Ricominciare da Gramsci e
Berlinguer
Raccontava
mio padre Loreto che da adolescente era
stato messo a bottega per imparare il mestiere di falegname.
La bottega stava a Via della Cona appena dietro la chiesa di S. Maria
della Tomba ,una traversa di Via Capitolina. Il mastro si chiamava o lo chiamavano Puntillo. Mio
padre aveva come compagno di bottega
Giuseppe Carugno al quale rimase sempre affezionato e che
aveva, a metà degli anni Sessanta, un laboratorio da liutaio a
Roma a Via Leone quarto alle mure del Vaticano. Andavo con lui a
trovarlo e così scoprii l’organizzazione libraria
Maraldi che apriva le vetrine proprio a fianco del laboratorio e
vendeva anche libri usati. Nel mio ricordo erano locali immensi , altissimi
con alle pareti scaffali pieni di libri.
Anzi mi sembra di ricordare che avessero anche dei soppalchi. La prima
volta mentre stavo incantato davanti a quelle enormi vetrine
Giuseppe mi vide, chiamò il proprietario che
mi accompagnò in “un giro del mondo” .
Ma ne parlerò qualche altra volta in
questo blog. Mi ricordo che mettevo da parte mille lire alla volta e quando
andavamo di nuovo a trovare Giuseppe compravo
uno scatolone di libri , forse diecimila lire alla volta. Il figlio di
Giuseppe portava quello scatolone alla
stazione Termini con un’apetta perché
sull’autobus sarebbe stato un poco problematico caricarsi quello scatolone.
Prendevamo poi il treno alle due di
pomeriggio e arrivavamo a Sulmona alle
cinque circa. Eravamo partiti con il treno delle tre e mezza della notte per
arrivare a Roma alle sette.
Mio
padre dunque raccontava che lavorando da
falegname spesso andava ad aggiustare le porte delle celle , che erano allora
in legno, al Carcere Giudiziario di S. Pasquale , con l’ingresso proprio a fianco della
facciata della chiesa di S.Antonio fuori
Porta Napoli . In quel carcere conobbe e parlò con Antonio Gramsci che era transitante quando da Trani veniva tradotto a Roma per
essere processato. Fu incaricato dai compagni della sezione del partito
comunista di Sulmona di portare delle
arance al fondatore del Partito. Ricordava di aver incontrato un uomo
piccolo di statura che non finiva mai di ringraziarlo per il dono delle arance
. Quello che lo aveva colpito di più, come ricordava, era “ quel suo cappellaccio nero “. Quando me lo raccontò cercai i libri di
Antonio Gramsci . Trovai qualcosa. Poi
molti anni ,era il 1975 venne l’edizione
dei Quaderni, pubblicata da Einaudi
nella collana «Nuova Universale Einaudi», che è la sistemazione filologicamente corretta
presentata dall’Istituto Gramsci dopo un «lavoro minuzioso e condotto col massimo
scrupolo d’esattezza».
Ero
un ragazzo e seguivo mio padre quando frequentava la sezione di Sulmona del
Partito Comunista Italiano. Erano gli anni Cinquanta del Novecento. Le sezioni
dei partiti, gli oratori parrocchiali , le piazze erano allora posti frequentati.
In
quelle stanze che ospitavano la sezione del Partito grande era il fermento di
discussioni,riflessioni, studio e lavoro
di proselitismo, propaganda e politico. In definitiva quei
comunisti che avevano attraversato la
lotta partigiana ,che cantavano
“Bandiera rossa” , applaudivano Palmiro Togliatti (è un modo
un poco romantico di ricordare
quel tempo ma perdonate ero ancora
un bambino ),quei comunisti non mangiavano i bambini e nemmeno i preti.
Erano
padri e madri che ricostruivano un paese
e lo volevano nuovo e diverso ,un’Italia che di lì a poco avrebbe visto il boom economico e sarebbe ripartita con un motore a tutto
gas. Un motore che piano piano si è andato
imballando, che ha girato a vuoto e che oggi non ce la fa più non solo
per la crisi economica ma per le ruberie, la politica alleata al malaffare,l’evasione
fiscale e la criminalità organizzata.
Padri
e madri che a quel tempo a volte non trovavano lavoro in questo
paese e che furono costretti ad andare a
costruire un’altra Italia nel mondo e
soprattutto nelle Americhe .
Lì
costruirono le Little Italy e vi
giunsero spesso scalzi e affamati e
molti di loro, con grande sofferenza restarono scalzi e affamati anche là.
Alcuni
di loro tornarono e si portarono
affibbiato addosso per sempre il nome di
“ americano” e parlavano in modo strano , “job” per dire lavoro, “frigider” per
dire frigorifero e amavano vedere alla tivù italiana che cominciava allora a diffondere programmi di massa, Frak
Sinistra e Perry Como Show.
Quell’emigrazione
fu il salto della luna , un’apocalisse, lo spopolamento della campagna e della montagna abruzzese .
