martedì 20 ottobre 2020

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI Maratona poetica #PeetMeNotLeave.

 

 

Ho aderito  alla maratona poetica  #PeetMeNotLeave  e nella settimana 13-20  ottobre 2020 ho  condiviso su Facebook sette poesie  di una raccolta inedita dal titolo “Varianti estravaganti” . Queste poesie  raccontano il mondo quotidiano  e silenzioso  di un paese di montagna e la vita  delle cose ,degli animali e degli uomini che ci vivono.   Sono stato niminato per questa Maratona da Sonia Marcone  e  per ogni condivisione  ho nominato  un amico/a . Penso di fare cosa utile raccogliendo ora le poesie  che ho pubblicato con la’ggiunta di qualcun’altra  e inserendole in questo post  del blog  Diario di Malebolge.

Varianti Estravaganti

E’ come chiedere alla radio

di dire quello che vogliamo sentire

è come chiedere alle sedie

di togliersi le scarpe e camminare

con le stampelle su molli pavimenti

è come sognare ad occhi aperti

in attesa di impazzire. Ci salvano

varianti estravaganti  perduta ormai

la via della speranza,vengo a cantare

in mezzo a dei dementi anch’io

demente sospinto da un illogico destino.

Non basta più l’erba ingiallita

a scontare questa nostra stagione:

il tempo passa anche per gli armadi

tristi in questa stanza di  pietre nere

s’alzano dalle radici di noce

d’una volta e più non sentono

il vento della loro giovinezza a foglie.

Chiuso in questa stanza mangio pane

e scrivo poesie tra veglie e riposi

conto giorni e le solitudini degli alberi

ascolto la radio che non dice quello

che voglio sentire.

 Solo verbi al presente

 Tutti quei  verbi al presente.

Erano meglio della morte

che li coniugava sempre al futuro

e bisognava quasi scappare da quel futuro

quello che ci eravamo inventati

per fare l’amore  in quella stanza

dove la legna nel camino

aggiungeva al silenzio  un rumore

che sembrava consumare il tempo.

Ma non era più tempo  di stare  là.

Ma, lo stesso ,  non abbiamo lasciato  quella stanza

e quella legna non si è consumata .

Ecco il ricordo  di quella stanza

 fa meglio della morte. Ignora il futuro.

Non so più

 Non so più dove sei andata.

Dove mi aspetti  non so , con  la tua anima

in camera al secondo piano della casa

o qui accanto  in cucina con tutti i mobili

ormai attempati e quel loro odore

che sa di rosmarino e vaniglia

che ti piaceva tanto .

Certe sere,

salendo gli scalini di casa al buio,

cercando alla cieca la porta  della stanza da letto

so che sei lontana, infinitamente distante.

Così qualche volta mi sorprendo a pensare

che potresti fermarti  un momento

( quanto dura il tuo viaggio ora )  :

qui non  c’è  che il brulichio delle formiche

là fuori nella piccola aia  e non si sente

che il rumore delle foglie  mosse dal vento

sui grandi alberi di noce ;

fermati  un momento a guardare e ad ascoltare 

col desiderio di aiutarmi a capire meglio

quel brulichio e quel rumore ;

io li raccolgo ogni giorno nel cavo

degli occhi e delle orecchie

ma non mi basta,

perché  soli  sono una briciola

di quello che  potrei vedere insieme a te ;

se al posto di andartene  mi avessi prestato

gli occhi, i tuoi occhi. Ecco  perderò pure oggi

tutto  questo ed altro

perché lo so, ho perso te.


 Va ti prego

 Va ti prego

ad ascoltare la sera

che brulica di voci ,

le voci  tra le stelle

si perdono ogni notte

in attesa del silenzio

dell’alba.

L’alba che accoglie

del giorno la quieta luce

mentre par  che sogni

ancora quello che la notte 

ha lasciato dell’ombre.

Ecco ora t’accolga

un verso come un rifugio

dove non c’è più

che d’un passo il rumore

come un ultimo  respiro.

Io aspetto di quel passo

il suono dentro la strada

e alla finestra

scosto la tenda

per guardare meglio

ma non c’è nessuno

su quella   strada

fuori questa finestra,

ma io aspetto lo stesso

e continuo a scostare la tenda

per vedere meglio

dietro il vetro già limpido

dei riflessi del sole.

