giovedì 29 ottobre 2020

SILLABARI Accoglienza e integrazione

 

Affrontare il tema della accoglienza e della integrazione significa affrontare un tema ad altissima sensibilità politica in una società, quale è quella italiana, ove vanno riemergendo sentimenti po­pulisti, ma significa anche affrontare un tema di rilevanza culturale ed emozionale che coinvolge passioni e paure difficili da contrastare.

La parola accoglienza viene spesso accostata alla sicurezza nazionale e al pericolo di “inva­sione”.

L’integrazione si associa, invece, ai problemi delle nostre fragili periferie, a rischio di scolle­garsi dalla vita sociale, e alle difficoltà di inserimento lavorativo, dimenticando quanto rilievo l’immigrazione riveste in una società a basso indice demografico, come la nostra.

Nel quadro odierno, governare questi temi richiede che la politica dedichi attenzione in modo particolare alle periferie, luogo di elezione del disagio sociale, per evitare che lì si generi una doppia esclusione e che diventino una fabbrica di emarginazione.

Insomma, vuole dire attenzione a temi incandescenti che richiedono equilibrio e conoscenza.

Il percorso fatto sino ad oggi ci dimostra però che l’Italia è più competente e consapevole nel­la gestione della immigrazione  (…)   Non è stato un percorso semplice quello sino ad oggi intrapreso, nè può affermarsi che il quadro attuale non evidenzi la necessità di ulteriori completamenti, ma la costruzione di un si­stema di accoglienza sul territorio ha visto momenti importanti che hanno segnato la presa di coscienza del superamento di una visione legata alla temporaneità dei flussi migratori, avendo compreso che è un fenomeno contrassegnato dalla continuità e che d’ora in avanti caratterizze­rà la nostra epoca.

Il Piano nazionale di accoglienza approvato nel luglio 2014 in Conferenza unificata -sede di confronto delle istanze del governo, delle regioni e degli enti locali- è stato un passaggio fonda­mentale perché ha sancito un principio semplice, ma difficile da condividere: una equa condivi­sione a livello regionale della distribuzione della accoglienza dei migranti.

Il secondo passaggio fondamentale è stato affrontato con l’Accordo di recente condiviso dal Ministro dell’Interno con l’ANCI che testimonia come sia necessaria una collaborazione stretta tra Stato e Sindaci, cui compete la grande responsabilità di condividere insieme ai Prefetti la fase delicata di una micro distribuzione a livello locale delle persone in accoglienza, che sia rispetto­sa del territorio e quindi foriera di una buona integrazione e coesione sociale. Si è andato delineando anche un ruolo nuovo dei Prefetti: coinvolti non solo nella gestione della accoglienza delle persone che chiedono asilo, ma anche nella integrazione di chi ha otte­nuto la protezione. Ma l’altro aspetto che va considerato è che in tutte le scelte la condivisione con i Sindaci deve avere un ruolo cruciale e questo per un semplice motivo: perché sono i territori che accolgono e poi necessariamente devono integrare.

Quindi in tutte le scelte i Sindaci devono essere i protagonisti attivi delle politiche sul territorio.

In tutti questi temi vengono coinvolti gli aspetti fondamentali nella vita delle persone: il lavoro, la salute, la casa, l’ istruzione, insomma diritti fondamentali che vanno garantiti e che costitui­scono una grande sfida sociale.

Accoglienza e integrazione sono da considerare due facce della stessa medaglia, ove ciascuna trova il proprio limite nella buona attuazione dell’altra.

Perché non vi è buona integrazione senza una buona accoglienza, ma è vero anche il contrario, cioè non è possibile accogliere se non si è stati in grado di integrare chi è già nel nostro Paese.

Ma un fenomeno così complesso da gestire richiede la conoscenza delle moltissime azioni che sono state intraprese sui territori che sono il luogo reale ove inizia l’accoglienza e si svilup­pano processi di integrazione e di coesione sociale. Tutto questo evidenzia la necessità dì comu­nicare perché la conoscenza produce effetti positivi e genera un effetto virtuoso di replica.

La capacità dimostrata di sapere gestire un fenomeno così difficile -pur tra difficoltà che non vanno negate, ma vanno affrontate e risolte- in passato ha trovato un vulnus nella narrazione delle moltissime iniziative che con molti sforzi hanno contribuito ad una gestione equilibrata del fenomeno migratorio. Così si è dato spazio solo alle criticità, peraltro connaturate ad un fenome­no così ampio. (…)

Nella consapevolezza che accoglienza e integrazione sul territorio sono garanzia di una con­vivenza pacifica, va però sottolineato che occorre pretendere da chi viene accolto nel nostro Pa­ese l’assolvimento di un patto fondato sull’impegno a conoscere la nostra lingua, a rispettare le nostre leggi e a condividere i valori fondamentali della nostra Costituzione.

Insomma, un patto a prestazioni corrispettive che dia corpo e anima ad una concreta volontà di volersi integrare.

In conclusione, ripartendo dalla citazione iniziale voglio sottolineare che “il tempo” richiede politiche dell’immigrazione a doppio binario, che siano espressione non solo nazionale ma di respiro europeo.

Richiede uno slancio nazionale su temi fondamentali: periferie, lavoro, scuola, assistenza sanitaria e sociale.

Richiede politiche di migrazione legale a cura dell’Europa e dei singoli Stati che la compongo­no, garantendo così un trattamento dignitoso come sancito dalle convenzioni internazionali e dalla normativa europea.

Il “ tempo” dunque richiede una partecipazione di tutti gli Stati membri europei perché il con­tinente africano con una popolazione di 1,2 miliardi, in incremento nei prossimi anni, ci costringe a mettere in campo politiche migratorie europee sinergiche.

È evidente che le tantissime soluzioni messe in atto dall’Italia, di cui abbiamo dato atto in que­sto volume, di fronte ad un fenomeno più volte definito come epocale, da sole non possono ba­stare.

Il tempo richiede una globale condivisione di oneri e responsabilità.

ROSETTA SCOTTO LAVINA  Direttore centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo

  

 Da  “ Le iniziative di buona accoglienza e integrazione dei migranti in Italia  Modelli, strumenti e azioni” Ministero dell’Interno   Rapporto annuale Buone Pratiche di accoglienza  31 maggio 2017

 

Eremo Rocca S. Stefano  giovedì 29  ottobre 2020

 

 

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