mercoledì 11 marzo 2020

TRE PROBLEMI



Le tre principali scelte sbagliate che hanno contribuito a far perdere la grande occasione storica di trasformare una tragedia in una grande opportunità di rinascita e di rilancio del tessuto economico e sociale dell’Aquila sembrano essere le stesse di questa emergenza  corona virus che sta interessando l’Italia.
Proprio per evitarle mi sembra utile richiamarle oggi a distanza di un decennio e più dalla data del sisma del 6 aprile 2009. il giorno prima quella tragica notte, il centro storico dell’Aquila versava già in uno stato di crisi economica e culturale. Prima del 9 marzo 2020 il nostro paese versava in una crisi economica che prevedeva nessuna crescita e culturale che prevedeva solo liti politiche,scollamento con le istituzioni, impoverimento della democrazia.

Proviamo a riassumere  le tre principali scelte sbagliate che, secondo noi, hanno contribuito a far perdere la grande occasione storica di trasformare una tragedia in una grande opportunità di rinascita e di rilancio del tessuto economico e sociale dell’Aquila e di rimando le stesse tre scelte sbagliate che potrebbero trasformare la crisi  causata dal coronavirus  in una grande tragedia.

Chiudersi nell’autarchia e rifiutare l’aiuto offerto dalle eccellenze italiane e europee a quel tempo per l’Aquila ,chiudere oggi l’Italia al mondo .Ovvero in quest’ultimo caso non  impegnarsi a rilanciare l’immagine dell’Italia in tutto il mondo proprio chiedendo aiuto al mondo  e quindi in primis all’Europa . Non  si deve solo  sforare il deficit ( che è debito da rimborsare )  anche se le risorse finanziare vanno messe subito  e spese subito dove servono ma anche chiedere  il contributo solidale di risorse che occorrono e che non ci potremo permettere nemmeno in debito.  Occorrono risorse immediate e copiosissime per fare di nuovo una Italia capace di utilizzare al meglio le potenzialità che comunque ha  ( fattore umano, arte, natura, storia ).

“L’Aquila la devono ricostruire gli aquilani” uno slogan nefasto  accettato anche dalla popolazione  ha rappresentato una vera e propria tragedia perché ha precipitato  la città  in una condizione  che non ha permesso scelte  conseguenti a quello che doveva essere un nuovo inizio, un nuovo approccio alla vita della città., In piena autarchia gli architetti aquilani De Masi e Bruno, scelsero il numero e la localizzazione delle New town  ; all’architetto Renzo Piano che chiaramente non era controllabile fu impedito di ricostruire  il quartiere del centro storico dove sorgeva l’Università. L’Italia non deve seguire l’esempio dell’Aquila.
Evitare i bandi di gara europei  fu la scelta sminuzzando  la ricostruzione in una miriade di bandi con un costo  altissimo in termini di tempo e di denaro .Il  Governo del tempo  propose  di dividere la città in grandi lotti e affidare la ricostruzione tramite bandi europei alle più grandi e qualificate realtà edili d’Europa sgomberando la preoccupazione che ditte e manodopera locale non avrebbero trovato utilizzo .Niente da fare .Gli aquilani vollero mettere bandierine  e bandierine che dilapidavano le poche risorse  I  lavori per asfaltare Via Corrado IV, negli anni successivi al terremoto la più importante arteria di collegamento est-ovest della città, sono stati divisi in tre lotti, moltiplicando esponenzialmente i tempi per la realizzazione e i costi dopo dieci anni, in quello ci hanno raccontato essere “il cantiere più grande d’Europa”, è la stessa Ance dell’Aquila a lanciare l’allarme paradossale della “crisi edilizia”, sebbene rimanga più del 50% del centro storico da ricostruire. L’assenza di un vero piano urbanistico e dei servizi della città prima di dare avvio alla ricostruzione  completano un quadro  allarmante
.
E’ lo stesso allarme oggi  che deve  a livello di metodo impensierire quanti  lavorano oggi al superamento della crisi determinata da un morbo che va affrontato  in termini europei. E’ il momento di  guardare all’Europa in modo diverso e di chiederle una volta per tutte la ragione di essere . Prima del corona virus si discuteva solo di reddito di cittadinanza, quota cento e di qualche altra misura. Bandierine .  Venti miliardi  di bandierine . Alcuni di quei venti miliardi messi nella  creazione di posti di lavoro per non dire nella sanità e nella istruzione e ricerca  avrebbero oggi fatta la differenza .

Un  terzo errore . Ignorare la storia, La storia della città. Si sarebbe dovuta rileggere con la dovuta attenzione la storia dei grandi terremoti che hanno colpito in passato il capoluogo abruzzese. La sequenza sismica che anticipò il tragico evento del 6 aprile 2009, infatti, aveva moltissime analogie con quella del 1.703. Inoltre tutti i recenti studi di sismologia, partendo dalla serie storica dei terremoti negli Appennini, segnalavano l’imminente alta probabilità di un evento sismico importante nella zona dell’Aquila. Ma in troppi in città non sapevano o hanno preferito non sapere.

Rileggere la storia di un paese  significa sempre assumersi la responsabilità di una conoscenza  che condivisa  nel modo opportuno, giusto ed appropriato contribuisce all’assunzione di responsabilità da parte di ognuno,  Ci sono voluti tre decreti per dire a tutti che cosa bisognava fare  e la bilancia sta in equilibrio. Da entrambe le parti  non si riusciva a delineare e delimitare comportamenti. Da una parte per la novità della situazione  dall’altra per la difficoltà a capirne il peso. Bastava però rifarsi ad alcune esperienze  della storia recente e passata .Dire ce la faremo, tutto andrà bene non basta .Per dire ce la faremo , per dire tutto andrà bene occorre fare la propria parte .E considerare  che le opportunità positive  possono nascere anche dal negativo .Negativo e positivo ,nella vecchia tecnica fotografica, quella non digitale, in fin dei conti facevano una foto. Il positivo ,la foto  , aveva necessità del negativo  per esprimere le sue potenzialità .Con il digitale possiamo  ignorare questo processo ma esiste e come .Solo che non si vede . E quasi sempre le cose che non si vedono  sono importanti, essenziali.



Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì  11 marzo 2020





Nessun commento:

Posta un commento