Ho aderito alla maratona poetica #PeetMeNotLeave e nella settimana 13-20 ottobre 2020 ho condiviso su Facebook sette poesie di una raccolta inedita dal titolo “Varianti estravaganti” . Queste poesie raccontano il mondo quotidiano e silenzioso di un paese di montagna e la vita delle cose ,degli animali e degli uomini che ci vivono. Sono stato niminato per questa Maratona da Sonia Marcone e per ogni condivisione ho nominato un amico/a . Penso di fare cosa utile raccogliendo ora le poesie che ho pubblicato con la’ggiunta di qualcun’altra e inserendole in questo post del blog Diario di Malebolge.
Varianti Estravaganti
E’ come chiedere alla radio
di dire quello che vogliamo sentire
è come chiedere alle sedie
di togliersi le scarpe e camminare
con le stampelle su molli pavimenti
è come sognare ad occhi aperti
in attesa di impazzire. Ci salvano
varianti estravaganti perduta ormai
la via della speranza,vengo a cantare
in mezzo a dei dementi anch’io
demente sospinto da un illogico destino.
Non basta più l’erba ingiallita
a scontare questa nostra stagione:
il tempo passa anche per gli armadi
tristi in questa stanza di pietre nere
s’alzano dalle radici di noce
d’una volta e più non sentono
il vento della loro giovinezza a foglie.
Chiuso in questa stanza mangio pane
e scrivo poesie tra veglie e riposi
conto giorni e le solitudini degli alberi
ascolto la radio che non dice quello
che voglio sentire.
Solo verbi al presente
Tutti quei verbi al presente.
Erano meglio della morte
che li coniugava sempre al futuro
e bisognava quasi scappare da quel futuro
quello che ci eravamo inventati
per fare l’amore in quella stanza
dove la legna nel camino
aggiungeva al silenzio un rumore
che sembrava consumare il tempo.
Ma non era più tempo di stare là.
Ma, lo stesso , non abbiamo lasciato quella stanza
e quella legna non si è consumata .
Ecco il ricordo di quella stanza
fa meglio della morte. Ignora il futuro.
Non so più
Non so più dove sei andata.
Dove mi aspetti non so , con la tua anima
in camera al secondo piano della casa
o qui accanto in cucina con tutti i mobili
ormai attempati e quel loro odore
che sa di rosmarino e vaniglia
che ti piaceva tanto .
Certe sere,
salendo gli scalini di casa al buio,
cercando alla cieca la porta della stanza da letto
so che sei lontana, infinitamente distante.
Così qualche volta mi sorprendo a pensare
che potresti fermarti un momento
( quanto dura il tuo viaggio ora ) :
qui non c’è che il brulichio delle formiche
là fuori nella piccola aia e non si sente
che il rumore delle foglie mosse dal vento
sui grandi alberi di noce ;
fermati un momento a guardare e ad ascoltare
col desiderio di aiutarmi a capire meglio
quel brulichio e quel rumore ;
io li raccolgo ogni giorno nel cavo
degli occhi e delle orecchie
ma non mi basta,
perché soli sono una briciola
di quello che potrei vedere insieme a te ;
se al posto di andartene mi avessi prestato
gli occhi, i tuoi occhi. Ecco perderò pure oggi
tutto questo ed altro
perché lo so, ho perso te.
Va ti prego
Va ti prego
ad ascoltare la sera
che brulica di voci ,
le voci tra le stelle
si perdono ogni notte
in attesa del silenzio
dell’alba.
L’alba che accoglie
del giorno la quieta luce
mentre par che sogni
ancora quello che la notte
ha lasciato dell’ombre.
Ecco ora t’accolga
un verso come un rifugio
dove non c’è più
che d’un passo il rumore
come un ultimo respiro.
Io aspetto di quel passo
il suono dentro la strada
e alla finestra
scosto la tenda
per guardare meglio
ma non c’è nessuno
su quella strada
fuori questa finestra,
ma io aspetto lo stesso
e continuo a scostare la tenda
per vedere meglio
dietro il vetro già limpido
dei riflessi del sole.
