Fedro la racconta così la storia della mosca cocchiera :“Una
mosca si posò sul timone di un carro e rimproverando una mula disse: “Quanto
sei lenta! Non vuoi avanzare più velocemente? Sta attenta che io non ti punga
il collo con il pungiglione”.Quella rispose: “Le tue parole mi sono indifferenti;al contrario temo costui che, sedendo sulla cassetta,
dirige la mia corsa con una frusta flessibile,e mi tiene ferma la bocca con un morso coperto di schiuma.
Per questo allontana la tua frivola insolenza;infatti so io quando bisogna andare piano o quando si deve correre”.In virtù di questa favola si può giustamente deriderechi, senza alcuna virtù, pronuncia vane minacce.”
Jean de La Fontaine invece la racconta in quest’altro modo : “ Un carrozzone tirato da sei cavalli
saliva su per una via erta, rotta, sabbiosa. I viaggiatori erano scesi e
facevano a piedi il tratto di strada per alleggerire ai cavalli il peso e la
fatica; tuttavia i cavalli sudavano e soffiavano. Sopraggiunse una mosca."Per fortuna sono arrivata io!" esclamò. E cominciò a ronzare negli orecchi degli animali, a pungere ora questo ora quello, or sul muso or sul dorso. Poi si sedette sul timone , poi si posò sul naso del cocchiere , poi volò sul tetto della carrozza. Andava , veniva , affannata, e brontolava e squillava:"Bel modo di fare! Se non ci fossi io! Guarda! Il prete legge il breviario. Quella donna canta. Quei due parlano dei loro affari. Il cocchiere sonnecchia. A darmi pena sono io sola. Tocca a me far tutto. Tutto cade sulle mie spalle. Ah che lavoro!"Finalmente dalli e dalli, la carrozza giunse al termine della salita, dove ricominciava la via piana. I viaggiatori ripresero il loro posto; il cocchiere fece schioccare la frusta; i cavalli si rimisero al trotto. Sul tetto del carrozzone la mosca trionfava."Li ho condotti, eh, fin quassù ! Se non c’ero io!" - si lagnava."Nemmeno grazie mi dicono. Dopo tutto ciò che ho fatto."Tra gli uomini quante mosche cocchiere!
L'espressione “fare la mosca cocchiera” ha poi mutato di senso dopo la pubblicazione della favola di Jean de La Fontaine, in cui una mosca giunge presso una carrozza dalla quale i passeggeri sono scesi e proseguono a piedi per favorire i cavalli che percorrono una salita. La mosca solletica e punge tutti i passeggeri, compreso il cocchiere e i cavalli, intimando loro di far presto. Infine, quando il cocchio si riavvia coi passeggeri a bordo, si prende il merito di aver trascinato lei tutti quanti in cima alla salita.
L'espressione fu ripetutamente utilizzata da Gramsci che nel Quaderno n. 1 scrive a proposito di
Croce“...Se è necessario, nel perenne fluire degli avvenimenti, fissare
dei concetti, senza i quali la realtà non potrebbe essere compresa, occorre
anche, ed è anzi imprescindibile, fissare e ricordare che realtà in movimento e
concetto della realtà, se logicamente possono essere distinti, storicamente
devono essere concepiti come unità inseparabile. Altrimenti avviene… che la
storia diventa una storia formale, una storia di concetti… una storia
autobiografica del pensiero del Croce, una storia di mosche cocchiere”. E
poi a proposito del Partito socialista :
“ che differenza esisterebbe tra noi e il partito socialista, se
anche noi sapessimo lavorare e fossimo attivamente ottimisti solo nei periodi
di vacche grasse, quando la situazione è propizia, quando le masse lavoratrici
si muovono spontaneamente, per impulso irresistibile, e i partiti proletari
possono accomodarsi nella brillante posizione della mosca cocchiera?".
Scrive Goffredo Fofi su Avvenire del 16 febbraio 2018 “ L'idea delle "mosche cocchiere"
veniva, come scoprii più tardi, da una saggia e antica favola di Fedro. Una mosca
ha preso posto sulla testa di un mulo che trascina un carro di cui un cocchiere
tiene le redini, e crede di esser lei a guidare il carro, e di questo si fa
bella col mulo, ma il mulo le ricorda che entrambi sono guidati da ben altro
potere, a cui per forza obbediscono. Chiamiamo questo potere come vogliamo,
Storia, Economia, Finanza, Politica; resta il fatto che è fatto di più moti e
tensioni e che ci si impone e ci dirige, in imperfetto equilibrio tra le forze.
Resta il fatto sconsolante che i «consiglieri dei principi» - i rimbrottatori e
sollecitatori che dicono, a partire da un confronto diretto e di base con la
realtà e con i bisogni più forti e più acuti di una società diseguale, cosa
sarebbe giusto fare, rivolgendosi a chi fa le "grandi scelte" con la
saggezza di chi vede di più e pensa davvero al bene comune - al Potere gli
fanno, come suol dirsi, un baffo. Perché il Potere non ha bisogno della loro
saggezza e se ne va per la sua strada, per quanto irrazionale, mosso dalla
primarietà delle sue logiche, delle sue avidità. E dalle sue lotte intestine,
dai suoi equilibri precari. E più in generale, possiamo aggiungere, dalla
sostanziale irrazionalità della Storia. Che i Buoni potrebbero contrastare
soltanto opponendogli forze reali e imponendogli scelte diverse, al servizio
della comunità e non di pochi.”