L’Abruzzo di Natali e di Gaspari, isolato tra le montagne ,l’Abruzzo ancora di
pecorai e di marinai.
Ma
torniamo a Sulmona e alla sezione del P.C.I. Il
partito di Palmiro Togliatti ma
anche di uomini come Giorgio Amendola,
Paolo Bufalini , Pietro Ingrao, Umberto
Terracini , Emanuele Maccaluso, Alessandro Natta , Alfredo Reichlin, Armando
Cossutta, Giorgio Napoletano e poi di
Enrico Berlinguer. Uomini che venivano dalla lotta antifascista, dal confino, dall’esperienza
di rifugiati in Unione Sovietica e che seppero affrancarsi dalla sudditanza
alla “madre patria”. E il sulmontino
Carlo Autiero che nelle sue conferenze
di studio e nelle grandi occasioni
ricordava sempre queste radici di
lotta e di popolo . Un popolo rappresentato , e ne voglio ricordare uno per
tutti da Oreste “Bagonghe” .
Sullo
stesso Corso Ovidio poi c’erano le sezione del Partito Socialista
Italiano e quella della Democrazia
Cristiana. Il Partito Socialista di Nenni e Saragat , la Democrazia Cristiana
di Alcide de Gasperi.
E
poi gli oratori in ogni parrocchia. In particolare gli oratori di Don
Orione a Santa Chiara e dei
francescani di Sant’Antonio ,quest’ultimo
con una scuola di arte e mestieri , l’ex formazione professionale. Negli
oratori le gare di calcio balilla e di
ping pong ,la proiezione di film 16 millimetri
su “pizze” dal catalogo della S. Paolo-Film tra cui quelli più
sponsorizzati la storia di Santa Maria Goretti
e Domenico Savio. In forma cinematografica mi ricordo di aver visto
molte opere del melodramma italiano dall’Otello a Madama Buttherfly e opere
teatrali . I pellegrinaggi a Roma dal
Santo Padre dell’Azione Cattolica e le
sere del giovedì e del sabato a vedere ad un piccolo tubo catodico in bianco e nero “Lascia o
raddoppia” e “ Il Musichiere”.
Questa
è ormai una cronaca marziana.
Sono
i ricordi di un ragazzo e poi di un
adolescente che oggi quasi vecchio è consapevole che quel mondo non esiste più.
Ma
proprio perché rappresenta una
radice ancora forte e salda in quanti
hanno vissuto quegli anni , di fronte alle vicende della politica di oggi ,
dell’imprese del malaffare e della criminalità organizzata di oggi ci induce a dire :” Perché non ricominciare
da lì”
In
termini di mutamento, di sostanziale cambiamento , di “ricostruzione” ( sembra
strano usare questa parola a settanta
anni da quella che fu la ricostruzione post bellica ), perché non ricominciare
allora da Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer da una parte con la loro
“questione morale” e dall’altra perché
non ricominciare da De Gasperi, Rossetti,
Moro, La Pira e Scoppola con quella loro “democrazia pluralista”. Ricominciare dalla
democrazia pluralista che i padri
costituenti vollero mettere al primo
posto traducendola in una realtà che
significa ascolto delle reciproche
ragioni per trovare un punto di intesa ,
un momento di collaborazione e di
identificazione di obiettivi comuni.
E
sull’altro versante perché non ricominciare da Adriano Olivetti e dalla sua concezione dell’industria legata allo sviluppo della comunità,legata al
tempo e al luogo . E scusate se è poco in tempo di ruberie, globalizzazione selvaggia, e tanto altro che ci vorrebbe una
enciclopedia solo per elencarlo.
Ricominciare
da loro che non sono comunisti,
socialisti, democristiani ma uomini
politici e uomini imprenditori
ma uomini per un Italia che ne ha oggi bisogno più di allora.

Magnifici ricordi della nostra storia cittadina! Condivido le descrizioni sulla ricostruzione economica e sociale dopo la metà degli anni 50. L'analisi sulle cause della crisi attuale appare realistica, per cui è necessario vigilare sul rispetto delle regole democratiche dell'intero Paese. A mio avviso bisogna ripartire dai principi fondamentali della Costituzione, cercando di educare le nuove generazioni all'importanza dei valori e al loro mantenimento nei modelli di vita quotidiana, attraverso le istituzioni fondamentali. In momenti difficili come quello attuale la storia deve essere d'aiuto; una sua conoscenza adeguata insegna a non ripetere gli errori commessi dalle generazioni precedenti, in particolare quella dei nostri nonni. Sul piano operativo è opportuno, oltre che corretto, fare riferimento agli esempi di personalità politiche storicamente importanti con formazione diversa, ma con grande spirito pluralista da un lato, e di imprenditori sensibili alla costruzione di modelli sociali sostenibili e all'organizzazione della vita quotidiana. Grazie
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