Anche dentro la stanza.
Ti saluta l’oleandro nano
Dorme un gatto al sole nella terra
rossa di un tetto solitario
l’aria fatta mare
sotto un cielo d’ottobre avanzato
copre ogni rumore
e solo s’ascolta un imperfetto
silenzio acceso
come una nota,
variante estravagante
di un raggio di sole .
Mentre dorme il gatto al sole,
ti saluta l’oleandro nano
in attesa di sfuggire
dal gelo dell’inverno,
un gesto esile e gentile,
alle tue guance offre
una carezza
come quella del sole
sulla macchia solitaria
d’un gatto che dorme al sole.
Di tarde stelle
Prato celeste che tardi
a fiorire
di tarde stelle,di gemme
lucenti
lungo è il giorno
e il rumore dell’orologio
è un tarlo
che non divora solo il legno.
Tutto stelle il cielo stasera
e una luna che nasce
per specchiarsi nelle finestre
spente.
Uno sguardo ai calendari del sogno.
Uscire di casa.
E non portarsi dietro le chiavi.
Sulla tua bocca addormentata
Io non avevo che carezze per te
e parole d’amore allo scendere
della sera. Con il cuore nella notte
incontro ad un nuovo mattino
ascoltavo il tuo respiro ed era
come una ragnatela azzurra
di sogni sulla tua bocca addormentata.
Viene sovente il vento dalla terra
oltre il mare e porta con sé
il profumo delle rose e dei fiori
dei giardini di quell’altra terra.
Porta con sé il respiro degli alberi
spogliati da un mite autunno . Porta con sé
nuove parole per un amore un po’ pazzo
e un po’ imbroglione spogliato
pure lui dalla solitudine per la tua
assenza un po’ dolce, un po’amara.
Quella casa ora abitata
Torno allora a quella sera chiara
che arrossava appena le strade
e la casa dove venivo a rintracciare
la speranza.
Quella casa ora abitata solo da gatti
e dalla tua solitudine bambina
è un mare dove vado a parlare
da solo con una voce spossessata
da una dolcezza come di strega,
di gatto in amore, di palpebre stanche.
Torno a cercare come in quell’autunno
saccheggiato quell’aria che fruscia
di comune vecchiezza,vecchia casa,
di calcinacci d’anime ,caduti
in polvere
e tutto mi commuove
quando lascio le cose intatte
del loro nome
per poi tornare ancora
a chiamarle.
Ottobre colora il cielo
Ottobre freddo colora il cielo
ti guarda dentro
nello specchio del petto
a bocca aperta
e par che dica : “Gesù”.
Nella valle di castagni nella nebbia
d’ottobre
lontano s’indovina il monte
alla chiamata del fischio
del primo treno
anche lui risponde presente.
Anche oggi siamo tutti
presenti.
Poi il vento porta il giallo,
solitario sulle foglie
che tutte
si assomigliano
e, passata la festa d’Ognissanti,
novembre non ha pietà
della perenne solitudine
del giallo sparso
come acqua su un letto
di pietre lisce
e tutto cambia con alito implacabile,
tutto è allora inverno.
Un ricordo odoroso
I tramonti si raccolgono
nel cavo di una mano
e poi in un giorno di luce sospesa
ritornano come un ricordo odoroso
nel tempo tra le poesie
dei miei due cari poeti . Con versi
rubati
un amore rinchiuso si svela
ed io non ho che da stringere al petto
un vecchio libro
un antico cappotto dal bavero anch’esso
lacero
per risentire tutto il tuo odore
di quell’inverno fumoso attaccato
ormai
al petto bigio squassato da una
vampa di zolfo.
Così è. .Ora con voglia di pane
formaggio e mela in attesa
della sera.
Per troppi giorni uguali.
Passa la vita e quello che resta.
Ritorna la voglia e non solo
di pane e mela
la voglia di te.
Eremo
Rocca S. Stefano martedì 20 ottobre 2020






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