Continuiamo per questa terza puntata
de “La luna dei lunatici: la luna è
femmina ” con la pubblicazione di un articolo apparso su Griselda oline. It il 24.9.2014 da Maria Rosa Pantè che abbiamo diviso in quattro parti. Un articolo complesso che racconta come alcuni attributi della donna in
quanto femmina sono stati trasferiti
alla luna da potesse che ne hanno
intessuto una immagine a loro conforme.
Ma anche il contrario una serie di aggettivi che spesso il vocabolario aggiunge alla luna e che sono diventati caratteristiche della
natura della donna femmina. Oltre
naturalmente all’accostamento con
animali , come il gatto, e
oggetti .
Sylvia Plath (Boston1932 - Londra 1963) è la poetessa più corposa del
percorso perché lei spesso usa la simbologia lunare, spesso si riferisce alla
luna, spesso la descrive nei suoi versi.
La luna è sempre uno spirito donna, quasi sempre è uno spirito negativo. Quella
di Sylvia Plath non è una luna stereotipata e consolatoria, forse perchè nulla
per la poetessa era consolatorio.
Primo ritratto di luna – femmina. La poesia è giocata sulla metafora
strutturale della rivale (del titolo) che è una luna. Il punto è come la Plath
vede la luna: di un sorriso e di una bellezza che annichiliscono. La luna, come
la rivale, umilia i suoi sudditi, una luna che quindi sottomette. La visione
della luna e la visione della rivale sono ormai totalmente mescolate, anche
attraverso la figura retorica della personificazione, infatti la luna ha una
bocca a O. E così alla fine anche la rivale, come la luna, subisce la
vendetta della poesia: sono infatti ridicole entrambe di giorno, alla luce,
nella vita quotidiana, reale.
La rivale
Se sorridesse, la luna somiglierebbe a te.
Tu fai lo stesso effetto:
di un qualcosa di bello ma che annichilisce.
Tutti e due siete dei grandi scroccatori.
La sua bocca a O si accora sul mondo;
(...)
Anche la luna i suoi sudditi umilia,
ma di giorno è ridicola.
Secondo ritratto femminile della luna, ci arriva, Sylvia Plath, per gradi. La
luna è bianca, questa è una osservazione normale, ma è bianca come una nocca.
Ora la similitudine acquisisce contorni nuovi e inquietanti, la nocca della
mano è bianca quando la mano è chiusa a pugno. E infatti questa luna è terribilmente
arrabbiata. Una luna che governa le maree, una luna contraddittoria quieta
e disperata. Questa luna non ha risposte, non è una porta, ma una faccia.
Forse è la faccia della madre della poetessa La luna è mia madre, una
madre senza tenerezza, senza dolcezza, senza possibilità di salvezza (non è
Maria, cioè la Madonna). Ha vesti azzurre la luna, oppure Maria? entrambe
forse, da queste vesti azzurre che evocano un cielo terso o l'immagine classica
della Madonna, proprio perché la luna è la madre della poetessa si liberano
animali notturni in genere considerati negativamente (e a torto): gufi e
pipistrelli. Questa luna è distante, Sylvia diventa qui leopardiana. La luna è
lontana, ma non è nemmeno più l'astro bello che nutre illusioni: è brulla e
desolata.
Insomma, non riesco a vedere dove andremo a finire.
La luna non è una porta. È una faccia per diritto di nascita,
bianca come una nocca e terribilmente arrabbiata.
Si trascina dietro il mare come un delitto oscuro; è quieta
con lo squarcio ad O di completa disperazione. Io abito qui.
(...)
L'albero di tasso punta in alto. Ha un profilo gotico.
Gli occhi si levano oltre lui e trovano la luna.
La luna è mia madre. Non è dolce come Maria.
Le sue vesti azzurre liberano piccoli pipistrelli e gufi.
Come vorrei credere nella tenerezza -
(...)
La luna non vede nulla di ciò. È brulla e desolata.
Ed il messaggio dell'albero di tasso è oscurità -
oscurità e silenzio.
La luna è madre anche in Il sorgere della luna, una madre ossuta, che
ricorda un po' la morte, ma anche l'essenza delle cose. Il bianco qui è un
colore quasi funebre, forse per il rimando alle carni bianche ridotte a ossa
bianche. C'è anche un riferimento alla donna e ai suoi cicli nelle bacche viola
che buttano sangue, da questo sangue però in contrasto alla ossa bianche e da
un ventre – bianco – può nascere una nuova vita. La luna è madre, la luna è la
poetessa, la luna è la donna.
(...)
Lucina, madre ossuta, che fatichi
tra le orbite di stelle bianche, il tuo volto
di candore riduce la carne bianca a osso bianco,
tu che trascini alle calcagna il nostro antico padre,
con la barba bianca, stanco. Le bacche sono viola
e gettano sangue. Il ventre bianco può ancora maturare.
Anche nella poesia Olmo la luna è personificata, il rapporto con Sylvia
Plath è sempre controverso. Pare una lotta, una lotta ancora tra due femmine?
La luna è sterile, la poetessa no. Questa volta la poetessa ha la meglio, può
permettersi di liberare la luna, ma da dove, dal suo inconscio? Dai suoi versi?
Però la luna è cambiata, diminuita e piatta. La luna o un'altra donna? Oppure
lei stessa?
(...)
Ora mi rompo in pezzi che volano intorno come clave.
Un vento di tale violenza
non tollera neutralità: devo urlare.
Anche la luna è spietata: vuole
trascinarmi
crudelmemte, lei che è sterile
Il suo splendore mi folgora. O forse l'ho catturata.
La lascio andare. La lascio andare
diminuita e piatta, come dopo un intervento radicale.
