venerdì 15 maggio 2020

ET TERRA MOTA EST : Tre poesie da "Simimesis "




SIMIMESIS   Una raccolta di poesie che racconta dieci anni di terremoto A dieci anni dal terremoto del 2009  ho raccontato in versi nel volume SIMIMESIS edito dalla Daimon di L’Aquila con la prefazione della dott.ssa Maria  Rita Ferri  psicoterapeuta psicoanalitico  una storia d’amore per una città .








Ora c’è il peso della terra

E tornare ancora lassù
dopo il terremoto
tra i giorni dissipati , teneri
e pieni d’ombra tra il rosa
delle albe e quell’acceso
giallo dei tramonti
è tornare come in un altro tempo .
Tornare lassù, come a chiedere 
arancio  di tramonti di sole,
e rosa delle albe ma anche  perdono
per non essere  più capaci
di vedere l’immagine dei baci,
il suono dei canti,
il rumore dei sogni.
Varcare poi  appena appena
la porta delle chiese
che non hanno più soglia
per pronunciare una preghiera
come quelle delle devozioni della sera
quando scacci dal sonno
case grigie e volti di uomini
perduti in un terremoto ,
voci e parole, insonnia, in somma  il tempo
d’una giornata ormai passata.
Tornare lassù come un mesto
pellegrinaggio attuale  senza vita
che la vita di qui è passata
ed è oggi  scomparsa.
In questa vecchia casa
non ci sono più vecchi
che cuciono il tempo
con i ricordi
e non ci sono bambini
che guardano dalle finestre  le rondini
e aspettano ricordi .
Ora c’è il peso della terra
che si è mossa,
della polvere , del cuore
che ha perso ogni carità
e non sa più dire nulla;
lassù , lassù sono  tornato
e ho  trovato le immagini
addormentate dell’amore
l’amore di chi
di qui passò e poi scomparve .




Silenzio nella notte

Silenzio nella notte
tra le case  le strade  le alte mura
e più che l’illusione
di un altro mondo  non dà.
Senti nascoste tra le ombre
e dentro  l’eco dei silenzi
assommati ai silenzi
quello che fu  un mondo
che fa appello al desiderio
di un’altra età  di un’altra
storia, d’un altro amore.
Mentre lontano  la valle
s’infittisce tra le piante
dalla finestra guardo il buio
e ascolto il silenzio.
Così cerco d’indovinare  il resto
della città e non so  cavarci
un senso di rimorso
io che non ho voglia di essere consolato
ma non ho neanche voglia
di mentire.
Perché io sono troppo tuo
compagno o mia città
e quindi non posso consolarti o mentirti.
Tu mi offri in cambio
la pace di questa notte
di buio e silenzio
e io non so dire
se è il caso di versare
o reprimere una lacrima .
Quello che è certo
e penso come in un brivido
quello che brucia questo desiderio
 è il desiderio  senza fine
di risposte,di risposte
ora  negate.

 
 

 Nella contentezza degli scampati

Nella contentezza degli scampati
ognuno di noi sapeva
quello che avrebbe cantato quando ci sarebbe stato  solo
il rumore del mare  là proprio sull’ultimo orizzonte
ma anche dentro le piazze, le case
le stanze ,le strade della città abbattuta.
Avrebbe saputo 
che non era più tempo di potare la rosa,
accarezzare il gatto, bere birra ghiacciata l’estate.
Sono ricomparsi  poi nel giorno successivo
 il tramonto e i suoi colori,
la luna e i suoi vapori
ma ognuno di noi sapeva che avrebbe scoperto al loro posto.
Ma tutto era una contentezza da scampati .

 

Eremo Rocca S. Stefano  venerdì 15 maggio 2020
















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