Molti i studi hanno attribuito le sembianze della Gioconda ad alcune donne esistite storicamente e forse anche allo stesso Leonardo che ne ha voluto fare un autoritratto gender . Le donne delle ipotesi sono Pacifica Brandani ( o Brandano ) ,Monna Lisa Gherardini , Isabella Gualandi o Gualandi ,Isabella D’Este ,Costanza D’Avalos
La
Gioconda sembra essere la donna immaginaria dello stesso Leonardo.
Infatti Il primo a
mettere in discussione questa identità è stato, nel 1914, un incisore francese,
Andrè-Charles Coppier André-Charles. Entrò nella National School of Bridges and
Roads nel 1881 , lavorò nel museo municipale in qualità di addetto
all'archivio e alla consultazione bibliografica delle opere, poi scelse di
continuare i suoi studi sulla catalogazione presso lo studio parigino di
Augustin Feyen - Perrin. Ricevette per il suo lavoro, una borsa di viaggio del
Consiglio Superiore delle Belle Arti che gli consentì di viaggiare in
Inghilterra, Italia, Olanda e Germania, per approfondire le tecniche di
copiatura delle opere dei maestri del Rinascimento europeo e venne premiato
anche per la sua capacità di incisore di monete che poi espose presso il Salon
des artistes françaisdal nel 1890 vincendo diversi premi. Andrè-Charles
Coppier André-Charles interrogato sulla Gioconda, avendola attentamente
studiata nel dettaglio, indicò come quel ritratto appena trafugato dal museo non si sarebbe trattato di una vera e propria modella
che Leonardo utilizzò, piuttosto di una donna immaginata dallo stesso Leonardo
da lui idealizzata come la rappresentazione precisa della femminilità che
una donna di quel tempo avrebbe dovuto dimostrare.
Il Dr. Keele , un esperto di lavoro scientifico di Leonardo, ipotizza
osservando con la sua equipe attentamente l'opera che la Gioconda si
trovasse in stato di gravidanza diagnosticato identificando il modello di viso,
collo e mani alcuni cambiamenti esterni causati da cambiamenti ormonali tipiche
della gravidanza, oltre braccia incrociate sul grembo; opinione recentemente
condivisa dal Dr. Sherwin Nuland, docente di chirurgia all'università di
Yale, spiega nel documentario: ''La Gioconda è una donna relativamente giovane,
tra i 20 e i 25 anni''. ''Le dita sono gonfie, le mani adagiate sul ventre, in
una posizione tipica delle donne in avanzato stato di gravidanza''. Ecco
spiegata l'assenza di preziosi e, soprattutto, della fede nuziale: non le
entrava più".
Ecco allora il profilo delle donne a cui gli studiosi hanno attrbuito e fattezze della Gioconda .
Pacifica Brandani (o Brandano) Di origini borghesi nacque
ad Urbino e morì nel 1511. Probabilmente
fu una cortigiana alla corte di Urbino e l'amante del duca Giuliano
de' Medici, settimo ed ultimo figlio di Lorenzo de’ Medici e di Clarice Orsini, fu duca di Nemours dal 1515,
signore di Firenze dal 1513.
Da questa relazione clandestina nacque Ippolito de' Medici (1) che
fu il suo unico discendente e che divenne cardinale. Il giorno del parto che fu
particolarmente difficile, la madre Pacifica morì dandolo alla luce. 1957,
Carlo Pedretti, il maggiore esperto mondiale sugli studi vinciani,
ritenne che il duca Giuliano de' Medici abbia chiesto personalmente a Leonardo
da Vinci nell'aprile 1515 un dipinto in ricordo dell'amante morta di parto, si
può pensare che "la Brandana da Urbino" sia raffigurata nel celebre
quadro della Gioconda. Carlo Pedretti arriva alla conclusione che la donna
ritratta potesse non essere Lisa Gherardini ma Pacifica Brandano, la donna
romana alla quale Giuliano de' Medici fu particolarmente legato da una grande
forma di amicizia. Secondo studi non confermati, la donna ritratta non sarebbe
Pacifica Brandani, ma la sorella "monna Isabella", della quale lo
stesso Giuliano ne era segretamente innamorato ( non vi è documentazione a
riguardo
Monna Lisa Gherardini La donna ritratta da Leonardo da Vinci (1452-1519)
è stata da molti identificata con Monna Lisa Gherardini. A questa conclusione si è arrivati
semplicemente perché Giorgio Vasari , autore de"La vite", raccolta delle
biografie dei maggiori artisti del rinascimento, indica nei suoi scritti quanto
segue: "Prese Leonardo a
fare per Francesco del Giocondo (2) il
ritratto di Monna Lisa sua moglie; et quattro anni penatovi lo lasciò
imperfetto la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in
Fontanbleo . . .
