SILLABARI
: UMANESIMO
RITORNO
ALL’UMANESIMO
(SECONDA PARTE )
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| Michelangelo Creazione di Adamo |
Oltre
all’umanesimo petrarchesco coltivato da
Coluccio Salutati ci sono stati anche un secondo Umanesimo nel tardo XVIII e
nel XIX secolo e un terzo Umanesimo nella prima metà del XX secolo: la storia
del pensiero europeo più recente ha avvertito il bisogno di un continuo
rinnovamento di quel movimento che la costituisce.
Scrive VITTORIO HÖSLE Notre Dame University (IN/USA)
Vittorio.G.Hosle.1@nd.edu in FONDAZIONI
FILOSOFICHE DI UN FUTURO UMANESIMO (Etica & Politica / Ethics &
Politics , XXI, 2019, 2, pp. 25-42 ISBN: 1825-5167
Oggi però “le stesse premesse dell’Umanesimo
hanno perso di credibilità, Ciò che è allarmante nella crisi dell’Umanesimo è
il fatto che l’epoca presente ha perso non soltanto la fiducia nel prestigio sovratemporale
degli ideali veicolati dalla cultura greco-romana, ma anche la fiducia
nell’uomo stesso. Non ci sono illusioni: l’affermazione dell’uomo propria del
neo-umanesimo di Goethe e di Schiller è estranea all’attuale sentimento della
vita. Le parole d’ordine dell’Umanesimo sono davvero impotenti in un tempo in
cui la sfiducia nella natura umana sopravanza persino quella medievale, dato
che la fede nell’opera salvifica di un redentore – che nel Medioevo rappresentava
un significativo contrappeso all’antropologia pessimistica – viene esplicitamente
abbandonata o almeno non costituisce più la base portante della cultura
moderna. “
Nel
suo studio HÖSLE come lui stesso
dice si occupa “ in primo luogo,di rappresentare con una
semplificazione schematica la novità e gli effetti, a livello di storia mondiale,
del primo Umanesimo occidentale; in secondo luogo di chiarificare, in maniera
sintetica, i cambiamenti apportati dal Neo-umanesimo; in terzo luogo di fare
luce sulle cause e sui motivi del collasso delle convinzioni comuni al primo e
al secondo Umanesimo. Infine,si chiede , procedendo a tentoni, in quale misura
possa risorgere, dalle macerie della tradizione umanistica che coprono il
palcoscenico del presente, un nuovo pensiero che possa portare avanti ciò che
nell’Umanesimo effettivamente può rivendicare un validità sovratemporale.”
Qui
ci interessa l’ultima parte del suo
ragionamento :
Un
nuovo Umanesimo che sia all’altezza dei
tempi deve riconoscere, dunque scrive HÖSLE :” tra i punti critici fin qui
rilevati concernenti il ruolo dell’uomo nella totalità dell’essere, i seguenti punti:
l’uomo è innanzitutto parte della natura, alla quale egli rimane legato per la sua
genesi e per il suo modo di essere organico. In questo senso, l’espressione “distruzione
della natura” è equivoca in quanto, in base alle leggi
della conservazione, si
può verificare soltanto una trasformazione della natura e non la sua distruzione;
alla fine, perciò, delle trasformazioni della natura che l’umanità industrializzata
provoca in misura elevata, se continuano in modo incontrollato, avrà luogo
anche la distruzione dell’umanità, insieme a quella di tante altre specie. Inoltre,
un’etica plausibile conoscerà che l’uomo non è l’unico essere dotato di un
valore intrinseco. Non soltanto perché, possibilmente,il maltrattamento degli animali
che abbassa la soglia di inibizione rispetto alla crudeltà verso gli uomini è da
condannare, ma anche perché è ingeneroso in sé e indegno per un essere che giustamente
rivendica il diritto di godere di una posizione speciale all’interno della natura.
