Abbiamo cominciato a parlare di lussuria studiando i versi della Divina Commedia di Dante quando nell’Inferno ci presenta alcuni personaggi nel girone dei lussuriosi . Non avevamo mai sentito questo termine se non a catechismo ma non ci avevamo fatto tanto caso .
Al catechismo ci avevano insegnato che la lussuria è frutto della concupiscenza della carne (al pari del peccato di gola e dell'acidia) ed infrange sia il Sesto Comandamento che vieta di commettere atti impuri sia il Nono che riguarda il desiderare la donna d'altri. Insomma uno dei sette peccati capitali .
È la sera di venerdì 8 aprile (o 25 marzo) del 1300. Dante e Virgilio entrano nel II Cerchio dell’Inferno custodito da Minosse . Il suo aspetto animalesco gli attribuisce doti non umane e lo erige a giudice infernale: ascolta le confessioni delle anime dannate e indica loro in quale cerchio sono destinate, attorcigliando intorno al corpo la lunghissima coda tante volte quanti sono i cerchi in cui il dannato deve precipitare. Non appena Minosse vede che Dante è vivo, lo apostrofa con durezza e lo ammonisce sul fatto che uscire dall’inferno non è facile come altrettanto facile probabilmente è stato entrare. Lo ammonisce a non fidarsi di Virgilio che lo zittisce ricordandogli che il viaggio di Dante è voluto da Dio.
Superato
Minosse, Dante si ritrova in un luogo buio, dove assiste a una "bufera
infernal" che trascina i dannati e li sbatte da un lato all'altro del
cerchio. Quando questi spiriti giungono davanti ad un baratro ("la
terribile ruina") , emettono grida e lamenti e bestemmiano. Dante capisce
immediatamente di chi si tratta: questi sono i lussuriosi che volano per
l'aria formando una larga schiera simile agli storni quando volano in cielo.
Dante osserva poi un'altra schiera di anime, che volano formando una lunga
linea simile ad una gru in atto di volare: chiede spiegazioni a Virgilio ed il
Poeta indica i nomi di alcuni dannati, che sono tutti lussuriosi morti
violentemente: tra questi ci sono: ie di Menelao) ,Achille, Paride ,Tristano , Semiramide,Didone,
Cleopatra Elena ( moglie di Menelao), Paolo e Francesca.Dante è preso da profonda
angoscia e per poco non si smarrisce.
Quello che ricordiamo di più pensando alla lussuria è proprio questa coppia Paolo e Francesca. Paolo Malatesta e Francesca da Rimini sono due figure di amanti entrate a far parte dell'immaginario di tutti i tempi. Di loro Dante parla nel V canto dell’Inferno. I due giovani - riminese lei (anche se nata a Ravenna), della vicina Verucchio lui - rappresentano le principali anime condannate alla pena dell'inferno dantesco, nel cerchio dei lussuriosi. Sulla storia dei due amanti uccisi dal marito di lei e sulle reali motivazioni di questo omicidio , nei secoli sono state fatte numerose ipotesi . Quello che resta però è questo accostamento del sentimento d’amore tra i due giovani alla lussuria
Dante
non fa il moralista, è turbato, si fa raccontare da Francesca come sono andate
le cose . Quello che gli interessa di più è la
tragicità del conflitto tra morale e passione, che sono due forze invincibili.
Nonostante il poeta collochi Paolo e Francesca tra i dannati, non può fare a
meno di provare un senso di profonda ed umana pietà e di compiangerne la sorte.
Il tema verrà ripreso dal poeta nel Purgatorio nei canti XVII, XVIII, XXII, XXIV e soprattutto XXVI, dove troverà tra i
lussuriosi Guido Guinizzelli, il caposcuola dello
stilnovismo, e Arnaut Daniel, un poeta provenzale.
Scrive Enzo Bianchi : “ La sapienza dei padri della Chiesa fin dai primi secoli ha saputo distinguere tra alcuni peccati gravissimi - passibili di «scomunica» e di una lunga penitenza pubblica prima della riammissione nella comunità cristiana: apostasia, adulterio, omicidio, aborto... - ma legati a un singolo gesto e altri peccati o vizi «capitali» che sono invece espressione di una patologia spirituale molto più profonda. Comportamenti generati da «pensieri malvagi» che in certo senso minano la personalità stessa di chi li commette, facendolo finire in una spirale di depravazione sempre più disumana: autentici «vizi dell’anima», che nascono dal cuore e che a partire dal cuore vanno contrastati. Tra questi la lussuria, il rapporto deformato con il sesso, una passione che porta a ricercare il piacere per se stesso, il godimento fisico avulso dallo scopo al quale è legato. (1)
Scrive padre
Eliano Luiz Gonçalves : “Dio ci ha
voluto donare un piacere sensibile nei confronti del cibo, perché l’uomo,
nutrendosi di quello che gli sembrava buono, rimanesse in vita. Allo stesso
modo, il Signore ha concesso all’umanità la realizzazione del piacere sessuale,
attraverso il quale la specie umana si moltiplica. È il piacere intimo,
permesso alla coppia unita dal matrimonio, che si apre anche alla grazia della
procreazione.