Anche dentro la stanza.

 

 Ti saluta l’oleandro nano

 Dorme un gatto al sole nella terra

rossa di un tetto solitario

l’aria fatta mare

sotto un cielo d’ottobre avanzato

copre ogni rumore

e solo s’ascolta un imperfetto

silenzio acceso

come una nota,

variante estravagante

di un raggio di sole .

 

Mentre  dorme il gatto al sole,

ti saluta l’oleandro nano

in attesa di sfuggire

dal gelo dell’inverno,

un gesto esile e gentile,

alle tue guance offre

una carezza

come quella del sole

sulla macchia solitaria

d’un gatto  che dorme al sole.

 

 

Di tarde stelle

Prato celeste che tardi

a fiorire

di tarde stelle,di gemme

lucenti

lungo è il giorno

e il rumore dell’orologio

è un tarlo

che non divora solo il legno.

 

Tutto stelle  il cielo stasera

e una luna che nasce

per specchiarsi nelle finestre

spente.

 

Uno sguardo  ai calendari del sogno.

Uscire di casa.

E non portarsi dietro le chiavi.

Sulla tua bocca addormentata

 Io non avevo che carezze per te

e parole d’amore  allo scendere

della sera. Con il cuore nella notte

incontro ad un nuovo mattino

ascoltavo il tuo respiro  ed era

come una ragnatela azzurra

di sogni  sulla tua bocca addormentata.

Viene sovente il vento dalla terra

oltre il mare e porta con sé

il profumo delle rose e dei fiori

dei   giardini di quell’altra terra. 

Porta con sé il respiro  degli alberi 

spogliati da un mite autunno . Porta con sé

nuove parole per un amore  un po’ pazzo

e un po’ imbroglione  spogliato

pure lui dalla solitudine  per la tua

assenza un po’ dolce, un po’amara.


Quella casa ora abitata

 Torno allora a quella sera chiara

che arrossava appena le strade

e la casa dove venivo a rintracciare

la speranza.

Quella casa ora abitata solo da gatti

e dalla tua solitudine bambina

è un mare dove vado a parlare

da solo con una voce spossessata

da una dolcezza come di strega,

di gatto in amore, di palpebre stanche.

Torno a cercare come in quell’autunno

saccheggiato quell’aria che fruscia

di comune vecchiezza,vecchia casa,

di calcinacci d’anime ,caduti

in polvere

e tutto mi commuove

quando lascio le cose intatte

del loro nome

per poi tornare ancora

a chiamarle.


Ottobre colora il cielo

Ottobre freddo colora il cielo

ti guarda dentro

nello specchio del petto

a bocca aperta

e par che dica : “Gesù”.

 

Nella valle di castagni nella nebbia

d’ottobre

lontano s’indovina il monte

alla chiamata del fischio

del primo treno

anche lui risponde presente.

Anche oggi siamo tutti

presenti.

Poi  il vento porta il giallo,

solitario sulle foglie

che tutte

si assomigliano

e, passata la festa d’Ognissanti,

novembre non ha pietà

della perenne solitudine

del giallo sparso

come acqua su un letto

di pietre lisce

e tutto cambia con alito implacabile,

tutto è allora inverno.

 Un ricordo odoroso   

 I tramonti si raccolgono

                        nel cavo di una mano

e poi in un giorno di luce sospesa

ritornano come un ricordo odoroso

                        nel tempo tra le poesie

dei miei due cari poeti . Con versi

                        rubati

un amore rinchiuso si svela

ed io  non ho che da stringere al petto

                        un vecchio libro

un antico  cappotto dal bavero anch’esso

                        lacero

per risentire tutto il tuo odore

di quell’inverno fumoso attaccato

                        ormai

al petto bigio  squassato da una

                        vampa di zolfo.

 

Così è. .Ora con voglia di pane

formaggio e mela in attesa

                        della sera.

Per troppi giorni uguali.

Passa la vita e quello che resta.

Ritorna la voglia e non solo

                        di pane e mela

la voglia di te.

Eremo   Rocca S. Stefano martedì  20 ottobre 2020

 

 

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