mercoledì 28 ottobre 2020

LINEA D’OMBRA America! America!

“America! America!”  era il grido di liberazione e di speranza degli emigranti in cerca di pane e fortuna. E facevano a gara  per poter gridare per primi  appunto “ America! America”  dai  bastimenti che si avvicinavano a quella terra. Un privilegio. Come quello  del marinaio d vedetta su una delle caravelle  di Cristoforo Colombo che per primo gridò “Terra! Terra!”

“America! America! “ è spesso il titolo di libri che  si occupano delle esperienze degli emigrati in quella terra; di diari e di  tante altre storie  che nel corso di un secolo ci hanno raccontato la storia e le storie di un’America  che oggi riflette sul suo volto in occasione della elezione del  suo 46° presidente .

Un’America     che  pur definita  già  nel  1844 (l’anno della pubblicazione della Questione ebraica ) da Karl Marx     «il paese dell’emancipazione politica compiuta»  porta nella sua storia questioni  irrisolte  e contraddizioni come  le barriere del censo e della razza per l’edificazione di una democrazia  completa; come quella della questione dei pellerossa   e in genere delle minoranze ;  come quella appunto di una democrazia  Herrenvolk, come «democrazia per il popolo dei signori», una  forma determinata  che si rivela così tenace da sopravvivere per molti decenni  anche alla guerra di Secessione e che ha strascichi nel presente.

Certo  i principi fissati dai padri fondatori  affermati dalla lotta per l’indipendenza e rinvigoriti nelle formulazioni  della costituzione stanno lì a dimostrare una volontà tenace di  superare  le contraddizioni che vengono da lontano . Fin  dalla  rivoluzione del 1776  che secondo D. LOSURDO  autore di “ Controstoria del liberalismo “ Laterza, Roma-Bari 2005, pp. 297-303, 316-317 nascono dal fatto  che , nella ricostruzione storica del pensiero liberale europeo e della democrazia americana si tende a dimenticare che, per molto tempo, concetti come libertà naturali o diritti inviolabili venivano applicati solo alla comunità dei signori. In Inghilterra, essa a lungo comprese solo  gli  aristocratici, i proprietari terrieri e i ricchi borghesi, ma escluse i cattolici irlandesi e i poveri. Negli Stati Uniti, libertà e diritti (compreso il suffragio) furono precocemente estesi a tutti i bianchi; in realtà,mentre cadevano o si attenuavano le barriere di censo e quelle religiose, si facevano più rigide quelle di tipo razziale.

Una democrazia di  contraddizioni che oggi ritroviamo per esempio  nella distribuzione della ricchezza che non  è  il solo elemento per stabilire  il benessere di un popolo e di una nazione  ma che lo diventa quando  molti  di tutti  gli altri elementi che contano sono deficitarii o peggio  sono  prerogative di pochi.

Una  democrazia contraddittoria  che è il vero volto dell’America di oggi ,alla quale guarda l’Europa e che  probabilmente  pone l’esigenza   di ridefinizione.

Sto parlando  di una situazione,quella della democrazia  americana,  che l’epidemia di coronavirus , ha si accelerato nei suoi aspetti negativi ma che già prima  determinava  molte situazioni precarie e a rischio  , compresa la vita delle persone.A cominciare dalla   ricchezza che era aumentata  fin dai tempi della grande depressione ininterrottamente e che   ha avuto, a causa della pandemia , uno stop mettendo a nudo una serie di criticità che   proprio quell’andamento  sottraeva all’attenzione . Agli americani poco importavano il   "vulnus alla democrazia ( espresso attraverso  questioni  importanti come quella razziale, disuguaglianze ,mancato rispetto  delle minoranze  e altre ancora ) in una situazione in cui  la disoccupazione  ( dati 2019) aveva  toccato il minimo storico di tutti  i tempi  del 3,6 % .Poco importava  per esempio che   quella ricchezza non fosse equamente distribuita  e che l’1% della popolazione detenesse  il doppio  di ciò che possedeva il  90% della restante  popolazione e che  tre uomini possedessero  una ricchezza pari  alla metà di tutti i cittadini statunitensi  . Bastava riuscire a tirare avanti,difendere qualche privilegio,riaffermare qualche  principio.  Anche se   il 44% degli occupati ,pari a ben  53 milioni di persone,  percepiva una paga da povero. E pur in presenza del fatto che pur lavorando molte famiglie avevano difficoltà a pagare affitti  e utenze  fino ad arrivare alla massa di lavoratori senza tetto che vivevano in strada.   La disoccupazione ridotta ad una percentuale con una sola cifra  significava  per  esempio che tra il 2005 e il 2015 il 94%  dei lavoratori era occupato in lavoretti  ossia alternative “ work arrangement”  della “ gig economy “  con precarietà e  senza diritto di retribuzione minimale.   Contraddicendo quello che sembrava essere una conquista  ormai consolidata , la retribuzione minima garantita fissata a 7 dollari l’ora , )cosa che rappresenta una grande conquista nel mondo del lavoro inesistente in alcuni paesi  tra cui l’Italia ) senza tener conto che  è anche altrettanto vero che quella cifra sta ferma  al momento in cui è stata varata la legge . Tanto che oggi una retribuzione  minima garantita,appena   sufficiente,  dovrebbe avvicinarsi ai 20 dollari l’ora .

Una democrazia  che ,ancora per fare un esempio  nel mondo del lavoro, vede una ridotta capacità di contrattazione  da parte del sindacato e addirittura del silenziamento  dei lavoratori e delle loro richieste da parte della Corte di giustizia  che ha fatto spostare  la maggior parte delle controversie  su un meccanismo di risoluzione , l’abitrato obbligatorio,  strumento fortemente sbilanciato in favore dei datori di lavoro.

Una  democrazia che non riesce a preservare la vita delle persone tanto che dal 1990  la percentuale dei “ morti per disperazione” ovvero suicidi  di  adulti bianchi poco qualificati è molto superiore a quella registrata  in Europa .

La democrazia di una economia che tutti prima  del Covid 19 definivano forte ,anzi fortissima. Con una particolarità  assai forte per i forti  ma tremendamente debole per i deboli . Una economia nella quale, come ha insegnato la depressione del 2008 i patrimoni dei ricchi escono ancora più ricchi.

Cosa verissima  anche guardando per esempio all’andamento planetario . Il patrimonio dei miliardari  che secondo Forbes  aveva avuto una perdita complessiva  nel 2008 di  300 miliardi , (da  1,57 trilioni nel 2008 a 1,27 trilioni del 2009 ) nel giro di tre anni , nel 2012  risale   a 1,7 trilioni  superando i livelli precedenti del 2008.

“America! America!  dunque.  Sospesa . In attesa di conoscere  il suo 46°presidente  che sicuramente contribuirà a  definirne le sorti  e a disegnarne il volto.Quanto nuovo non è dato di sapere. Forse  diverso  da quello attuale . 

Eremo Rocca S. Stefano  mercoledì 28 ottobre 2009

 

 

 

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