martedì 31 marzo 2020

I CARE : Indifferenza







“I CARE “ Mi interessa disse una volta Don Lorenzo  Milani e lo riaffermò  Barack Obama  molte volte durante la sua presidenza.  Mi interessa parlare di indifferenza che sembra essere  il sentimento più gettonato negli ultimi tempi perché non si può rimanere indifferenti davanti a quello che sta accadendo in questi primi mesi  del 2020. Ma mi interessa ancora di più alcune evidenze  che risaltano  in riferimento ai problemi di cui questo paese era ed è afflitto.
A lungo abbiamo parlato da tempo  a volte anche con infuocate discussioni  di problemi  come  il traffico nei centri urbani , dell’inquinamento, dello spreco di cibo, della ludopatia e dell’invasione dei migranti, della evasione fiscale e della tracciabilità dei pagamenti, della  digitalizzazione e l’alfabetizzazione informatica, dell’e-commerce, dello smart working e l’è-learning. Cambiare le abitudini  sembra aver  indicato soluzioni  ad alcuni di questi problemi..

D’un tratto sembra che tutti questi problemi siano risolti grazie alla  cosiddetta quarantena , che poi una specie di rallentamento  con il volto di una sosta . Grazie alla necessità di rimanere chiusi in casa. Abbiamo finalmente dato al calcio l’importanza che merita, aumentato la lettura dei libri e dei giornali, la visione dei film, riscoperto il piacere della sana cucina casalinga e del giardinaggio, ci siamo rivelati amanti dell’attività fisica e dell’aria aperta.
Ci rimane,  appena  i problemi di pandemia saranno passati, di sperimentare in concreto quello che stando chiusi in casa diciamo che ci manca  : ossia di sperimentare quei valori che stando alle analisi pre isolamento corona virus,  stentavano a trovare cittadinanza; valori come  la solidarietà, la tolleranza, il rispetto delle opinioni degli altri, la declinazione della libertà in termini comunitari, la moderazione nella ricerca  del profitto, lo stop alla monetizzazione di ogni cosa,l’argine al  populismo e il qualunquismo , la necessità di prendersi le responsabilità, di farsi carico delle cose in definitiva di “avere cura “. Ovvero la pratica di cittadinanza attiva  con il rispetto  delle norme e a non voltarsi dall’altra parte se  si vede qualcuno che fa il furbo,
Passiamo molto più tempo con i nostri figli e i nostri partner, forse entro un anno avremo pure risolto il problema demografico. Abbiamo riabilitato gli scienziati e le competenze, spazzato via no-vax e complottisti vari, abbiamo disintossicato le trasmissioni di informazione dalle inutili liti da salotto dei politici. Furti, rapine e altri delitti ridotti all’osso, traffico e spaccio di droga che hanno subito un tracollo.
Sorge allora una domanda : come si realizza una educazione a tutto questo, come si fa ad evitare che le soluzioni di questi problemi  che sono state intraviste proprio in questo momenti di fragilità e di debolezza in cui la vita umana  viene messa a repentaglio e vale quasi zero. Come si fa a  mettere in evidenza la differenza tra capire e subire .Probabilmente l’eliminando un solo grande male  l’indifferenza .
Mahatma Gandhi disse  che  “un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso” e che “Se potessimo cancellare l’«Io» e il «Mio» dalla religione, dalla politica, dall’economia ecc., saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra.” .

Elena Bernabè  su EticaMente scrive :  Questo tempo è giunto per insegnarci molte cose. Una di queste è senza dubbio il significato più profondo della vicinanza. L’essere vicini fisicamente non può essere scambiato con la vera essenza della vicinanza. Può essere una sua parte, una sua manifestazione finale, un suo completamento. Ma la vicinanza è ben altro. E’ un legame profondo che va oltre lo spazio e il tempo, un sentire che travolge, è il nostro istinto che si attiva e che sente. E questo processo non ha bisogno di abbracci, di baci, di occhi che si osservano.
Anzi. Spesso il corpo è un disturbo per la vera vicinanza. Ci si può toccare con l’anima, con gli occhi della mente, con il silenzio meditativo, con il pensiero connesso. E solo dopo essere divenuti esperti far entrare anche il corpo per completare questo potente atto d’amore. Esisto in due posti: qui e dove sei tu.(Anonimo.) . Il contatto fisico è diventato ormai privo di valore: l’abbraccio, il bacio, la carezza dovrebbero essere manifestazioni d’affetto così potenti da richiedere tempo, lentezza, cura. Dovrebbero essere atti finali di una profonda conoscenza dell’anima. .È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama .(Fëdor Dostoevskij) . E ritornare prima di tutto a ricontattare noi stessi, la nostra essenza. Per poi aprirci al mondo. Ora dobbiamo stare lontani. Un metro e anche più. Ed osservare questa distanza fisica, percepirla senza porvi resistenza. Dobbiamo allenarci a vivere senza il contatto fisico dei nostri amici e dei nostri famigliari per poter esercitare il contatto di anima.E’ un vuoto che ci può insegnare tanto. Il mio cuore è vicino a te, anche se il mio corpo è lontano. Se non puoi vederlo non devi far altro che scendere nel tuo cuore e lì troverai il mio (San Bernardo di Chiaravalle) . Ed è contro ogni indifferenza .

 

Eremo Rocca S. Stefano  martedì 31 marzo 2020

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