“Un flagello non è fatto su misura dell’essere umano; perciò ci diciamo
che il flagello è una semplice creazione della mente, un brutto sogno che
passerà”, ha scritto Albert Camus nel romanzo “La Peste”. "Invece non sempre
passa e, di brutto sogno in brutto sogno, sono gli uomini a passare…
[Pensavano] che tutto per loro fosse ancora possibile; il che presumeva che i
flagelli fossero impossibili. Continuavano a fare affari, programmavano viaggi
e avevano opinioni. Come avrebbero potuto pensare alla peste che sopprime il
futuro?”.
David Grossmann ,
su Gaaretz pubblicato da Gariwo
Network “ La foresta dei giusti “, però gli fa eco così :” Improvvisamente,
nella nostra vita è entrata una catastrofe di dimensioni bibliche. “Allora il
Signore mandò una piaga sul suo popolo”. E il mondo ne fu afflitto. Ogni
persona al mondo sta partecipando a questo dramma. Nessuno ne è esente. Non c’è
nessuno la cui intensità di partecipazione sia inferiore a quella degli altri.
Da un lato, a causa della natura del massacro di massa, i morti che non
conosciamo sono solo un numero, sono anonimi, senza volto. Ma d’altro canto,
quando guardiamo oggi coloro che ci sono vicini, i nostri cari, sentiamo quanto
ogni persona sia un’intera cultura, infinita, la cui scomparsa allontanerebbe
dal mondo qualcuno che sarà ora e sempre insostituibile. e proprio come l’amore
ci porta a distinguere una persona dalle masse che scorrono attraverso la
nostra vita, ora vediamo che anche la consapevolezza della morte ci porta a
farlo.”(…) “Per molti, l’epidemia potrebbe diventare l’evento fatale e
formativo nel prosieguo della loro vita. Quando finalmente finirà e le
persone usciranno dalle proprie case dopo una lunga chiusura, si potrebbero
presentare possibilità nuove e sorprendenti: forse aver toccato le fondamenta
dell’esistenza promuoverà tutto questo.” (…)”Alcuni si porranno per la prima
volta domande sulle decisioni prese, su ciò che hanno lasciato e sui
compromessi che hanno fatto. Sugli amori che non hanno osato amare. Sulle vite
che non hanno osato vivere. Uomini e donne si chiederanno - per un breve
periodo, probabilmente, ma la possibilità si presenterà comunque - perché hanno
sprecato i propri giorni con relazioni che rendono la loro vita una sofferenza.
Ci saranno anche alcuni cui il proprio credo politico sembrerà improvvisamente
sbagliato, basato solamente su paure o valori che si sono disintegrati nel
corso dell’epidemia. Forse alcuni metteranno improvvisamente in dubbio i motivi
che hanno indotto la loro nazione a combattere il nemico per generazioni e a
ritenere che la guerra fosse un editto divino”
Dopo una catastrofe, come fu per esempio quella del
terremoto a L’Aquila nel 2009 si
comincia sempre a pensare al dopo che non sarà mai più come il prima. Ci si pensa proprio perché è nella natura
dell’uomo sostenere che il futuro sarà
sempre migliore del passato e forse anche del presente. Ci si pensa perché la
speranza alimenta, ed ha sempre alimentato, il cuore dell’uomo. Ci si pensa pur
nutrendo a volte delle riserve alla luce
delle esperienze fatte e spesso siè costretti a riconoscere : “ Ecco quello che
è accaduto non ci ha insegnato niente”. Forse non è del tutto vero che non ha
insegnato nulla. E’ che siamo noi che non siamo in grado di capire
quell’insegnamento e quello che è peggio, siamo noi che non “ vogliamo” ottusamente capire . Ed è solo un problema di
egoismo. Così è capitato dopo gli anni dopo il terremoto e così capiterà dopo
questa pandemia. Certamente in sé il mondo
cambia ed è cambiato dopo il terremoto e cambierà sicuramente. Cambierà
per conto suo se non vogliamo partecipare a questo cambiamento. Rimarremo a
guardare chiusi nei nostri egoismi, nei nostri interessi, nella nostra
cattiveria, insomma nel nostro individualismo che ha sempre portato alla catastrofe :
individuale s’intende anche se non lo
riconosceremo mai continuando nella nostra spocchia narcisistica. Cambierà perché questa pandemia non è un
avvenimento della provincia italiana , come è stato quello di Ll’Aquila che ha disvelato, come se avessimo
aperto un sipario, tutta la grettezza di quel provincialismo che avrebbe potuto rappresentare e comunque
siamo certi rappresenta nel tempo un valore. Perché offre una dimensione di
vita a misura di uomo , a misura delle gambe di un uomo di fronte all’accelerazione terribile di
certi fenomeni . Questa pandemia è un
avvenimento su scala mondiale e il mondo cambierà . La domanda certo rimane in
meglio o in peggio . Non solo so . Cambierà sicuramente 


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