Dunque, a mio avviso, in ciò risiede la verità dell’Umanesimo: l’uomo è tra tutti gli esseri da noi
conosciuti quello con il valore intrinseco più alto, ma non è appunto l’unico
dotato di un valore intrinseco. In questo senso,mi sembra giustificabile
uccidere degli animali ove ciò sia necessario per salvare una vita umana; assolutamente
problematica invece è l’uccisione di animali, e in nessun caso ammissibile il
maltrattamento, con lo scopo di soddisfare un appetito che può essere soddisfatto
in altro modo. A maggior ragione questo vale per lo sterminio di una specie, e
cioè anche qui indipendentemente dall’utilità per l’uomo. La posizione speciale
dell’uomo deriva dal fatto che egli può riconoscere valori: ciò significa,
però, che i valori devono essere indipendenti dalla sua volontà. ..”
della conservazione, si
può verificare soltanto una trasformazione della natura e non la sua distruzione;
alla fine, perciò, delle trasformazioni della natura che l’umanità industrializzata
provoca in misura elevata, se continuano in modo incontrollato, avrà luogo
anche la distruzione dell’umanità, insieme a quella di tante altre specie. Inoltre,
un’etica plausibile conoscerà che l’uomo non è l’unico essere dotato di un
valore intrinseco. Non soltanto perché, possibilmente,il maltrattamento degli animali
che abbassa la soglia di inibizione rispetto alla crudeltà verso gli uomini è da
condannare, ma anche perché è ingeneroso in sé e indegno per un essere che giustamente
rivendica il diritto di godere di una posizione speciale all’interno della natura.
Dunque, a mio avviso, in ciò risiede la verità dell’Umanesimo: l’uomo è tra tutti gli esseri da noi
conosciuti quello con il valore intrinseco più alto, ma non è appunto l’unico
dotato di un valore intrinseco. In questo senso,mi sembra giustificabile
uccidere degli animali ove ciò sia necessario per salvare una vita umana; assolutamente
problematica invece è l’uccisione di animali, e in nessun caso ammissibile il
maltrattamento, con lo scopo di soddisfare un appetito che può essere soddisfatto
in altro modo. A maggior ragione questo vale per lo sterminio di una specie, e
cioè anche qui indipendentemente dall’utilità per l’uomo. La posizione speciale
dell’uomo deriva dal fatto che egli può riconoscere valori: ciò significa,
però, che i valori devono essere indipendenti dalla sua volontà. ..”![]() |
| Leonardo Ultima cena |
“… Un’etica
forte deve abbracciare un realismo morale e quest’ultimo non è compatibile con
quella posizione che si può chiamare “antropogenetismo”, la quale ritiene che
sia l’uomo a porre il valore. Il preciso statuto ontologico dei
valori , ed il modo della loro conoscenza, non può essere discusso in questo
luogo: qui mi interessa soltanto che essi, insieme con la natura preumana,
appartengono a un’altra sfera dell’essere che deve essere riconosciuta accanto
a quella dell’uomo. La religione orbita attorno a questa sfera. Anche se alcune
rappresentazioni di Dio sono contradditorie, tuttavia il valore irrevocabile
delle religioni consiste proprio nel riconoscimento di questa sfera in quanto
sacra, ovvero vincolante la volontà umana. Certo l’uomo ha la facoltà di astrarsi
da questa sfera, ma così facendo giunge a quei fenomeni che rendono difficile
la fiducia in esso. Una fiducia sensata negli uomini, infatti, non può consistere
nel ritrovare il senso della storia nel distacco da questa sfera dell’essere:
al contrario, tale distacco costituisce il vero pericolo per l’uomo…”
“…Una
profonda sfiducia nei confronti dell’uomo empirico, il quale è l’animale intraspecificamente
più aggressivo che la natura abbia creato, è senz’altro logicamente compatibile
con il rimanere fedeli all’idea normativa dell’uomo alla quale l’individuo ha
il dovere morale di avvicinarsi. L’uomo ideale è, tra tutti i detentori di
valori immanenti nel mondo, quello supremo a noi noto. Appartiene all’uomo ideale il riconoscimento della dignità umana dei
suoi simili, la quale proviene da tale pienezza di valore; oltre a ciò, egli non
distruggerà senza necessità i detentori di valore che stanno al di fuori del
mondo umano, e piuttosto li aiuterà a realizzare la pienezza di valore per loro
possibile. Se è indubitabile il fatto che l’idea di dignità umana universale
sia sorta più ovviamente nell’etica e nella filosofia del diritto dell’ambito
culturale dell’Occidente piuttosto che altrove, è però anche vero che tale
ambito culturale può rivendicare un interesse particolare non perché si tratta
della nostra origine, ma perché, sulla base di questa cultura, sono divenuti
possibili un interesse ed un rispetto per le altre – un interesse e un rispetto
che non sono stati frequenti nella storia….”
