Lettore del tipo "Sperduto". Questo tipo di lettore non
ha alcuna familiarità con le librerie. Vi entra solo una o due volte all'anno,
a volte una o due volte nella vita. Si riconosce dall'aria spaurita e
impacciata, da alunno che teme di essere interrogato da un momento all'altro.
Cammina tra le pile di libri come tra mucchi di filo spinato, o cespugli di
rovi. Ogni tanto lo potete sorprendere mentre legge il titolo di un volume con la
stessa espressione preoccupata con cui guarderebbe la sua radiografia del
rachide. Sorride solo quando vede apparire, su una copertina, il volto di un
personaggio televisivo.
STEFANO BENNI, Psicopatologia del lettore quotidiano, 1995.
Se valesse che chiunque legge un libro per una qualche ragione contingente,
estranea al libro stesso, è un lettore improprio, non ne rimarrebbero forse
molti di propri nemmeno agli autori seguiti da un pubblico assai vasto: chi
pensa infatti ai giorni nostri di sprecare un istante dietro l'idea bizzarra
ch'essere un buon lettore è un'arte, per non dir poi d'impiegare tempo a
diventarlo? Questa sistuazione deplorevole influisce ovviamente sull'autore, il
quale allora fa secondo me benissimo a scrivere con Clemente Alessandrino in
modo tale da risultare incomprensibile agli eretici.
SOREN KIERKEGAARD, La ripetizione, 1843.
Mettendomi a leggere coll'animo disposto, trovava tutto gustoso, ogni
bellezza mi risaltava all'occhio, tutto mi riscaldava e mi riempieva
d'entusiasmo, e lo scrittore da quel momento mi diventava ammirabile ed io
continuava sempre ad averlo in gran concetto. In questa tal disposizione forse
il giudizio può anche peccare, attribuendo al libro . quel merito che in gran
parte spetta al lettore. Altre volte mi poneva a leggere coll'animo
freddissimo, e le piú belle, piú tenere, piú profonde cose non erano capaci di
commuovermi: per giudicare non mi restava altro che il gusto e il tatto già
formato: ma il mio giudizio si ristringeva cosí alle cose esterne e nelle interne
a una congettura dell'effetto che l'opera potesse produrre in altrui. E l'opera
non mi restava per conseguenza in grande ammirazione. E noterò ancora che alle
volte un'altra persona che si trovava in circostanza da esser commosso mi
diceva mari e monti di quel libro, ch'egli leggeva nel medesimo tempo.
GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone di pensieri, 1817-32 (edito postumo nel 1898).
Eremo Rocca S. Stefano mercoledì 28
ottobre 2020
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