martedì 10 marzo 2020

UNA METAFORA DELL’ITALIA DI OGGI



UNA METAFORA  DELL’ITALIA DI OGGI

“Diariodimalebolge”  è un blog che prende il titolo dall’ottavo  cerchio dell'Inferno di Dante Alighieri. Un cerchio nella costruzione dantesca  riservato ai peccatori di frode, ovvero coloro che hanno imbrogliato. È detto anche Malebolge ed è suddiviso in dieci Bolge, ciascuna riservata a una categoria di peccatori e con una pena differente. E’ forse l’unico luogo dell’inferno che ha un nome proprio.
Questa la ripartizione dei fraudolenti nelle varie Bolge:
I Bolgia (ruffiani e seduttori): sono frustati dai diavoli
II Bolgia (
adulatori): sono immersi nello sterco
III Bolgia (
simoniaci): sono conficcati dentro delle buche a testa in giù, con le piante dei piedi accese da fiammelle
IV Bolgia (
indovini): camminano con la testa rivoltata all'indietro
V Bolgia (
barattieri): sono immersi nella pece bollente, sorvegliati da demoni alati armati di bastoni uncinati (Malebranche)
VI Bolgia (
ipocriti): camminano con indosso una cappa di piombo dorata all'esterno
VII Bolgia (
ladri): hanno le mani legate dietro la schiena da serpenti e subiscono orribili metamorfosi
VIII Bolgia (consiglieri fraudolenti): sono avvolti da una fiamma
IX Bolgia (
seminatori di discordia): sono tagliati e mutilati da un diavolo armato di spada
X Bolgia (
falsari): i falsari di metalli sono colpiti dalla scabbia; quelli di persone si addentano tra loro; quelli di monete sono colpiti da idropisia e tormentati dalla sete; quelli di parole sono colpiti da febbre altissimo
L'ottavo cerchio da solo occupa un terzo dell'intera cantica, ma è anche il meno conosciuto.
«D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista,/  ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale/  o con forza o con frode altrui contrista./  Ma perché frode è de l'uom proprio male,/  più spiace a Dio; e però stan di sotto/  li frodolenti, e più dolor li assale».

Così, nel canto XI dell’Inferno, viene distinto il cerchio dei violenti da quello dei fraudolenti, che sono considerati più colpevoli e, quindi, collocati più in basso nell’imbuto infernale. L’uomo può usare la frode nei confronti degli sconosciuti (cerchio VIII) o di chi si fida di lui (cerchio IX):

«La frode, ond' ogne coscïenza è morsa,/ può l'omo usare in colui che 'n lui fida/ e in quel che fidanza non imborsa./ Questo modo di retro par ch'incida/ pur lo vinco d'amor che fa natura».

In dieci bolge o sacche sono stipate le anime di quanti hanno ingannato gli sconosciuti:
«ipocresia, lusinghe e chi affattura,/ falsità, ladroneccio e simonia,/ ruffian, baratti e simile lordura». «Luogo è in inferno detto Malebolge,/ tutto di pietra di color ferrigno,/ come la cerchia che dintorno il volge./ Nel dritto mezzo del campo maligno/ vaneggia un pozzo assai largo e profondo,/ di cui suo loco dicerò l’ordigno».
I seminatori di discordia sono orrendamente sfigurati, sbrindellati, con le viscere sovente penzolanti fuori dal corpo. Uno spettacolo macabro e raccapricciante è quello che si mostra a Dante sia per la condizione dei dannati che per il loro numero.

«S’el s’aunasse ancor tutta la gente/ che già, in su la fortunata terra/ di Puglia, fu del suo sangue dolente/ per li Troiani e per la lunga guerra/che de l’anella fé sì alte spoglie,/ come Livio scrive, che non erra,/ con quella che sentio di colpi doglie/ per contastare a Ruberto Guiscardo;/ e l’altra il cui ossame ancor s’accoglie/ a Ceperan, là dove fu bugiardo/ ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,/ dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo:/ e qual forato suo membro e qual mozzo/ mostrasse, d’aequar sarebbe nulla/ il modo de la nona bolgia sozzo».

Battaglia di Legnano
L’oscenità e la brutalità della guerra sono qui descritte attraverso il furore distruttivo dell’odio e della cecità umana . Qui Dante utilizza per questi dannati un registro orrido che tende a sfumare nel volgare e nel comico, segni del disprezzo per chi pone l’odio, la vendetta e il sangue come legge della realtà, al posto dell’amore. Figura che colpisce per l’obbrobrioso aspetto è quella di Bertran de Born, trovatore celebre per le poesie dedicate all’esaltazione della guerra. Ora, «‘l capo tronco tenea per le chiome,/ pesol (sospeso, pendulo) con mano a guisa di lanterna».   

I falsatori di metalli (tra cui anche gli alchimisti) si lamentano per gli atroci dolori provocati dalle malattie, si trascinano nella bolgia, ammassati e costipati come in un ospedale al culmine di un’epidemia; grattandosi per le croste, anziché attenuare la sofferenza, accrescono il fastidio. Scrive Dante:

«ciascun menava spesso il morso/ de l’unghie sopra sé per la gran rabbia/ del pizzicor, che non ha più soccorso;/ e si traevan giù l’unghie la scabbia,/ come coltel di scardova le scaglie/ o d’altro pesce che più larghe l’abbia». Qui nella decima bolgia sono collocati anche i falsatori di moneta tra cui ve n’è «un, fatto a guisa di leuto […]./ La grave idropesì, che sì dispaia/ le membra con l’omor che mal converte,/ che ‘l viso non risponde a la ventraia,/ faceva lui tener le labbra aperte/ come l’etico fa». 

Dunque una metafora dell’Italia di oggi. Malebolge : le storie della politica , dell’informazione, della finanza .Ma altro ancora che andremo a scoprire rileggendo questo canto dell’Inferno dantesco per evidenziare le attinenze con la realtà  del paese in cui viviamo. Un esercizio attraverso lo specchio . 

 Eremo Rocca S. Stefano  martedì 10 marzo 2020

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