Come mi possiedono e mi colmano i tuoi brutti sogni.
Interessante e straziante è come Sylvia Plath rappresenta la luna nella poesia
Orlo, perché questa è l'ultima poesia che la Plath scrisse prima di suicidarsi
a 37 anni.
Orlo è un confine ed è l'orlo che definisce e chiude un lato, un vestito. La
donna è perfetta quando è morta. La luna, ancora una luna-osso che evoca la
morte e invita all'essenziale, è abituata allo spettacolo della fine, ma forse
non è così indifferente, anche se la poetessa l'invita a non essere triste, le
sue macchie nere crepitano e tirano, come contorcendosi, come piangendo sulla
sorte della donna. Interessante è come le poetesse del Novecento usino della
conoscenza più precisa della luna in modo poetico e originale. Le conoscenze
infatti alimentano sempre lo spirito del poeta
La donna è infine perfetta.
Il suo corpo
Morto porta il sorriso del compimento
(,,,)
La luna non ha nulla di cui essere triste,
fissando dal suo cappuccio di osso
è abituata a questo tipo di cose.
Le sue macchie nere crepitano e tirano.
E dunque la
luna è ambivalente, certo influisce sullo stato d'animo degli esseri viventi,
non solo degli esseri umani, ma chissà, anche lei forse risente di quanto da
lassù vede sulla terra. E cambia colore...
In Donatella Bisutti, nella poesia Canto dell'Oscurità, la luna
irrequieta diventa un panno nero sulla gabbia dell'uccello. (…)
Quando la luna è irrequieta
un panno nero ricopre la gabbia dell'uccello
E nella poesia di Anna Achmatova (Odessa 1889 - Mosca 1996) è gialla, la
luna che osserva la poetessa, una donna sola, malata, disperata. La luna non è
piena, ha il cappello sulle ventitrè, e non è indifferente, entra dalla
finestra nella casa desolata.
Placido scorre il placido Don,
gialla luna entra nella casa,
entra col cappello sulle ventitrè,
vede l'ombra la gialla luna.
Questa donna è malata,
questa donna è sola,
il marito nella tomba, il figlio in prigione.
Pregate per me.
Secondo Antonella Anedda (Roma 1955) nella poesia Siedi davanti alla
finestra, la luna non può esserci scudo e difesa dalla disperazione, la
luna può solo mettere di fronte alla verità: di se stessi? Della vita e della
natura che segue il suo corso? La luna è tramite, traduzione di misteri tra
l'uomo e l'universo. Tra l'uomo e la sua disperazione.
Guarda, ma accetta la disperazione:
c'è verità nella luna che sale
eppure non si alza a scudo sul dolore
si traduce –
come ho appena tradotto il libro aperto verso il muro –
Talvolta
anche nel mondo poetico femminile rifluisce l'antica idea della luna, mondo
altro, ma consolatorio, ma amico, ma bianco, cioè puro, positivo, sognante.
Così la Cvetaeva nella lirica D'inverno, la luna scende chiara ed è
immagine di pace, di quiete, di dolcezza, è una luna speciale, mediata, la luna
scritta nelle anime dei poeti e dei libri.
(...)
Già è sorta la falce d'argento,
il tuo bavero la neve
di stelle ha ricoperto.
(...)
La luna scende chiara nelle anime
dei libri e dei poeti,
Per Maria Pia Quintavalla (Parma 1952) la luna è non solo figura
femminile e consolatoria, la luna è vicina, una sorella, credula dunque
più innocente di noi, più libera di noi incatenati, noi divenuti sonagliere
al tempo.
(...)
sotto il cielo che fila dalle nubi,
a sera forma la luna
più vicina, e credula sorella.
Non sai che trattenerci è il tuo mestiere,
mentre noi non possiamo farlo a te,
legati a ritmi di catene
sonagliere al tempo
La luna è
sensuale e profondamente donna e, nel momento dell'amore, la poetessa, Alda
Merini, è la luna stessa, una luna bianca che però, metafora nella
metafora, si schiude come un fiore, grazie al sorriso dell'uomo amato. La donna
è luna, la luna è fiore: miracoli dell'amore.
Il mio uomo è uguale al Signore
il mio uomo è uguale agli dèi
(...)
ma se il mio uomo sorride
io torno a fiorire e divento una bianca luna
che si specchia nel mare.
Proprio
quando pareva definito che la luna fosse femminile e viceversa, ecco la poesia
di Antonia Pozzi a rovesciare le carte in tavola e gli astri nel cielo.
Si parla sempre dimamore, ma il carattere dell'uomo è più lunare e la poetessa
si identifica invece col sole che abbaglia e che anche è coperto dalle nuvole.
Però ancora non basta: l'amore fonde e confonde e così la luce che risulta è
quella insieme del sole e della luna e con questi versi conclude Antonia Pozzi:
So cosa significa amore / quando il giorno muore, la rima unisce amore e
morte: le due grandi forze che governano la vita. La poesia trasferisce nella
tecnica dell'enjambement il continuo sconfinare dell'amore fra lui e lei, fra
la luce del sole e della luna.
Tu la notte io il giorno
Tu la notte io il giorno
tu con le tue stelle e la luna
silenziosa
io con le mie nuvole ed il
sole abbagliante
(...)
La luna e il sole sono due
amanti rapidi e fugaci
e non siamo più io e te
siamo noi fusi insieme
nella completezza della luce
fioca
ondeggiante come la marea
in eterna corsa...
So cosa significa amore
quando il giorno muore
Leggi anche LA LUNA DEI LUNATICI La luna è femmina ( I e II Parte )

Eremo Rocca S. Stefano lunedì 5 ottobre 2020

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