venerdì 16 ottobre 2020

OVIDIANA Convegno Ovidio e l’esilio ( II Parte ) Visioni e oracoli dell’esilio


 CONFERENZA DEL PROF. ARTURO DE VIVO, "OVIDIO POETA DI CORTE: VISIONI E ORACOLI DALL'ESILIO"

Il  21 novembre 2009, nel Salone di Rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale di Taranto (g.c.), si sono svolti i lavori del Convegno su "Ovidio e l’esilio. Riflessioni duemila anni dopo", organizzato dalla Delegazione Tarantina della Associazione di Cultura Classica "Atene e Roma" (A.I.C.C.) con il patrocinio dell’Assessorato alla Scuola e all’Università della Amministrazione Provinciale di Taranto .

Ha poi preso la parola il Prof. Arturo De Vivo, dell’Università "Federico II" di Napoli, presentando "Ovidio poeta di corte: visioni e oracoli dall’esilio". La relazione del Professore ha preso in esame tre elegie, delle quali è stato distribuito ai presenti il testo latino fotocopiato, (Tristia, IV,2; Ex Ponto II, 1 e III, 4).

Richiamate notizie sullo svolgimento del trionfo a Roma, sulla sua solennità e importanza simbolico- documentaria, basata sui resoconti di alcuni storici e sui versi di alcuni poeti latini, il Prof. ha sottolineato come, in età augustea, ad opera dei poeti, il trionfo abbia arricchito la sua realtà retorico-narrativa con motivi ecfrastici, tipici della poesia alessandrina, celebrando in particolar modo la gens Giulio-Claudia, assumendo non solo i toni del resoconto di un avvenimento celebrativo, ma anche quelli di un vaticinio. L’archetipo di tale mutazione è riscontrabile in Virgilio, Aen. VIII, dove il trionfo di Ottaviano nel 29 a.C. (dal 13 al 16 Agosto, le Feriae Augusti, nostro ferragosto) è descritto come istoriato e reso a bassorilievo nel terzo quadro al centro dello scudo di Enea, trasformandosi quindi in una promettente profezia, che il progenitore Enea "ignaro della storia, porta e di cui si rallegra": in Virgilio quindi realtà e visione profetica si fondono.

Anche Orazio parla di trionfi: di quello di Augusto sui Vindelici (primavera del 24 a.C.), in onore di Augusto e della sorella Ottavia, e unisce ai toni solenni, un po’ in sordina, quelli della sua festa privata, col vino Massico e con un invito a Neéra; Orazio è ancora attento più al rituale della festa che ai toni eroico celebrativi nell’Ode IV, 2, dedicata al trionfo di Iullo Antonio figlio del triumviro e di Ottavia, sui Sugambri: l’ode è del !6 a. C., ma il trionfo fu celebrato il 13 a.C., quindi Orazio lo ha prefigurato, da vate, e nel farlo si schermisce perché non sarebbe proprio adatto al genere epico-celebrativo (strano per chi aveva già scritto il Carmen saeculare).

Trionfi come occasione per feste private, e per recusationes, sono presenti anche in Properzio (Elegia III, 4), che celebra la vittoria di Cesare sui Parti , tanto sicuro il poeta della vittoria, che la celebra prima che essa si verifichi (e sarà più un felice esito di trattative diplomatiche che di effettive azioni belliche), approfittandone per stare in compagnia della donna amata, tra la folla plaudente sulla via Sacra: il poeta milita nella militia Amoris, ma è vicino e in sintonia con il trionfo militare. Un po’ diverso il tono dell’altra elegia properziana (IV,6) del 16 a.C. per la vittoria di Azio: Mecenate non è più al fianco di Augusto, il suo circolo e l’atteggiamento del principe verso gli intellettuali sono cambiati, e il poeta ora si vede parte integrante del coro trionfale, inserito nel corteo che si muove lungo la via Sacra; tra i vinti non c’è Cleopatra, ma Properzio ne rievoca la figura, la immagina presente: anche il poeta ormai è un poeta vate al seguito del principe.

Ovidio, poi, si era dichiarato "pronto a sfilare al trionfo di Amore", (Amores, I, 2), ricorrendo ad immagini del trionfo militare romano, con estraniamento stravolgendo il tema da Augusto a Cupido (erano parenti!). Ricordando, come si è visto, che nella poesia augustea il trionfo non è tanto descrizione di ciò che è passato o in atto, ma piuttosto vera predizione di ciò che avverrà,si può citare ancora l’Ars amandi, libro I, in cui si parla di ludi circensi e di una naumachia (con predizione anche qui), per farne l’occasione propizia per un corteggiatore per poter, approfittando del trionfo spettacolare, trionfare sulla ritrosa puella, facendo bella figura enumerando e descrivendo tutti i particolari dello spettacolo, anche quelli che non conosce ("inventa ciò che ignori"). Il topos ecfrastico è stato rifatto e ricrea i contenuti ideologici: la nuova percezione è sicuramente degradata, e certamente il Principe non avrà gradito questa deminutio.

Passando alle elegie date in fotocopia, in esse il motivo dello spazio e del tempo ha scarsa importanza: il poeta è in esilio, lontano, ha limitate informazioni, ma non rinuncia a cantare, come se fosse presente e a fare presagi, anticipando vittorie e trionfi.

L’elegia seconda del Libro IV dei Tristia, più o meno dell’11 d.C., parla di un trionfo sui Germani, perché il poeta sa di una nuova spedizione contro di loro, diretta da Tiberio, ma non ne sa l’esito, e allora lo immagina; il tono è oracolare, i fatti e i nomi contano poco, come già nell’Ars amandi e il pensiero consente a Ovidio di tornare a Roma, seguire il trionfo di Augusto e Tiberio, descriverlo.

Le due Epistulae ex Ponto (II, 1 e III, 4) sono del 13 d.C. e parlano di un trionfo che si celebrerà solo alcuni anni dopo: quello di Tiberio ancora sui Germani; Ovidio lo considera già celebrato e associa alla gloria di Tiberio il figlio che Augusto gli aveva fatto adottare, Germanico, che riceve uno spazio maggiore rispetto al padre, con una seconda imprudenza da parte del poeta nei confronti della corte; la seconda Epistula celebra ancora la stessa vittoria, e in essa prevale il tema del trionfo; il poeta sa di non poter reggere al confronto di altri che, presenti, hanno assistito al trionfo per poi cantarlo, ma si dichiara superiore comunque agli altri rivali: egli è un oracolo, ha parole vere, può esporre anche i futuri trionfi dei Cesari, sa che il Principe ha bisogno di vati, di un vate, e questo forse gli dà il diritto di sperare ancora nel ritorno a Roma.

 

Eremo Rocca S. Stefano venerdì 16 ottobre 2020

 

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