Scrive Anna Oliverio Ferraris : “L'aggressività è dentro ognuno di noi. È una componente importante dell'istinto di sopravvivenza. Ci consente di difenderci, di combattere, di reagire alle minacce e alla paura.
Non è però assolutamente detto che debba trasformarsi in violenza. Sotto l'azione dell'educazione, della cultura e dell'affetto che un bambino trova e riceve nel suo ambiente di vita l'aggressività può evolvere nella forma dell'impegno (sociale, lavorativo, intellettuale), può trasformarsi in grinta, forza morale, creatività. Se i bambini che vanno al nido potessero disporre di un kalachnikov si ucciderebbero a vicenda. A quell'età provano emozioni intense su cui non hanno ancora nessun controllo. La funzione dell'educazione è quella di insegnare che non ci possiamo permettere qualsiasi cosa e che gli altri hanno i nostri stessi diritti. A contatto con adulti amorevoli, i bambini imparano a tener a freno la propria aggressività, a nominarla, a ritualizzarla, a incanalarla verso sbocchi costruttivi. L'affetto e le attenzioni li fanno sentire sicuri e propensi ad adeguarsi agli insegnamenti e alle richieste delle loro figure di attaccamento.
Il problema nasce quando i bambini crescono in un clima di trascuratezza
affettiva ed educativa. Famiglie instabili o dissestate, che non sanno o non
riescono a rispondere alle necessità psicologiche fondamentali dei bambini
(attaccamento, autonomia, significato) rappresentano un fertile terreno per
futuri disadattamenti. Anche crescere in un quartiere malavitoso, avere dei
genitori criminali, la mancanza di regole e di supervisione nell'infanzia e
nell'adolescenza sono fattori che favoriscono l'assunzione di condotte violente
o criminali. Violenze domestiche, genitori con disturbi psichici, che bevono o
si drogano, maltrattamenti e abusi sessuali, gravi perdite o separazioni creano
anch'essi condizioni ”a rischio”. Un ruolo, ovviamente, ce lo ha anche
l'individuo con le sue caratteristiche. Deficit intellettivi, turbe o problemi
psichici, livelli elevati di impulsività favoriscono l'assunzione di
comportamenti violenti. Anche la povertà e la noia possono contribuire. Ma se
qualcuno aiuta questi ragazzi fin dall'infanzia a strutturare il proprio mondo
e la propria personalità, il rischio di cadere in condotte devianti si riduce
notevolmente.
I criminologi distinguono vari tipi di violenze giovanili “espressive”,
“ricreative”, “strumentali”,... Le prime possono esplodere in qualsiasi momento
sull'onda delle emozioni. Manca l'autocontrollo. La violenza strumentale invece
è lucida, segue un piano ed è orientata verso obiettivi definiti in anticipo.
Essa è perciò generalmente meno soggetta agli umori del momento e al caso. È
tipica della criminalità organizzata. Molti giovani imparano nel loro ambiente
di vita come fare una rapina, organizzare un racket o realizzare una violenza
di gruppo; ed è in quell'ambiente che trovano i loro compari. «Ho fatto la mia
prima rapina con Alex e Luca, in un deposito dietro la casa di mio padre»,
spiega Roberto, 17 anni, cresciuto in un quartiere difficile. «Loro ne avevano
già fatte altre e avevano esperienza. Alex lanciò un sasso contro la vetrina e
il vetro scivolò lentamente a terra. Saltammo dentro facendo attenzione a non
tagliarci e arraffammo le prime cose che trovammo, tre valige e quattro borse
di pelle che portammo subito a casa di Luca perché suo padre fa il ricettatore
di mestiere. Dopo quella prima rapina ne facemmo altre. Ci pensi, fai un piano,
immagini quello che potrà capitare, ne parli con gli amici…».
Diverso è lo spirito che anima le cosiddette violenze ricreative. Prendiamo il
furto, ad esempio, si ruba non tanto o non soltanto per appropriarsi di un
oggetto che si desidera o di cui si ha bisogno (“violenza strumentale”) ma per
l'eccitazione che procura, per la sfida, per il piacere di fare qualcosa di
elettrizzante insieme agli amici, per il gusto di prendersi gioco di regole e
divieti. La controprova è che nei supermercati rubano anche ragazzi e ragazze
di famiglie benestanti che nel borsellino hanno il denaro per acquistare gli
oggetti che sottraggono. Un'altra forma di furto per gioco è il joy-riding: si
rubano automobili veloci non per rivenderle al mercato nero come i ladri di
professione, ma per vivere un'avventura, per aumentare il tasso di adrenalina
nel sangue. Dalle inchieste che sono state fatte su questa forma di teppismo
ricreativo si apprende che un terzo dei ragazzi che pratica questo “sport” ha
buone probabilità di diventarne dipendente, perché il piacere che procura
questa trasgressione diventa una sorta di droga.