Et in questo
di Leonardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana
a vederlo, Et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo
altrimenti."
Lisa Gherardini, all'età di quindici anni, fu costretta dal nonno
Mariotto, rigido patriarca della famiglia, a unirsi in matrimonio con Francesco
Del Giocondo. Il matrimonio consentì ad entrambe le famiglie, i Gherardini e i
Del Giocondo, di consolidare il legame tra le famiglie Del Giocondo e
Gherardini. In questo momento i Gherardini soffrono la debolezza
economica sopraggiunta da cattivi investimenti e diatribe interne che la
portarono sulla soglia del tracollo finanziario e per far fronte alla
situazione, fu proprio la famiglia Del Giocondo ad intervenire con aiuti
economici, grazie anche al fatto che i Del Giocondo erano in ottimi rapporti
con la famiglia Dè Medici che a loro volta, portavano "sul palmo di
mano" proprio Leonardo da Vinci, grazie anche all'amicizia che gli stessi
Dè Medici, Giuliano in primis, poi Lorenzo, le sorelle Nannina e Bianca,
nutrivano per il maestro toscano.Secondo le testimonianze dell'epoca,
sembrerebbe che il padre di Leonardo, notaio in città e tenutario della
contabilità e uno dei consiglieri dell'amministrazione dei conti del Banco
Medìceo, la banca Fiorentina, ebbe tra i suoi clienti proprio i Del
Giocondo, famiglia che abitava in Santissima Annunziata, proprio adiacente alla
bottega di Leonardo. Sarebbe
stato il padre di Leonardo, notaio più importante di Firenze, e che annoverava
tra i suoi clienti proprio i Del Giocondo a procurare il committente al figlio.
Inoltre risulta che Leonardo visse in Santissima Annunziata, proprio dove i Del
Giocondo avevano la cappella di famiglia e dove la donna presumibilmente si
recava spesso a pregare.
Recentemente ritrovamenti a Firenze rivelano che nel dicembre 1502 Lisa, terza
moglie del ricco mercante Francesco del Gioconda, mise al mondo il secondo
figlio, una bambina». Secondo le teorie più accreditate sembrerebbe esser
proprio lei la giovane donna disegnata da Leonardo da Vinci.
Isabella Gualanda o Gualandi Alcuni storici, invece, vedono nella Gioconda un ritratto di Isabella Gualandi, gentildonna napoletana molto colta e interessata agli aspetti umanistici dell'uomo e della sua esistenza terrena, molto amica di Giuliano Dè Medici duca di Nemours , figlio di Lorenzo il Magnifico, cosi come emerge sulla base di documenti inediti rinvenuti in archivi statali di Napoli e Roma, dal professor Carlo Vecce, docente storia della letteratura italiana all'universita' di Macerata e per anni collaboratore di Carlo Pedretti presso l'Università della California. Lo storico Vecce afferma che il vero ritratto di Monna Lisa, di cui probabilmente parla Vasari nella sua ''Vite de' pittori'', sarebbe andato irrimediabilmente perduto più di 400 anni fa. Anche la cronologia dettata da Vasari riguardo alla ''Gioconda'' sarebbe da riscrivere, perché Leonardo da Vinci conobbe Isabella detta ''la Gualanda'' negli anni del soggiorno a Roma, cioè tra il 1513 e il 1515.Le ricerche del professor Vecce mettono in collegamento Isabella Gualanda con Cecilia Gallerani, con cui probabilmente era imparentata, essendo figlia di Ranieri Gualandi, maggiordomo della corte di Alfonso d'Aragona duca di Calabria. E proprio la Gallerani commissiono' a Leonardo un suo ritratto, occasione attraverso la quale l'artista avrebbe poi conosciuto Isabella Gualandi.Il poeta Enea Irpino (che, a dispetto del nome, era di Parma) scrisse in un suo “Canzoniere” di aver conosciuto ed amato ad Ischia una dama che era stata ritratta da Leonardo. Egli la chiama “Isabella".
