?”.
In generale possiamo dire che sarà un uomo senza esemplarità prestabilite, capace di
aprirsi alle attese del cosmo per sviluppare
il progetto della specie che può
ormai uscire dalla preistoria. Fino ad
ora la civiltà dell’uomo è stata preistoria. Arrivato all’ultimo momento nella evoluzione dell’universo,paragonabile
agli ultimi cinque minuti di un giorno ,sta per vivere una lunga notte per
arrivare ad una nuova alba. Ora proprio in questa notte buia l’uomo deve essere
in grado di dimostrare di aver capito quello che ha scritto Jacques Monod ( Parigi 1910 – Cannes 1976 ) ,
biologo e filosofo francese, Nobel nel
1965: “… l’uomo è uno zingaro sperduto
nell’immensità indifferente dell’Universo
da cui è emerso per caso alla
periferia dello stesso …” (1)
L’uomo è uno zingaro dell’Universo. Quanta differenza allora
dall’uomo di Pico della Mirandola che
dopo averlo posto “come opera di natura indefinita” nel “ cuore del mondo “
immagina che il Creatore gli si rivolga in questo modo :” Non ti ho dato,
Adamo, né un posto determinato , né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa
tua, perché quel posto,quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai,
tutto secondo il tuo voto ottenga e conservi. La natura limitata degli
altri entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna
barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti
posi nel mezzo del mondo perché di là
meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel
mondo . Non ti ho fatto né celeste né
terreno, né mortale né immortale ,
perché da te stesso quasi libero e sovrano ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai
degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti ; tu potrai secondo il tuo volere ,rigenerarti nelle cose
superiori che sono divine .(2)
Il brano che ho citato
fa parte di una famosa Orazione , De hominis dignitate che Pico riproduce interamente in un altro
suo scritto l’Apologia. Questa opera fu scritta a difesa di un suo
progetto .Pico che aveva allora 28 anni, nel 1491 ( manca un anno alla scoperta dell’America che convenzionalmente dà inizio all’età moderna) scriveva
questa Apologia perché quattro anni prima
aveva proposto di convocare a Roma
i dotti di tutto il mondo e per loro aveva scritto 900 tesi .
Tentavano
di armonizzare quelle tesi tutte le tradizioni teologiche e filosofiche
dell’umanità senza tralasciare
quelle gnostiche, caldaiche, cabalistiche e l’intero pensiero medievale. Una armonizzazione naturalmente secondo i
canoni della dottrina cristiana . Il Papa
Innocenzo VIII , a cui era stato
proposto di promuovere tale incontro, che in un primo momento sembrava favorevole al progetto di Pico,
non solo rinviò per così dire la “ convention” a data da destinarsi ma ebbe da ridire anche su 13 delle 900 tesi
,condannandole inesorabilmente.
Le idee di Pico sull’uomo
erano in realtà il risultato delle idee di un consesso più ristretto che
aveva dato vita all’Accademia platonica i cui membri si
riunivano nella brunellesca Abbazia fiesolana fatta costruire da Cosimo
il Vecchio a sue spese. In quella
Abbazia, oltre all’ospitalità di Cosimo, i platonici trovavano una
biblioteca creata da Vespasiano da
Bisticci con i suoi 45 amanuensi in soli 22 mesi di lavoro. Prima di Erasmo,
quegli allievi di Marsilio Ficino fecero
un tentativo di coniugare il messaggio
evangelico e la paideia degli antichi,
Che ne è stato , in tutti i secoli successivi,di quel
tentativo che si incentrava sull’uomo, visto che oggi dopo tutto questo tempo, viene da pensare che veramente occorre ri-cercare e ri-trovare, come ho detto fin dall’inizio ,“ un uomo
veramente uomo?”. Probabilmente occorre rimeditare i libri della nostra
Sapienza e della nostra esperienza per
affermare un nuovo umanesimo, un umanesimo etnologico.
Monod ha detto che l’uomo è uno zingaro nell’Universo ,ovvero
una casualità. Konrad Lorentz fondatore della moderna etologia
scientifica, ne Il declino dell’uomo
afferma “ …L’uomo è soltanto un effimero
anello nella catena delle forme
viventi . Ci sono buone ragioni per pensare
che egli sia soltanto un gradino
della scala che porterà ad un essere realmente umano. Se non altro è possibile sperarlo..”.(
3 ) Un essere “ realmente umano “ dunque
,in sintonia ed in antitesi con Pico
perché ,fidandoci di Lorentz ,fuori da
ogni fuga utopistica e tenendo a bada i dialoghi platonici , si ri-parta dal bandolo biologico della Storia con un
approccio filogenetico ,in conformità della
situazione della specie che ci
appare altalenante tra essere e non
essere.
(1)
J.Monod Il caso e la necessità Milano, Mondadori, 1971 ,pag 143
(2)
Giovanni
Pico della Mirandola “De hominis
dignitate “,Heptaplus, De ente et uno Edizione Nazionale dei classici
del pensiero italiano, Firenze , Vallecchi 1942 ( traduzione E.Garin)
(3)
K.
Lorentz Il declimo dell’uomo Milano,
Mondadori 1985 pag. 229

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