sabato 10 ottobre 2020

SILLABARI . Camminare (II Parte )

(vedi anche  : Sillabari. Passeggiare  e Camminare I Parte )

 

 

 

 

Camminare, passeggiare, correre.  L’arte del camminare  è un’arte salutista  con una patina di  romantico.

Il suo valore  è spesso oggi proporzionale  alla sua rarità  come capita per le cose  e le specie in estinzioni.

Ma camminare fa parte della storia del nostro pensiero, di una visione del mondo che si basa  sulla  possibilità  e sulla capacità di percorrerlo e ripercorrerlo in senso reale e in senso figurato. Camminare è una espressione di democrazia  soprattutto nella vita delle città. La negazione dei compiti e della funzione secolare  della città come luogo  di incontri, a causa di molteplici fattori  (tra cui la necessità di  sicurezza, la speculazione edilizia, ecc.)  conduce oggi spesso ad una deriva che comporta non solo la riduzione della vita sociale ma mette in discussione anche lo stesso destino della città .

Camminare può essere inteso come  un gesto di democrazia perché  crea e ricrea una socialità di strada  in opposizione a quelli che sono i luoghi chiusi delle quotidiane sfilate e passerelle più o meno mediatici .

Ci sono luoghi che hanno fatto la città , che le hanno dato un’impronta, una vita, un respiro  e che oggi sono sempre più penalizzati  come per esempio la sparizione di quartieri  degli artisti  o marginali in cui si affolla un popolo multietnico che però spesso  incute timore, crea preoccupazione perché associato  al disordine , alla illegalità. E’ sempre più difficile infatti avere cittadinanza in questi posti che stanno scomparendo sotto la spinta di buldozer  che non sono solo quelli metaforici del conflitto delle idee e delle opinioni ma anche quelli reali della speculazione edilizia e finanziaria.

Purtroppo  come nel micro , così anche nel macro la tendenza è quella di combattere gli spostamenti e di rendere l’uomo  immobile come un corallo  o una spugna.

Alla faccia dei moderni e veloci mezzi di trasporto , delle moltiplicate possibilità di viaggiare  la tendenza è quella di ridurre tutto alla retorica di internet  che dice che uscire di casa è noioso  e quella della tivvù che dice che uscire di casa è pericoloso.

Le immense vastità del mondo sono dunque inutili . Vanno per questo  controllate , moderate se non contrastate  anche quelle migrazioni di necessità  di gente che fugge dalla guerra ,dalla fame e dalle carestie.  Là non si tratta di camminare nel senso da cui abbiamo preso lo spunto  ed è tutt’altra cosa  ma è comunque il senso di un movimento globale a cui appartiene comunque il camminare.

Camminare è democrazia  in senso reale e in senso figurato. Ecco allora tutte le marce dei movimenti che vogliono   dare il loro contributo in modo pacifico e democratico alla discussione di problemi  che interessano la vita della gente e del mondo.  Camminare per informare, per far conoscere , per discutere e per prospettare soluzioni  è il compito delle marce  siano per la pace che contro la globalizzazione  e via dicendo.

Lo spazio pubblico  dei corpi delle persone che si ritrovano insieme così a camminare è una esperienza cruciale per la democrazia . Condividere lo stesso spazio pubblico con sconosciuti crea  una esperienza di comunità che è essenziale alla partecipazione  alla vita, per esempio, della città.

Eliminando gli spazi pubblici  e il diritto di percorrerli  e di riunirsi  viene meno  il senso della cittadinanza.

Camminare non è un disprezzo  per la città  anche quando la tendenza  è quella di poter coltivare  supposte virtù rurali che poi si realizzano solo per  pochi fortunati. E’ una linea di tendenza, un obiettivo posto all’attenzione   la cui realizzazione dipende da molte cose.

Ci sono stati nella storia dei cantori della città e   fenomeni di fuga dalle campagne e viceversa dalle città . In quel caso Camminare non era fare jogging  né forme di ricreazione  ma un modo essenziale di essere , di poter essere  di dover essere per la vita  e a volte per la sopravvivenza.

Abbiamo una cultura delle escursioni , una cultura del viaggio  ma per la gente tutto questo appunto è solo andare in vacanza. Non si passeggia per le strade della città perché per la gente a volte è ricreazione non trasporto.

Il camminare è anche legato  ad un discorso post moderno  sull’identità, sulla frontiera  e sulla libertà.

L’economia locale ha spesso prefigurato  i cambiamenti dell’economia  globale mettendo in evidenza  la perdita della capacità di difendere i nostri posti di vita  (essere cacciati da alcuni quartieri  per l’alto costo degli affitti  o per la speculazione edilizia) e di lavoro ( gli artigiani  portati nei nuclei  artigiano industriali fuori della città) . L’incapacità di difendere questi luoghi è appunto l’incapacità di camminare  e di non saper più camminare . E non saper camminare significa  essere incapaci di critica e di  ricerca .

 

Eremo  Rocca S. Stefano sabato 10 ottobre 2020

 

 

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