Configurare un nuovo mondo ? I raggelanti
riferimenti all’attualità non ci possono
far scordare il rapporto di continuità
che passa tra le cose e le parole che le indicano, tra il linguaggio e l’ideologia. “Ce la faremo “ ripetiamo ogni giorno . E’ l’ultimo verso
di un poemetto di Nanni Balestrini (Milano, 2 luglio 1935 – Roma, 20 maggio 2019) “ Le radiazioni
del corpo nero “ datato 17 agosto - 11
novembre 2018 che ha fatto seguito a “ Esplosione “che pare voler dire le conseguenze, di quell’esplosione
e di quel bruciare ma anche tornare su
un’immagine cosmologica che Balestrini
aveva indagato dopo il ’68 in un componimento
intitolato Big Bang ricompreso poi nella XXIV
del Secondo libro delle Ballate
della signorina Richmond .( Leggi il bell'articolo di Doppiozero https://www.doppiozero.com/materiali/nanni-balestrini-o-del-passare-bruciando) Qui – nel momento in assoluto più tenebroso
dell’esistenza sua personale e collettiva – Balestrini afferma che il tempo
più oscuro e confuso, appunto, quello che prelude alla luce più abbagliante è
la potenza e insieme l’atto: il Medioevo è già il Rinascimento, i tramonti sono
già la nuova vita, la disperazione della storia è già il più luminoso dei
futuri possibili. Come nel ritmo corporeo della circolazione del sangue
il momento di massima espansione, la diastole, segue ed è causato da
quello di massima compressione, la sistole. Poesia quella di “ Le radiazioni del corpo nero “ che
richiama ancora una volta il Big bang
metafora di una rinascita come nella teoria cosmologica del Big Bang, la
cui vitale esplosione centrifuga segue alla massima contrazione immaginabile
della materia e della luce: è la violenza della contrazione nello spazio
«iperdenso» di una «storia» dalla «temperatura […] terribile», a produrre il
«tempo zero da spezzarsi», sino a «emettere un è possibile»: producendo
«l’energia // l’espansione l’esplosione / l’estensione». Sino a «un attimo
prima», «tutto era tutto lo spazio» prigioniero di se stesso «uniformemente», e
poi in un istante «immenso» tutto cambia tutto si muove tutto esplode «verso il
rosso vertiginosamente».
Le radiazioni del corpo nero
1
non aspettiamoci altro
tumulto e implosione
avevamo fatto di tutto ma
la moltitudine ci arrese
io contemplo il suo avido
disfacimento le sue imprevedibili
instabili contorsioni
l’ombra del nulla sfarfalla
smascherata su screpolati
orizzonti per inutili imprese
lì dove mancano illimitate
sorgenti sognati sonori
solstizi pulsanti esplorazioni
o sorprendenti illusioni
2
recalcitranti ostaggi
ci immergiamo sapendo tutto
in paesaggi intermittenti
si aggiunge il peso
di atrofizzate rievocazioni
falangi intorpidite
si divincolano mordono senza
afferrare senza causa e senza
colpa abbiamo visto
tutto quello che non c’è
più incapace di ristabilire
un ordine precedente
turbato dissolto
in discontinua cancellazione
friabili futuri fremiti
deliranti destinazioni
eccoci ancora tumefatti
nelle parole sbilenche
la filastrocca imperterrita
nel girotondo finale
in riva a un mare asciutto
dove tuffare memorie
sbiadite rapaci vocaboli
per l’ultima volta graffiati
nel cielo vuoto maciullati
slanci per non soccombere in
ciniche cospirazioni o
terrificanti armistizi
4
restano sempre
rapide incursioni
ripide ascensioni
appaiono il mattino
spudorate metafore
presto disegnano vocali
metafisiche figurazioni
vanno e vengono
spezzati arcobaleni
alfabetico stormire
tutt’intorno moltiplicano
laceranti sublimazioni
il lampo che distrugge
5
trionfante esilio
dolcemente sprofondano
crepacci del linguaggio
inabissano germogli
masticati sputati
cerbottane sfiatate
neuroni a specchio riflettono
per ricordarci chi siamo
vocaboli spenti
si sfaldano muti
nell’inchiostro slavato
discontinue masturbazioni
dal finestrino sporgendosi
spenzola la mano morta
6
escrementi verbali
estasi verticale
è stato bello
verifiche incerte
scuotendo invisibili
bellezze iridescenti
a cielo aperto
anticipa bruciando
il futuro passato
furiosi sbrindellati
vocalizzi profetici
voluttuose simmetriche
incostanti evacuazioni
fisicamente sconnesso
assorbe tutto senza riflettere
mondi esterni dissolvono
visioni eterne si sfasciano
nuove leggi dilatano
spettri incandescenti
linguaggio rarefatto
ritmiche agitazioni
emette energia onde
particelle quanti
sintagmi flusso
densità frequenza
semantica dissipazione
tendente all’infinito
8
emozione mentale
l’uccello che si posa
osare inventare
uccidere irradiare
frantumate immagini
immaginari divelti
ruotano sfinite
variabili nel tempo
certezze che traballano
parole liquefatte
ceneri sparse
cercando minimi
spiragli nella
9
chiusi dentro
basta schiacciare
dilata si mescola
a piedi nudi
morire in piedi
nuvole spente
mordi le tenebre
spesso si piegano
lunghi occhi raccolgono
ansimante fibrillazione
scintille friabili
rapidi fremiti
macchie di sangue
chimeriche dissipazioni
10
le mani addosso
bruciando vivi
albe galleggiano
voci fumanti
appeso al ramo
basta scappare
sui vetri rotti
arrotolati attimi
labili inghiottono
febbrili sublimazioni
la stella implode
dopo il collasso
poesia pura
ce la faremo
A questa poesia risponde
Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930 – Genova,
18 maggio
2010 )con una rivisitazione dell'antico genere letterario
dell'epistola in versi . “Epistolina per
N.B. “ è una delle ultime cose che il
grande Edoardo Sanguineti ci ha lasciato ed è inserita nel suo ultimo volume di
poesia, Varie ed eventuali, lasciato pronto per la stampa, ma pubblicato
postumo. Il destinatario della poetica missiva è Nanni
Balestrini, sodale nel Gruppo 63 e in altre battaglie, tema ne è la crisi
dell'oggi che sembra senza alternative.
(7 maggio 2010)
caro Nanni, ritorno da Bologna.
ti scrivo qui, dall’autostrada, in fretta,
non ho notizie fresche, ma che rogna
che è questa cosiddetta crisi: aspetta
un po’: guarda la Grecia, il Portogallo,
la Spagna: è una questione, qui, di giorni,
forse di ore, attenzione: guarda il gallo
con i sobborghi che esplodono, forni
ardenti, con Obama abbronzatissimo,
da nobelizzatissimo: si crede
imperatore del mondo: incertissimo
su tutto, poveretto, lui, l’erede
degli Stati sfasciati, indebitati,
nel pantano delle assicurazioni –
tra iraniani, e iracheni, e iperarmati
di Taiwan, nordcoreani, e legioni
di indiani – e pechinesi che si acquistano
(e si vendono) tutto, tra filmati
di bollynigeriani, e si conquistano
i mercati: e un mondo è morto – e soldati
per le strade del mondo: e non si arriva
per me, al 2012: e vicina,
più vicina, è la fine: e la deriva
è completa: ma ciao – viva la Cina:






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