Isabella d'Este, la nobildonna ferrarese, nata nel 1474 e deceduta il 13 febbraio 1539 a Mantova. Isabella era figlia del duca di Ferrara Ercole I d’Este (1431-1505) e di Eleonora d’Aragona, a sua volta figlia del re di Napoli Ferdinando I (1424-1494). Beatrice d’Este (1475-1497) era sua sorella e andò sposa a Ludovico Sforza (1452-1508), duca di Milano. Conosceva le lingue antiche, s’intendeva di storia e letteratura, era dotata per la musica (suonava il flauto e il liuto) ed era anche famosa per la sua passione per l’arte abile mecenate delle arti, profonda conoscitrice della pittura del periodo e attenta a valorizzare gli artisti dell'epoca creando dei veri e propri incontri di pittura tra intellettuali e artisti, al fine di offrire, loro un "trampolino di lancio" nel mondo dell'arte.
Tra i mille impegni di corte, fu anche una donna "avanguardista" in grado di prevedere le tendenze della moda e dettarne la direzione, a tal punto da diventare un vero e proprio punto di riferimento di stile, sia nell'abbigliamento sia nei gioielli fatti fare su misura dai disegni unici e ricercati (oggi potremmo definirla influencer), tanto da essere copiata da molte nobildonne italiane e francesi. A sedici anni si unì in matrimonio a Francesco II Gonzaga (1466-1519), marchese di Mantova, anche lui fornito di una vasta cultura, giacché si era formato nella scuola fondata dal famoso umanista Vittorino da Feltre (1378-1446). (
Costanza d'Avalos Dopo oltre dieci anni di studi approfonditi lo storico dell' arte Alfredo Venturi arriva alla conclusione che la tavola esposta al museo del Louvre di Parigi che migliaia di persone ogni giorno hanno il piacere di ammirare da vicino, non si tratterebbe ne di Isabella d'Este e nemmeno di Pacifica Brandani, moglie del Giocondo, piuttosto di un ritratto di Costanza d'Avalos (1460 – 1541) fu una nobile di origine spagnola appartenente alla famiglia dei D'Avalos, figlia del potente Innico I d'Avalos, conte di Monteodorisio e grande possidente terriero e dell'ereditiera Antonella d'Aquino. Si congiunse a nozze nel 1477 a Federico del Balzo, figlio di Pietro del Balzo (Pirro) principe di Altamura e duca di Venosa, fratello della regina di Napoli. Isabella dopo essere rimasta vedova senza figli, Federico I di Napoli le concesse il ducato di Francavilla e si spostò nella residenza del fratello sull'isola di Ischia.
(1)Ippolito di Giuliano de' Medici nacque ad Urbino, nel marzo 1511 anno della morte della madre Pacifica, e purtroppo Ippolito ebbe una vita breve; mori infatti a 24 anni nel 1535. In questo breve periodo della sua vita, divenne cardinale, governò la città di Firenze partecipò alla spedizione dell'imperatore Carlo V d'Asburgo contro i Turchi del 1532. Si afferma fosse un giovane molto brillante, alto dal fisico longilineo, curato nell'aspetto e amante dell'arte nonché un autore di sonetti e amava frequentare artisti e intellettuali.
(2)I "Del Giocondo" o "Giocondi" sono da considerarsi una famiglia storica di Firenze dove affondano le proprie radici sin dal 1100, l'origine del loro cognome ci riporta a Iacopo di Bartolomeo detto "Giocondo", che fu un abile artigiano che intorno al 1500 era a capo di una bottega piuttosto grande e molto conosciuta in città, per la assai nota fabbricazione e il confezionamento degli "spari", più conosciuti come i botti o fuochi artificiali, con i quali allietava su richiesta le cerimonie come sposalizi o feste di palazzo al servizio dei Patrizi e dei nobili del ducato. Il Giocondo, oramai riconosciuto con questo soprannome e diventato una forma di "brand", fu l'appellativo che gli stessi suoi discendenti cominciarono ad utilizzare. Le generazioni successive della famiglia abbandonarono la fabbricazione dei botti, per dedicarsi esclusivamente al commercio di tessuti pregiati provenienti dall'Oriente. Nel 1465, nasce Francesco di Bartolomeo del Giocondo .Quando la famiglia del Giocondo aveva raggiunto un'agiata condizione economica ed una discreta posizione sociale, fu considerato in quel periodo il più importante per la città di Firenze, il degno rappresentante della dinastia del Giocondo. Francesco si sposa nel 1465.Trascorse la sua adolescenza prima col nonno, poi iniziò a dedicarsi agli affari di famiglia e allo sviluppo commerciale delle attività, raggiungendo ben presto la stima e la considerazione dei grandi Signori fiorentini. Conobbe la giovane