Scrive Giovanni Giudici in "La
vita in versi": "Metti in versi la vita, trascrivi/ fedelmente,
senza tacere/ particolare alcuno, l'evidenza dei vivi". E, al termine
della composizione, "Inoltre metti in versi che morire/ è possibile a
tutti più che nascere/ e in ogni caso l'essere è più del dire".
La poesia, allora, diventa un mezzo del cuore che attraverso la parola
si fa carico di trasportare l'intero bagaglio dell'uomo, al fine di dire in un
istante che cos'è la vita, l'esistenza. Un mezzo che però fallisce, a volte,
questa missione, perché ad osservare bene da vicino la poesia, lì, ferma,
chiusa nella pagina, si capisce che dentro essa ci si perde e che è molto più
semplice dire cos'è la vita attraverso altre cose, piuttosto che dirlo con dei
versi.
Tuttavia, delineare una geografia corporale, una scansione logico aritmetica
delle scelte e delle possibilità di vita, lo spazio dentro il quale
effettivamente si gestiscono le nostre abnegazioni e sofferenze, può essere un esercizio
vitale per chiudere in un compromesso d'amore, vita e poesia.
E anche se la poesia è "costante" dell'anti-tempo rispetto ad
un tempo della ragione che scorre inarrestabile, coniugare i due tempi è lo
sforzo di posizione che bisogna fare perché la poesia non rimanga l'esempio di
qualcosa di irraggiungibile, di assoluto, di profondo, qualcosa a tal punto
vitale da scatenare un'invidia morale per chi riesce a dire con le
parole quello che gli altri vagamente riescono a dire solo pensando o
riflettendo in soliloquio.
Un compromesso d'amore che instaura il tentativo - attraverso il parlare
di cose concrete, del corpo, dei luoghi che ci circondano, del tempo quotidiano
- per farsi voce di chi non ha le parole, di chi non possiede la facoltà
di farsi artefice e protagonista dello stesso mezzo che adopera per dare voce
ai sentimenti, alla ragione, al senso civile.
Di questo cerco di parlare nelle
poesie che seguono e in altre poesie .
Il tempo s'addormenta
Il tempo s'addormenta
tra la polvere e le muffe
dell'antica casa
ai piedi del colle,
là al limite della pianura
dove il ragno solitario
ricama la sua tela.
Il tempo si fa corpo
e quello che resta
è l'ambigua definizione
della vita
quando non riesce più
nemmeno a dormire
con la polvere e le muffe
del suo tempo.
Siamo come quelli che devono
Siamo come quelli che devono
partire. Spenta la luce
e chiuso il gas, si voltano poi
indietro per un ultimo sguardo.
Han lasciato la chiave alla toppa
sperando di poter un giorno
ritornare. Hanno nel cuore
il pianto e l’allegria, il timore
e la gioia. Guariti dal dolore
andranno per una terra dolce
d’alberi e frumento,nel mareggiare
morto di un silenzio pieno di voci
e d’ombre. Profuma la casa
nel nostro ricordo
piena di solitudine e nella mente
rimane come fotografata in un lampo.
Tra notte e giorno
Nel cielo un catino di stelle
rovesciato sulla sera.
Le cose nella stanza illimpidite
dalla luce elettrica all’improvviso.
L’attesa del sonno
nel girovagare d’un arcipelago
di pensieri.. Si sfogliano
le ore battute dall’orologio
del campanile. Notte insonne
e misteriosa tu ragioni con le stelle
e il quieto dialogo
è l’andirivieni della vita
che tra notte e giorno
rumoreggia come un mare
anche senza troppe tempeste.
Ed è attesa
L’età dei miei ricordi una sera
consumata dallo sguardo sui vetri striati
d’una finestra. Ed è attesa.
La vita secondo la vita
fa il mondo più grande del mondo .
Tu che pensi all’autunno
e negli occhi e nei capelli trattieni
la luce di quella stagione
tu mentre io invecchio
impronti la mia pena
con la tua assenza.
Ho dentro un grumo detto anima
che si logora a poco a poco
e quello che resta non ha
più mondo è solo una cartilagine
di sentimenti che tiene in serbo
proprio quei ricordi che raccontano
il mondo ,il grande mondo
declinando i verbi al passato.
Quando dici
Quando dici : “ Con la verniciatura
delle portiere ,indovina quanto ?” tu fai
i conti ed è d’obbligo concisione
e selezione dei fatti. I conti
della vita,dopo quella caparra di dolore,
pagata a prescindere da quando
si è vissuto. Il conti con i malcerti
ricordi sono quasi un’avventura
non saziano le angosce, i dolori
il pianto e anche l’allegria di giorni
messi là come una camera di passaggio ,
scomoda finchè si vuole ma utile.
L’utile vita che tu mi donasti
io ritrovo nella sua bellezza
e penso come pensa il mio poeta :
“Sei bella – dico alla vita –
è impensabile più rigoglio più rane
e più usignoli , più formiche e più germogli “:
e solo aggiungo più colazioni
con latte e caffè al mattino più sogni
le notti tranquille di riposo e sonno.


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