Continuiamo per questa seconda puntata de “La luna dei lunatici: la luna è femmina ” con la pubblicazione di un articolo apparso su Griselda oline. It il 24.9.2014 da Maria Rosa Pantè che abbiamo diviso in quattro parti. Un articolo complesso che racconta come alcuni attributi della donna in quanto femmina sono stati trasferiti alla luna da potesse che ne hanno intessuto una immagine a loro conforme. Ma anche il contrario una serie di aggettivi che spesso il vocabolario aggiunge alla luna e che sono diventati caratteristiche della natura della donna femmina. Oltre naturalmente all’accostamento con animali , come il gatto, e oggetti .
La luna
parla, la luna nella mente del poeta può arrivare a formare delle frasi che
muovono l'aria della notte quieta e immobile, sono frasi che possono indicare
indirizzi, rotte. Ma, secondo la poetessa Nicoletta Bidoia (Treviso
1968), sono rotte ancora incerte: si tratta pur sempre delle frasi della luna.
L'ora è immobile e niente si rivela.
(...)
Solo - ogni tanto - le frasi della luna,
in alto, oltre gli abeti, muovono l'aria
come indirizzi notturni, rotte incerte dei venti
e del tornare.
Che cosa dice la luna? Chissà, tra i molti simboli che la accompagnano e
che uniscono lunare e femminile certo c'è un piccolo animale: il gatto. Il
gatto esoterico e dunque vicino al potere delle streghe (povero gatto
perseguitato), il gatto notturno come la luna...
Così ne scrivono due potesse.
Paola Lazzarini (Vercelli) offre un'immagine misterica del rapporto tra
gatto e topo, il punto centrale è la luna. Con levità la poetessa da conto
della caccia del gatto al topo, perhé questi rosicchia la luna, che forse a un
topolino può anche parere una perfetta forma di formaggio.
Felinità
serica creatura del silenzio
mistica di luce fredda
guaritrice e veggente
nemica giurata dei topi
che rosicchiano la luna
La luna è la compagna che guida il gatto (e la poetessa insieme a lui) in
questo mondo e nell'altro.
Il manto tigrato a lisca di pesce, sul capo lo scarabeo
segno regale.
Lettore infallibile del sole
cercatore con bussola cosmica
hai trovato la strada di casa,
chiaroveggente amico
della dea lunare
traghettatore d'anime.
Proprio nel tentativo di creare un ponte fra questo mondo e l'altro io (Maria
Rosa Panté Borgoseia, 1961) ho scritto, quando la mia gatta è morta, parole
lunari. In questo caso luna, donna, gatto e poesia si tengono per mano.
Vanamente ho
tentato un necrologio
La mia gatta, poesia pura,
si bagnava di luna e sognava
versi armoniosi: erano le fusa!
Già nella
poesia di Alda Merini era balenato un io su cui grava la luna e
infatti tra i simboli più significativi, legati al femminile e al lunare, c'è
l'acqua, che rimanda al ventre, alla madre. Ecco l'inconscio, siamo in piena
psicanalisi, ma nella forma poetica e dunque fatta di intuizioni e di domande.
Come bene scrive la poetessa Donatella Bisutti (Milano 1948) in questa
lirica brevissima: piccola, preziosa metafora.
Nel cielo
La luna si fa interrogativo
Nella poesia che segue, sempre di Donatella Bisutti, i mostri sepolti nel nostro
sé risalgono quando la luce del sole si fa lunare e la luna ha qualcosa di
indefinito, di spettrale in questo suo essere pallida e biancastra, non la
luminosità del plenilunio, ma una luce che permette ai mostri di farsi alfine
vedere. Anche la pancia del pesce evoca l'inconscio ed è dello stesso colore
della luna! In poesia il rapporto è reso dalla figura retorica della
similitudine.
Canto Dell'Acqua
Mondo equoreo arboreo
trasmigrazione dalla terra al mare
(...)
lontani dal cielo lontani dalla luce difformi e mostruosi
senza proporzione né grazia sfilano i mostri sepolti nel fondo
del nostro sé e da lì risalgono quando la luce del sole si fa lunare
e la luna è un disco pallido e biancastro come la pancia del
pesce che porta il suo nome
Le poetesse
sanno anche uscire dalla visione drammatica della luna e persino da una sua
visione romantica e troppo forse abusata in poesia (e non solo).