sedicenne Camilla Rucellai, appartenente alla famiglia Rucellai, una delle più illustri famiglie fiorentine dell'epoca. In quell'epoca si raccontava che il nome Rucellai nacque da una storpiatura di “Oricellari“, cioè gli artigiani che costruivano le comuni “oricelle“. Questa, secondo la tradizione, sarebbe il lichene scoperto: si narra che Alamanno nel corso dei suoi viaggi in Oriente, si fermò ad orinare sul ciglio della strada vicino ad un cumulo di pietre interamente ricoperte da licheni che a contatto con l'urina calda riversata sopra, mutava il colore della pianta in un rosso intenso che virava ad un più tenue rosa misto viola. Capì che l'urina conteneva una sostanza in grado di mutare i colori (ammoniaca) e iniziò a tingere i tessuti creando diverse tonalità, mai presenti sino ad allora, di conseguenza ebbe l'opportunità di diffondere il proprio mercato anche nelle terre più lontane. Proprio da questa esperienza, Alamanno decise che da quel momento tutti i suoi discendenti dovessero fregiarsene del titolo di “Oricellari“, quale emblema e riconoscenza di questa tecnica unica utilizzata e inventata dalla sua famiglia.La sua giovane moglie Camilla muore a soli diciott'anni, tre anni dopo il loro matrimonio (le cause sono state attribuite ad una infezioni gastrointestinale violenta, ma le teorie tendono per un parto difficile), avendo dato alla luce un anno prima il loro primogenito chiamato Bartolomeo. Francesco si risposa nel 1493 con Tommasa di Mariotto Villani.
(3)Nel 1499 Leonardo lascia Milano, per non dire fugge dalla città, in quanto Milano è appena stata invasa dalle truppe francesi, costringendo alla fuga di notte il duca Ludovico il Moro. Leonardo raggiunge Mantova e viene accolto a braccia aperte da Isabella d'Este, la carismatica e acculturata moglie di Francesco II Gonzaga. Leonardo fu ospitato diverse volte presso la corte dei Gonzaga a Mantova, ospite di Francesco II e di Isabella. Le cronache narrano che Leonardo nei pomeriggi assolati, si fermava nei giardini del palazzo, vicino al laghetto dove Francesco I teneva i cigni neri, per ritrarre le architetture e gli animali presenti all'interno delle voliere.
Leonardo durante le cene con Francesco I e Isabella era solito essere interrogato circa le sue visioni sulla scienza, sulla pittura e sulle arti in genere, in quanto Isabella aveva per Leonardo una stima talmente alta che trascorrevano, anche nel dopo cena, presso le sale adiacenti, intere serate a parlare. La coppia è conosciuta proprio per l’attività di mecenatismo a favore di Ariosto, sostenuto negli anni di redazione dell’Orlando furioso, e a loro si deve anche l’attività di Giulio Romano a Mantova. Palazzo Tè ne è l’esempio più importante. All'interno di questa cerchia agirono anche Tiziano e Leonardo, autori di due ritratti di Isabella.
L'anno precedente, cioè nel 1498, Isabella d'Este trovandosi a Milano presso il Castello Sforzesco alla corte di Ludovico il Moro, a modo di incontrare Leonardo, entrambi si conoscevano da qualche anno, e si reca presso la sua bottega per rendergli omaggio: lo trova intento a finire alcuni lavori quando gli dice che ha visto un ritratto di una bellissima donna, ritratto che gli è stato mostrato proprio da lei che è anche una sua amica nonché l'attuale amante del duca Ludovico il Moro. Leonardo capisce subito di chi si tratta perché quel ritratto lo ha fatto lui: il ritratto di Cecilia Gallerani Isabella dice di rimanere affascinata da quel ritratto che l'ha colpita per la sua delicatezza, per il suoi colori e quella luce straordinaria e chiede a Leonardo di avere anche lei un autoritratto.
In realtà Isabella amava mettere in competizione gli artisti e la proposta che fece a Leonardo circa un suo autoritratto, sembra l'abbia fatta ad un altro pittore, Giovanni Bellini, artista veneziano che Isabella ebbe modo di conoscere tempo addietro durante una sua visita a Venezia: in questo modo avrebbe messo in competizione i due artisti per vedere chi fosse in grado di ritrarla al meglio. Per quello che oggi sappiamo, grazie anche alla documentazione storica attendibile, si sa che Leonardo eseguì due ritratti, ritratti lasciati come lavori preparatori e mai definiti:
Fonte dell’articolo https://www.leonardodavinci-italy.it/gioconda-di-leonardo-da-vinci
Eremo Rocca
S. Stefano giovedì 22 ottobre 2020





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