SIMIMESIS Una raccolta di poesie che racconta dieci
anni di terremoto A dieci anni dal terremoto del 2009 ho raccontato in versi nel volume SIMIMESIS
edito dalla Daimon di L’Aquila con la prefazione della dott.ssa Maria Rita Ferri
psicoterapeuta psicoanalitico una
storia d’amore per una città .
E
tornare ancora lassù
dopo
il terremoto
tra
i giorni dissipati , teneri
e
pieni d’ombra tra il rosa
delle
albe e quell’acceso
giallo
dei tramonti
è
tornare come in un altro tempo .
Tornare
lassù, come a chiedere
arancio di tramonti di sole,
e
rosa delle albe ma anche perdono
per
non essere più capaci
di
vedere l’immagine dei baci,
il
suono dei canti,
il
rumore dei sogni.
Varcare
poi appena appena
la
porta delle chiese
che
non hanno più soglia
per
pronunciare una preghiera
come
quelle delle devozioni della sera
quando
scacci dal sonno
case
grigie e volti di uomini
perduti
in un terremoto ,
voci
e parole, insonnia, in somma il tempo
d’una
giornata ormai passata.
Tornare
lassù come un mesto
pellegrinaggio
attuale senza vita
che
la vita di qui è passata
ed
è oggi scomparsa.
In
questa vecchia casa
non
ci sono più vecchi
che
cuciono il tempo
con
i ricordi
e
non ci sono bambini
che
guardano dalle finestre le rondini
e
aspettano ricordi .
Ora
c’è il peso della terra
che
si è mossa,
della
polvere , del cuore
che
ha perso ogni carità
e
non sa più dire nulla;
lassù
, lassù sono tornato
e
ho trovato le immagini
addormentate
dell’amore
l’amore
di chi
di
qui passò e poi scomparve .
Silenzio nella
notte
Silenzio
nella notte
tra
le case le strade le alte mura
e
più che l’illusione
di
un altro mondo non dà.
Senti
nascoste tra le ombre
e
dentro l’eco dei silenzi
assommati
ai silenzi
quello
che fu un mondo
che
fa appello al desiderio
di
un’altra età di un’altra
storia,
d’un altro amore.
Mentre
lontano la valle
s’infittisce
tra le piante
dalla
finestra guardo il buio
e
ascolto il silenzio.
Così
cerco d’indovinare il resto
della
città e non so cavarci
un
senso di rimorso
io
che non ho voglia di essere consolato
ma
non ho neanche voglia
di
mentire.
Perché
io sono troppo tuo
compagno
o mia città
e
quindi non posso consolarti o mentirti.
Tu
mi offri in cambio
la
pace di questa notte
di
buio e silenzio
e
io non so dire
se
è il caso di versare
o
reprimere una lacrima .
Quello
che è certo
e
penso come in un brivido
quello
che brucia questo desiderio
è
il desiderio senza fine
di
risposte,di risposte
ora negate.
Nella
contentezza degli scampati
Nella
contentezza degli scampati
ognuno
di noi sapeva
quello
che avrebbe cantato quando ci sarebbe stato
solo
il
rumore del mare là proprio sull’ultimo
orizzonte
ma
anche dentro le piazze, le case
le
stanze ,le strade della città abbattuta.
Avrebbe
saputo
che
non era più tempo di potare la rosa,
accarezzare
il gatto, bere birra ghiacciata l’estate.
Sono
ricomparsi poi nel giorno successivo
il tramonto e i suoi colori,
la
luna e i suoi vapori
ma
ognuno di noi sapeva che avrebbe scoperto al loro posto.
Ma
tutto era una contentezza da scampati .

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