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| Michelangelo Giudizio Universale |
“…Purtroppo,
è vero che non sempre la cultura occidentale ha reso giustizia a questo ideale,
ma chi intende criticare la storia europea – totalmente a ragione - sotto
questo punto di vista non deve perdere di vista il criterio necessario alla sua
critica. Proprio chi prende sul serio l’idea di diritti umani universali
dovrebbe occuparsi con sincero interesse non soltanto di ogni uomo che
incontra, ma anche di ogni cultura, col desiderio di imparare qualcosa non
soltanto a proposito di essa ma anche da essa; non c’è dubbio che attraverso lo
studio di culture extraeuropee possano essere scoperte alternative alle storture
del presente (ricordo solamente il concetto di natura delle culture arcaiche).
Tuttavia, non possiamo pascerci nelle illusioni: il progetto della modernità,
come è stato concepito nell’era moderna dell’Europa occidentale, è diventato,
nel bene e nel male, il destino dell’intero pianeta, e perciò la sua analisi riveste
un’urgenza particolare….”
“…La
grandiosità della cultura greco-romana consiste nella sua particolare vicinanza
e lontananza all’età moderna. Chi è soltanto un filologo classico non comprenderà
il presente, per la comprensione del quale è imprescindibile una certa familiarità
con la filosofia e la scienza moderne, e ancora di meno aiuterà a dare forma al
futuro. Ma chi non sa assolutamente niente del passato greco-romano potrà altrettanto
poco indicare una strada per il futuro. La cosa
affascinante dell’antichità classica, a differenza delle grandi civiltà del
Vicino Oriente, risiede nel fatto che essa anticipa momenti essenziali dell’età
moderna, anche se la maggior parte delle volte in forma di un’alternativa
concreta: chi conosce la matematica greca e la giurisprudenza romana può
addentrarsi più velocemente nei loro equivalenti moderni e, al contempo,
comprendere più rapidamente gli aspetti problematici di questi…”
“…Inoltre,
bisogna ammettere che ci sono verità senza tempo che l’antichità ha intuito: di
particolare valore è la verità intramontabile che esistono verità intramontabili.
Per la posizione etica sopra delineata, il platonismo continua a rappresentare
il migliore fondamento metafisico possibile. Le religioni universali
rappresentano nell’eticità umana il punto di svolta decisivo della storia
mondiale, in particolare le religioni monoteistiche che rappresentano una
necessaria, sebbene non sufficiente, condizione per l’idea dei diritti umani, la
quale è stata senza dubbio ulteriormente favorita dalla definizione cristiana
dei rapporti tra uomo e Dio. Anche se, dato il concetto di verità della
filosofia e della scienza moderna, e in considerazione della mancanza palese
della cultura dell’Europa occidentale in rapporto alla natura e alle altre
culture, non possiamo identificarci completamente con l’Umanesimo cristiano nel
modo in cui esso si è affermato nella storia, tuttavia, la connessione del
platonismo e dell’etica universalista – certamente da concretizzare e modificare,
ma sicuramente non da abbandonare – rimane la base per ogni nuovo umanesimo…”
Leggi
anche terza parte )
Eremo
Rocca S. Stefano sabato 14 marzo 2020




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