“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È
una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su
quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure
c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che
stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si
stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio
verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il
cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava
verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente):
l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una
fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera,
dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore,
brava persona… prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi… gli ha preso
un po’ la mano, ha fatto l’America…
Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno. E non bisogna pensare che siano, cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando) , AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta, l’America. Lì, ad aspettare.”
Novecento è un monologo teatrale di
Alessandro Baricco, pubblicato nel 1994 da Feltrinelli. Il narratore è
un trombettista che viene assunto sulla nave Virginian, dove incontra il protagonista:
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, un pianista. Fra i due nasce
un’amicizia sincera e profonda. Ventisette anni prima Novecento era stato
abbandonato appena nato sul piano della prima classe del piroscafo Virginian,
dove era stato trovato da un marinaio di colore, che l’aveva cresciuto come un
figlio. Dopo la sua morte, Novecento aveva iniziato a suonare il piano, e non
aveva più smesso.
I
l talento di Novecento è sublime: attraverso la musica vive le emozioni dei
passeggeri del piroscafo. Anche un pianista di fama mondiale, Jelly Roll
Morton, dopo aver sfidato Novecento, è costretto ad ammettere la sua
superiorità. Un giorno un contadino si imbarca sulla Virginian, un uomo che non
aveva mai visto prima il mare, e rimane impietrito davanti all’immensità
dell’oceano. Novecento decide di fare l’esperimento opposto: lui, nato e
cresciuto su quella nave, prova a scendere a New York. Tuttavia non ce la fa, e
deve ritornare sui suoi passi. Questo rifiuto della terraferma
simboleggia il rifiuto di Novecento per l’idea di crearsi dei legami e mettere
radici nel mondo.
Il narratore infine scenderà a terra, pronto a farsi una vita. Anni dopo il
narratore riceve una lettera: la nave Virginian è diventata inutile e bisogna
farla affondare, ma Novecento si rifiuta di andarsene. Il trombettista proverà
a convincere Novecento a scendere e vivere, ma il pianista è irremovibile: preferisce
morire sulla nave, il suo vero unico mondo, piuttosto che cercare una vita
diversa.
Da questo monologo è stato tratto il film “La leggenda del pianista
sull’oceano”, di Giuseppe Tornatore, con Tim Roth nel ruolo di Novecento. (1)
Novecento è un monologo teatrale di Alessandro Baricco pubblicato da Feltrinelli nel 1994. Baricco lo scrisse perché fosse interpretato da Eugenio Allegri e con la regia di Gabriele Vacis, che nel luglio dello stesso anno ne fecero uno spettacolo, che debuttò al festival di Asti. Secondo l'autore il testo può essere definito come una via di mezzo tra «una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce».
Il film di Tornatore Gran parte del film è stata girata nella città di Odessa
in Ucraina.
Alcune scene sono state girate nell'ex mattatoio del rione Testaccio
a Roma,
dove la sagoma della nave è rimasta per mesi visibile da molti punti della
città.
Per realizzare gli esterni del Virginian si è tratta ispirazione dai progetti della RMS Lusitania e della sua nave gemella, la RMS Mauretania. Il salone in cui Novecento suona il piano infatti ha una cupola simile a quella che la SS Mauretania aveva durante le proprie traversate oceaniche. La progettazione degli arredamenti è stata affidata a Bruno Cesari, vincitore dell'Oscar per la scenografia de L'ultimo imperatore.
È esistito davvero un transatlantico chiamato RMS Virginian,
varato nel 1905
e smantellato intorno al 1954. Aveva un solo fumaiolo, dipinto con i colori delle navi
di linea della compagnia Allan (nera in cima, seguita da una striscia bianca,
per il resto rossa). Svolse perfino un ruolo di primo piano nella vicenda
dell'affondamento del Titanic, nell'aprile del 1912: si trovava infatti
in prossimità del disastro, e stabilì un contatto radio con la nave.
Per interpretare Jelly Roll Morton è stato scelto Clarence Williams III, nipote di un altro famoso compositore jazz contemporaneo di Morton, Clarence Williams.
In una delle scene finali del film, nel negozio di musica, viene inquadrato un uomo che accorda un pianoforte: è Amedeo Tommasi, il jazzista che ha collaborato con Ennio Morricone alla realizzazione della colonna sonora del film, della quale ha composto il famoso Magic Waltz.
(1)Fonte: Wuz.it
Eremo Rocca S.Stefano domenica 11 ottobre 2020
Nessun commento:
Posta un commento