Che tutto
cambia, che tutto cambierà qualcuno ne è convinto. Io penso che cambierà poco.
Perché, perché si vede proprio in questo momento nel pieno di una rivoluzione,
nell’occhio del ciclone, che cosa non accade. Per esempio non accade che ci
sia una rivoluzione proprio sullo
schermo di casa , dentro il salotto, ovvero
dentro i palinsesti delle maggiori reti televisive del nostro
paese. In questo momento di vita sospesa
ed irreale ,quando la fantasia potrebbe veramente volare, a quelle altezze
dove le attese si confondono con il firmamento delle
possibilità e opportunità per far venir giù le stelle, a cui l’uomo ha sempre
guardato , ebbene in questo momento non
accade nulla. Morto persino il dibattito sulla funzione delle tivù tra
generaliste, on demand, tematiche,sul ruolo dei network , ecc.
Sarebbe
questo il momento propizio per rivoluzionare i palinsesti, specialmente per la tivù cosiddetta di stato ,quella che
fruisce del canone, per rendere
finalmente un servizio pubblico all’altezza di un paese che ne avrebbe bisogno . Rivoluzionare i
palinsesti per scoprire il valore terapeutico della bellezza della musica,della
danza, del teatro, del cinema, delle maratone di lettura di classici della
letteratura e della poesia . C’è dell’altro. C’è dell’altro che non i soliti
salotti ( o bancarelle da mercato
ortofrutticolo) con i soliti tuttologi
,i soliti “affannati” della parola, insomma “ i soliti” a millantare crediti
per competenze che non hanno, per opinioni (
per carità viva la possibilità di far esprimere tutti ) che interessano poco e a pochi . C’è dell’altro
che la gazzarra supponente e autoreferenziale di chi parla solo per ascoltarsi
, di chi non è capace di stare in silenzio.
Permettere ancora di apparire in tivù a personaggi che hanno determinato
catastrofi in politica, in economia, nella sanità ,nell’informazione significa
perseverare nel nulla. In questo tempo
di vita sospesa e irreale quello che fa più paura della pandemia è il vuoto, il nulla .
Sentire
sottolineare come una grande conquista l’avere davanti alla telecamera di un
programma di informazione il ritorno ( una concessione di sé) di un noto
politico dopo tre anni di assenza, non mi è sembrato una cosa ragionevole. Mi ha creato
insofferenza per un programma di cui
apprezzo molti aspetti.
Dunque
nessuna opportunità di cambiamento stando a quello che si vede . Allora io
spero che capiti quello che capitava nelle sale cinematografiche della mia infanzia e adolescenza. Ad un tratto si
spezzava la pellicola che era un nastro
di celluloide avvolta su una cosiddetta pizza . Sullo schermo apparivano come
sciami di mosche poi una luce lattiginosa
e poi buio. Buio in sala. Si accendevano fioche luci e tu venivi scaraventato fuori dalla storia
che stavi seguendo sullo schermo, incolpevolmente. Sbalzati fuori da una
storia. Tutto sottolineato da un boato di voci , esclamazioni, improperi. E
quello che avveniva nella cabina di proiezione diventava un sortilegio. Che
poteva durare tanto o poco.
Ci vuole un
incendio per ridare il valore alla tivù,
quel valore che propose qualche decennio fa il maestro Manzi davanti ad una paese e ad una società. che
aveva bisogno di quella tivù. Poi ci
furono palinsesti che raccontarono un
paese che cresceva e che si dibatteva
tra problemi e difficoltà politiche, economiche, sociali .Lo raccontarono con
la macchina da presa, quindi le immagini, ma anche le parole ,calibrate,
appropriate portate via dalle strade,
dalle piazze, dai luoghi di lavoro ,dai salotti delle abitazioni . Che racconta
la tivù di oggi. Racconta un paese con
il filtro del salotto , delle risse dei talk show, dell’informazione imbavagliata dai peggiori interessi della politica e delle lobby ,l’astruso
variopinto carosello dei cercatori di consenso in ogni settore ad ogni costo,
per dire costi quel che costi , dei navigatori a vista senza progetto e senza speranza di offrire un sano servizio agli spettatori. L’ambiguità
che la tivù ha fatto diventare virtù per offrirla anche a caro prezzo è in realtà un vizio. Feroce,
possessivo,
avvolgente , dilagante . L’ottavo vizio capitale perché quell’ambiguità passa e ripassa sulle
cose e mai ci si sofferma, con una indifferenza che diventa in troppo casi
colpevole. Questo è non vedere la realtà, non voler vedere la realtà.
Quali e
quante occasioni si stanno perdendo ; quali e quante energie si stanno
bruciando nel rogo della “sciatteria” .
Perché rinunciare ad una rivoluzione della bellezza come terapia dell’anima nel momento in cui l’anima ne ha più
bisogno è sciatteria, ossia quella capacità di trascurare tutto in virtù
di un “tanto fa lo stesso” che è all’origine di ogni disordine. Disordine che confonde tutto e precipita nell’incoerenza
idee, uomini e virus
.
Eremo Rocca S. Stefano sabato 28 marzo 2020


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