lunedì 16 marzo 2020

DUE IDENTICHE SOLITUDINI (TERZA PARTE )



DUE IDENTICHE SOLITUDINI
La solitudine nella letteratura   ( terza parte )

Seneca ci tramanda “La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo”, il nostro più recente Schopenhauer scrive “Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi”. Sin da quando ne abbiamo traccia scritta, le riflessioni dei grandi pensatori si sono soffermate sulla condizione della solitudine / compagnia che segue l’umana condizione da sempre.
Contemplazioni di Kafka è una raccolta di racconti  che ci dice qualcosa sulla solitudine. In particolare l’ultimo racconto  Infelicità. Il protagonista  per sentire la sua voce nella stanza  non fa altro che gridare a squarciagola. Si immagina di essere visitato da un bambino con il quale litiga. Esce di casa e incontra per le scale  qualcuno che sembra essere  un fantasma e discute con lui del bambino con cui ha litigato  e che è  secondo lui un altro fantasma. Poi risale in casa e va a dormire. Un racconto in cui la solitudine ( si parla con i fantasmi, si grida, si parla  ad alta voce per sentire  in ogni caso una presenza ) viene “scontata” andando a dormire .
E proprio L’uomo che dorme  di Georges Perec  è la sublimazione della solitudine  Perché  perec racconta che il suo protagonista diserta gli impegni ,non si fa trovare dagli amici, lascia suonare invano la sveglia. Nel racconto di Perec sta appunto il tentativo di esaurimento della solitudineLo stesso che sta nelle parole .Cioran afferma : “  Sopprimevo dal mio vocabolario una parola dopo l’altra. Finito il massacro ,una sola superstite   : solitudine . Mi risvegliai appagato.
 Il “ Viandante sul mare di nebbia “ o anche, il viaggiatore in un mare di nebbia, è un’opera che è stata a lungo studiata: al centro della composizione di Caspar Friedrich, si erge un uomo misterioso: indossa un soprabito verde scuro, i suoi capelli sono mossi dal forte vento, e nella mano destra, prestando attenzione, si può notare la presenza di un bastone da passeggio. Possiamo ritenerla com il simbolo della solitudine.

Francesco Petrarca  nella “vita solitaria”  elogia questa condizione  perché l’artista, nella solitudine , si eleva  fino alle stelle. Alda Merini in Piccoli canti  descrive la solitudine  come un rifugio e una risorsa. Due facce ha la solitudine come una medaglia  : quella buona e quella cattiva. Sera sulla via Karl Johann è un dipinto di Edvard Munch datato 1892 . In questo quadro Munch propone un luogo che aveva già dipinto, il boulevard principale di Cristiania, l’attuale Oslo, in cui sfilano a passeggio persone appartenenti alla classe medio alta della città. La solitudine è vuoto.  Infatti egli scrive sul suo diario :” Tutti i passanti lo guardavano in modo così strano e singolare e lui sentiva che lo guardavano così, che lo fissavano, tutte queste facce, pallide nella luce serale; voleva fissare un pensiero ma non gli riusciva, aveva la sensazione che nella sua testa non ci fosse nient’altro che il vuoto… il suo corpo era scosso dal tremito, il sudore lo bagnava.
La solitudine evoca aspetti contraddittori: il restare piacevolmente con se stessi, rifugiandosi nel proprio intimo o altresì vivere l’abbandono altrui e quindi la condizione di isolamento/esclusione sociale.A prescindere da queste connotazioni opposte, positivo vs. negativo, è uno stato fisico, interiore quanto inevitabilmente perturbante. Tale condizione è stata scarsamente studiata dalle ricerche specifiche ma aleggia negli scritti più importanti dell’ultimo secolo, da Freud a Fromm,Reichmann, Tillich, Rank, et Alii.
Solitudine e isolamento, sono due termini che un po’ superficialmente vengono indicati come sinonimi.  In realtà  Solitudine è lo stato di chi è, di chi vive solo e solitario, di chi fugge la compagnia privilegiando appunto la solitudine. ,non per forza un misantropo.
Isolamento è qualcosa di imposto, di inevitabile. L’atto dell’isolare è condizione di esclusione dall’esterno, L’isolamento può essere dunque imposto  a malati contagiosi, malati di mente  nelle fasi aggressive acute,  a  rei   che scontano una pena . 


Per Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877Montagnola, 9 agosto 1962)  la solitudine è  indipendenza  :” Un po’ incerto mi mossi verso casa tirai su il bavero e camminai battendo il bastone sul lastrico bagnato. Potevo percorrere quel tratto molto adagio, ma fin troppo presto mi sarei ritrovato nella mia mansarda, in quella parvenza di casa mia, che non amavo, ma della quale non potevo fare a meno, poiché erano passati i tempi in cui ero in grado di camminare all’aperto una notte intera d’inverno con la pioggia. Però non volevo guastarmi il buon umore della serata, né con la pioggia né con la gotta né con l'araucaria, e se non era possibile avere un’orchestra da camera o un amico solitario col violino, la dolce melodia squillava tuttavia nel mio cuore e io potevo sonarla da me, per accenni, sussurrandola fra le labbra e ritmando il respiro. Camminavo immerso nei miei pensieri. Sì, era possibile vivere anche senza la musica da camera, anche senza l’amico, ed era ridicolo sfinirsi in un’impotente nostalgia di tepore. La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.”  (HERMANN HESSE (1877 – 1962), Il lupo della steppa (1927), traduzione, introduzione, antologia critica e bibliografia a cura di Ervino Pocar, Mondadori, Milano 1987 (VII ristampa dell’edizione 1979, prima edizione 1946), Memorie di Harry HallerSoltanto per pazzi, pp. 93 – 94.)
 
Marguerite Yourcenar pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903Mount Desert, 17 dicembre 1987),  si rifugiò      in un’isola del Pacifico per essere sola. Diceva On ne trouve pas la solitude, on la fait” (“Non ci si imbatte nella solitudine, la si procura, la si cerca.”) Una solitudine la sua piena zeppa di storie e vicende, sia quelle alei contemporaee,per esempio quelle della sua famiglia e quelle della storia del passato.  Infatti  tutto il suo  capolavoro Memorie di Adriano  è un analisi della solitudine  .Il romanzo di Marguerite Yourcenar Memorie di Adriano, compie quasi  settant’anni. Venne  pubblicato in Francia nel 1951, dopo lunghi anni di preparazione e di studi accurati. In Italia esce per i tipi di Einaudi solo nel 1988, tradotto da Lidia Storoni Mazzolani. La scrittrice rivela ,nelle note che accompagnano la nascita di quest’opera che, dopo aver distrutto la prima stesura compiuta dal 1924 al 1929, le era rimasta solo una frase pronunciata dal protagonista, l’imperatore Adriano: “Incomincio a scorgere il profilo della mia morte.

Sì, parla di solitudine, la solitudine dei numeri primi, numeri indivisibili, numeri solitari. In  La solitudine dei numeri primi “è il primo romanzo di Paolo Giordano. Edito da Mondadori, ha ricevuto i Premi Strega e Campiello opera prima 2008.

Thomas Bernhardt,  in più di uno dei suoi brevi romanzi autobiografici, legati al periodo adolescenziale e soprattutto ne “L’origine” racconta del suo forte  senso di isolamento  e la voglia di dare un senso alla propria vita  anche con la morte se necessario. Infatti racconta delle vicende di adolescenti in un collegio  con metodi educativi particolari  che avevano determinato in lui e nei suoi coetani proprio la voglia di morire 


 
Eremo Rocca S. Stefano  lunedì  16 marzo 2020




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