Il peccato della lussuria snatura ciò che è bello, stabilendo un disordine, provocando il degrado di qualcosa di positivo in quello che tocca la dimensione sessuale, rendendo fragile l’individuo e portandolo al vizio.
La lussuria impedisce
all’uomo di vivere la castità nel corpo, nei pensieri e negli atteggiamenti. È
un disordine che influisce sulla persona nella sua totalità, ma questo accade
in modo lento. La persona consuma prodotti com video, riviste, ecc., che
porteranno alla realizzazione di desideri negativi, provocati dalle fantasie, e
questi disordini porteranno alla nascita del peccato. La persona si concentra
solo sul piacere impuro, chiudendosi totalmente per raggiungere il piacere
senza misura.
Questo male interessa anche molte persone sposate, che come conseguenza di uno snaturamento provocato da questo piacere smisurato rendono il coniuge un oggetto. In questo modo, guidata dal desiderio, la persona dedita ai piaceri più bassi si interessa poco di quello che la fa crescere.
Ogni volta che si cerca questo tipo di piacere negativo si pratica il peccato mortale della lussuria, che porterà la persona su vie sempre più promiscue, distruggendo ciò che le è stato riservato di bello, sano e buono .(2)
E’
S. Tommaso D’Aquino nella sua Summa che esamina
la lussuria in modo approfondito. Infatti pone i seguenti quesiti : “ Sul primo punto esamineremo cinque argomenti:
1. Quale sia l’oggetto della lussuria; 2. Se ogni accoppiamento sia illecito;
3. Se la lussuria sia peccato mortale; 4. Se sia un vizio capitale; 5. Le
figlie di questo vizio. “ (3)
Enzo Bianchi nel suo articolo sulla lussuria apparso su la stampa nel 2011 così continua : “Il piacere sessuale è il più intenso piacere fisico, un piacere complesso che investe il corpo e la psiche, un piacere inerente all’atto sessuale, di cui tuttavia costituisce solo un aspetto. Ora, se il piacere è cercato nella «quantità», nella compulsione, nell’eccedenza, l’incontro sessuale viene ridotto alla sola genitalità, al piacere fisico e all’orgasmo, l’interesse si focalizza sull’organo specificamente implicato in esso e lì si rinchiude, senza aperture ad alcuna finalità. L’unico scopo diventa possedere l’altro per farlo strumento del proprio piacere: l’altro è ridotto al suo corpo, alle sue parti erotiche e desiderabili, diventa un oggetto, addirittura un elemento feticistico... Ma l’energia sessuale è unificante quando è rivolta all’amore, alla comunicazione, alla relazione, cioè a una «storia» d’amore; ridotta all’erotismo, invece, essa frammenta, divide, dissipa il soggetto.
Chi
è preda della lussuria assolutizza la propria pulsione e nega la relazione con
l’altro, compiendo così una scissione della propria personalità e riducendo
l’altro a una «cosa», prima ancora che a una merce. Le pulsioni erotiche, non
più ordinate e armonizzate nella totalità del sé, sfogano la propria natura
caotica e selvaggia, fino a sommergere l’altro, indotto nella fantasia o nella
realtà - quasi sempre con prepotenza - all’atto sessuale: la lussuria si
manifesta là dove il piacere sessuale è incapace di sottostare alle elementari
regole della dignità propria e altrui.” (4)
Gola e lussuria non sono peccati gravi. Ad
affermarlo è Papa Francesco che ha sottolineato come a causa del clericalismo
“ci si concentra sul sesso e poi non si dà peso all’ingiustizia sociale,
alla calunnia, ai pettegolezzi, alle menzogne”. Parole che Bergoglio ha
pronunciato a porte chiuse durante l’incontro avuto con i suoi confratelli
gesuiti nella nunziatura apostolica in Mozambico, in occasione del suo recente
quarto viaggio in Africa, e che, come ormai consuetudine, sono state riportate
da La Civiltà Cattolica, la rivista della Compagnia di Gesù.