In contesti in cui la disoccupazione giovanile è elevata, la violenza
“ricreativa” può diventare un modo abituale di trascorrere le giornate. «Si
tratta quasi sempre di giovani che nel gruppo superano la loro insicurezza, che
hanno bisogno, certo in maniera brutale, di affermare la loro identità perduta
e che cercano il modo di passare il tempo», ha spiegato in un'intervista il
capo del distretto di Polizia di Glasgow (Inghilterra) dove la disoccupazione
adulta e giovanile è altissima. «Nei quartieri molto degradati la violenza è
già un modo naturale di essere a 7-8 anni. A quel punto si rischia di entrare
in un meccanismo perverso dal quale è difficilissimo uscire. Chi nasce e cresce
in questi posti difficilmente riuscirà a sottrarsi alle leggi della strada».
(Il Sole 24 Ore, 25-6-2006).
Nelle gang giovanili la violenza può essere una ragione di vita, un modo per
non sentirsi marginali, esclusi dalla società. Si acquistano meriti nel gruppo
e ci si fa un nome grazie alle violenze che si riescono a realizzare contro le
bande nemiche, la Polizia o semplici cittadini. Essere temuti dalla banda
avversa diventa un obiettivo e un titolo di merito, così come difendere il
“territorio”, ottenere “rispetto”, vendicare l'“onore”, violentare una ragazza,
partecipare a una rapina, scontrarsi con le Forze dell'ordine. D'altro canto
una gang acquista identità, ha degli obiettivi e può considerarsi tale se ha
dei nemici.
Molte delle attuali gang metropolitane, composte da giovani immigrati si
riconoscono in un “mito”, rivendicano cioè una origine, una storia, un preciso
codice di comportamento. I “Latin King”, per esempio, presenti a Genova, a
Milano, a Torino e Roma, furono fondati a Chicago alla fine degli anni Quaranta
da cittadini portoricani con l'obiettivo di trasformare il mondo in una
“nazione latina”. I “Neta”, anch'essi presenti in Italia, furono fondati da un
detenuto portoricano che pensava che i detenuti più deboli andassero protetti
da quelli più violenti. Nel tempo hanno sviluppato un linguaggio dei segni
facile da imparare e di cui vanno fieri. Per esempio, il dito medio appoggiato
sopra il dito indice, significa: il più forte soccorre il più debole.
Abbigliamento, colori, graffiti, tatuaggi, simboli, linguaggio dei segni, riti
di iniziazione, sono indicatori di appartenenza, modalità per creare legami di
lealtà e di dipendenza, forme di comunicazione. Una sigla o un simbolo
tracciato su un muro può significare “siamo qui, questo è il nostro
territorio”. I colori indicano la “nazione” (per es. la “nazione King” si
riconosce dal bianco e dall'azzurro). La collanina è il segno che l'affiliato
ha fatto il giuramento. I riti iniziatici possono essere cruenti. In alcune
bande il nuovo arrivato può essere picchiato senza poter difendersi o reagire.
Altre volte la prova di iniziazione consiste nel rubare un'auto o un motorino,
nel rapinare un passante, violentare una ragazza o anche partecipare a un
omicidio. Gli “anziani” dei “Templados” (ecuadoriani) pretendono un rito di
iniziazione dei nuovi arrivati consistente nel battersi a mani nude con due
della banda per mostrare forza e resistenza al dolore.
Nella banda questi giovani trovano quelle regole, quell'identità, quel
riconoscimento, quell'appartenenza, quei riti, quella collocazione che non
trovano altrove… ecco un punto su cui vale la pena di riflettere.
Anna Oliverio Ferraris
è psicologa, psicoterapeuta e professore ordinario di Psicologia dello sviluppo
all'Università della Sapienza di Roma. Dirige la rivista degli psicologi
italiani «Psicologia Contemporanea» ed è autrice di saggi, articoli scientifici
e testi scolastici.
Dal 1966 al 1971 ha operato presso l'università di Torino come assistente alla cattedra di Psicologia Sperimentale. Dal 1971 è stata assistente di ruolo nel Corso di laurea in Psicologia dell'Università di Roma dove nel 1975 ha ricoperto l'incarico di Psicologia dell'età evolutiva e dal 1980 è professore ordinario di Psicologia dello sviluppo. E' stata membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale di Bioetica.
E' autrice di saggi, numerosi articoli scientifici e testi scolatici in cui affronta i temi dello sviluppo normale e patologico, dell'educazione, della famiglia, della scuola, della formazione, della comunicazione in contesti diversi, del rapporto con tv e nuovi media, delle dinamiche identitarie nella società contemporanea.
