mercoledì 25 marzo 2020

LETTERE DALL’EREMO : E dopo ?




 

“Un flagello non è fatto su misura dell’essere umano; perciò ci diciamo che il flagello è una semplice creazione della mente, un brutto sogno che passerà”, ha scritto Albert Camus nel romanzo “La Peste”. "Invece non sempre passa e, di brutto sogno in brutto sogno, sono gli uomini a passare… [Pensavano] che tutto per loro fosse ancora possibile; il che presumeva che i flagelli fossero impossibili. Continuavano a fare affari, programmavano viaggi e avevano opinioni. Come avrebbero potuto pensare alla peste che sopprime il futuro?”.


David Grossmann ,  su Gaaretz pubblicato da  Gariwo Network “ La foresta dei giusti “, però gli fa eco così :” Improvvisamente, nella nostra vita è entrata una catastrofe di dimensioni bibliche. “Allora il Signore mandò una piaga sul suo popolo”. E il mondo ne fu afflitto. Ogni persona al mondo sta partecipando a questo dramma. Nessuno ne è esente. Non c’è nessuno la cui intensità di partecipazione sia inferiore a quella degli altri. Da un lato, a causa della natura del massacro di massa, i morti che non conosciamo sono solo un numero, sono anonimi, senza volto. Ma d’altro canto, quando guardiamo oggi coloro che ci sono vicini, i nostri cari, sentiamo quanto ogni persona sia un’intera cultura, infinita, la cui scomparsa allontanerebbe dal mondo qualcuno che sarà ora e sempre insostituibile. e proprio come l’amore ci porta a distinguere una persona dalle masse che scorrono attraverso la nostra vita, ora vediamo che anche la consapevolezza della morte ci porta a farlo.”(…) “Per molti, l’epidemia potrebbe diventare l’evento fatale e formativo nel prosieguo della loro vita. Quando finalmente finirà e le persone usciranno dalle proprie case dopo una lunga chiusura, si potrebbero presentare possibilità nuove e sorprendenti: forse aver toccato le fondamenta dell’esistenza promuoverà tutto questo.” (…)”Alcuni si porranno per la prima volta domande sulle decisioni prese, su ciò che hanno lasciato e sui compromessi che hanno fatto. Sugli amori che non hanno osato amare. Sulle vite che non hanno osato vivere. Uomini e donne si chiederanno - per un breve periodo, probabilmente, ma la possibilità si presenterà comunque - perché hanno sprecato i propri giorni con relazioni che rendono la loro vita una sofferenza. Ci saranno anche alcuni cui il proprio credo politico sembrerà improvvisamente sbagliato, basato solamente su paure o valori che si sono disintegrati nel corso dell’epidemia. Forse alcuni metteranno improvvisamente in dubbio i motivi che hanno indotto la loro nazione a combattere il nemico per generazioni e a ritenere che la guerra fosse un editto divino”

Dopo una catastrofe, come fu per esempio quella del terremoto a L’Aquila nel 2009  si comincia sempre a pensare al dopo che non sarà mai più come il prima.  Ci si pensa proprio perché è nella natura dell’uomo  sostenere che il futuro sarà sempre migliore del passato e forse anche del presente. Ci si pensa perché la speranza alimenta, ed ha sempre alimentato, il cuore dell’uomo. Ci si pensa pur nutrendo a volte  delle riserve alla luce delle esperienze fatte e spesso siè costretti a riconoscere : “ Ecco quello che è accaduto non ci ha insegnato niente”. Forse non è del tutto vero che non ha insegnato nulla. E’ che siamo noi che non siamo in grado di capire quell’insegnamento e quello  che è peggio,  siamo noi che non “ vogliamo”  ottusamente capire . Ed è solo un problema di egoismo. Così è capitato dopo gli anni dopo il terremoto e così capiterà dopo questa pandemia. Certamente in sé il mondo  cambia ed è cambiato dopo il terremoto e cambierà sicuramente. Cambierà per conto suo se non vogliamo partecipare a questo cambiamento. Rimarremo a guardare chiusi nei nostri egoismi, nei nostri interessi, nella nostra cattiveria, insomma nel nostro individualismo che  ha sempre portato alla catastrofe : individuale s’intende anche  se non lo riconosceremo mai continuando nella nostra spocchia  narcisistica.  Cambierà perché questa pandemia non è un avvenimento della provincia italiana , come è stato quello di  Ll’Aquila che ha disvelato, come se avessimo aperto un sipario, tutta la grettezza di quel provincialismo  che avrebbe potuto rappresentare e comunque siamo certi rappresenta nel tempo un valore. Perché offre una dimensione di vita a misura di uomo , a misura delle gambe di un uomo  di fronte all’accelerazione terribile di certi fenomeni . Questa pandemia  è un avvenimento su scala mondiale e il mondo cambierà . La domanda certo rimane in meglio o in peggio . Non solo so . Cambierà sicuramente

 



Certo per il ritorno alla normalità servirà tempo. E dobbiamo essere certi che tutte le strutture sanitarie siano in sicurezza, che il sistema di sorveglianza territoriale funzioni, che la diagnostica per la rilevazione precoce dei casi funzioni. Questo è un messaggio che tarda ad arrivare  però.E sta tutto insieme ad una grande evidenza  come racconta Pier Luigi Lopalco epidemiologo su Globalist : "Io non nutro grosse speranze sul farmaco, si sta facendo tanto clamore sui farmaci che spuntano come funghi. Noi abbiamo degli antibiotici efficaci contro i batteri ma fino ad oggi non abbiamo un antivirale, uno, che funzioni contro i virus. Per poter tenere sotto controllo l'Hiv, il virus dell'Aids, ci sono voluti decenni di ricerca e comunque serve un cocktail di farmaci per tenerlo a bada". Quindi nessuna illusione da Lopalco: "Non pensiamo che ci sia la pillola miracolosa, perché per questo virus non ci sarà la pillola miracolosa, come non c'è mai stata per i virus dell'influenza, abbiamo antivirali che sono un po' acqua fresca anziché avere 5 giorni di tosse ne abbiamo 3. Non vorrei nei farmaci si riponesse molta speranza".

È un virus globale, è un virus contagioso... "Un virus del genere non si può eliminare dal territorio ma si può gestire, si può fare in modo che non dia fastidio, che non faccia troppi danni".
"Il virus della spagnola ad esempio ha continuato a girare per decenni, fino all'altro ieri, ma dopo le ondate tragiche ha continuato a girare come un virus stagionale perché la popolazione umana si è adattata, ha sviluppato anticorpi e quindi il virus è diventato stagionale. Ed è esattamente quello che succederà con il virus SarsCov2. La spagnola fece milioni e milioni di morti ma era il 1918 oggi è il 2020: i polmoni si curano, noi curiamo le polmoniti. Le vittime ci saranno, ogni anno i virus uccidono tante persone, ma cercheremo di proteggere i più fragili col vaccino e curare i pochi casi di polmonite. Una persona se viene curata adeguatamente guarisce".

E quindi  l’unica speranza che si riesca laicamente a riconsiderare ancora quello che la storia ci ha insegnato a partire dalla Rivoluzione francese che fece della  fratellanza più che della libertà e della eguaglianza un “ passpartout  “proprio per realizzare uguaglianza e libertà .  Ha scritto John Donne (1572 – 1631), poeta e religioso inglese :“Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. [...] La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.”

Facciamo che le campane suonino a festa non solo per ogni uomo ma per l’intera umanità

Eremo Rocca S. Stefano , mercoledì 25 marzo 2020.

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