lunedì 30 marzo 2020

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI : Le radiazioni del corpo nero




Configurare un nuovo mondo ? I raggelanti riferimenti  all’attualità non ci possono far scordare il rapporto di continuità  che passa tra le cose e le parole che le indicano, tra il linguaggio e l’ideologia.  “Ce la faremo “  ripetiamo ogni giorno . E’ l’ultimo verso di  un poemetto di Nanni Balestrini  (Milano, 2 luglio 1935 – Roma, 20 maggio 2019) “ Le radiazioni del corpo nero “ datato 17 agosto  - 11 novembre 2018 che ha fatto seguito a “ Esplosione “che  pare voler dire le conseguenze, di quell’esplosione e di quel bruciare ma anche tornare su un’immagine cosmologica  che Balestrini aveva indagato dopo il ’68 in un componimento  intitolato  Big Bang   ricompreso poi  nella XXIV  del Secondo libro  delle Ballate della signorina Richmond .( Leggi  il bell'articolo di Doppiozero  https://www.doppiozero.com/materiali/nanni-balestrini-o-del-passare-bruciando)   Qui – nel momento in assoluto più tenebroso dell’esistenza sua personale e collettiva – Balestrini afferma che  il tempo più oscuro e confuso, appunto, quello che prelude alla luce più abbagliante è  la potenza e insieme l’atto: il Medioevo è già il Rinascimento, i tramonti sono già la nuova vita, la disperazione della storia è già il più luminoso dei futuri possibili. Come nel ritmo corporeo della circolazione del sangue il momento di massima espansione, la diastole, segue ed è causato da quello di massima compressione, la sistole. Poesia quella di “ Le radiazioni del corpo nero “ che richiama  ancora una volta il Big bang metafora  di una rinascita  come nella teoria cosmologica del Big Bang, la cui vitale esplosione centrifuga segue alla massima contrazione immaginabile della materia e della luce: è la violenza della contrazione nello spazio «iperdenso» di una «storia» dalla «temperatura […] terribile», a produrre il «tempo zero da spezzarsi», sino a «emettere un è possibile»: producendo «l’energia // l’espansione l’esplosione / l’estensione». Sino a «un attimo prima», «tutto era tutto lo spazio» prigioniero di se stesso «uniformemente», e poi in un istante «immenso» tutto cambia tutto si muove tutto esplode «verso il rosso vertiginosamente». 

Le radiazioni del corpo nero
1
non aspettiamoci altro
tumulto e implosione
avevamo fatto di tutto ma
la moltitudine ci arrese
io contemplo il suo avido
disfacimento le sue imprevedibili
instabili contorsioni
l’ombra del nulla sfarfalla
smascherata su screpolati
orizzonti per inutili imprese
lì dove mancano illimitate
sorgenti sognati sonori
solstizi pulsanti esplorazioni
o sorprendenti illusioni
2
recalcitranti ostaggi
ci immergiamo sapendo tutto
in paesaggi intermittenti
si aggiunge il peso
di atrofizzate rievocazioni
falangi intorpidite
si divincolano mordono senza
afferrare senza causa e senza
colpa abbiamo visto
tutto quello che non c’è
più incapace di ristabilire
un ordine precedente
turbato dissolto
in discontinua cancellazione

3
friabili futuri fremiti
deliranti destinazioni
eccoci ancora tumefatti
nelle parole sbilenche
la filastrocca imperterrita
nel girotondo finale
in riva a un mare asciutto
dove tuffare memorie
sbiadite rapaci vocaboli
per l’ultima volta graffiati
nel cielo vuoto maciullati
slanci per non soccombere in
ciniche cospirazioni o
terrificanti armistizi
4
restano sempre
rapide incursioni
ripide ascensioni
appaiono il mattino
spudorate metafore
presto disegnano vocali
metafisiche figurazioni
vanno e vengono
spezzati arcobaleni
alfabetico stormire
tutt’intorno moltiplicano
laceranti sublimazioni
il lampo che distrugge
5
trionfante esilio
dolcemente sprofondano
crepacci del linguaggio
inabissano germogli
masticati sputati
cerbottane sfiatate
neuroni a specchio riflettono
per ricordarci chi siamo
vocaboli spenti
si sfaldano muti
nell’inchiostro slavato
discontinue masturbazioni
dal finestrino sporgendosi
spenzola la mano morta
6
escrementi verbali
estasi verticale
è stato bello
verifiche incerte
scuotendo invisibili
bellezze iridescenti
a cielo aperto
anticipa bruciando
il futuro passato
furiosi sbrindellati
vocalizzi profetici
programmati da sintomi
voluttuose simmetriche
incostanti evacuazioni

7
fisicamente sconnesso
assorbe tutto senza riflettere
mondi esterni dissolvono
visioni eterne si sfasciano
nuove leggi dilatano
spettri incandescenti
linguaggio rarefatto
ritmiche agitazioni
emette energia onde
particelle quanti
sintagmi flusso
densità frequenza
semantica dissipazione
tendente all’infinito
8
emozione mentale
l’uccello che si posa
osare inventare
uccidere irradiare
frantumate immagini
immaginari divelti
ruotano sfinite
variabili nel tempo
certezze che traballano
parole liquefatte
ceneri sparse
cercando minimi
spiragli nella
9
chiusi dentro
basta schiacciare
dilata si mescola
a piedi nudi
morire in piedi
nuvole spente
mordi le tenebre
spesso si piegano
lunghi occhi raccolgono
ansimante fibrillazione
scintille friabili
rapidi fremiti
macchie di sangue
chimeriche dissipazioni
10
le mani addosso
bruciando vivi
albe galleggiano
voci fumanti
appeso al ramo
basta scappare
sui vetri rotti
arrotolati attimi
labili inghiottono
febbrili sublimazioni
la stella implode
dopo il collasso
poesia pura
ce la faremo
 
A questa poesia risponde   Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930Genova, 18 maggio 2010  )con una  rivisitazione dell'antico genere letterario dell'epistola in versi .  “Epistolina per N.B. “   è una delle ultime cose che il grande Edoardo Sanguineti ci ha lasciato ed è inserita nel suo ultimo volume di poesia, Varie ed eventuali, lasciato pronto per la stampa, ma pubblicato postumo. Il destinatario della poetica missiva è Nanni Balestrini, sodale nel Gruppo 63 e in altre battaglie, tema ne è la crisi dell'oggi che sembra senza alternative.

 
(7 maggio 2010)

caro Nanni, ritorno da Bologna.
ti scrivo qui, dall’autostrada, in fretta,
non ho notizie fresche, ma che rogna
che è questa cosiddetta crisi: aspetta
un po’: guarda la Grecia, il Portogallo,
la Spagna: è una questione, qui, di giorni,
forse di ore, attenzione: guarda il gallo
con i sobborghi che esplodono, forni
ardenti, con Obama abbronzatissimo,
da nobelizzatissimo: si crede
imperatore del mondo: incertissimo
su tutto, poveretto, lui, l’erede
degli Stati sfasciati, indebitati,
nel pantano delle assicurazioni –
tra iraniani, e iracheni, e iperarmati
di Taiwan, nordcoreani, e legioni
di indiani – e pechinesi che si acquistano
(e si vendono) tutto, tra filmati
di bollynigeriani, e si conquistano
i mercati: e un mondo è morto – e soldati
per le strade del mondo: e non si arriva
per me, al 2012: e vicina,
più vicina, è la fine: e la deriva
è completa: ma ciao – viva la Cina:

Eremo Rocca S. Stefano  lunedì 30 marzo 2020

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