La mosca cocchiera fu prima figura letteraria di Carducci e
poi politica di Gramsci. Carducci raccoglie
i suoi scritti polemici e le sue
battaglie letterarie in alcuni volumi della sua opera omnia da lui stesso
curata. “Sotto il titolo Confessioni e
Battaglie , raccolse in due volumi i suoi più irruenti, vivaci e lampeggianti
scritti di polemica politica e letteraria. Nell'edizione più antica essi
rappresentavano i volumi IV e XII; occupano invece i volumi XXI e XXII
nell'edizione nazionale delle opere carducciane (1935). Nei due volumi, che
comprendono scritti le cui date si estendono dal 1869 al 1901, sono rifusi
anche gli articoli e i saggi polemici già raccolti dal Carducci e pubblicati
dal famoso editore Angelo Sommaruga col titolo appunto di Confessioni e Battaglie (la prima
serie nel 1882, al seconda nel 1883, al terza nel 1884). La materia di questi
scritti è disparatissima, sebbene essi si compongono senza sforzo attorno al
loro punto focale che è la personalità del Carducci negli anni della sua
trionfale e dittatoriale affermazione letteraria, che vanno dalla fragorosa
fanfara dell'Inno a Satana alla sublimazione
umanistica e apollinea delle Odi barbare .(…)
Pronto alla zampata leonina, incapace di incassare in silenzio anche nei casi
in cui il silenzio sarebbe stato la più efficace punizione per l'avversario, il
Carducci ebbe il torto di occuparsi di troppe «mosche cocchiere» che davan noia
al suo metaforico «rossinante»: in non pochi di questi scritti infatti la
potenza e la violenza della pagina eccedono talmente sul livello del minuscolo
avversario che questo si dissolve in pura ombra e il colpo appare vibrato nel
vuoto: esempio l'articolo polemico Per un missionario,
diretto contro un signor Mammoli che l'aveva accusato di scrivere «fra i vapori
di bacco»e di aver infamato in cattedra la veneranda ombra del Parini. Tuttavia
in scritti polemici di questo genere v'è una generosa ventata di spiriti
battaglieri che sempre piace, ed estri e guizzi coloriti e potenti. A questo
titolo, di un umore piacevolissimo, è la lettera aperta all'agente bolognese
delle tasse (1893). Ma tali scritti non sono che il margine del nucleo centrale
delle Confessioni e Battaglie, costituito
dagli scritti sostanzialmente più memorabili e che contrassegnano i momenti tra
i più agitati delle battaglie letterarie dell'epoca: la prefazione agli Juvenilia del 1880; le Polemiche sataniche (1869-1871); le
prefazioni ai Levia gravia del 1881 e ai Giambi ed epodi del 1882, «Critica
e arte» (1874), contro il Guerzoni e lo Zendrini; la vivace Novissima polemica (1878) in favore
dello Stecchetti e del, come dicevasi in quei tempi «verismo»; Eterno femminino regale (1882); la
violentissima polemica Rapisardiana
(1881) e la prosa polemica Ça ira.”(1)
“
Mosca cocchiera”
dunque, da cui più che un contenuto
morale, dalla fedriana Musca et mula ,Gramsci
estrae un criterio di giudizio storico-politico. L’espressione torna con grande
frequenza nei suoi scritti, fin dal periodo torinese, ed è sempre usata contro
chi s’illude di essere alla testa del movimento storico. Si ribadisce è nei Quaderni del carcere
che essa trova la sua definizione precisa: «ogni individuo che prescinda da una
volontà collettiva e non cerchi di crearla, suscitarla, estenderla,
rafforzarla, organizzarla, è semplicemente una mosca cocchiera, un “profeta
disarmato”, un fuoco fatuo»4.
Si noti: non si parla qui di un individuo che agisca in assenza di una “volontà
collettiva”, ma prescindendo da essa. Che la
volontà collettiva non esiste sempre, è anzi un punto di partenza dell’analisi.
Ciò che fa la differenza, è la concezione del modo in cui la propria (al
limite, individuale) iniziativa si dispone rispetto alla presente o assente
volontà collettiva: se si concepisca indipendentemente da essa, e cioè dalla
necessità di «crearla, suscitarla, estenderla, rafforzarla, organizzarla» (2)
Mosca cocchiera”
dunque, da cui più che un contenuto
morale, dalla fedriana Musca et mula ,Gramsci
estrae un criterio di giudizio storico-politico. L’espressione torna con grande
frequenza nei suoi scritti, fin dal periodo torinese, ed è sempre usata contro
chi s’illude di essere alla testa del movimento storico. Si ribadisce è nei Quaderni del carcere
che essa trova la sua definizione precisa: «ogni individuo che prescinda da una
volontà collettiva e non cerchi di crearla, suscitarla, estenderla,
rafforzarla, organizzarla, è semplicemente una mosca cocchiera, un “profeta
disarmato”, un fuoco fatuo»4.
Si noti: non si parla qui di un individuo che agisca in assenza di una “volontà
collettiva”, ma prescindendo da essa. Che la
volontà collettiva non esiste sempre, è anzi un punto di partenza dell’analisi.
Ciò che fa la differenza, è la concezione del modo in cui la propria (al
limite, individuale) iniziativa si dispone rispetto alla presente o assente
volontà collettiva: se si concepisca indipendentemente da essa, e cioè dalla
necessità di «crearla, suscitarla, estenderla, rafforzarla, organizzarla» (2)
(1)
http://carduccigiosue.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=15&Itemid=123

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