sabato 14 marzo 2020

SILLABARI : UMANESIMO ( seconda parte )



SILLABARI  : UMANESIMO



RITORNO  ALL’UMANESIMO

(SECONDA PARTE )

Michelangelo  Creazione di Adamo
Oltre all’umanesimo petrarchesco  coltivato da Coluccio Salutati ci sono stati anche un secondo Umanesimo nel tardo XVIII e nel XIX secolo e un terzo Umanesimo nella prima metà del XX secolo: la storia del pensiero europeo più recente ha avvertito il bisogno di un continuo rinnovamento di quel movimento che la costituisce.
Scrive  VITTORIO HÖSLE Notre Dame University (IN/USA) Vittorio.G.Hosle.1@nd.edu in FONDAZIONI FILOSOFICHE DI UN FUTURO UMANESIMO (Etica & Politica / Ethics & Politics , XXI, 2019, 2, pp. 25-42 ISBN: 1825-5167
 Oggi però “le stesse premesse dell’Umanesimo hanno perso di credibilità, Ciò che è allarmante nella crisi dell’Umanesimo è il fatto che l’epoca presente ha perso non soltanto la fiducia nel prestigio sovratemporale degli ideali veicolati dalla cultura greco-romana, ma anche la fiducia nell’uomo stesso. Non ci sono illusioni: l’affermazione dell’uomo propria del neo-umanesimo di Goethe e di Schiller è estranea all’attuale sentimento della vita. Le parole d’ordine dell’Umanesimo sono davvero impotenti in un tempo in cui la sfiducia nella natura umana sopravanza persino quella medievale, dato che la fede nell’opera salvifica di un redentore – che nel Medioevo rappresentava un significativo contrappeso all’antropologia pessimistica – viene esplicitamente abbandonata o almeno non costituisce più la base portante della cultura moderna. “
Nel suo studio  HÖSLE come lui stesso dice  si occupa  “ in primo luogo,di rappresentare con una semplificazione schematica la novità e gli effetti, a livello di storia mondiale, del primo Umanesimo occidentale; in secondo luogo di chiarificare, in maniera sintetica, i cambiamenti apportati dal Neo-umanesimo; in terzo luogo  di  fare luce sulle cause e sui motivi del collasso delle convinzioni comuni al primo e al secondo Umanesimo. Infine,si chiede , procedendo a tentoni, in quale misura possa risorgere, dalle macerie della tradizione umanistica che coprono il palcoscenico del presente, un nuovo pensiero che possa portare avanti ciò che nell’Umanesimo effettivamente può rivendicare un validità sovratemporale.” 
Qui ci interessa  l’ultima parte del suo ragionamento :
Un  nuovo Umanesimo che sia all’altezza dei tempi  deve riconoscere, dunque  scrive HÖSLE :” tra i punti critici fin qui rilevati concernenti il ruolo dell’uomo nella totalità dell’essere, i seguenti punti: l’uomo è innanzitutto parte della natura, alla quale egli rimane legato per la sua genesi e per il suo modo di essere organico. In questo senso, l’espressione “distruzione della natura” è equivoca in quanto, in base alle leggi della conservazione, si può verificare soltanto una trasformazione della natura e non la sua distruzione; alla fine, perciò, delle trasformazioni della natura che l’umanità industrializzata provoca in misura elevata, se continuano in modo incontrollato, avrà luogo anche la distruzione dell’umanità, insieme a quella di tante altre specie. Inoltre, un’etica plausibile conoscerà che l’uomo non è l’unico essere dotato di un valore intrinseco. Non soltanto perché, possibilmente,il maltrattamento degli animali che abbassa la soglia di inibizione rispetto alla crudeltà verso gli uomini è da condannare, ma anche perché è ingeneroso in sé e indegno per un essere che giustamente rivendica il diritto di godere di una posizione speciale all’interno della natura. Dunque, a mio avviso, in ciò risiede la verità dell’Umanesimo: l’uomo è tra tutti gli esseri da noi conosciuti quello con il valore intrinseco più alto, ma non è appunto l’unico dotato di un valore intrinseco. In questo senso,mi sembra giustificabile uccidere degli animali ove ciò sia necessario per salvare una vita umana; assolutamente problematica invece è l’uccisione di animali, e in nessun caso ammissibile il maltrattamento, con lo scopo di soddisfare un appetito che può essere soddisfatto in altro modo. A maggior ragione questo vale per lo sterminio di una specie, e cioè anche qui indipendentemente dall’utilità per l’uomo. La posizione speciale dell’uomo deriva dal fatto che egli può riconoscere valori: ciò significa, però, che i valori devono essere indipendenti dalla sua volontà. ..”

