“I CARE “ Mi interessa disse una volta Don Lorenzo Milani e lo riaffermò Barack Obama
molte volte durante la sua presidenza.
Mi interessa parlare di indifferenza che sembra essere il sentimento più gettonato negli ultimi
tempi perché non si può rimanere indifferenti davanti a quello che sta
accadendo in questi primi mesi del 2020.
Ma mi interessa ancora di più alcune evidenze
che risaltano in riferimento ai
problemi di cui questo paese era ed è afflitto. A lungo abbiamo parlato da tempo a volte anche con infuocate discussioni di problemi come il traffico nei centri urbani , dell’inquinamento, dello spreco di cibo, della ludopatia e dell’invasione dei migranti, della evasione fiscale e della tracciabilità dei pagamenti, della digitalizzazione e l’alfabetizzazione informatica, dell’e-commerce, dello smart working e l’è-learning. Cambiare le abitudini sembra aver indicato soluzioni ad alcuni di questi problemi..
D’un tratto sembra che tutti questi problemi siano risolti grazie alla cosiddetta quarantena , che poi una specie di
rallentamento con il volto di una sosta .
Grazie alla necessità di rimanere chiusi in casa. Abbiamo finalmente dato al
calcio l’importanza che merita, aumentato la lettura dei libri e dei giornali,
la visione dei film, riscoperto il piacere della sana cucina casalinga e del
giardinaggio, ci siamo rivelati amanti dell’attività fisica e dell’aria aperta.Ci rimane, appena i problemi di pandemia saranno passati, di sperimentare in concreto quello che stando chiusi in casa diciamo che ci manca : ossia di sperimentare quei valori che stando alle analisi pre isolamento corona virus, stentavano a trovare cittadinanza; valori come la solidarietà, la tolleranza, il rispetto delle opinioni degli altri, la declinazione della libertà in termini comunitari, la moderazione nella ricerca del profitto, lo stop alla monetizzazione di ogni cosa,l’argine al populismo e il qualunquismo , la necessità di prendersi le responsabilità, di farsi carico delle cose in definitiva di “avere cura “. Ovvero la pratica di cittadinanza attiva con il rispetto delle norme e a non voltarsi dall’altra parte se si vede qualcuno che fa il furbo,
Passiamo molto più tempo con i nostri figli e i nostri partner, forse entro un anno avremo pure risolto il problema demografico. Abbiamo riabilitato gli scienziati e le competenze, spazzato via no-vax e complottisti vari, abbiamo disintossicato le trasmissioni di informazione dalle inutili liti da salotto dei politici. Furti, rapine e altri delitti ridotti all’osso, traffico e spaccio di droga che hanno subito un tracollo.
Sorge allora una domanda : come si realizza una educazione a tutto questo,
come si fa ad evitare che le soluzioni di questi problemi che sono state intraviste proprio in questo
momenti di fragilità e di debolezza in cui la vita umana viene messa a repentaglio e vale quasi zero.
Come si fa a mettere in evidenza la
differenza tra capire e subire .Probabilmente l’eliminando un solo grande
male l’indifferenza .Mahatma Gandhi disse che “un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso” e che “Se potessimo cancellare l’«Io» e il «Mio» dalla religione, dalla politica, dall’economia ecc., saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra.” .
Elena Bernabè
su EticaMente scrive : “Questo
tempo è giunto per insegnarci molte cose. Una di queste è senza dubbio il significato più profondo
della vicinanza. L’essere vicini fisicamente non può essere
scambiato con la vera essenza della vicinanza. Può essere una sua parte, una
sua manifestazione finale, un suo completamento. Ma la vicinanza è ben altro. E’
un legame profondo che va oltre lo spazio e il tempo, un sentire che travolge,
è il nostro istinto che si attiva e che sente. E questo processo non ha bisogno
di abbracci, di baci, di occhi che si osservano.
Anzi. Spesso il corpo è un disturbo per la vera
vicinanza. Ci si può toccare con l’anima, con gli occhi della mente, con il
silenzio meditativo, con il pensiero connesso. E solo dopo essere divenuti
esperti far entrare anche il corpo per completare questo potente atto d’amore. Esisto
in due posti: qui e dove sei tu.(Anonimo.) . Il contatto fisico è
diventato ormai privo di valore: l’abbraccio, il bacio, la carezza dovrebbero
essere manifestazioni d’affetto così potenti da richiedere tempo, lentezza,
cura. Dovrebbero essere atti finali di una profonda conoscenza dell’anima. .È
nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama .(Fëdor
Dostoevskij) . E ritornare prima di tutto a ricontattare noi stessi, la
nostra essenza. Per poi aprirci al mondo. Ora dobbiamo stare lontani. Un metro
e anche più. Ed osservare questa distanza fisica, percepirla senza porvi
resistenza. Dobbiamo allenarci a vivere senza il contatto fisico dei nostri
amici e dei nostri famigliari per poter esercitare il contatto di anima.E’
un vuoto che ci può insegnare tanto. Il mio cuore è vicino a te, anche se
il mio corpo è lontano. Se non puoi vederlo non devi far altro che scendere nel
tuo cuore e lì troverai il mio (San Bernardo di Chiaravalle) . Ed è contro
ogni indifferenza .



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