Wislawa Szymborska (Komik 1923 - Cracovia 2012) ci informa che in
un'epoca politica nulla resiste, tutto diventa politico anche la luna. Una luna
che continua a brillare nel cielo, ma non è più cosa lunare, il che potrebbe
sottindendere che un oggetto poetico e romantico in sé... è ormai cosa
politica.
Chissà se possiamo pensare qui un riferimento al tema della corsa allo spazio,
un altro dei fronti su cui si combattè la guerra fredda tra USA e URSS. Roba di
un secolo fa!
Figli dell'epoca
Siamo figli dell'epoca,
l'epoca è politica.
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
(...)
Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.
Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Lo sguardo ironico della poetessa polacca sa cogliere anche il miracolo della
nuvoletta che vela la luna. Una luna qui che appare pesante. E basta un
aggettivo a un grande poeta per creare una nuova immagine di un oggetto pur
poetico e di antica tradizione come è la luna. Diafana? Delicata? Fanciulla?
Macché: pesante!!!
La fiera dei miracoli
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande
pesante luna.
Un'altra poetessa dell'Est europeo la russa Marina Cvetaeva (Mosca 1892 -
Elabuga 1941) invece in un solo verso toglie l'aura romantica alla luna, basta
ringraziare un uomo per gli atti d'amore non fatti, tra cui una non passeggiata
sotto la luna e la luna perde la sua connotazione romantica, ma acquista una
possibilità poetica in più.
Sono
contenta che voi siate ammalato non di me
(...)
per le nostre non-passeggiate sotto la
luna,
(...)
per il fatto che voi siate ammalato -ahimé!- non di me,
per il fatto che io sia ammalata - ahimé!- non di voi.
(Salvador Dalì)
Dove però la
luna assume contorni davvero femminili è nelle poesie di due poetesse che
furono amiche fra loro, che si suicidarono entrambe, uccise dalla depressione,
che furono americane. Anne Sextone e Sylvia Plath.
La luna e la donna sono solo nel titolo della poesia di Anne Sexton (Newton,
1928 – Weston,1974), tutta la lirica invece gioca su una totale
immedesimazione, ma mai detta esplicitamente. La luna è descritta in modo
simbolico, metaforico e al tempo stesso preciso, reale. Una luna che si
relaziona con l'uomo, che si fa anche inquisire (viene in mente il "che
fai tu luna in ciel?" leopardiano).
Che si tratti della luna satellite che ha subito, o sta per subire,
l'allunaggio? La lirica è contenuta in una raccolta pubblicata proprio nel
1969. Chissà certo l'uomo tuta, l'uomo che inevitabilmente passerà sulla luna
può essere l'astronauta. Ma è anche l'uomo che "passeggia" sulla
donna, la donna garage, la donna luna. Le immagini dell'uomo: lanciarazzi,
freddo freddo non sono lusinghiere. La luna e la donna cantano un canto che
suona doloroso.
Canto di luna, canto di donna
Vivo di notte,
mi sento morire la mattina,
vecchia lampada dall'olio consunto,
pallida ossuta emunta,
nessun prodigio o strabilianza.
Io sono malconcia e sfigurata
ma tu nell'armatura sei possente
e devo predispormi al tuo passaggio.
Io fui sempre una vergine
vecchia e butterata.
Prima che il mondo fosse io fui.
Son stata arancia dai pori dilatati
color carota e grassa sfatta,
contemplata dagli attoniti
ho lasciato calare le mie O crettate
sui mari di Venezia e di Mombasa.
Sul Maine mi sono riposata.
Come un jet nel Pacifico sono precipitata.
Sul Giappone fui spergiura.
Ho lasciato che il pendolo oscillasse,
la mia borsa rigonfia, la mia luce
dorata, dorata intermittenza
su voi tutto baluginasse.
Così se devi inquisirmi, fallo.
Dopotutto non sono artefatta.
Lungamente ti ho guardato,
d'amor panciuta o vuota
mostrando senza fine le mie fasi alterne
a te, a te mio freddo freddo
uomo tuta.
Tu devi solo chiedere, e te lo concederò.
E' praticamente garantito,
tu marcerai su me in me caserma.
Oh vieni veleggiando, vieni veleggiando
o tu lanciarazzi
o tu terrapieno
o tu progettatore.
Sigillerò la beltà del mio grand'occhio,
quartier generale di un distretto,
casa di un sogno.
Leggi anche LA LUNA DEI LUNATICI La luna è femmina ( I Parte )

Eremo Rocca S. Stefano lunedì 5 ottobre 2020

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