Leonardo Ultima cena

“… Un’etica forte deve abbracciare un realismo morale e quest’ultimo non è compatibile con quella posizione che si può chiamare “antropogenetismo”, la quale ritiene che sia l’uomo a porre il valore. Il preciso statuto ontologico dei valori , ed il modo della loro conoscenza, non può essere discusso in questo luogo: qui mi interessa soltanto che essi, insieme con la natura preumana, appartengono a un’altra sfera dell’essere che deve essere riconosciuta accanto a quella dell’uomo. La religione orbita attorno a questa sfera. Anche se alcune rappresentazioni di Dio sono contradditorie, tuttavia il valore irrevocabile delle religioni consiste proprio nel riconoscimento di questa sfera in quanto sacra, ovvero vincolante la volontà umana. Certo l’uomo ha la facoltà di astrarsi da questa sfera, ma così facendo giunge a quei fenomeni che rendono difficile la fiducia in esso. Una fiducia sensata negli uomini, infatti, non può consistere nel ritrovare il senso della storia nel distacco da questa sfera dell’essere: al contrario, tale distacco costituisce il vero pericolo per l’uomo…”
“…Una profonda sfiducia nei confronti dell’uomo empirico, il quale è l’animale intraspecificamente più aggressivo che la natura abbia creato, è senz’altro logicamente compatibile con il rimanere fedeli all’idea normativa dell’uomo alla quale l’individuo ha il dovere morale di avvicinarsi. L’uomo ideale è, tra tutti i detentori di valori immanenti nel mondo, quello supremo a noi noto. Appartiene all’uomo ideale il riconoscimento della dignità umana dei suoi simili, la quale proviene da tale pienezza di valore; oltre a ciò, egli non distruggerà senza necessità i detentori di valore che stanno al di fuori del mondo umano, e piuttosto li aiuterà a realizzare la pienezza di valore per loro possibile. Se è indubitabile il fatto che l’idea di dignità umana universale sia sorta più ovviamente nell’etica e nella filosofia del diritto dell’ambito culturale dell’Occidente piuttosto che altrove, è però anche vero che tale ambito culturale può rivendicare un interesse particolare non perché si tratta della nostra origine, ma perché, sulla base di questa cultura, sono divenuti possibili un interesse ed un rispetto per le altre – un interesse e un rispetto che non sono stati frequenti nella storia….”

Michelangelo Giudizio Universale
“…Purtroppo, è vero che non sempre la cultura occidentale ha reso giustizia a questo ideale, ma chi intende criticare la storia europea – totalmente a ragione - sotto questo punto di vista non deve perdere di vista il criterio necessario alla sua critica. Proprio chi prende sul serio l’idea di diritti umani universali dovrebbe occuparsi con sincero interesse non soltanto di ogni uomo che incontra, ma anche di ogni cultura, col desiderio di imparare qualcosa non soltanto a proposito di essa ma anche da essa; non c’è dubbio che attraverso lo studio di culture extraeuropee possano essere scoperte alternative alle storture del presente (ricordo solamente il concetto di natura delle culture arcaiche). Tuttavia, non possiamo pascerci nelle illusioni: il progetto della modernità, come è stato concepito nell’era moderna dell’Europa occidentale, è diventato, nel bene e nel male, il destino dell’intero pianeta, e perciò la sua analisi riveste un’urgenza particolare….”
“…La grandiosità della cultura greco-romana consiste nella sua particolare vicinanza e lontananza all’età moderna. Chi è soltanto un filologo classico non comprenderà il presente, per la comprensione del quale è imprescindibile una certa familiarità con la filosofia e la scienza moderne, e ancora di meno aiuterà a dare forma al futuro. Ma chi non sa assolutamente niente del passato greco-romano potrà altrettanto poco indicare una strada per il futuro. La cosa  affascinante dell’antichità classica, a differenza delle grandi civiltà del Vicino Oriente, risiede nel fatto che essa anticipa momenti essenziali dell’età moderna, anche se la maggior parte delle volte in forma di un’alternativa concreta: chi conosce la matematica greca e la giurisprudenza romana può addentrarsi più velocemente nei loro equivalenti moderni e, al contempo, comprendere più rapidamente gli aspetti problematici di questi…”

“…Inoltre, bisogna ammettere che ci sono verità senza tempo che l’antichità ha intuito: di particolare valore è la verità intramontabile che esistono verità intramontabili. Per la posizione etica sopra delineata, il platonismo continua a rappresentare il migliore fondamento metafisico possibile. Le religioni universali rappresentano nell’eticità umana il punto di svolta decisivo della storia mondiale, in particolare le religioni monoteistiche che rappresentano una necessaria, sebbene non sufficiente, condizione per l’idea dei diritti umani, la quale è stata senza dubbio ulteriormente favorita dalla definizione cristiana dei rapporti tra uomo e Dio. Anche se, dato il concetto di verità della filosofia e della scienza moderna, e in considerazione della mancanza palese della cultura dell’Europa occidentale in rapporto alla natura e alle altre culture, non possiamo identificarci completamente con l’Umanesimo cristiano nel modo in cui esso si è affermato nella storia, tuttavia, la connessione del platonismo e dell’etica universalista – certamente da concretizzare e modificare, ma sicuramente non da abbandonare – rimane la base per ogni nuovo umanesimo…”
Leggi anche terza parte )
Eremo Rocca S. Stefano sabato 14 marzo 2020

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