Il pontefice ha parlato così durante l’incontro avuto con i confratelli gesuiti nella nunziatura apostolica in Mozambico, in occasione del suo recente viaggio in Africa, e le sue parole sono state riportate da La Civiltà Cattolica, la rivista della Compagnia di Gesù. " (5)
Proprio
in linea con questa affermazione di Papa
Francesco ecco la conclusione di Enzo
Bianchi : “Eppure questa passione nasce nello spazio della sessualità,
dimensione umana positiva tesa alla comunione tra uomo e donna: la complessità
del piacere sessuale non riguarda solo la genitalità e l'orgasmo, ma coinvolge
la persona intera, con tutti i suoi sensi. Linguaggio d'amore, manifestazione
del dono di sé all’altro, il piacere sessuale è coronamento dell’unione e, come
tale, resta inscritto nella storia di un uomo o di una donna: appare nella
pubertà ed è accompagnato dalla fecondità, per poi conoscere una stagione di
sterilità, fino alla sua estinzione. La lussuria, per contro, consiste
nell’intendere il piacere come realtà scissa dai soggetti, dalla loro storia
d’amore, ed è perciò una ferita inferta a se stessi e all’altro. Quando si
separa il corpo dalla persona, allora l’esercizio della sessualità è sfigurato,
degenera, sfocia in aridità, diventa ripetizione ossessiva, obbedisce
all’aggressività e alla violenza. L’amore, che è dono di sé e accoglienza
dell’altro, è smentito radicalmente dalla lussuria, che vuole il possesso
dell’altro; e così il rapporto sessuale, che dovrebbe essere un linguaggio
«altro», sempre accompagnato dalla parola ma anche eccedente la parola stessa,
diventa la morte del linguaggio, della comunicazione, impedendo di fatto ogni
comunione. Viviamo in un contesto culturale, costruito ad arte da molti mass
media e sfruttato dalla pubblicità, in cui l’unica realtà non oscena è quella
dell’erotismo: è ormai inevitabile imbattersi in immagini erotiche, che si
imprimono nella mente per riemergere in seguito e stimolare fantasie perverse.
Per reagire a tale clima ammorbante dovremmo acquisire la consapevolezza che la
lussuria toglie la libertà: chi ne è schiavo finisce per asservirsi all’idolo
del piacere sessuale, un idolo ossessionante che innesca una pericolosa
dipendenza. Chi è preda della lussuria è come malato di bulimia dell’altro, lo
cosifica in modo reale nella prestazione sessuale o in modo virtuale nell’immaginazione.
La vera perversione in atto nella lussuria è infatti quella che induce a
concepire l’altro come semplice possibilità di incontro sessuale, come mera
occasione di piacere erotico. Come non notare oggi il fenomeno della senescenza
precoce dell’esercizio sessuale nelle nuove generazioni? Come ignorare
l’esercizio di un eros virtuale, la pornodipendenza da internet? Per questa
strada ci si incammina verso il baratro di un libidogramma piatto, si uccide
l’eros per sempre.
Una
gestione sana del piacere sessuale comporta che la presa di coscienza di un
corpo sessuato si accompagni alla volontà di incontrare l’altro nella
differenza e nel rispetto dell’alterità: si tratta di integrare la sessualità
nella persona, attraverso l’unità interiore della persona nel suo essere corpo
e spirito. Certo, richiede una padronanza di sé, ma questa è pedagogia alla
vera libertà umana: o l’essere umano domina le proprie passioni oppure si
lascia da esse alienare e ne diventa schiavo. Il lussurioso riceve come salario
del proprio vizio una tristezza e una solitudine più pesanti, alle quali pensa
di riparare entrando nella spirale lussuriosa per nuove esperienze, nuovi
incontri, nuovi piaceri: sì, una spirale «dia-bolica» che separa sempre di più
piacere da relazione e fecondità. Per questo la disciplina interiore, anche
nello spazio della sessualità, è sempre opera di libertà e, quindi, di ordine e
di bellezza: è uno sforzo di umanizzazione capace di trasformare anche
l’esercizio della sessualità in un’opera d’arte, in un capolavoro che corona
una storia d’amore.
(1)La tristezza della lussuria (Enzo Bianchi 19 gennaio 2011 La Stampa)
(2) https://it.aleteia.org/2019/12/03/perche-la-lussuria-scatena-altri-peccati/
(3) http://www.cuoripuri.it/san-tommaso-daquino-summa-theologica-la-lussuria/
(4) Enzo Bianchi La tristezza della lussuria La Stampa 19 gennaio 2011
Eremo Rocca S. Stefano
giovedì 8 ottobre 2020

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