venerdì 13 marzo 2020

QUELLO CHE RESTA DEL GIORNO : Meditazioni su Dio e il mondo



LETTERA DALL’EREMO

QUELLO CHE RESTA DEL GIORNO  : Meditazioni su Dio e il mondo  .Ciò che siamo rispetto a quello che esiste ovvero al tempo della fragilità.

Prendiamo la riflessione su Dio e il mondo  o  sull’alternativa  Dio o il mondo  rileggendo il pensiero  72 di Blaise Pascal  affrontando la  sproporzione  dell’uomo  tra ciò che è e ciò che esiste, in una condizione di incertezza tale che lo porta continuamente  a cercare stabilità e sicurezza.

72. “Ecco dove ci portano le conoscenze naturali. Se non sono veritiere, non c’è verità nell’uomo; e se lo sono ,questi vi trova un gran motivo di umiliazione , costretto a sentirsi piccolo in un modo o nell’altro.E poiché egli non può sussistere senza credere ad esse , desidero che, prima di avventurarsi in più profonde ricerche nella natura , per una volta tanto la consideri seriamente  e tranquillamente, esamini anche se stesso,e, conoscendo quale proporzione c’è…
L’uomo contempli dunque tutta la natura nella sua  sublime e piena maestà; distolga la vista dagli oggetti che lo circondano. Miri a quella sfolgorante luce che è posta come una  lampada eterna  per  illuminare l’universo ; e la terra gli appaia come un punto rispetto  al vasto giro che quell’astro  descrive,  e si stupisca che quel vasto giro  non è che una piccolissima parte  rispetto a quello descritto da tutti gli astri  che ruotano nel firmamento.
Ma se la nostra vista si ferma lì, l’immaginazione deve procedere oltre; e si stancherà prima lei di immaginare  che la natura di darle esca. Tutto questo mondo visibile  non è che un impercettibile segmento  dell’ampio cerchio della natura.
Nessuna idea le si avvicina. Abbiamo voglia di gonfiare le nostre immaginazioni  al di là degli spazi immaginabili ; riusciamo solo a partorire atomi  rispetto alla realtà delle cose.  E’ una sfera infinita il cui centro è dappertutto  e la cui circonferenza è in nessuna parte.. Infine, il maggior carattere sensibile  della onnipotenza di Dio  è il fatto che la nostra immaginazione  si perde in questo pensiero.
Tornato a considerare se stesso , l’uomo esamini ciò che egli è  rispetto a ciò che esiste ; si senta come sperduto in questo remoto angolo  della natura e da questa piccola cella dove si trova rinchiuso , voglio dire l’universo, impari  a stimare la terra , i regni, le città  e se stesso nel giusto  valore. Che cos’è un uomo  nell’infinito?
E, per offrirgli un altro prodigio  altrettanto stupefacente, ecco : vada  a cercare, tra le cose  che conosce, le più piccole.  Ecco un acaro nella piccolezza del suo corpo , esso mostra delle parti incomparabilmente più piccole , delle gambe con le loro giunture, delle vene in queste gambe, del sangue in queste vene , degli umori in questo sangue , delle gocce in questo umore, dei vapori in queste gocce;orbene, ammettiamo che l’uomo , dividendo ancora queste ultime cose , spinga oltre la sua immaginazione , e l’ultimo oggetto  cui può giungere sia  adesso quello del nostro discorso.  Penserà di trovarsi di fronte all’estrema piccolezza della natura? Ma in esso  io voglio fargli vedere un nuovo abisso . Voglio descrivergli non solo l’universo sensibile , ma l’immensità della natura  che si può concepire entro i confini di questo compendio di atomo. Vi scorga
un’infinità di universi , di cui ognuno ha il suo firmamento , i suoi pianeti, la sua terra , nelle stesse proporzioni del mondo visibile ;  in questa terra vi scorga gli animali e infine gli acari  nei quali ritroverà ciò che gli hanno offerto i primi; e trovando ancora negli altri  la stessa cosa senza fine e senza interruzione , si sperda in queste meraviglie , così stupende nella loro piccolezza  quanto le altre nella loro estensione ; infatti, chi non si stupirà che il nostro corpo, che poco fa era impercettibile  all’universo , il quale a sua volta era impercettibile in senso al tutto , sia adesso un colosso , un mondo , o piuttosto  un tutto rispetto al niente , cui non si può arrivare?
Chi si vedrà così , si spaventerà  di se stesso e considerandosi , nella mole che la natura   gli ha dato , come sospeso tra i due  abissi dell’infinito e del nulla ,tremerà  alla vista di quelle meraviglie; e credo che, mutando  la sua curiosità in ammirazione , sarà disposto a contemplarla in silenzio che a investigarle  con presunzione..(…)”

Lo stesso  Pascal di seguito poi lo riconosce. “Per non aver contemplato  questi infiniti , gli uomini sono andati temerariamente  alla scoperta della natura , come se avessero una qualche proporziona con essa.”
Pascal parla di  scoperta della natura ma occorre aggiungere  che la scoperta si è trasformata  di volta in volta in assalto, violazione, indebita occupazione,distruzione.
Noi ci troviamo di fronte all’infinitamente grande e all’infinitamente piccolo e in entrambi i casi l’uomo   nella sua storia sulla terra è intervenuto e interviene spesso dominando e sottomettendo. Spesso arrecando danni irreparabili con ferite mortali.
Siamo in grado di renderci conto  di quello che Pascal di seguito ancora dice :”..noi siamo qualcosa ma non siamo tutto , qual tanto di essere che possediamo ci toglie  la conoscenza dei principi primi  che nascono dal nulla , e quel poco di essere che possediamo  ci nasconde la vista dell’infinito. La nostra intelligenza occupa  nell’ordine delle cose  intelligibile lo stesso posto  che ha il nostro corpo nell’estensione  della natura”.
Le questioni sono molte dunque perché nella nostra limitatezza  non riusciamo a percepire gli estremi; nella nostra limitatezza i nostri sogni di potenza diventano spesso aborti di impotenza; perché nella nostra limitatezza noi non siano riusciti a conoscere noi stessi.
Il viaggio attorno al nostro corpo , a noi stessi, il viaggio dentro di noi è ancora lungo per quanto possa essere ritenuto progredito per le conoscenze che ha raggiunto e per le soluzioni che a volte prospetta di fronte ai problemi. Ma l’uomo non  risce ad avere una piena conoscenza di se stesso e rimane quell’eterno  ricercatore che lo ha spinto  comunque a grandi consapevolezze.  Ma spesso le usa male o le ignora o fa finta che esse non esistono.  Da Democrito agli umanisti e ancora oggi l’uomo rivendica  la possibilità di parlare di tutto   .  Ma spesso non riesce a capire che  zero meno quattro fa zero. Per molte cose questa è la verità e  la troppa verità stupisce, rende attoniti  e ci toglie la vista . Zero meno quattro fa zero, significa dunque essere   incapaci di sapere con certezza  e di ignorare assolutamente.  Noi balbettiamo il linguaggio della natura eppure vogliamo costruire  con la nostra stoltezza gabbie per la  natura, non  vogliamo sicurezza e stabilità     e la nostra ragione è delusa  dall’incostanza delle apparenze.

Eremo Rocca S. Stefano venerdì 13 marzo 2020

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