
Gli eschimesi hanno
cinquanta parole per indicare la neve.
Significa che nel loro linguaggio essi
riescono a cogliere almeno cinquanta
sfumature nel significato del termine “neve”.
Noi non riusciamo più
nemmeno a cogliere il senso delle parole, il loro significato.
Ed è problema serio
come uomini perché stando ad Aristotele
l’uomo non è altro che parola e
senza parola l’uomo non è.
A questo destino sembra che non riusciamo più a sottrarci a
tener conto perché le parole della vita ci sono state sottratte e le parole della politica sono state
affidate ad un teatrino che mostra ogni giorno di più il volto del turpiloquio
, della invettiva , della diceria come componente essenziale di ogni manifestazione.
Dicerie dell’untore
un ben libro che racconta una malattia, la tubercolosi, che racchiude
in sé, il concetto stesso di consunzione, dissoluzione. Un soggetto, quello del
binomio di amore-morte, è in qualche modo
la metafora di questo discorso sulle parole.
Qualcuno afferma che la vera natura del linguaggio è
minerale. Chi non sa che all’occorrenza le parole diventano “pietre” e ancor di
più “macigni”? Metafore di uso quotidiano a cui ricorriamo quando il lessico si
schianta sotto il suo stesso peso. Vocaboli come proiettili o corpi contundenti , da usarsi in una lotta
di sopravvivenza verbale. A volte bisogna pur dirlo i sassi sono un dilavamento
dell’anima, sono leggeri. Ma è l’aspetto nobile di questo deposito Sono le parole granello che bisogna rintracciare con un setaccio a
rete fina negli scritti dei poeti.
Occorre un crivello per trattenere
impurità a livello di suono per
separarle dal senso comune.
Sembra assurdo ma è così. La parola può essere questo ed
abnorme il contrario di questo. E’ quando è
un lapillo minuscolo in un giacimento di tufo va ricercata, coltivata ,aiutata a venire fuori . L’aspetto meno
nobile della parola e la brutalità di alcune parole che si stanno imponendo nella politica. Le parole della
politica di per sé alte e nobili che hanno
lastricato il cammino della storia di alcuni paesi , di democrazie mate cresciute e ormai affermatisi , alcune
parole stanno scomparendo nel lessico
della politica. Stanno progressivamente assumendo un altro significato e un
altro senso oppure sono completamente relegate in un angolo .
C’è una manomissione delle parole come quelle per esempio della tradizione
della politica di sinistra che fa pensare ad un cambiamento del rapporto con le parole. Le parole possono cambiare il mondo e questo
loro potere può essere usato per realizzare un mondo migliore e un mondo
peggiore di quello che viviamo. Perché chi non ha parole nella nostra società
non ha alcun potere.
Sono esemplari in questo senso le pagine di Lettera a una
Professoressa dei ragazzi della Scuola di Barbiana di Don Milani .
Quello che viene in evidenza nelle parole della politica di
oggi è che purtroppo il pane non è più chiamato pane e il vino non è più
vino. Le parole , per esempio in tivù si
riducono sempre più e così come vengono
usate danno una cattiva anzi pessima
rappresentazione della realtà. In quei
contesti non c’è solo una cattiva scelta delle parole ma anche di
argomenti.
Ho ascoltato in tivù
uno spot sulla sicurezza sul
lavoro che dice che “chi pretende la sicurezza sul
lavoro si vuole bene”. Come forma di
comunicazione non lo so può anche funzionare ma come argomento sostanziale in tema di sicurezza del lavoro è poco meno
di una patacca. La sicurezza sul
lavoro è uno dei tanti doveri dell’imprenditore
che spesso sono assenti nella partita culturale nel nostro paese a differenza degli altri .
Ebbene in questo dovere ( dico dovere non capacità )dell’imprenditore sta il discorso sulla sicurezza. Lo spot
sposta invece il problema proprio sulla capacità dell’imprenditore .
Per cui se l’imprenditore realizza la
sicurezza è capace e quindi bravo.
Capace o non capace la sicurezza è un diritto, deve essere pretesa e realizzata
indipendente se l’imprenditore è bravo o è cattivo.
Che cosa significano dunque alcune parole nella vita quotidiana di lavoratori , studenti, genitori, insegnanti.
Per esempio formazione? Chi la fa la formazione, che senso ha, che produce , a
che serve?
E ancora che significa
popolo, che significa libertà, che significa democrazia. In Grecia per esempio queste parole nacquero
con un cuore da discutere sapendo che
non c’è azione senza parola che la prefiguri.
Il fare senza il pensare è
un’azione bruta e spesso la politica del fare senza il sostegno della
parola guidata dal pensiero diviene
pericolosa e triviale .
E’ proprio la volgarità che striscia nei discorsi politici è la spia della irresponsabilità.
La neolingua della politica del fare è la neolingua della menzogna che non lascia nessuna traccia ma che provoca danni a volte irreparabili. L’uso distorto delle parole crea un mondo
alla rovescia . Certa politica di oggi
confisca delle parole nobili e ne
scredita delle altre . Un esempio: mi è
sembrato di capire che più volte il
nostro capo del governo abbia detto che
lui non è un politico ma un
imprenditore. Questa affermazione
dà significati alle parole politico
e imprenditore : sarebbe interessante
andare a rintracciarne i segni positivi e negativi . Qualcuno afferma
che questa differenza in bocca al
capo del governo la dice lunga sul senso
, il significato e il fine che assume in quella esperienza la parola politica. A questa riflessione non interessa che cosa
appunto questa affermazione abbia
prodotto nell’azione di governo , anche perché altri ne riferiscono ,per esempio alcuni articoli di Luca Ricolfi su La Stampa
che chi è interessato al discorso può tranquillamente leggere . Qui si è cercato di riflettere
sul linguaggio della politica quando appare in tivù, quando viene proposto nelle piazze, quando è appunto
rovesciamento della realtà. Come nel caso delle missioni all’estero dove
in alcune siamo su uno scenario di
guerra e siamo costretti forse a fare
anche noi la guerra e la chiamiamo missione di pace e i morti li chiamiamo caduti. Ma anche questo è
un discorso difficile da fare con attenzione, discrezione e puntualità in quanto implica tante e tali
relazioni con gli uomini, il mondo , la
storia, la vita che può essere
superficiale soffermarsi alle prime battute di un discorso o alla sola angolazione che in queste riflessioni ha cercato di
sviluppare.
Infine , per il momento un’ultima considerazione : ci sono
state polemiche circa parolacce e
bestemmie pronunciate in pubblico.
Per me la conclusione è semplice
:chi dice parolacce e bestemmie
dice parolacce e bestemmie, nient’altro.
Eremo Rocca S.Stefano sabato 7 marzo 2020

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