sabato 28 marzo 2020

DIARIO DAL CERCHIO : Effetto terapeutico della bellezza.






 Che tutto cambia, che tutto cambierà qualcuno ne è convinto. Io penso che cambierà poco. Perché, perché si vede proprio in questo momento nel pieno di una rivoluzione, nell’occhio del ciclone, che cosa non accade. Per esempio non accade che ci sia  una rivoluzione proprio sullo schermo di casa , dentro il salotto, ovvero  dentro  i palinsesti  delle maggiori reti televisive del nostro paese. In questo momento  di vita sospesa ed irreale ,quando la fantasia potrebbe veramente volare, a quelle altezze dove  le attese  si confondono con il firmamento delle possibilità e opportunità per far venir giù le stelle, a cui l’uomo ha sempre guardato , ebbene  in questo momento non accade nulla. Morto persino il dibattito sulla funzione delle tivù tra generaliste, on demand, tematiche,sul ruolo dei network , ecc.
Sarebbe questo il momento  propizio  per  rivoluzionare i palinsesti, specialmente  per la tivù cosiddetta di stato ,quella che fruisce del canone,  per rendere finalmente un servizio pubblico all’altezza di un paese  che ne avrebbe bisogno . Rivoluzionare i palinsesti per scoprire il valore terapeutico della bellezza della musica,della danza, del teatro, del cinema, delle maratone di lettura di classici della letteratura e della poesia . C’è dell’altro. C’è dell’altro che non i soliti salotti  ( o bancarelle da mercato ortofrutticolo)  con i soliti tuttologi ,i soliti “affannati” della parola, insomma “ i soliti” a millantare crediti per competenze che non hanno, per opinioni (  per carità viva la possibilità di far esprimere tutti ) che  interessano poco e a pochi . C’è dell’altro che la gazzarra supponente e autoreferenziale di chi parla solo per ascoltarsi , di chi non è capace di stare in silenzio.  Permettere ancora di apparire in tivù a personaggi che hanno determinato catastrofi in politica, in economia, nella sanità ,nell’informazione significa perseverare nel nulla. In questo tempo  di vita sospesa e irreale quello che fa più paura  della pandemia è il vuoto, il nulla .
Sentire sottolineare come una grande conquista l’avere davanti alla telecamera di un programma di informazione il ritorno ( una concessione di sé) di un noto politico dopo tre anni di assenza, non mi è sembrato  una cosa ragionevole. Mi ha creato insofferenza  per un programma di cui apprezzo molti aspetti. 

Dunque nessuna opportunità di cambiamento stando a quello che si vede . Allora io spero che capiti quello che capitava nelle sale cinematografiche della mia  infanzia e adolescenza. Ad un tratto si spezzava la pellicola  che era un nastro di celluloide avvolta su una cosiddetta pizza . Sullo schermo apparivano come sciami di mosche poi una luce lattiginosa  e poi buio. Buio in sala. Si accendevano fioche luci  e tu venivi scaraventato fuori dalla storia che stavi seguendo sullo schermo, incolpevolmente. Sbalzati fuori da una storia. Tutto sottolineato da un boato di voci , esclamazioni, improperi. E quello che avveniva nella cabina di proiezione diventava un sortilegio. Che poteva durare tanto o poco.  Dipendeva dalla capacità  e dalla velocità dell’operatore  nel  riacchiappare i due spezzoni di pellicola, di ricongiungerli  e riavviare la proiezione nel più breve tempo possibile . Oppure spero che accada come quando , sempre al cinema, nei momenti cruciali della storia  che stavi vedendo c’era un salto incomprensibile (il cui motivo  si comprendeva bene )  delle sequenze . C’era stato un taglio censorio per qualche motivo. Quelli più frequenti erano per i baci. Ah i baci ! Tutti quegli spezzoni , come viene raccontato  direttamente in Nuovo cinema paradiso, un film di  Giuseppe Tornatore,   avevano poi un destino terribile ,compreso quello  di essere distrutti  nel fuoco.  Tante scene scacciate dal loro contesto narrativo ,perdute in una insostenibile limbo, in attesa di una ricongiunzione improbabile e impossibile ,bellissima metafora di una cacciata dal paradiso  e di un autodafé che mi aspetto per tutti quei palinsesti che continuano a ignorare la bellezza , la terapeutica bellezza di un “andare oltre”.
Ci vuole un incendio per ridare  il valore alla tivù, quel valore che propose qualche decennio fa il maestro Manzi  davanti ad una paese e ad una società. che aveva bisogno di quella tivù.  Poi ci furono palinsesti che raccontarono  un paese che cresceva  e che si dibatteva tra problemi e difficoltà politiche, economiche, sociali .Lo raccontarono con la macchina da presa, quindi le immagini, ma anche le parole ,calibrate, appropriate  portate via dalle strade, dalle piazze, dai luoghi di lavoro ,dai salotti delle abitazioni . Che racconta la tivù di  oggi. Racconta un paese con il filtro del salotto , delle risse dei talk show, dell’informazione  imbavagliata dai peggiori interessi  della politica e delle lobby ,l’astruso variopinto carosello dei cercatori di consenso in ogni settore ad ogni costo, per dire costi quel che costi , dei navigatori a vista  senza progetto  e senza speranza di offrire  un sano servizio agli spettatori. L’ambiguità che la tivù ha fatto diventare virtù per offrirla  anche a caro prezzo  è in realtà un vizio. Feroce, possessivo, avvolgente , dilagante . L’ottavo vizio capitale  perché quell’ambiguità passa e ripassa sulle cose e mai ci si sofferma, con una indifferenza che diventa in troppo casi colpevole. Questo è non vedere la realtà, non voler vedere la realtà.


 
Quali e quante occasioni si stanno perdendo ; quali e quante energie si stanno bruciando  nel rogo della “sciatteria” . Perché rinunciare ad una rivoluzione della bellezza  come terapia dell’anima  nel momento in cui l’anima ne ha più bisogno  è sciatteria, ossia  quella capacità di trascurare tutto in virtù di un “tanto fa lo stesso” che è all’origine di ogni disordine. Disordine  che confonde tutto e precipita nell’incoerenza idee, uomini e virus

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Eremo Rocca S. Stefano sabato  28 marzo 2020

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