Ha partecipato e continua a partecipare a numerosi convegni culturali e conferenze, sia in Italia che all'estero. Ha organizzato e partecipato in qualità di docente a corsi di formazione sui problemi della crescita, i nuovi media, il disadattamento, il bullismo, i fattori protettivi e il recupero, l'adolescenza, la devianza minorile, la pedofilia, l'adozione, la comunicazione in classe e in famiglia, rivolti a insegnanti, pediatri, psicologi, psicoterapeuti e associazioni di genitori.
Collabora regolarmente e da anni con le seguenti riviste: "Vita Scolastica", "La scuola dell'infanzia", "Vita dell'infanzia", "Prometeo". Dirige la rivista degli psicologi italiani "Psicologia Contemporanea". E' stata collaboratore fisso per molti anni del Corriere Salute (Corriere della sera) e ora scrive saltuariamente su alcuni quotidiani e altre riviste.
Volumi pubblicati:
Il significato del disegno infantile Boringhieri, Torino 1973
Lo sviluppo comparato del comportamento (con A. Oliverio) Boringhieri, Torino, 1974
Psicologia:i motivi del comportamento umano Zanichelli,Bologna 1976 (1° ed), 2002 (6a ed.)
Il bambino in casa e a scuola Zanichelli, Bologna, 1977
Maschio-Femmina. Biologia, psicologia, sociologia nel comportamento sessuale (con A. Oliverio) Zanichelli, Bologna 1978
Psicologia della paura Boringhieri, Torino 1980 (1° ed.), 1998 (2° ed)
L'alba del comportamento umano (con A. Oliverio) Laterza, Roma, 1983
L'assedio della paura Editori Riuniti, Roma 1983 e 1998
1 ritmi della vita Editori Riuniti, Roma 1983
Il bambino e l'adulto Laterza, Roma 1986
La scienza e l'immaginario (con A. Oliverio) Editori Riunití, Roma 1986
L'uomo e la macchina Editori Riuniti, Roma 1987
Nei labirinti della mente (con A. Oliverio) Laterza, Roma 1989 (1° ed.), 1998 (2° ed)
Determinanti storico-sociali dell'individuo R. Cortina, Milano 1990(1° ed),1992 (2° ed)
Crescere. Genitori e figli di fronte al cambiamento R. Cortina, Milano 1992 (1° ed.), 1999 (4° ed.)
Insegnare la TV Valore Scuola, Roma 1994
La persona, la sessualità, l'amore. Corso di educazione sessuale (con A. Oliverio) Loescher, Torino 1994
Zone d'ombra. Storie di normale psicopatologia Giunti, Firenze 1995
TV per un figlio Laterza, Bari 1995 (1° ed), 1999 (4° ed), 2004 (5a ed)
Introduzione alla psicologia dello sviluppo (con Bellacicco, Costabile e Sasso), Laterza, Bari 1997 (1° ed.), 1999 (2° ed)
Il terzo genitore. Vivere con ifigli dell'altro Raffaello Cortina, Milano, 1997
Grammatica televisiva. Pro e contro la tv Raffaello Cortina, Milano 1997
Una tv per crescere Comitato tv e minori Tecnodid ed., Napoli 1998
Il volto e la maschera. Il fenomeno della pedofilia e l'intervento educativo (con B. Graziosi) Valore Scuola. Roma 1999
La macchina della celebrità Giunti Editore, Firenze 1999
Il mondo delle scienze sociali (con A. Oliverio) Zanichelli, Bologna, 2000
Le domande dei bambini. Rizzoli, Milano, 2000; BUR, 2003.
Pedofilia: per saperne di più (con B. Graziosi) Laterza, Roma e Bari, 2001
Il cammino dell'adozione. Rizzoli, Milano, 2002.
Capire il comportamento (con A. Oliverio) Zanichelli, Bologna 2003
La forza d'animo. Rizzoli, Milano, 2003. (BUR, 2004)
Le età della mente. Rizzoli, Milano, 2004. (BUR, 2005)
Dai figli non si divorzia. Rizzoli, Milano, 2005.
Prova con una storia. Fabbri, Milano, 2005.
Non solo amore. I bisogni psicologici dei bambini. Giunti, Firenze, 2005.
Arrivano i nonni! Rizzoli, Milano, 2005.
Piccoli bulli crescono. Rizzoli, Milano, 2007.
La sindrome Lolita. Rizzoli, Milano, 2008.
Chi manipola la tua mente. Giunti, Firenze, 2010.
Scienze umane. Elementi di psicologia, antropologia, pedagogia, sociologia. (con Albertina Oliverio) Zanichelli, Bologna , 2010


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